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"Lux Eterna Beach", un disco eterno per il sublime duo Colapesce e Dimartino - Recensione

Credo che fare musica che non invecchia mai sia la forma più alta di talento che un musicista possa avere. Il magic duo Colapesce & Dimartino questo talento ce l’ha sempre avuto, sin dai loro rispettivi esordi solisti. La loro unione artistica, poi, a partire dal 2020 non ha fatto altro che unire pezzi di un puzzle narrativo che da allora è diventato il sogno eretico di ogni appassionato di cantautorato italiano fatto bene. Vederli lavorare insieme è stato come vedere due universi estremamente densi e brillanti fondersi a crearne uno nuovo dai confini decisamente più ampi e ambiziosi.


È così che quindi tre anni dopo il primo album in comunione, “I mortali” – il quale contribuì a portare una ventata di bellezza di cui avevamo disperatamente bisogno nelle nostre vite in un anno orribile sotto tanti punti di vista – arriva in questo novembre uggioso “Lux Eterna Beach” (Numero Uno / Sony Music), ed è inutile che provi a spiegare a parole l’hype che questo album portava con sé nella mia testa, fin dal suo annuncio: fidatevi, era pericolosamente alto. La rinascita in forma di duo implicava infatti anche un nuovo conteggio ordinale dei lavori in studio per il neonato gruppo, per cui appunto “Lux Eterna Beach” sarebbe stato il secondo fatidico passo nella sua storia, cruciale per antonomasia.



A partire da “La luce che sfiora di taglio la spiaggia mise tutti d’accordo”, un lungo titolo per un lungo brano (6 minuti e 20 di puro estro creativo), un’overture che si prende tutto il tempo necessario con un outro da capogiro, un groove alla Radiohead, virtuosismi lirici e musicali, un respiro alla Battiato e chissà cos'altro nascosto tra le righe del pentagramma a formare un'immagine senza tempo su una spiaggia assolata dagli occhi che sanno mettere tutti d'accordo. Per passare poi alle relazioni architetturalmente complicate che ti scavano dentro e ti portano a spasso in vie barocche fatte di capelli sciolti, paure e sogni infranti di “Sesso e architettura”, con cassa dritta e piede alticcio che segna il tempo soddisfatto. L'approccio senza tempo si rivela poi infallibile anche quando il duo si dedica a questioni più spinose, come in “Ragazzo di destra”: un trionfo di ironia che strappa più di qualche sorriso nelle sue sfaccettate strofe tra il serio e il faceto, una sensibilità priva di qualsiasi intento moralistico o didascalico che, chissà, potrebbe anche trarre in inganno qualche ragazzo di destra che l'ascoltasse distrattamente non cogliendone i sottili doppi sensi (chiederemo ad ISTAT un’analisi approfondita).



In terre già esplorate troviamo “Splash”, che da Sanremo 2023 non è mai uscita dalle nostre playlist di Greatest Hits, meritatamente. Un gran bel pezzo, in equilibrio perfetto tra i tratti da hit e quelli ricercati e intelligenti da cantautorato nostrano. Il logorio della vita moderna, delle aspettative, del lavoro alienante: vivere oggi è un baccarà e l’unico modo di sopravvivere è tuffarsi in qualcosa di leggero e fresco di tanto in tanto.


“Forse domani”, che vede la preziosa partecipazione di Joan Thiele, è uno dei miei brani preferiti. Sia per la sua voce – che adoro – sia per l’estetica suggestiva e simbolista, a tratti ermetica, che scandisce ogni secondo del brano per farci vagare con l’immaginazione in “un presente che non ha mai fretta di esser diverso da ciò che non è”. Dalle stelle alle tasche ci porta invece “30.000 euro”, un pezzo pragmatico e paziente, che in una cornice di archi ci pone domande più serie di quanto in apparenza possano sembrare, col pretesto quasi banale del cosa farci di uno stipendio annuale medio italiano. Ritornellone pop e riff super catchy fanno di “Considera” un pezzo piacevole e pregno dell’invidiabile tatto esistenzialista dei due, che apre le porte alle ultime tre intense tracce dell’album.



Trova spazio in questo splendido album anche una perla di Ivan Graziani, “I marinai”. Una poesia inedita del cantautore abruzzese, per l’occasione rispolverata e completata dai cantautori siciliani. Sfiorando anche temi di struggente attualità, questi versi sembrano raccontare dei tanti, troppi figli e figlie rimasti in mezzo a quel lembo di mare nostrum tanto bello quanto ignorato da politiche europee ed italiane di dubbia efficacia in materia di immigrazione e missioni umanitarie. Una chitarra e tre voci all’unisono che ci fanno volare lontano, eppure così vicini a un presente a volte crudele. “Cose da pazzi”, già parte della colonna sonora di “The bad guy”, ci avvicina alla fine dell’album tra contraddizioni affettive e immagini suggestive che sembrano tratte dalla quotidianità di ciascuno di noi, da relazioni anarchiche e amori senza pietà. Dedicato alle anime perdute arriva nella sua bellezza neoclassica “Neanche con Dio”, l’ultimo appello di chi in pace con sé stesso ci ha fatto l’abitudine di non starci neanche durante le assolate domeniche pomeriggio all’italiana. E a rielaborare ciò che abbiamo ascoltato finora ci accompagna “Lux eterna beach”, strumentale onirica e sgargiante che sublima ogni pensiero urlato o soffocato che ci sia balenato in testa durante l’ascolto di questo album di ordinaria maestosità.


Ordinaria perché, fortunatamente, con Colapesce e Dimartino siamo da sempre abituati ad aspettarci grandi cose, senza venir mai delusi. “Lux Eterna Beach” è un lavoro che prescinde il tempo e lo spazio, come ogni cosa che tocchi il magic duo: è questa la loro cifra distintiva, non seguendo mode, correnti, trend e onde, fanno arte nata per restare, per tracciare nuove strade, per perdersi all’orizzonte perché in continua evoluzione ma brillando in cielo come riferimento per tutto ciò che viene dopo. E non potrei essere più orgoglioso che questo privilegio musicale sia stato dato a noi italiani (e a me per primo in questa vita).


Grazie ancora, per sempre vostro.

Nicola.


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