Autunno esistenziale, 4 canzoni per affrontare la fine dell'estate - Top of the Shots

L'autunno è la stagione che per eccellenza gode di uno stato ambivalente nel vissuto emotivo delle persone. Non porta con sé solo l'arrivo del primo freddo, le giornate più corte ed il conseguente mutare di tutto ciò che ci circonda, ma un'infinità di significati simbolici e di indissolubili ricordi: l'inizio della scuola, la fine dell'estate, quello che a tutti gli effetti viene percepito come l'inizio di un nuovo anno. Oggi, in Top of the Shots, vi proponiamo 4 pezzi e 4 modi differenti di affrontare la stagione delle foglie secche.


Sarebbe stato difficile iniziare questo articolo senza fare menzione della prima canzone che andremo a proporre, che ad una descrizione poetica dello scenario autunnale assimila quella del mutamento della propria interiorità. "Autunno" di Francesco Guccini è un brano esistenziale dal quale emerge forte la sensazione di vita che sfuma via dall'autore e da tutto ciò che lo circonda, lasciandolo intorpidito ed in balia della stagione morta.



In autunno gli alberi perdono le foglie, come a volersi liberare del superfluo. In un processo di catarsi lasciano andare ciò di cui non avranno più bisogno nei mesi a venire. Le foglie secche, cadute ai loro piedi, sono destinate a diventare polvere e poi marcire.

Immersi in un ambiente che sembra andare in risparmio energetico, non siamo esenti dalle suggestioni che da esso provengono. Non a caso i primi mesi dell'autunno coincidono, per molti, con i mesi di un nuovo inizio: il nuovo anno scolastico, il nuovo anno sociale, l'inizio di un nuovo approccio alle cose. In un processo non privo di qualche dolore, imitiamo gli alberi e ci spogliamo degli eccessi e di tutte quelle cose che, non si sa bene come, sentiamo di dover abbandonare. È proprio in questo contesto che Dimartino scrive "Maledetto Autunno", un pezzo in cui con agonia canta la separazione da qualcosa che non sente più suo, e "maledetto autunno, me l'hai detto tu".



L'estate che finisce non è, tuttavia, solo contesto di negatività. Quasi nessuno è infatti immune dall'eterno fascino e romanticismo del manto fogliare ingiallito e di tutti i rituali che lo accompagnano.

Le ultime giornate di fievole sole sono compagne perfette di quelle passeggiate dove ogni passo fa scricchiolare foglie e rametti, ed il primo freddo ci fa riscoprire il piacere di rientrare in una casa calda, di berci un tè e di indossare gli abiti pesanti chiusi da mesi nel ripostiglio. L'atmosfera di una giornata di pioggia autunnale vissuta al caldo da dietro il vetro di una finestra porta con se quella tranquillità che, in fondo, ci era mancata.


Se quindi può capitare che un po' di malinconia arrivi assieme a quei tramonti sempre più anticipati, innegabilmente l'autunno porta con sé una lunga serie di sensazioni piacevoli che lo rendono una stagione quasi pacificante. Chet Baker suona, accompagnato da Paul Desmond, "Autumn Leaves", brano pregno di tutte queste impressioni.



L'autunno è una stagione, si diceva, fortemente ambivalente. Sottilmente angosciante, allo stesso tempo vagamente rincuorante. Periodo di rinascita, ma anche di perdita, momento in cui si trovano nuove forze, ma ci si imbatte anche in vecchie debolezze. "Capire Settembre" non è un'impresa semplice, e non a caso i Fine before you came gli dedicano un accompagnamento musicale violento e tormentato. Il brano, nella sua integrità, sembra proprio essere una stagione autunnale condensata in 4 minuti, un dolore necessario attraverso il quale "portare pazienza, è soltanto questione di ore".



Che vi troviate nella categoria di persone che amano l'autunno e lo attendono tutto l'anno, o in quella di chi lo teme e desidera essere un po' rondine che migra verso un'eterna estate, è difficile che l'autunno passi dalla vostra vita inosservato, e se le condizioni climatiche rendono l'uscire di casa sempre meno invitante, speriamo di avervi convinti che rimanere a casa ad ascoltarsi tutta la musica in linea con questa atmosfera è una validissima alternativa.