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IndieVision Awards 2022: i migliori album e il miglior live dell'anno secondo la nostra redazione

Chiunque ci avesse raccontato qualche anno fa come si sarebbero sviluppati questi anni '20 avremmo davvero faticato a credergli. Analogamente, ci avessero raccontato degli album usciti in questi anni, in barba al caos generale, avremmo sgranato occhi (e orecchie) dall'incredulità. Eppure eccoci qua, la musica dei giorni nostri è più viva che mai e sebbene ancora molto ci sia da fare per adeguare i diritti di artisti e maestranze a degli standard rispettosi del loro lavoro, non possiamo lamentarci della qualità generale dei prodotti musicali rilasciati anche quest'anno.


Ogni membro della redazione è stato chiamato, come da tradizione, a designare un vincitore per il:

  • Miglior album italiano

  • Miglior album d'esordio

  • Miglior album internazionale

  • Miglior canzone

  • Miglior concerto live

Come avrete notato, quest'anno abbiamo pensato di aggiungere una nuova categoria che assume un valore ancora più importante dato che siamo tornati a poter vivere gli spettacoli live praticamente come nei nostri ricordi pre-pandemia: il Miglior Concerto a cui abbiamo assistito in questi ultimi dodici mesi, quello che ci ha particolarmente emozionato, coinvolto, fatto ballare con la mente e col corpo e ci ha lasciato col sorriso sulle labbra una volta finito.


Ma ora diamo il via ufficiale agli IndieVision Awards 2022: fateci sapere qual è la vostra personale classifica sulla nostra pagina Instagram, vi aspettiamo!


Le scelte di @Nicola Lorusso


Miglior album italiano: "Giuramenti" (Woodworm / Universal) dei Ministri

Ben quattro anni dopo il loro ultimo album, "Fidatevi", i nostri Ministri preferiti tornano sulla scena con un album che ha ben poco da invidiare all'aurea immortale che la band milanese si è conquistata nel tempo, attraversando stagioni e generi diversi, con i passati album. "Giuramenti" è stato per me l'equivalente di quella serie tv che ti tiene incollato dalla prima puntata all'ultima e che ti lascia vuoto come un calzino appena tolto dopo una giornata passata fuori casa: in poche parole, è stato l'equivalente di Friends. Non c'è stato mese, da Maggio in poi, in cui non mi sia rituffato in loop all'ascolto delle nove tracce che lo compongono, tutte, senza eccezione. In ognuna trovavo nuove risposte alle nuove domande che via via quest'anno mi ha posto, e il piacere di riscoprire il significato di nuovi versi ogni volta è stato sublime. Ho adorato gli sbalzi d'umore tra le vette di "Esploratori" e gli abissi di "Domani Parti", l'ironia di "Numeri" e la rassegnazione di "Documentari", adoro questo album, fine.


Miglior album d'esordio: "Paintings" di Federico Ruzza

Col suo esordio solista Federico Ruzza, di recente ospite a Shoeless Comets, ha sparigliato le carte e mostrato un altra delicata faccia della sua indole musicale. "Paintings" è un prezioso concentrato di storie e racconti d'altri tempi. Con la sua cifra stilistica inconfondibile fatta di chitarre, chitarre e altre chitarre che già mi aveva fatto implodere di piacere i timpani ai tempi di "Who has decided for us?" composto con la band Seville (di cui Federico è la voce), qui Federico continua ad alzare tutte le asticelle sonore immaginabili e a portare l'ascoltatore in posti che nemmeno saprei iniziare a descrivere. Ascoltarlo live, poi, è un'esperienza ancor più totale e rigenerante. Una rinascita/esordio così non può lasciare indifferente nessuno, per questo è la mia scelta dell'anno.


Miglior album internazionale: "Brightside" (A Decca Records / Universal) dei The Lumineers

Poche band sono in grado di emozionarmi e indurmi in uno stato di daydreaming come riescono a fare i The Lumineers. Potrei citare anche i Beirut, i Kings of Convenience e poche altre, ma quest'anno non hanno rilasciato nuovi album, quindi la scelta è stata semplice. "Brightside" festeggia dieci anni di carriera della band statunitense discostandosi di poco, a livello sonoro, dai binari ben rodati nel passato in termini di linearità e innovazione: con questo ultimo album si è osato poco, quel tanto che basta a rinfrescare una formula che funziona perchè deliziosa: la componente acustica che si sposa alla perfezione con il timbro iconico di Wesley Schultz sono una ricetta vincente da ben dieci anni proprio perchè incarna ormai il mood di una generazione intera che si ritrova nei versi struggenti di Wesley album dopo album. Che dire, ancora aspetto di recuperare il loro concerto italiano rimandato nel 2020, ma so che ne sarà valsa la pena attendere.


Miglior canzone: "Playa" di Francesco Bianconi e Baby K

Ho fatto ridere più di qualcuno in redazione con questa scelta ma non potevo mentire a me stesso né tantomeno a chi mi conosce ormai da tempo: questo pezzo, magnetico per costruzione, mi ha stregato in modo quasi diabolico. Lo stile inconfondibile di Bianconi unito a quello della hitmaker di professione aka Baby K, hanno dato vita ad un singolo davvero ben riuscito, in grado di dare una nuova e imprevista vita a quella che fino ad allora era solo l'ennesima banale hit estiva. Non una semplice cover, bensì una totale e riuscitissima rivisitazione. Se non è talento questo?


Miglior Live: Phoenix, Alcatraz Milano, 18 novembre

Ho avuto l'imbarazzo della scelta nello scegliere il vincitore di questa categoria ma in fin dei conti, non poteva che andare così: lo show dei Phoenix a Milano lo scorso novembre mi ha dato nuova vita, quasi letteralmente. Un tripudio di assoli, luci, pezzi leggendari e talento in una sola serata con un gruppo che funziona così brillantemente live è difficile ritrovarli. Sentir suonare il loro nuovo "Alpha Zulu" è stato folgorante ed il feedback ricevuto dal pubblico, ballerino dalla prima all'ultima traccia, deve essere stata una gratificazione enorme per il gruppo francese. Difficile spiegare a parole un'esperienza simile, per questo vi dico: fatevi un regalo nel 2023 e correte al piu vicino concerto dei Phoenix che vi capiti a tiro, non ve ne pentirete (e se doveste pentirvene, scrivetemi e parliamone).


Le scelte di @Michela Ginestri


Miglior album italiano: "Nei sogni nessuno è monogamo" (Island Records) di Dargen D'Amico

Le rime pungenti di Dargen e il suo riuscire a saltare da un ritornello leggero ad un brano sulla fine del mondo fanno a mio avviso di "Nei sogni nessuno è monogamo" uno degli album più interessanti dell'anno. Brani più catchy "che chissà se qualcuno se ne accorge" come quello presentato sul palco di Sanremo e brani come "Ustica" o "Gaza" che nascondono quel qualcosa in più. Ogni canzone inizia e finisce con una storia a sè, il cui unico obiettivo è di riuscire a ridere delle imperfezioni umane e a cantarci su. La mia colonna sonora di quasi ogni viaggio in treno degli ultimi mesi, non poteva che andare nella top 3 dei miei album preferiti. Traccia consigliata: "Sangue Amaro".


Miglior album d'esordio: "2ANNI" (Pan Music) di Narratore Urbano

Non nasconderò il consiglio del buon vecchio Anghi, le cui playlist incazzate farebbero storcere il naso anche a Mattarella, di ascoltare Narratore Urbano e il suo primo disco "2Anni", l'unione dei primi singoli del giovane torinese usciti dal 2020 ad oggi, il primo capitolo chiuso e compiuto della sua discografia. In prima fila per la rivoluzione abbiamo impegno sociale, vena critica e autocritica, energia e una visione della musica a 360 gradi che fanno di 2Anni un disco d'esordio di quelli di cui avere un occhio di riguardo anche per il futuro. Che bella la musica ragionata, quella che ti spara in faccia un messaggio ben preciso e non ti lascia finchè non ti fa sorgere qualche dubbio dentro.


Miglior album internazionale: "Pastimes" (autoprodotto) dei Baseball Gregg

I Baseball Gregg li ho conosciuti, come accade per le migliori cose, per puro caso. Ogni tanto l'algoritmo di Spotify riesce ancora a stupirmi ed ecco che mi ritrovo ad ascoltare i loro album, canzone dopo canzone. "Pastimes" è il loro ultimo lavoro in studio e li riconferma tra le migliori scoperte degli ultimi tempi. Arte, storia, aneddoti, chitarre e tanta sperimentazione musicale fanno di questo disco una vera perla da assaporare col tempo. Con Lucia Joyce e la sua triste storia in copertina si passa da brani scanzonati da sere d'estate in spiaggia a momenti più intimi e ben pensati. "Nevertheless" sicuramente tra i brani migliori per farsi un'idea della loro discografia. Un piccolo saluto anche all'album di Regina Spektor, che aspettavo con ansia da tanto tempo, ma finchè non organizzerà una data anche in Italia del suo tour non si guadagnerà la vetta.


Miglior canzone: "Due Girasoli" (Universal/Capitol) di Galeffi

Può una canzone spingerti ad organizzare un viaggio in meno di mezz'ora? Sì ed è proprio quello che mi è successo con "Due Girasoli" di Galeffi, brano che si distingue nell'album "Belvedere" per avere una sua dimensionalità e un suo ritmo disteso e coinvolgente allo stesso tempo. Un valzer, che tra una nevicata a Notre Dame, luogo davvero speciale soprattutto di notte, e un sogno ci porta a fantasticare tra le vie di Parigi, motivo per cui è senza dubbio tra i miei brani dell'anno. (Qui per i curiosi il foto report del suo concerto a milano).



Miglior Live: Rancore, live al Fabrique di Milano, 12 dicembre

Due i concerti che tra i tanti quest'anno mi hanno segnata particolarmente: il live di Mannarino lo scorso maggio, che aspettavo da circa tutta la vita e quello di Rancore lo scorso lunedì 12 dicembre. Narratore, rapper, artista, filosofo, tufellaro e attore: sul palco Rancore porta tutte le sue maschere, che insieme compongono una delle personalità musicali più ribelli al momento. La lotta tra Universo e Xenoverso assume una nuova veste, quella live, e arricchisce ancora di più un viaggio interspaziale e intertemporale iniziato con la pubblicazione del disco. Un concerto in cui lasciarsi trasportare completamente per uno dei live più emozionanti a cui poter assistere, siete ancora in tempo per qualche suo live in giro per l'Italia. Qui la photogallery dell'evento.


Le scelte di @Marco Anghileri


Miglior album italiano: "Karma Clima" (Ala Bianca / Warner) di Marlene Kuntz

Con una formula che non mi sta troppo simpatica, potrei dire “33 anni e non sentirli”, tuttavia c’è poco da dire dell’undicesimo album in studio del quartetto cuneese, una rivendicazione di libertà sonora, progettuale ed ecologica che resterà come uno dei migliori episodi della nostra musica alternativa. Ho avuto il piacere di recensire queste nove tracce, di cui una in collaborazione con Elisa Toffoli, qui.





Miglior album d'esordio: "Pierpaolo Capovilla e i Cattivi Maestri" (Garrincha Dischi / Sony) di Pierpaolo Capovilla e i Cattivi Maestri

So che forse non è correttissimo parlare di “esordio” in questo caso, ma, se anche la sedicente “rassegna della canzone d’autore” (che, per inciso, nel disastro delle targhe del 2022, ha completamente ignorato questo disco) utilizza questo criterio, non vedo perché io non debba inserire questo album in questa categoria. L’ex Teatro degli Orrori, accompagnato dai Cattivi Maestri (Egle Sommacal / Massimo Volume, Fabrizio Baioni / LEDA e Federico Aggio / Lucertulas) ha sintetizzato in poco più di mezz’ora di frenesia tutto il bello del rock italiano dai ‘90 fino ad oggi, in dieci canzoni da divorare senza abbassare il volume nemmeno per sbaglio. La mia recensione a questo link.


Miglior album internazionale: "Hellfire" (Rough Trade) di Black Midi

I Black Midi, giunti al terzo lavoro, hanno ribaltato il tavolo per la terza volta consecutiva. Non sono stato in grado di definire un genere musicale di “Hellfire”, forse è in questa classifica per questo motivo, o forse semplicemente perché mischiare stand up comedy, elettronica, jazz, punk e arrangiamenti orchestrali ha lasciato di stucco anche uno scetticone come me. Non c’è da annoiarsi, non ci metto una mano sul fuoco, ce ne metto due. Alla produzione la “nostrana” Marta Salogni: lo dico perché mi darebbe un certo fastidio perdere quest’occasione di essere fieri del tocco Made in Italy, anche perché questo disco suona a dir poco da paura.


Miglior canzone: "Mi sono perso nel bosco" (42records) da "Mi sono perso nel bosco" di Alessandro Fiori

In apertura dell’omonimo disco (che non è finito in questa mia classifica per un pelo, giuro), “Mi sono perso nel bosco” è dapprima desolante, trasmette direttamente il senso di smarrimento. Alessandro Fiori è totalmente a suo agio anche su di una linea armonica tutto meno che banale, prima che uno slide di chitarra apra alla seconda parte (strumentale) di questo brano fuori dalla forma canzone. Un gioiello di una delle penne più raffinate del nostro panorama.




Miglior Live: Giovanni Truppi a Villa Fabri, Trevi (PG), 26 agosto

Mentirei se dicessi di non sapere a cosa stavo andando incontro. Giovanni Truppi da un po’ di anni a questa parte è un mio grande punto di riferimento, ma purtroppo non ho mai avuto occasione di vederlo dal vivo. Sono passato da Trevi allungando di un giorno la mia vacanza appositamente per questo concerto, sarebbe riduttivo dire che ne sia valsa la pena: in questo tour giovanni è accompagnato da una band clamorosa: Fabio Rondanini (Afterhours, Calibro 35), Alessandro “Asso” Stefana (Vinicio Capossela, PJ Harvey, Guano Padano, Mike Patton) e Luca Cavina (Calibro 35). Il resto sono quasi due ore in prima fila in una villa seicentesca con il palco a un paio di metri da me: serve davvero dire altro?


Le scelte di @Ludovica Petrilli


Miglior album italiano: "Ama il prossimo tuo come te stesso" (Universal) di Manuel Agnelli

Manuel Agnelli è uno di quei pochi artisti rimasti nella scena musicale italiana che ha la capacità di non deludere mai. In questo 2022 torna con un album da solista ricco e denso di suoni che appartengono a mondi diversi, ma che riescono a creare un’alchimia perfetta. Per gli appassionati degli Afterhours questo disco non stravolge l’immagine di uno dei massimi esponenti dell’alternative rock, ma da un punto di vista stilistico è in perfetta continuità con gli album della band. “Ama il prossimo tuo come te stesso” è un album nato in parte in solitudine, durante il lockdown, ma che è pronto ad esplodere nei club italiani con il suo potente e carismatico creatore.


Miglior album d'esordio: "Camouflage" (Dischi Belli / BMG) di Ditonellapiaga

“Camouflage” non è album come gli altri, è un disco in continua trasformazione e al suo interno contiene tante maschere in cui emerge un vero e proprio ritratto dell’artista. Ditonellapiaga in questo disco d’esordio è sensuale, romantica, erotica, malinconica. In Camouflage c’è tutto il necessario. Ci sono brani in cui la dance e l’elettronica regnano sovrane, ma ci sono anche le ballad che ti fanno venire il magone. Tutto questo insieme di cose non creano confusione, ma mostrano l’estrema versatilità di un’artista che ha tanto da dire e tanto da dimostrare.


Miglior album internazionale: "Multitude" (Universal) di Stromae

Dopo nove anni di assenza per problemi fisici e mentali causati da un farmaco antimalarico, Stromae è tornato più potente che mai. “Multitude” è caratterizzato da tematiche potenti accompagnate da una forte emotività che travolge l’ascoltatore. La capacità di raccontare con schiettezza la depressione, la quotidianità e allo stesso tempo la gioia di vivere, conferma per l’ennesima volta il grandissimo talento di Stromae e ancora una volta si riconferma il suo posto tra i narratori e i performer più talentuosi del nostro tempo.


Miglior canzone: "Tuo padre, mia madre e Lucia" (Universal Music Group) di Giovanni Truppi

Non ha ottenuto il giusto riconoscimento all’interno della kermesse sanremese ma “Tuo padre, mia madre e Lucia” è tra i brani migliori di questo 2022. Delicatezza, sincerità, semplicità sono le parole chiave di questo brano e allo stesso tempo sono gli elementi fondamentali per una canzone d’amore. Truppi racconta solo come lui sa fare le difficoltà e la bellezza dell’amore attraverso parole semplici e d’impatto: “Amarti è credere che, che quello che sarò, sarà con te”.




Miglior Live: Emma Nolde, Monk Roma, 17 Novembre

Andare in un live di Emma Nolde non è semplicemente “andare ad un concerto” ma è piuttosto “un’esperienza da vivere”. In un suo live ci si sente liberi e si prova sinceramente a non pensare al mondo esterno. Tutto è perfetto. Ci si trova davanti ad un talento puro, accompagnato da una band affiatatissima e circondati da persone che rimangono a dir poco meravigliate da tutto ciò. Quando si è un live di Emma Nolde ci si rende conto di ascoltare la futura voce della musica italiana.


Le scelte di @Edoardo Previti


Miglior album italiano: "Privilegio raro" (42records / Sony) di Tutti Fenomeni

Descrivere questo secondo lavoro di Tutti Fenomeni è quasi impossibile perché contiene al suo interno tutti i caratteri, sonori, testuali, meta testuali, nascosti, etc…, che hanno reso un disco culto il suo esordio “Merce funebre”, portati, qui, all’ennesima potenza rendendo così questo lavoro sia una conferma dello stupefacente sodalizio Guarascio-Contessa, sia l’affermazione definitiva sul panorama musicale italiano indipendente e non dell’eccellenza artistica di Tutti Fenomeni. L’unione di questa varietà musicale e sonora con il citazionismo musicale, letterario, cinematografico, artistico e filosofico di cui i testi sono imbevuti dà vita a 13 brani che colpiscono l’ascoltatore grazie anche ai diversi piani di lettura che ognuno di noi può sentire, capire.


Miglior album d'esordio: "I (primo)" (Tanca Records / Panico srl) di Vieri Cervelli Montel

Di questo disco ne ho già parlato lungo tutto l’anno, sia intervistando l’artista sia recensendolo con il buon vecchio @Anghi, quindi, cercherò di essere il più breve possibile. Trovare al giorno d’oggi sul panorama musicale italiano un concept album completo e studiato nel minimo dettaglio dalla prima all’ultima nota è impossibile, trovare un giovane artista che utilizza la musica come mezzo non per la fama, ma come medium per esprimere il suo io più profondo senza aver timore del giudizio del pubblico è da applaudire, infine trovare un musicista che non ha paura di sperimentare, dal punto di vista sonoro, allontanandosi così dal marasma pop e commerciale dal quale siamo bombardati ogni giorno, per creare un proprio sound, non sempre semplice, ma frutto dell’esperienza dell’artista e in linea con le sue esigenze espressive è una cosa meravigliosa e non da tutti. Per tutti questi fattori “I (Primo)” di Vieri Cervelli Montel è senza dubbio il mio miglior disco d'esordio dell’anno.


Miglior album internazionale: "Will of the people" (Warner Music) dei Muse

Nonostante gli anni per uno come me che è cresciuto a The 2nd Law e The Resistance a colazione, i Muse avranno sempre un posticino nel proprio cuore. Posticino che è tornato prepotentemente alla ribalta grazie a “Will of the people”, album in cui il gruppo ha deciso sia di continuare con le sperimentazioni sonore (“Compliance”) , sia di riproporre un sound rock con alcune incursioni nel metal (“Kill or be killed” & “We are fucking fucked”), sia di creare pezzi pop rock di alto livello (“Verona” & “You make me feel like it’s Halloween”) e sia di incidere brani delicati e struggenti in cui il talento come pianista di Bellamy la fa da padrona (”Ghosts (how con I move on), & “Liberation”). “Will of the people” potrà non dire niente a coloro che considerano i Muse morti e sepolti dopo i primi tre album, però canzone, dopo canzone si sente tutto il talento come musicisti ed artisti, di questi tre ragazzotti partiti dal Devon quasi trent’anni fa alla conquista del mondo.


Miglior canzone: "Stavo pensando a te" (Maciste Dischi / Virgin Records / Universal Musica Italia) di Mobrici e Fulminacci

Diciamoci la verità, tutti coloro che nel 2019 hanno ascoltato la versione di “Stavo pensando a te” eseguita da un Mobrici ancora nei Canova e da un esordiente Fulminacci per Rockit, non vedevano l’ora che questa cover di Fabri Fibra venisse caricata su Spotify per metterla in loop durante quelle tormentate notti tipiche di chi ascolta certa musica indipendente. A distanza di tre anni, spinti anche dalla sua presenza nella colonna sonora della serie “Fedeltà”, Mobrici e Fulminacci hanno deciso che era giunto il momento per pubblicare questa canzone in streaming; a differenza della minimale, spoglia versione del 2019, la cover nel 2022 è stata riproposta in una versione musicalmente più ritmata, anche grazie all’utilizzo di strumenti orchestrali, che per certi versi aumenta il coinvolgimento emotivo e malinconico che traspira in ogni singola strofa di questo brano.


Miglior Live: Gazzelle alla Grana Padano Arena, Mantova, 8 maggio

Questa non è stata una scelta facile poiché, dopo la pausa obbligata dovuta alla pandemia, nel 2022 non ho perso l’occasione di assistere a tutti i concerti che si sono tenuti a Mantova, con anche un’incursione al Jova Beach Party di Marina di Ravenna e all’Arena di Verona per i Pinguini. Nonostante i diversi live che ho visto, i quali hanno toccato sia i generi più differenti, dalla Bandabardò ad Ernia, da Iggy Pop a Fulminacci, sia le location più disparate, dalla meravigliosa Bike-In Arena, alla magia e alla storia dell’Esedra di Palazzo Te, il mio concerto preferito del 2022 è stato il primo a cui ho assistito, ossia quello di Gazzelle alla Grana Padano Arena di Mantova. Live che, oltre a segnare il ritorno per me nella musica nei palazzetti, mi ha stupito dalla prima all’ultima canzone, grazie sia alla bella esibizione di Flavietto, non molto prolisso nel parlare ma molto bravo nel cantare, e alle grafiche ben studiate che hanno accompagnato tutti i brani di una scaletta composta dai brani di “Superbattito”, “Punk & Post-Punk” e “Ok & Ok un cazzo”.


Le scelte di @Federica Viola


Miglior album italiano: "Pornostalgia" (Virgin Records) di Willie Peyote

Polemichette che compiacciono gli animi, metafore calcistiche che non stancano mai, paure, insicurezze e lotte di ognuno con i propri fantasmi. Il Willie Peyote che abbiamo avuto il piacere di (ri)scoprire lo scorso 6 maggio è tutto questo e anzi, anche meglio di quanto si possa immaginare. Che strumentalmente abbia sempre avuto dietro musicisti con la M maiuscola non è un mistero, ma con “Pornostalgia” abbiamo quel salto di stile che, per una volta, non fa pensare “oh okay, classico brano di Peyote”, ma ti sorprende, ti carica, stupisce. Dal rap old school fino al grime britannico e la novità reggae, Willie Peyote è tutto fuorché una marchetta delle logiche industriali tanto criticate. La pornostalgia è racchiusa in ognuna delle 13 tracce, che vi consigliamo di recuperare assieme al nostro track-by-track qui.


Miglior album d'esordio: "Hey!Himalaya" (Triginta) degli Hey!Himalaya

Quando una band sperimenta, anche a costo di sbagliare o risultare fortemente sui generis, di errori reali ce ne sono ben pochi. Il progetto musicale Hey!Himalaya, nato e sviluppato a Bologna dal 2019 a cura di 4 ragazzi di Lecco, indaga un’idea di musica quasi trascendentale (alla Iosonouncane, per intenderci), che non ha paura di graffiare e distorcere voci e strumenti, alternare momenti corali al post-rock più audace, synth presenti che “invadono” il giusto e tanta, ma tanta ricerca. 8 brani, per un totale di circa 35 minuti di ascolto, che permettono di inquadrare perfettamente le vibes della giovane band e memorizzare il nome con un occhio di riguardo al futuro.


Miglior album internazionale: "Mr. Morale & The big steppers" (pgLang) di Kendrick Lamar

19 tracce di conflitto interiore, ricerca e lavoro sulla propria persona: “Mr. Morale & The big steppers” è lo specchio di un uomo che cerca di barcamenarsi tra i propri traumi attraverso un recovery journey confusionario e caotico. È continua la tensione tra ciò che ha vissuto, ciò che pensa e ciò che dice, in una trama di racconti e connessioni che riflettono un Kendrick Lamar solo et pensoso ma con tanta forza di scavarsi dentro senza preoccuparsi di chi è al di fuori della sua realtà personale, oggetto di critiche e invettive che culminano nel dramma razziale e la cattiveria della società odierna. Il disordine interiore e nella narrazione si riflette anche sull’aspetto strumentale dell’album: la musica stessa appare senza filtri, arrangiamenti instabili e con forti sbalzi ritmici, momenti elevatissimi ed altri di assoluto offuscamento. È un album che disorienta l’ascoltatore ma riesce a dar voce in maniera unica ai tormenti dell’artista: sfogo puro.


Miglior canzone: "Anime stanche" (Undamento) di Dutch Nazari

Wrapped alla mano, “Cori da sdraio” è il mio secondo brano più ascoltato di tutto l’anno, uscito il 7 dicembre 2021 per annunciare l’omonimo album in arrivo. Il 2022 ci ha poi fatto dono di “Anime stanche”, il brano perfetto per quelle giornate primaverili in cui il sole stenta ancora a venir fuori e una spossatezza latente ci spinge a fare quasi tutto controvoglia. Le anime stanche che ci portiamo dietro come un peso ormai da mesi, sono poste in uno scenario che ha tutto ciò che ti aspetteresti da Dutch: un po’ di Veneto, accenti diversi, vino e ricordi.


Miglior Live: Pop_X live a Trento

Nonostante 2 soli concerti per quest’anno, ho avuto la fortuna di trovarmi così bene ad entrambi da rendermi davvero difficile questa scelta: uno il 31 agosto, di Dutch Nazari a Sesto Fiorentino. Poche persone, mood familiare e accogliente, palco retto alla perfezione: una piacevole sorpresa che mi ha portato ad un'impennata di ascolti dell’artista nel giro di neanche 4 mesi. L’altro il 29 aprile, che mi ha fatto ricordare, dopo mesi e mesi a secco, quanto sia bello pogare e - soprattutto - ritrovarsi nel nonsense totale, motivo per cui vince il podio a mani basse: naturalmente si parla dei PoP_X, visti per la prima volta in quell'occasione e proprio a Trento, loro città d’origine. Spettacolo da urlo, caos totale e pubblico completamente su di giri e fuorviato da tutto quel disordine perfetto. Inebriante (e consigliato fortemente).


Le scelte di @Iris Chindamo


Miglior album italiano: "C@ra++ere s?ec!@le" (Sony Music) di thasup

Sono diventata una di quelle brutte persone che rispondono “un po’ di tutto” alla domanda: “Cosa ascolti?”. Per forza, altrimenti non saprei spiegare questa mia scelta, non è da me inserire un album di questo genere tra i miei preferiti (contando che ero pure indecisa con “Sensazione Ultra” di Ghali), eppure eccoci qui. Ho conosciuto questo disco totalmente per caso, quando un amico ha deciso di ravvivare la serata chill con un po’ di sound vivace. La prima volta l’ho ascoltato tutto d'un fiato, così poi anche la seconda e la terza, poi la situazione mi è sfuggita di mano ed è diventata la colonna sonora di qualsiasi mio viaggio in macchina per tenermi bella carica e sveglia. A mio parere, il titolo è molto originale, così come la scelta di scrivere i nomi dei brani proprio con quei caratteri. Le collaborazioni sono varie quanto i miei gusti musicali: si parte da Coez, passando per Tiziano Ferro (sì avete capito bene) fino ad arrivare a Sfera e Salmo.


Miglior album d'esordio: "Difetti di Forma" (Pezzi dischi / Island Records / Universal Music Italia) di ATARDE

Quest’anno ho intervistato Leonardo Celsi, in arte ATARDE, e sono rimasta piacevolmente colpita dal suo disco d’esordio. Il giovane ha iniziato ad appuntare i propri pensieri sui quaderni di scuola e infatti, i temi dei brani ripercorrono la sua storia artistica, dalla creazione delle prime strofe fino al vero e proprio debutto. Il carattere LO-FI dell’album, unito all’artwork della copertina sui toni viola/azzurri di un cielo al tramonto, mi ha subito trasmesso tranquillità e pace, una sensazione magica e pura che ha accompagnato parecchi momenti di pausa in cui avevo bisogno di staccare dalla frenesia di tutti i giorni. Le mie preferite sono "loml" e "bulbi", che sono le prime due canzoni della tracklist nonché quelle che ho ascoltato in loop all’infinito: fatevi un favore e ascoltatele amici, dai.


Miglior album internazionale: "Charlie" (Epic) di Charlie Puth

Charlie mi strega ogni volta con i suoi lavori perché riesce a trovare delle sfumature di sound davvero particolari…probabilmente grazie al suo orecchio assoluto, alla sua laurea in ingegneria musicale alla Berklee e alla sua voce fenomenale (forse sono un po’ di parte ma i primi due sono fatti oggettivi). Non a caso infatti, fin da giovanissimo ha scritto e prodotto pezzi per molti grandi artisti internazionali tra cui Pitbull, Jason Derulo, Ava Max, Zara Larsson, Maroon 5, Katy Perry, Little Mix, Michael Bublé e John Legend: mica male per un ragazzo che ha da poco superato i trenta. Peccato che con il suo tour abbia ignorato l’Italia…pazienza non è mai troppo tardi per fare un bel viaggetto in Europa per sentire un concerto, ve lo consiglio!


Miglior canzone: "Patient Number 9" (Epic) da "Patient Number 9" di Ozzy Osbourne e Jeff Beck

When they call your name, better run and hide. Tell you you're insane. You believe their lies”. Questa è la frase che mi ha colpito maggiormente di questo pezzo, che parla di un paziente di un ospedale psichiatrico ma che in realtà potrebbe descrivere chiunque nell’ordinaria follia di tutti i giorni. Quante volte ci sentiamo dire dagli altri chi dobbiamo essere e cosa dobbiamo fare credendo alle bugie che ci raccontano? Ecco, Ozzy Osbourne alla veneranda età di 74 anni non ha paura a raccontare una cruda verità, scalando ancora le classifiche come se fosse la cosa più facile al mondo. La collaborazione con il noto chitarrista Jeff Beck è sicuramente una nota positiva, con il suo assolo, infatti, ha reso ancora più l’idea della rabbia e della frustrazione dei pazienti psichiatrici, nonché quella di tutti noi che spesso ci sentiamo schiacciati dalla pressione sociale.


Miglior Live: Fulminacci al Circolo Magnolia, Milano 6 settembre

Partiamo dal presupposto che vedere Fulminacci quest’anno è stata una totale priorità per me, dato che l’ho sentito sia a Bergamo che a Milano in una sola estate. Durante la prima data il pubblico era carichissimo, eravamo tutti altamente felici e ignari del disastro che si sarebbe verificato in seguito: un temporale talmente forte che manco Noè con l’arca ce l’avrebbe fatta. Non ho fatto in tempo a dire “che bello non ho mai fatto un concerto sotto la pioggia!” che mi sono ritrovata fradicia dalla testa ai piedi e con il trucco colato così tanto che sembravo un panda. Difficilmente scorderò i momenti a ripararci tutti sotto gli altri palchi mentre imperterriti continuavamo ad intonare le sue canzoni. La seconda data a Milano è stata decisamente più asciutta e siamo riusciti a goderci lo spettacolo dall’inizio alla fine, con tutti i balletti a ritmo delle canzoni e la magnifica sorpresa che abbiamo avuto trovandoci Mobrici e Willie Peyote come ospiti. Se non avete ancora visto un live di Fulminacci, vi consiglio di farlo.


Le scelte di @Martina Strada


Miglior album italiano: "Amore e Rivoluzione" (Virgin Records / Universal Music Group) degli Eugenio in Via Di Gioia

Di questo album degli Eugenio In Via Di Gioia ve ne ho già parlato durante l’anno per cui non c’è da stupirsi se oggi lo trovate in questa categoria. Più lo si ascolta, più ci si affeziona ai brani e ai suoi testi. È un album pieno di ironia e sperimentazione che però segna un “Plot Twist” nella carriera della band torinese che nonostante abbia sempre i piedi per “Terra” continua a crederci come se fosse tutta un’”Utopia”.




Miglior album d'esordio: "Rave, Eclissi" (Capitol Records / Universal Music) di Tananai

Come molti di Tananai mi sono innamorata durante Sanremo e non mi pento assolutamente di questa cosa: i suoi vecchi brani introspettivi sono la ragione per cui ho iniziato ad ascoltarlo con attenzione e quando è uscito “Rave, Eclissi” ho avuto la certezza che il successo che sta avendo sia meritatissimo. È un album dalle mille sfaccettature e che alterna veramente momenti di rave a momenti di eclissi più intimi. Consigliata la riproduzione casuale il lunedì mattina per affrontare la settimana.


Miglior album internazionale: "Midnights" (Republic / Taylor Swift Production) di Taylor Swift

Sapete chi è sorpreso di trovare Taylor Swift tra le mie scelte anche quest’anno? Nessuno.

“Midnights” è un album che attraversa tutte le ere dell’artista e tira frecciatine come mai prima ma si mette anche a nudo come non aveva fatto prima di questo album. Citando il trend che ha lanciato Taylor insieme al singolo “Anti-Hero” vi rassicuro dicendovi che anche l’anno prossimo troverò il modo per infilare TS negli Awards perché “It’s me, hi, I’m the problem, it’s me


Miglior canzone: "Maybe" (Bad Boy / Interscope) da "Mainstream Sellout" di Machine Gun Kelly e Bring Me The Horizon

Quando è uscita “Maybe”, in piena settimana sanremese, la mia inner emo ha fatto i salti di gioia e per 24 ore non mi ha permesso di ascoltare altro. I Bring Me The Horizon hanno segnato in maniera abbastanza profonda la mia era emo, Machine Gun Kelly è stata la mia tardiva scoperta dell’anno e sono ancora pentita di non aver ascoltato prima una certa amica che insisteva da anni per farmelo sentire: il mix mi ha portata a rispolverare con affetto certi capi del mio armadio e a ricordarmi che no, non è stata solo una fase.


Miglior Live: Pinguini Tattici Nucleari al Forum di Assago, Milano, 7 luglio

Per i Pinguini Tattici Nucleari sono stati anni pieni di soddisfazioni e riconoscimenti ma erano fermi da Sanremo per quanto riguarda i live. Quest’anno hanno recuperato tutte le date che aspettavano dal 2020 e l’hanno fatto così bene da far venire i brividi. Io sono stata all’ultima data del Forum e sono stata travolta dalla passione, dalla gioia e dall’entusiasmo che la band bergamasca trasuda dal palco. Sono stati una bomba che mi ha convinta dell’ottima scelta fatta negli ultimi anni come una delle band che sento più vicina…soprattutto perché mi hanno fatta piangere come una bambina e chi mi conosce sa che non sono una che si commuove spesso.


Le scelte di @Melania Rosati


Miglior album italiano: “ILLUSION” (Ala Bianca/ Warner) di Edda

Difficile provare a descrivere in poche righe la bellezza assoluta dell’ultimo album del cantautore milanese Stefano Rampoldi in arte EDDA. “Illusion” è stato senza dubbio uno dei capolavori musicali di quest’anno, un disco autentico da vero fuoriclasse che quasi mi ha stravolto l’esistenza, scatenando in me una giostra di emozioni sin dal primo ascolto.

Edda è un mondo a parte, è un’anima pura, rarissima, di quelle che quando ti accorgi di comprenderle nella loro totalità sai di aver trovato un modo per ingannare le innumerevoli false rappresentazioni della realtà. Ascoltare, capire e approfondire la musica Edda fa bene e sopratutto questo disco, che si unisce alla maestria di Gianni Maroccolo che ne ha curato la produzione, è un vero proprio antidoto contro il male, forse un’illusione ma talmente forte da sembrar verità suprema.


Miglior album d'esordio: “Nowhere Emilia” (V4V Records /Universal) di Ibisco

Tra le tante proposte emergenti credo che “Nowhere Emilia”, album d’esordio del bolognese Filippo Giglio, in arte Ibisco, sia uno dei più rilevanti ed interessanti di quest’anno. Sullo sfondo la narrazione della provincia emiliana racconta la noia e la monotonia anonima di chi resta solo perché spinto dall'autoconvinzione che certi luoghi o non luoghi sono diventati troppi simili alla propria anima che, idealizzare un’alternativa di orizzonti lontani e più ampi sembra essere difficile. L’essenza del giovane Ibisco si alterna tra il chiaroscuro di immagini in bianco e nero e si riversa totalmente nelle dieci tracce dell’album in cui velate influenze post-punk si mescolano ad un cantautorato che gioca con la tradizione guardando al contemporaneo, senza la rinuncia a picchi di elettronica che a tratti richiamano il primo Cosmo. L’immaginario di Ibisco è decisamente suggestivo e l’esperienza del primo ascolto non immediatamente facile è certamente sinonimo di qualità.


Miglior album internazionale: “Last Night in the Bittersweet” (An Atlantic Records/Warner) di Paolo Nutini

La lunga attesa per il ritorno di Paolo Nutini è stata ripagata con un disco davvero denso di qualità e di grandi canzoni. Si tratta di “Last Night in the Bittersweet” che il cantautore italo-scozzese rilascia dopo otto lunghi anni, dimostrando che si può far rumore e continuare ad essere apprezzati anche senza rispettare necessariamente le tempistiche strategiche della discografia e dello show business. Le sedici canzoni che compongono l’intero disco ci regalano un artista libero e profondo che riesce a giocare con i differenti elementi della musica senza mai perdere la sua vera identità di romantico e sognatore. In questo disco, a mio avviso, ho riscontrato della magia ecco perché merita di essere menzionato tra i migliori dischi internazionali di quest’anno.


Miglior canzone: “Pensiero” (Never Sleep) di Nziria

“Pensiero” è uno dei singoli appartenenti al progetto sperimentale di Tullia Benedicta in arte NZIRIA. La sua è una realtà musicale radicale e all’avanguardia, qualcosa che attualmente in Italia non ha eguali per la fusione del genere neomelodico all’hardcore, due universi lontanissimi che mescolati generano una proposta tanto inedita quanto esaltante. Il brano “pensiero”, ricompreso nel suo album d’esordio “Xxybrid” pubblicato nella primavera di quest’anno, narra un sentimento viscerale tipico appunto della canzone neomelodica che su un fondo tekno, che sfocia nei ritmi accelerati della grabber, riesce a fuoriuscire dai suoi confini tradizionali arrivando alla pancia di chi ascolta.


Miglior Live: FUERA - tour 2022 CIRCO MEZZALUNA, Mi Ami Festival ed Ecosuoni Festival

Al Miami Festival di quest’anno, mentre stava per concludersi la penultima serata, mi soffermai qualche minuto sul finale del live dei Fuera che si stavano esibendo sul palco Rilegno. Ne fui subito impressionata ma fu talmente così poco il tempo che non ebbi modo di realizzare bene quanto fosse esplosiva questa band nata nella mia provincia. I Fuera sono un gruppo partenopeo formato dai rapper Black Same, Diak Deezy e dal produttore e rapper Jxmmyvis e la loro musica è un mix tra rap, techno e sonorità psichedeliche. Dopo qualche mese, ad inizio settembre, ho avuto modo di ascoltare l’intero live all’Ecosuoni Festival dove quell’impressione assolutamente positiva si è immediatamente concretizzata. Il live dei Fuera con il tour “Circo Mezzaluna” è stato una festa di pura energia, il loro sound e la loro potente presenza scenica riescono a coinvolgere totalmente anche chi come me non conosce perfettamente ogni loro singolo pezzo.


Le scelte di @Giulia Gallo


Miglior album italiano: "Liberato II" (autoprodotto) di Liberato

Chi segue Liberato da qualche anno sa che il 9 maggio accade sempre qualcosa legato alla sua produzione artistica. Con grande sorpresa di tutti, dal momento che non erano state fatte anticipazioni di alcun tipo, quest’anno è stata la volta del secondo album full-lenght del misterioso rapper napoletano, a tre anni dall’uscita di “Liberato”, il primo album che conteneva invece tutte le canzoni rilasciate in precedenza. Questa volta il visual-concept del progetto ruota intorno ad una Napoli barocca e nobile sospesa tra realtà storica e leggenda, come è evidente nei videoclip che accompagnano ogni canzone (e in particolare in quello della opening track “Partenope”). Il sound è però sempre quello di Liberato, che sì, sta cambiando e si sta evolvendo, ma contin