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Sanremo, giorno 3: duetti o duelli?

di Michela Ginestri

Il giovedì sera nella settimana Sanremese è la serata dei duetti e delle cover, forse la più attesa insieme alla finale. I 24 artisti in gara reinterpretano molte celebri canzoni della musica italiana. Sarà che siamo arrivati già alla terza puntata di Sanremo e forse iniziamo ad avere segni di cedimento, ma resta il fatto che se alcuni duetti ci sono piaciuti davvero tanto, altri ci hanno fatto rimanere a dir poco perplessi. Stanchezza a parte, ripercorriamo la serata di ieri sera insieme?


Ore 20:58 Amadeus annuncia il primo dei duetti. Si, avete capito bene, nessun siparietto meta-comico e nessuna perdita di tempo, inizia il festival e si parte con la prima canzone, nessun ritardo. “Panico, delirio, emozione”. Ma basta qualche secondo e passa tutto vedendo Zarrillo e Fausto Leali che interpretano “Deborah”, o meglio la urlano.


Ore 21:02 secondo brano, ma siamo seri? Neanche una battutina sui passi indietro e avanti? Niente? Subito canzoni, va bene. Ancora una volta emozione distrutta da una combo in grado di distruggere chiunque, scendono la scalinata Viito e Junior Cally che portano “Vado al massimo”, un brano di Vasco Rossi che mi auguro fosse sintonizzato su canale 5 perché una cover così terribile non l’avevo mai sentita prima.


Dopo un discutibile siparietto comico alla Amadeus, forse il primo duetto degno di essere chiamato tale, quello di Marco Masini e Arisa, (in versione Avatar albino), sulle note di “Vacanze Romane”, brano del 1983 dei Matia Bazar. Ma perché hanno tutti gli occhiali da sole sul palco di Sanremo?


E’ il turno di Riki e Ana Mena che interpretano insieme “L’ Edera”, brano di Nilla Pizzi. Ritmo incalzante, arrangiamento magnifico, due voci che si fondono in un unico canto. Ah scusate, avevo cambiato canale. Sicuramente meglio dell’inedito con cui Riki si è presentato a Sanremo, ma direi rifiutiamo e andiamo avanti.


Coppia particolarmente interessante invece, quella annunciata subito dopo, questa volta dico davvero. Raphael Gualazzi, forse tra i più sottovalutati in circolazione, e Simona Molinari in un’interpretazione magica di “E se domani” di Mina. Sarà il pianoforte, o l’abito bianco di lei, resta il fatto che in due minuti sono riusciti a creare una bellissima atmosfera. Dolcissimi.


Tocca poi ad Anastasio accompagnato dalla Premiata Forneria Marconi con “Spalle al muro” di Renato Zero. Due stili opposti, le strofe reinterpretate da Anastasio risultano più dirette e dure, e a fatica i ritornelli alla PFM riescono ad entrare nel mood creatosi. Particolare senza dubbio, rischioso ancora di più.


Ore 21:59, mi chiedo come possa la gente ridere alle battute di Amadeus.


Ricomincia la gara, e salgono sul sul palco Levante, Francesca Michielin e Maria Antonietta. Tre voci dolcissime ed eleganti . Insieme reinterpretano “Si può dare di più”, rendendola nettamente più bella dell’originale, intima e dolce, irriconoscibile se non dal celebre ritornello.

Poco dopo una coppia a prima vista sconcertante: Alberto Urso e Ornella Vanoni sulle note di “La voce del silenzio” di Andrea Bocelli. Da una parte un ragazzo un po’ spaesato mezzo tenore mezzo pensionato. Dall’altra una chioma riccia e arancione leggermente più in là con l’età che sbaglia qualsiasi attacco possibile e immaginabile. Canzone bellissima, per carità, ma forse la coppia non è poi così ben coesa. Risultato bizzarro, citando la stessa Vanoni. Standing ovation. Forse il problema sono io.


Ore 22:25 mi chiedo quando la smetteranno di fare battute “salva Amadeus” sulla questione delle donne. Basta finto femminismo, basta discorsi e frasi fatte sul tema, dai.


Ma torniamo alla serata cover, con Elodie e Aheham Ahmad che reinterpretano “ Adesso tu”, non male ma non colpisce, anche perché neanche il tempo di finire che entrano Rancore, Dardust e Rappresentante di Lista. Devo aggiungere altro? Perfetti. Il carismatico “rapper ermetico” con la profondità dei suoi testi e la potenza della voce de LRDL sulle note di “Luce” di Elisa, coesistono in perfetto equilibrio, il tutto accompagnato dal pianoforte di Dardust. Finalmente un motivo per restare svegli. Bellissimo anche il vestito di Veronica Lucchesi, l'unica capace di dare eleganza anche ad un tubo.

Momento più alto fino ad ora, Lewis Capaldi, che porta sul palco dell’Ariston le sue “Before you go” e “Someone you love” in una versione dolce e intima chitarra e voce . Da brividi.

Poco dopo forse il momento più atteso, quello di Roberto Benigni che entra nel teatro Ariston in modo sobrio e composto: accompagnato da una banda. Anzi, l’ultima volta era a cavallo. Porta un discorso sul Cantico dei Cantici e l’amore. “L’amore è l’infinito messo alla portata di ognuno di noi. Essere al mondo è uno scherzo grandioso, e perché siamo al mondo? Per amare.” Sentir parlare Benigni con la sua dialettica travolgente mette davvero voglia di vivere.


Salgono poi sul palco i Pinguini Tattici Nucleari, coloratissimi dentro e fuori come al solito. Portano "I'm going slightly medley". Non solo una canzone per la band, ma un mashup di successi di edizioni passate del festival: da Papaveri E Papere, Nessuno Mi Puo’ Giudicare, Gianna Gianna, Sara’ Perche’ Ti Amo, fino ad arrivare ad Una Musica Puo’ Fare, Saliro’, Sono Solo Parole e Rolls Royce. Palco in fiamme, carica ed energia da ogni singola parola, sembra di assistere ad uno dei loro live.

I Pinguini incendiano l’Ariston.


Poco dopo è il turno di Enrico Nigiotti e Simone Cristicchi, con "Ti regalerò una rosa", brano dello stesso Cristicchi portato a Sanremo nel 2007. Poca reinterpretazione forse, ma colpisce.

Arriva poi il turno di Giordana Angi con Solit String Quartet che propongono insieme "La Nevicata del ’56" (Mina, 1990). Sarà che cantare Mina è una scelta già di per sè rischiosa, soprattutto se davanti hai solo over 50 e l'ologramma spento di Cristiano Ronaldo, quindi mi chiedo, perchè?


Salgono poi sul ring le Vibrazioni accompagnate dai Canova. Dirige l'orchestra il maestro Beppe Vessicchio (scusate, sempre bello ripeterlo) che ottiene più applausi della cover di "Un’emozione da poco" (Anna Oxa, Sanremo 1978) che portano i due gruppi. Non poi così male, ma quel finale trash non convince neanche loro.


Ore X: ho perso la cognizione del tempo, che ore sono? Dove siamo? Perchè non siamo neanche a metà gara?


Si riparte subito con Diodato e Nina Zilli sulle note di "24mila baci", celebre brano di Adriano Celentano del 1961. Scelta del brano particolare, ma nel complesso una bel duetto, forse merito delle coreografie e delle giacche.

Arriva il turno di Tosca e Silvia Perez Cruz che si presentano con "Piazza Grande" , celebre brano di Lucio Dalla del 1972. L'Ariston ne rimane incantato, sarà per la giusta scelta della canzone, per i versi in spagnolo cantati dalla Perez Cruz o magari per l'arrangiamento così delicato.


Scendono le scale Rita Pavone con Amedeo Minghi portando il brano "1950 " dello stesso Minghi.

Ma andiamo avanti che è meglio, visto che siamo arrivati ad una dei duetti più attesi, o forse temuti. Parliamo proprio di San Achille Lauro in duetto con Annalisa. Lauro, in un completo verde a metà tra David Bowie e Jocker, risulta particolare senza dubbio, soprattutto per la scelta del brano "Gli uomini non cambiano" del 1982 di Mia Martini. Rimane il fatto che Achille Lauro è più femminista delle femministe a Sanremo. (Forse). Sicuramente niente di nuovo, (dai c'era arrivato prima Renato Zero con certi vestiti su quel palco), ma devo riconoscere che questa sera non è andata poi così male. Bella la reinterpretazione e l'idea artistica dietro, dettagli curati al 100%. Niente male anche la scelta di farsi accompagnare da Annalisa, forse una delle voci migliori sul palco della serata.

E' il turno di Bugo e Morgan con "Canzone per te " di Sergio Endrigo e Roberto Carlos portato a Sanremo nel 1968. Scelta sicuramente non banale, un brano per niente facile. Peccato solo che il risultato finale è un duello all'ultimo sangue tra "Morgan, Bugo e l'ego di Morgan". I due non sono per niente uniti, zero coesione, Bugo spaesato. Estrosi, particolari, di certo non i peggiori, anzi, ma non del tutto convincenti.


Salgono poi sul palco Irene Grandi con Bobo Rondelli portando una cover di "La Musica è finita" , (Ornella Vanoni e Mario Guarnera, 1967) . Noia. Poco dopo Piero Pelù con Little Tony (in video) nella - permettetemelo - banalissima "Cuore matto" (sempre di Little Tony, da Sanremo 1967). Nonostante la scelta della canzone, la reinterpretazione di Piero Pelù colpisce senza dubbio, così come le corse dello stesso Pelù in sala. Ma dove va?

Arrivano poi Paolo Jannacci con Francesco Mandelli e Daniele Moretto. Portano insieme una cover di "Se me lo dicevi prima", brano di Enzo Jannacci del 1989. Scegliere di dare un' intepretazione a un brano famoso del proprio padre con rispetto ed equilibrio è tutt'altro che facile, ma direi impresa riuscita.


Arriva il secondo momento più temuto della serata. Il dinamico duo del glitter e dei vestiti ambigui: Elettra Lamborghini e Myss Keta con " Non succederà più" di Claudia Mori. Avete capito bene, si. Cult trash immediato già solo dalla presentazione. Vedere l'orchestra di Sanremo cantare "Elettra Lamborghini" ad inizio brano è già di per sè il momento più alto della serata. Avrei sperato in un'apparizione divina di Achille Lauro a completare il tutto e a farmi spegnere definitivamente la tv, ma ci accontentiamo. Cover inascoltabile, voce di Elettra ai minimi storici, Myss Keta che entra per 0.7 secondi, ma a noi non interessa. Elettra Lamborghini e Myss Keta signori. What else?


Dopo 6 mesi, 13 giorni e 46 ore, arriviamo all'ultima esibizione, quella di Francesco Gabbani sulle note di "L'italiano". Caro mio, a quest'ora, dopo Achille Lauro, Myss Keta ed Elettra Lamborghini, ti presenti vestito da astronauta? Ma perchè? Va bene comunque, cover simpatica, brano adeguato, Gabbani sempre nel limbo: non puoi commentarlo così negativamente ma neanche in positivo. La sinistra riparta da Gabbani.


Ed ecco qui la classifica della terza serata (giuria dell'Orchestra)

1. Tosca con Silvia Perez Cruz - Piazza Grande 2. Piero Pelù - Cuore matto 3. Pinguini Tattici Nucleari - Settanta volte / Medley 4. Anastasio con P.F.M. - Spalle al muro 5. Diodato con Nina Zilli - 24000 baci 6. Le Vibrazioni con Canova - Un'emozione da poco 7. Paolo Jannacci con Francesco Mandelli e Daniele Moretto - Se me lo dicevi prima 8. Francesco Gabbani - L'italiano 9. Rancore con Dardust e La Rappresentante di Lista - Luce 10. Marco Masini con Arisa - Vacanze romane 11. Raphael Gualazzi con Simona Molinari - E se domani 12. Enrico Nigiotti con Simone Cristicchi - Ti regalerò una rosa  13. Rita Pavone con Amedeo Minghi - 1950 14. Irene Grandi con Bobo Rondelli - La musica è finita 15. Michele Zarrillo con Fausto Leali - Deborah 16. Achille Lauro con Annalisa - Gli uomini non cambiano 17. Levante con Francesca Michielin e Maria Antonietta - Si può dare di più 18. Giordana Angi con SOLIS String Quartet - La nevicata del '56 19. Elodie con Aeham Ahmad - Adesso tu 20. Alberto Urso con Ornella Vanoni - La voce del silenzio 21. Junior Cally con i Viito - Vado al massimo 22. Riki con Ana Mena - L'edera 23. Elettra Lamborghini con MYSS KETA - Non succederà più 24. Bugo e Morgan - Canzone per te


Fateci sapere se siete d'accordo con la classifica della terza serata, nel frattempo prepariamoci ad un'altra battaglia, anche stasera vince chi rimane sveglio.

Stasera. 20.30, Rai 1. Quarta puntata del festival di Sanremo. Continuiamo a lottare insieme.


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