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Cronaca di Sanremo 2026 - quarta serata: Ditonellapiaga e Tony Pitony vincitori di una serata finalmente divertente

di Martina Strada e Marco Anghileri.


Serata numero quattro, quella-delle-cover, tra l'altro sbaglio o fino all'anno scorso era chiamata "la serata dei duetti"? Se è cambiato il nome, non lo sappiamo, sicuramente sappiamo che la squadra vincente del commentone non cambia, questa sera a seguire la kermesse per voi fino ad orari improbabili, sarà il premiato duo (per la prima volta in presenza) quota rosa Martie e quota azzurra Anghi.


Ad aprire la serata è Laura Pausini, con gli occhiali da sole più brutti della storia e gli sbandieratori davanti all’Ariston per poi entrare nel teatro e finire l’esibizione introduttiva con “Io Canto”. Segue una frecciatina a Grignani che faremo finta di non aver sentito. 



"Pronti, partenza, via", direbbe il maestro Peppe Vessicchio, su un bicchiere per lui, mi sembra doveroso.


Elettra Lamborghini e Las Ketchup fanno esattamente la baracconata che ci aspettavamo nel modo che volevamo, e ci gasa un sacco. Che il primo momento villaggio vacanze della serata (il prossimo sappiamo benissimo quale sarà, e non ne vediamo l'ora) sia già al primo pezzo, è una coincidenza solo per mandare a nanna la Lamborghini sviando da ogni possibile festino bilaterale? Chi siamo noi per dirlo. Voto: 7


Eddie Brock e Fabrizio Moro portano un compitino, magari non fatto nemmeno troppo male, ma che ci fa produrre solo uno sbadiglione. Voto: 6-


Ospite a sorpresa che non è più a sorpresa: Alessandro Siani. Una discreta manciata di noia da questo lato dello schermo, sperando che con i prossimi interventi la situazione possa migliorare.


Mara Sattei e Mecna: erano almeno 10 anni che non sentivamo nominare Mecna (per i giovini che leggono: Mecna non è un’evoluzione di Vecna), lo troviamo, comprensibilmente cresciuto, ad interpretare "L'ultimo bacio", gioiello di Carmen Consoli. Avevamo aspettative bassine, anche e soprattutto considerata la canzone difficile da "toccare", ma ci hanno piacevolmente sorpresi. Voto: 6,5


Party Pravo, con Timofej Andrijashenko (primo ballerino della Scala), canta “Ti lascio una canzone” di Gino Paoli. Ospite un pochino -letteralmente- in ombra, per un’esibizione nella quale Patty, ancora, non è al meglio. È un po’ come l’Inter, può giocare una volta sola a settimana. Voto: 5,5


Levante bellissima, una dea. Interpreta con Gaia un brano non troppo difficile, se vogliamo anche abbastanza piacione, ma va benissimo così. Si divertono, il live è energico e sentito, “C’è dell’amore”, dice la Pausini, e per fortuna. Dalla regia fanno di tutto per non prenderlo, quantomeno non in primo piano, ma il bacio si vede eccome. E che bello. Voto: 8+ con bacio, accademico o no ma vedete voi.


Poteva essere solo Malika Ayane a mettere le mani su Mina, in questo caso coadiuvata da Claudio Santamaria, che, seppur mostrando palesemente di essere un attore e non un cantante, se la cava bene. Bella la tensione/distensione dei ritmi dell’orchestra. Abbiamo aspettato per tutto il pezzo che Malika ci tirasse un acuto dei suoi, ma ci ha lasciati un po’ appesi: tristi ma non delusi. Voto: 6


È il turno de Le Bambole Di Pezza, con la regina della nostra infanzia Cristina D’Avena. Decidiamo di ignorare le cose esterne alla musica riguardo questa accoppiata improbabile per cui ci concentriamo solo sul fatto che la combo “Occhi Di Gatto”/"Whole Lotta Love" è lo specchio di questa esibizione: una strizzata d'occhio al mainstream e una a quello che avrebbero dovuto portare sul palco. Siamo combattuti. Enrico Melozzone nostro padre, sempre bello che ci sia un momento di gloria anche per chi dirige. Voto: 7- per l’impegno del portare il ruok a Sanremo.


Siani, al secondo siparietto, quantomeno ha il merito di far ridere così tanto Conti da farci sentire gli ultrasuoni.


Dargen D'Amico con Pupo e Fabrizio Bosso in “Su di noi”. Sullo spoken di Dargen, che cita il canto antimilitarista “Il Disertore” (1954), Pupo canta il suo leggendario ritornello. In sottofondo, prima come campionamento e poi per esplodere nel finale, il canto ebraico "Gam Gam" cantato da un coro di bambini porta alla chiusura con un messaggio contro la guerra, nel quale si sente anche la voce di Papa Francesco. Tutto molto bello. Voto: 9


Tommaso Paradiso e gli Stadio mettono mano ad un brano del grande Lucio Dalla. Un Tommy grignanizzatissimo (neologismo) si muove anche decentemente su una macchina già ben oliata, che è la band bolognese. “Posso baciare Laura?” è l’evoluzione, in soli due giorni, di “Mi presenti Lauro?”. Seconda stoccata a Grignani di Laura, e siamo solo alle 22.05. Voto: 6


Pezzone di Ornella Vanoni portato da Michele Bravi, sempre in versione Dracula, con Fiorella Mannoia. “Domani è un altro giorno”, ma intanto oggi standing ovation dell’Ariston. Fiorella può cantarci la lista della spesa o il menù del sushi e per noi andrebbe benissimo, con Michele poi è proprio una bella situa. Voto: 8


Gianni Morandi che ruba la scena non solo ai poveri Fudasca e Galeffi, relegati in fondo al palco, ma anche al figliolo Tredici Pietro che sicuramente ne gioverà in voti. Sì, ma non nostri. Voto: 5,5


Maria Antonietta, Colombre e Brunori Sas con “Il Mondo” e noi bimbi di questo trio indie. Cover bella, genuina, cantano tutti e tre molto bene, sono disinvolti, si vede e si sente in tutto e per tutto. Gesù, Maria e lo Spirito Sas. Voto: 8,5


La Fagnani, insieme a quel patatone di Fulminacci, fa cantare tutto l’Ariston con “Parole, parole” e canta anche la quota rosa mentre vi scrive. Esperimento teatro-canzone al Festivàl: direi più che riuscito, apprezziamo. Voto: 8+


L’avevano detto che avrebbero portato sul palco un pezzo di Napoli, e hanno mantenuto la promessa. LDA e Aka7even cantano “Andamento Lento” accompagnati da Tullio De Piscopo e ci piace: un bell’omaggio a un gigante della musica napoletana. Voto: 7


Dal Suzuki Stage l’artista che ci saremmo evitati con una canzone che un po’ ci smoscia. Francesco Gabbani con “Viva La Vita” e ci chiediamo se prevista l’invasione di palco da parte di Fru anche stasera. Un messaggio ironizza dicendo “Si stava meglio quando faceva il falegname”.


Raf, i The Kolors e Bianca (la figlia di Raf). L'avversione della regia per i ballerini vestiti di bianco questa sera non ce la sappiamo spiegare. Il brano ce lo scordiamo nel momento in cui inizia l'applauso. Voto: 5


J-Ax si porta sul palco la Ligera County Family composta da Cochi, Jannacci, Ale&Franz e Paolo Rossi: divertente, caciarone e distensivo, dieci volte questa cosa rispetto alle mille ballad e ai compitini. Voto regionale: 8+


Ditonellapiaga e Tony Pitony: il duetto più atteso della serata. Ballano loro, balla l’Ariston e balliamo anche noi. Funziona tantissimo, orchestra sugli scudi e mega medley. La collaborazione tra i due artisti funziona benissimo (sarà questione di "Chimica"?) e la professionalità di entrambi rende tutto surreale perchè vi sareste aspettai mai di vedere Tony su questo palco? Che bello che bello che bello. Se non vincono ci arrabbiamo più di un po’. Voto: 10


Segue il consueto momento greenwashing.


Enrico Nigiotti e Alfa portano l’abbastanza inflazionata “En e Xanax", però, pur con Alfa che si gioca un po’ la stessa carta che fu fortunatissima l’anno scorso, la portano anche tutto sommato bene. Voto: 6,5


Momento karaoke gentilmente offerto da Max Pezzali che regala anche un po’ di piantino. Quota rosa ha cantato anche gli intermezzi musicali, quota azzurra ha finto una chiamata di lavoro.


Serena Brancale, Gregory Porter e Delia cantano “Besame Mucho”. Un’interpretazione magistrale eseguita da tre voci che se già da singole sono assurde, tutte insieme creano un momento magico sul palco dell’Ariston. Bello tutto, forse non siamo abbastanza degni per comprenderla. Voto: 8


Il brano è “Hit The Road Jack” e Sayf si porta sul palco una super band nella quale spiccano la madre, Mario Biondi e Alex Britti: l’Ariston si trasforma in un bel clubbone per 5 minuti e finalmente ci risvegliamo. Plauso assoluto e inaspettato a Sayf che oltre che cantare suona anche la tromba e ci lascia un po’ di speranza oltre che la convinzione che questo ragazzo raggiunga un successo meritato e riconosciuto in questo paese di musichette mentre fuori c’è la morte, culturale. Voto: 10


Francesco Renga e Giusy Ferreri portano la versione italiana di "Space Oddity" di David Bowie. Ci giochiamo l'aiuto a casa e chiediamo consiglio alla giuria di esperte sul Duca Bianco. Alla domanda se il brano era da bocciare, rispondono “è da denunciare”. Voto: 5.5


Eravamo partiti con le aspettative basse ma Arisa e il Coro del Teatro Regio di Parma rendono giustizia a quella splendida canzone che è “Quello che le donne non dicono”, complice anche un arrangiamento minimale fantastico. Probabilmente vincerà, noi preferiremmo Ditonellapiaga, ma nel caso comprenderemmo. Voto: 8-


Momento memeticamente più atteso della serata da quota azzurra, nonché il secondo -e si spera ultimo- momento villaggio vacanze della serata: Samurai Jay con Roy Paci e un’anonimissima Belen Rodriguez a reinterpretare “Baila Morena” di Zucchero. Il tutto non ci lascia un granché. Voto: 5,5


Oh no, il momento La Mia Liguria.


Siani accusa Conti di voler chiudere prima dell’una, che bello che sarebbe…


Brano immortale”, dice Conti parlando di “Cinque Giorni”, portato da Sal Da Vinci e Michele Zarrillo, potrebbe anche essere vero, ma il vero problema è che noi non siamo altrettanto immortali. Ariston in delirio, mi sembra un po' too much. Voto: 5


Come rovinare una canzone, Fedez e Masini’s Version. E la chiudiamo qui, sequenza audio inclusa. Voto: ncsp, non ci siamo proprio (cit).


Ermal Meta, accompagnato dal fedelissimo Dardust, porta una versione “Golden Hour” che sicuramente non è il pezzo che più ci scalda il cuore, ma la canta divinamente. Voto: 7


Per un momento, quando Carlo annuncia un brano di De Andrè temiamo il ritorno di Bresh e Cristiano per eseguire per la sedicesima volta “Crueza De Ma”, invece è Nayt, che con Joan Thiele canta “La Canzone Dell’Amore Perduto”. Bella, niente da dire, ma ci piace fino a mezzogiorno. Voto: 6


Vediamo salire sul palco Luché e Gianluca Grignani e sappiamo benissimo quella che sarà la nostra sensazione: non abbiamo abbastanza sostanze in corpo per poter reggere questa esibizione. Voto: 5,5


Vai Schettini, una bella sparata contro i social, una bella sparata contro l’intelligenza artificiale, un’altra magari contro le droghe e il cachet ce lo siamo portati a casa.


Chiello, accompagnato dal Maestro Saverio Cigarini al pianoforte, canta una moscissima versione di “Mi Sono Innamorato Di Te”, siamo un pochino annoiati e stanchi. Probabilmente se fosse arrivata più verso l’inizio della serata forse avrebbe preso un mezzo punticino in più. Voto: 5,5


Leo Gassman e Aiello (che non urla “SIGNORA I LIMONI” nemmeno una volta e questo ci distrugge dentro) eseguono “Era Già Tutto Previsto”. Non era previsto che urlasse Leo che ci sveglia un po’ ma non abbastanza. Voto: 6-


Anche Siani si iscrive alla fiera del luogo comune, all’ultimo monologo prima di congedarsi.


Chiuso il televoto, perdiamo tempo in chiacchere e via con le 10 posizioni:


  1. Ditonellapiaga con Tony Pitony

  2. Sayf con Alex Britti e Mario Biondi

  3. Arisa con il Coro del Teatro Regio di Parma

  4. Bambole Di Pezza con Cristina D'Avena

  5. Tredici Pietro con Galeffi, Fudasca & Band (+ Gianni Morandi)

  6. Sal Da Vinci con Michele Zarrillo

  7. LDA e Aka7even con Tullio De Piscopo

  8. Nayt con Joan Thiele

  9. Dargen D'Amico con Pupo e Fabrizio Bosso

  10. Luchè con Gianluca Grignani



Qualcuno ha scritto “il bene ha trionfato” e anche noi siamo felici di questa vittoria in cui speravamo ma che non ci saremmo aspettati. Titolano i giornali veri: i “vinciTONY” e noi crediamo che descrivono perfettamente la situazione.


Bravi, ci avete reso veramente fieri.


Vi aspettiamo per la finale dell’ultimo Sanremo di questa, supponiamo ancora breve, era Conti.


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