• Jacopo Greppi

Memento mori, 3 canzoni che parlano di morte - Top of the Shots

La morte è un fenomeno che in tempi recenti è diventato uno dei tabù più sensibili della nostra società. Se un tempo era relativamente ordinario averci a che fare anche da vicino, oggi la morte è nascosta, celata, allontanata: in questo articolo di Top of the Shots vi proponiamo 3 canzoni che affrontano questa tetra tematica sotto diversi punti di vista.



Nonostante lo sforzo collettivo ed il progresso medico e scientifico, la morte pare ancora essere l'unica certezza all'interno della vita umana. Per quanto amaro possa esserne il pensiero c'è chi, in ciò, trova un pacificante ordine: non importa che tu sia stato ricco, virtuoso o infame, alla fine della vita ti tocca morire, e se oggi tocca a me domani toccherà a te. Interpretando questo spirito il maestro Vinicio Capossela scrive la "Danza Macabra", brano tratto dall'album "Ballate per Uomini e Bestie". La morte in eterno continua la sua danza e, come Capossela ricorda nel testo, a questa Danza Macabra nessuno è sordo.



La morte poi, per quanto controintuitivo, resta pur sempre un problema dei vivi. Siamo noi a celebrare i morti, siamo noi a seppellirli e siamo noi a portare il peso della loro assenza.


Quale sia la prospettiva di un morto è una domanda alla quale forse mai avremo risposta, e se mai l'avremo non saremo più qui per raccontarlo agli altri. Questo mistero, il più spaventoso e profondo di tutto l'universo, ci tormenta ed affascina da sempre. Forse spinti da una necessità di esorcizzarne l'inquietudine fantastichiamo e cerchiamo di immaginarci (o di fabbricarci) delle certezze su ciò che ne sarà di noi. Il 29 novembre 2010, il regista Mario Monicelli, 95enne e malato terminale di cancro, si toglie la vita gettandosi dalla finestra della sua stanza di ospedale. Tre anni dopo, il cantautore toscano Appino, gli dedica il brano "Il Testamento", che dà anche il nome al suo primo album studio da solista. Nel testo, Appino si propone interprete proprio della prospettiva che un uomo prossimo alla morte ha sulla vita.



In questa vicenda, all'atavico timore per la morte si contrappone la scelta di chi ci si abbandona, si spera, con senso di pace. Questa prospettiva viene ancor di più esplorata nel brano "KOMM, SUSSER TOD" (letteralmente "vieni, dolce morte") cantato da Arianne Schreiber, arrangiato da Shiro Sagisu e scritto da Hideaki Anno, autore celebre non per la sua carriera musicale, ma per aver ideato l'universo di "Neon Genesis Evangelion". La canzone è scritta proprio con la finalità di diventare colonna sonora per il film "The End of Evangelion". Il desiderio suicida che emerge dal testo, accompagnato quasi ironicamente da note allegre, è contestualizzato nell'anime alla ricerca dell'essere umano di una fine alle proprie eterne sofferenze. La morte, in questo caso, è interpretata e visualizzata non tanto come la fine della vita, quanto come la disgregazione dei limiti di quello che è il proprio ego, e di conseguenza delle proprie colpe, vergogne e tormenti.



La nostra fine è l'unica vera certezza che abbiamo. Che il pensiero sia spaventoso o pacificante, questo è un problema che, come si diceva, riguarda i vivi. Quando saremo morti, il mistero, il sue fascino e le relative ansie, in un modo o nell'altro saranno svaniti. Resta tuttavia da chiedersi, in quest'ottica, se a fare più paura sia l'incombere di una fine, oppure la totale assenza di essa, condizione alla quale sembriamo aspirare, ed in attesa di qualcuno che torni indietro per raccontarci come sia stare dall'altra parte, non possiamo fare altro che passare il tempo ascoltandoci qualche pezzo per metterci nello spirito giusto.