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Cronaca di Sanremo 2026 - la finale: una top 5 assurda, Sal Da Vinci un vincitore che sorprende. A voi la polemica

di Martina Strada e Federica Viola.


Finalmente dopo giorni di silenzio, se non intervallati da bravi frasi decontestualizzate, Sanremo apre la quinta ed ultima serata con un breve ma incisivo (o perlomeno ci hanno provato) discorso sulla guerra, a seguito dell’attacco da parte di Israele e Stati Uniti all’Iran. 


Si comincia: Francesco Renga con “Il meglio di me”, in fascia oraria perfetta per il pubblico delle mamme - così ce lo leviamo subito. Pare un po’ raffreddato o posseduto da Ligabue all’inizio, ma non fa migliorare la situazione.


Si prosegue con Chiello e la sua “Ti penso sempre”, personaggio di un anime preferito. Il brano in cuffia è più forte che sul palco dell’Ariston, non è male ma siamo abbastanza sicure che tra un paio di settimane perderà un po' della sua potenza.


Siparietto con Nino Frassica, coconduttore della serata, a cui perdoniamo tutto solo perché è Frassica (altrimenti…) per introdurre Raf con “Ora e per sempre”. Ha stonato? Sì dai, un pochettino. Canzone che più sanremese di così si muore, ma hanno inquadrato per tutto il tempo la moglie, quindi via, gli si può perdonare solo per quota tenerezza.



Tocca alle Bambole Di Pezza con “Resta con me”, che dopo la grinta vista durante la serata cover lasciano un po' così dati i ritmi del singolo "Resta con me". Ci piacciono comunque, ma soprattutto nota di stile il vestito di Cleo, la cantante, che vede un ricamo con scritta “Give Peace A Chance”.


Leo Gassman, presentato dalla coconduttrice Giorgia Cardinaletti, giornalista del TG1, canta "Naturale" e rispetto alle prime due volte è molto più sciolto e se la gode tutta questa esibizione che chiude dicendo “Abbasso le guerre e le tirannie. Viva la pace sempre”


Malika Ayane meravigliosa vestita come una pallina glitterata di Natale esegue la sua “Animali Notturni” con una gioia che è contagiosa. Base bellissima, funky anni ‘80 che dà una boccata di aria fresca, anche se non è il vostro genere. Consigliata per i fan di Nu Genea e The Sugarhill Gang.


Tommaso Paradiso si sta digievolvendo lentamente in Gianluca Grignani in quanto a sbiascicamento. “I romantici” continua, sotto sotto, a conquistare noi nostalgici, però dai, ti sei messo a piangere anche te, facci “Il tuo maglione mio” ora.


L’orchestra, in onore del brano di J-Ax, sfoggia il cappello da cow boy e ci fa un sacco piacere. Certo, il brano accarezza a piena mano il trash ma ci sono brani onestamente meno belli di questo per lui via con la line dance e i texani con gli speroni a cantare. 


LDA & Aka7even si propongono per la nuova pubblicità della Tim con "Poesie clandestine”; inutile negarlo, quest’estate la sentiremo ovunque. Purtroppo o per fortuna, lo lasciamo decidere a voi. Meglio comunque di quella di Samurai Jay (scusaci).


Quinta cantante in gara, Serena Brancale. L’anno scorso aveva già mostrato tutta la sua versatilità, con quell’aria da la zia cool e una forza jazz che la rende unica. Il brano di quest’anno è davvero bello, ma forse non aveva nemmeno bisogno di cambiare così tanto per farlo brillare. Ma Sere resta Sere, e il pubblico glielo riconosce: per lei arriva una standing ovation meritatissima.


Appare un Sandokan selvatico siciliano in un intermezzo difficilmente identificabile con Frassica. Non so a cosa abbiamo appena assistito, ma si va avanti comunque.


Patty Pravo, 77 anni e undicesima edizione sanremese. Nulla da togliere al talento e la carriera, ma ci si poteva fermare alla decima, bella e simbolica cifra tonda. Si apprezza comunque voglia e forza di stare ancora lì sul palco. L’unica che ha voglia di starci, noi vorremmo essere già a letto.


Quando Sal Da Vinci sale sul palco esplode l’Ariston. C’è chi lo dà vincitore e chi lo vede in top 3. Nel dubbio, anche a casa, ormai sappiamo anche il balletto finale. Momento top di questa esibizione il momento ballo con la zia Mara Venier.


Bocelli arriva a cavallo, intoppi al pianoforte e poi via di 20 minuti di esibizione del cantante  toscano. Ne approfittiamo per fare faccende di casa che non vedevamo l’ora di fare (sorry)


Segue Elettra che con grande fatica scende le scale e la sua esibizione è Taylor Swift coded è simpatica come la canzone. Elettra punta tutto sul Fantasanremo e cerca di accumulare più punti possibile perchè “tanto non vinco un tubo qui, almeno punto tutto sulla gara bilaterale”, maestra.


Per festeggiare i 60 anni di carriera i Pooh cantano dal Suzuki Stage “Uomini Soli” e danno il via ad un karaoke simultaneo per l’intero italico stivale. Anche chi non sta guardando la tv inizia a cantare.


Ermal Meta, che ci dicono i bookmaker ha abbassato le sue probabilità di vincere il Festival ma ci auguriamo vinca almeno premio laterale, riesce a far piacere il suo brano anche a chi non è mai stato suo fan. 


Siamo a metà gara! Ditonellapiaga bella da fare invidia pure a Miss Italia canta la sua “Che Fastidio” ed è magistrale. Siamo ancora inebriati dalla vittoria di ieri ma ora la sogniamo vincitrice anche stasera.


Alla fine dell’’esibizione Carlo annuncia Stefano De Martino come conduttore e direttore artistico del prossimo Sanremo 2027. Vorremmo dirci sorpresi come redazione ma ok. Si aprono le scommesse sulla presenza di Emma.



Nayt e la sua “Prima che” potremmo definirlo una delle sorprese (in positivo) di questo festival. Un brano introspettivo e delicato, buona vocalità e un passato artistico alle spalle non indifferente. Promosso.


Siparietto di Frassica e poi Arisa e tutti gli animaletti del bosco che le stirano lo strascico del vestito. Tutto bello, però basta.


Ultimo collegamento con la Costa Toscana e Max Pezzali e ora finalmente il momento che stavamo aspettando da giorni. Tutti in piedi, mano sul cuore e cantare “Come Mai” base dell’essere millennial. A seguire “Nessun rimpianto”, altro pezzone per cui tiriamo addirittura fuori l’accendino. 


Noi bimbe assolute di Sayf, anche se stiamo scrivendo ci fermiamo per fare il ballettino del ritornello e tiktok muto, come le prime file. Questa cosa che si porta la mamma sul palco ci fa proprio tenerezza soprattutto perchè lei canta il brano con lui. Vincitore del nostro cuore ma lo manifestiamo anche vincitore del Festival.


Levante calpestaci. Outfit della serata assieme alle meraviglie che stanno dando alla Cardinaletti, brano che ci da venire il piantino perché realizziamo che da domani sera non ci sarà più Claudia a dirci che siamo l’amore suo.


Linea al TG1 per gli ultimi aggiornamenti sull’attualità e come se non stessimo già male per le news, rientrati a Sanremo annunciano Fedez e Masini.


Quel topino sofficino di Samurai Jay sale sul palco e sarà che siamo stanchetti ma ci ritroviamo a ballare. I bookmaker non lo danno altissimo in classifica ma c’è sempre il rischio gen z che potrebbe ribaltare la situazione.


Michele Bravi scende le scale tenendosi i pantaloni come si era tenuta il vestito Malika. Questo brano è proprio bellino, è proprio vero che la vibe da sottoni unisce tutti. Abbiamo il groppone in gola e un po’ il piantino sul finale? Sì.


È il turno di Fulminacci con “Stupida sfortuna”, diretto dal nostro caro Golden Years. Filippo continua ad essere tra i preferiti e papabili al podio, con una canzone “alla Santa Marinella” che non stentiamo ad apprezzare e un look volutamente retrò. La critica è dalla nostra parte, vedremo come andrà.


Si prosegue con Luchè e la sua "Labirinto", sicuramente c’è qualcosa sotto, ma non riesce proprio a convincerci. Per l’ennesima sera è il ritmo che va a Luchè. Siamo un po' delusi dalla sua avventura sanremese, avevamo un altro tipo di aspettative.


No, il discorso sulla violenza contro le donne all’una meno un quarto non ce lo meritavamo. Un tema così andava portato in prima serata, con la stessa dignità con cui sono stati letti - uno a uno, in silenzio - i nomi delle donne uccise: un momento necessario, toccante, che ha reso l’intervento di Gino Cecchettin uno dei più importanti dell’intero Festival. Proprio per questo hanno stonato ancora di più i commenti di Conti, superficiali e sbrigativi, come se volesse chiudere la parentesi il prima possibile.


Superficiale, del resto, è stato anche il modo in cui nelle serate precedenti si è parlato di pace, di droghe, di dipendenze: tutto trattato come un inciso, senza profondità, senza responsabilità, senza reale volontà di affrontare la complessità. E forse non è stata felicissima nemmeno la battuta di gelosia alla moglie per un paio di pantaloni “che non doveva mettere”, fatta proprio davanti a Cecchettin: un tempismo che ha reso ancora più evidente quanto il Festival, quando tocca certi temi, inciampi sempre nello stesso punto. Lo sappiamo, è un festival di musica leggera, ma se si decide di portare certi temi, che siano portati con la narrazione giusta.


Tornati dalla pubblicità Tredici Pietro molleggia come Celentano e ha le movenze del papà. Che combo meravigliosa e da mal di mare. In ogni caso bello tutto, anche il brano. Daje Pietro, facci volare!


Mara Sattei la tua stylist che ti veste Vivienne Westwood ha il mio cuore. Il brano continua ad essere tecnicamente bello e da fiaba, ma chissà quanto ci rimarrà dentro. Esibizione comunque di tutto rispetto.


AI AI” probabilmente sarà stato il commento del videomaker dopo aver notato i colori della Palestina portati sul palco da Dargen D’Amico, sapendo che da quel momento in poi avrebbe dovuto tagliare tutto (o quasi). Touché Dargen, pezzo che piano piano si inizia ad apprezzare, seppur con riserva.


Enrico Nigiotti quota manzo di questa edizione riesce a farci piangere anche l’ultima sera ma non sappiamo più se è perché il brano è bello o siamo esauste dalla settimana. 


Li hanno tenuti penultimi per darci speranza: Maria Antonietta e Colombre sono così carini che ci scaldano più della tazza di tè che abbiamo in mano. La canzone è sempre più orecchiabile e catchy, per cui ci ritroviamo persino a canticchiarla nonostante sia quasi l’una e mezza.


E concludiamo l’ascolto dei 30 brani della kermesse con “Avvoltoi” di Eddie Brock che non prende metà delle note. Qualcuno porti a quell’uomo una scaletta!


C’è grande attesa per i risultati, è un Sanremo che non sembra avere dei preferiti, forse alcuni certi sfavoriti, ma insomma, la sorpresa di un outsider in top 5 o di un super sfavorito fuori è sempre dietro l’angolo.


Al termine del televoto i risultati sono:


30. Eddie Brock

29. Mara Sattei

28. Leo Gassman

27. Dargen D’Amico

26. Elettra Lamborghini

25. Chiello

24. Patty Pravo

23. Francesco Renga

22. Michele Bravi

21. Maria Antonietta e Colombre

20. Enrico Nigiotti

19. Malika Ayane

18. Raf

17. Samurai Jay

16. Tredici Pietro

15. J-Ax

14. Levante

13. Bambole Di Pezza

12. Luchè

11. LDA & Aka7even

10. Tommaso Paradiso

9. Serena Branale

8. Ermal Meta

7. Fulminacci

6. Nayt


Di cui i primi 5 (in ordine casuale) che passeranno alla fase finale:


  • Fedez e Masini

  • Arisa

  • Ditonellapiaga

  • Sal Da Vinci

  • Sayf


Sorprende la posizione di Dargen, primo boato per la nona posizione di Serena Brancale, totalmente inaspettata la settima posizione di Fulminacci, Sal Da Vinci in top 5 e il rischio che Fedez possa davvero vincere il festival. Ovviamente felici per Ditonellapiaga, ma il timore di tutto il resto è prevalente.


Mentre aspettiamo il vincitore di questa edizione ci diamo ai pronostici più assurdi, accendiamo il palo santo, facciamo voti e ci avviciniamo a nuove religioni. Se ci prendiamo sentite venire giù il teatro. Mash up dei successi della Pausini (che non comprende La Solitudine e non capiamo perchè santo il cielo) e abito a dir poco stupendo. Chiuso l'ultimo televoto, mentre rifanno i conti per proclamare il vincitore, ecco i premi di quest'anno:


Premio Mia Martini - giornalisti: Fulminacci

Premio Lucio Dalla - sala stampa: Serena Brancale

Premio Sergio Bardotti - miglior testo: Fedez e Masini

Premio Bigazzi - miglior composizione: Ditonellapiaga

Premio Tim: Serena Brancale


Sayf e Ditonellapiaga portano a casa un Sanremo decisivo per la loro carriera; Ermal resta senza un miglior testo che sembrava scritto per lui, Brancale si affianca a Giorgia con autorevolezza, e Fulminacci avrebbe illuminato un podio che gli è sfuggito di un soffio. Peccato per Dargen, penalizzato da un posizionamento troppo basso rispetto al valore del brano.


Ma eccoci per la classifica finale:


5. Fedez e Masini

4. Arisa

3. Ditonellapiaga

2. Sayf


E a vincere questa edizione è SAL DA VINCI.


In base alle percentuali di voto totale, Sal Da Vinci ha ottenuto il 22,2%, Sayf ha ricevuto il 21,9% delle preferenze. Ditonellapiaga si è fermata al 20,6%, Arisa al 18.9% e Fedez e Masini al 16,5%.


Secondo il televoto, invece, la situazione per alcuni cambia, con Sayf al 26,4%, Sal Da Vinci al 23,6%, Arisa che supera Ditonellapiaga 19,2% a 18,9% e infine Fedez e Masini che scendono a 11,9%.


L'era Conti volge quindi al termine. Ci viene da dire che è stata esattamente come i suoi Sanremo: veloce. Ha preso il testimone di Amadeus - che aveva apportato non solo delle migliorie ma anche una ventata di aria fresca e una svecchiata a questo Festival ormai seguito in tutto il mondo - e ha riportato Sanremo a quello che è stato per un'infinità di tempo: la musica fine a se stessa senza nessun tipo di intrattenimento. Solo una corsa continua e costante fino all'ultimo minuto.


Certo, innegabile il ringraziamento per aver messo sulla mappa del grande pubblico pagante nomi come Lucio Corsi e Maria Antonietta e Colombre, ma anche di averci fatto annusare l'idea di avere Alessandro Cattelan alla conduzione del Festival.


C'è curiosità di come andrà la prossima Era, nelle mani di Stefano De Martino, e devo dirvi con grande sincerità che mi sono trovata d'accordo con la richiesta di diverse artiste di questa edizione che hanno manifestato nel pensare ad una direttrice artistica, cosa che in 76 anni non è mai successa ed evidentemente continuerà a non succedere almeno per i prossimi due anni (sempre che De Martino non floppi alla grande).


Mentre aspettiamo che il futuro diventi presente e che il sogno della parità diventi una realtà (scusate la rima) cerchiamo di concentrarci sulle future polemiche riguardo le origini partenopee dei voti di Sal Da Vinci, la sua possibile partecipazione all'Eurovision e in caso declinasse l'invito chi potrebbe/vorrebbe sostituirlo.


Grazie per essere stati con noi e aver seguito anche questa edizione con la stessa passione ed entusiasmo che mettiamo nei nostri articoli e per aver fatto circa le nostre stesse ore di sonno (circa 10 in 5 giorni).


Cantava Ornella Vanoni "Ecco, la musica è finita…" ma - per mia e vostra enorme fortuna - fermare la redazione di IndieVision è pressoché impossibile.



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