• Martina Strada

RuPaul's Drag Race e l'importanza di accettarsi - #PrideVision

Nel secondo giorno del PrideVision parliamo di RuPaul's Drag Race, quello che era nato come un esperimento televisivo e ora invece è uno dei programmi più visti e amati della tv mondiale non solo per l'intrattenimento ma anche per i temi sociali che tocca.


Immaginate nel 2009 di essere negli Stati Uniti e di imbattervi in un programma con delle luci fastidiose dove nove drag queen si sfidano per vincere venti mila dollari e il titolo di America's Best Drag. Forse non molti si sarebbero soffermati, ma qualcuno deve averlo fatto perchè è il 2020 e non solo Drag Race è alla dodicesima stagione ma ha anche cinque stagioni della versione "All Stars", l'edizione britannica, canadese e australiana (per dirne alcune) e una convention annuale.


RuPaul è una drag queen che calca i palchi mondiali dal 93 e che ha collaborato con tantissimi artisti della scena internazionale come Elthon John e Diana Ross. Da quando "Supermodel (You Better Work)" entra nelle classifiche la carriera di RuPaul tocca alti picchi fino a quando nel 2009 crea "Drag Race". L'idea di questo reality è basato sulla falsa riga di "America's Next Top Model" dove le concorrenti usano carisma, unicità, coraggio e talento (charisma, uniqueness, nerve and talent) non solo per vincere sfide di canto, recitazione e cucito ma per portare avanti l'eredità di Mama Ru.



Negli anni le concorrenti hanno affrontato i più disparati argomenti come l'omofobia, i disturbi alimentari, le incomprensioni familiari dovute all'outing, la depressione e questo ha fatto sì che molti degli spettatori non si sentissero soli ma capiti e che realizzassero che anche altre persone hanno i loro problemi.Nelle esperienze delle drag in molti – a prescindere dalla cultura, età, appartenenza sociale e orientamento sessuale - si sono rispecchiati e ne hanno trovato dei modelli e delle ispirazioni per cambiare la propria vita o per migliorarla. C'è stato chi anche tra le partecipanti ha trovato il coraggio di rivelare ai propri genitori la professione di drag e chi invece ha scoperto che truccarsi e mettere un paio di tacchi non è solo lavoro ma di essere una donna trans e così aprire diverse diatribe sulla possibilità di essere una donna e fare la drag queen. Perchè i pregiudizi albergano anche nella comunità LGBT+.

Questo però non vuol dire che RuPaul's Drag Race sia solo tristezza e commozione ma è anche e principalmente intrattenimento e risate – come spesso dicono il drag non è prendersi sul serio. Troviamo quindi elementi come Alyssa Edwards, Alaska, Katya, Vanessa Vanjie Mateo o Bianca Del Rio che scatenano la risata anche solo con uno sgardo in camera, ci sono delle gag che tra i fan sono rimaste storiche come il ritorno di Shangela che esce dalla scatola, Latrice Royale in prigione, lo sfogo di Aja nei confronti di Valentina giusto per dirne alcune e poi i tormentoni come Adore Delano che per ogni cosa esclama "Party!", Alexis Mateo che urla "Bam!" o Jinx Moonsoon che prima di ogni critica sussurrava "Water off a duck's back" per ricordarsi di lasciar correre le critiche negative.

Uscite dal mondo dorato di Drag Race ci sono state modelle come Violet Chachki, Milk e Aquaria che hanno sfilato per Moschino o al MET Gala del 2019, attrici come Willam, cantanti come Adore Delano, Alaska e Trixie Mattel.

Tra i giudici, tra cui in pianta stabile dalla terza stagione Michelle Visage, sono le star più disparate: da Lady Gaga a Nicki Minaj, passando per attori conduttori coreografi o produttori del clibro di Todrick Hall o Ross Matthews che in Italia magari non sono conosciuti ma in America hanno un discreto seguito.

RuPaul in tutto questo ha il ruolo non solo di guru o guida ma anche di giudice e ago della bilancia nella crescita delle sue figlie drag, e anche lei ha i suoi tormentoni che non solo sono frasi simpatiche ma anche possibili mantra che ci si possono ripetere nei momenti bui (o in contemporanea a RuPaul mentre guardate l'episodio): tra queste troviamo "don't fuck it up" letteralmente "non fate c*zzate" o "sashay away" e "shantay you stay" per quando una concorrente viene eliminata – nel primo caso - e per quando le è permesso restare – nel secondo.



Superate i vostri pregiudizi e guardate questo programma. Dopo ogni stagione non scoprirete solo un mondo che magari ignoravate ma anche qualcosa di voi che non sapevate, una forza nascosta di cui avevate bisogno, il coraggio di fare qualcosa che prima vi mancava perchè sapete che da qualche parte, dall'altra parte del mondo c'è qualcuno che ha passato la stessa cosa e ne è uscito più forte.Fatevi trascinare in un universo che non è solo glitter e gioia ma anche abbandono, delusione, rabbia: inizierete ad usare un gergo che vi era sconosciuto, resterete ammaliati dalla passione con cui questi artisti combattono a suon di lipsync for their life e il dolore che deve voler per piazzarsi un pezzo di nastro isolante tra le gambe e trasformarsi da affascinanti uomini in jeans a bellissime donne in body o costume da bagno.Perchè RuPaul's Drag Race ha dato un posto al mondo a chi pensava di non averlo, ha dato una speranza a chi credeva di non averne più, ha regalato della leggerezza a chi credeva di non poteva più permettersela e spunti di riflessione a chi pensava di sapere tutto.

Guardatelo.


E ricordatevi "if you can love youself how in the hell you're gonna love somebody else?"

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