• Ludovica Petrilli

"Raccontare la realtà dei fatti è tutto" Intervista Comete

Comete è il nome d'arte di Eugenio Castagna, un artista che partendo dalla strada è riuscito a conquistare il grande pubblico grazie alla sua partecipazione ad X-Factor 13.

Comete è entrato nelle case ma soprattutto nei cuori degli italiani grazie alle sue canzoni dirette e schiette che non si perdono dietro giri di parole.

Il suo nome d'arte rappresenta la sua poetica: "Come te", racconta le sue storie ma che allo stesso tempo sono le storie di tutti.

Oggi in occasione dell'uscita del suo singolo "Glovo", brano già presentato durante le audizioni del talent show, ho avuto la possibilità di fargli qualche domanda!




Ciao Comete! Per la gioia dei tuoi fan è finalmente uscita la canzone che ti ha reso celebre al grande pubblico: "Glovo". Perché hai aspettato così tanto a pubblicarla?

Ciao ! Beh per la gioia dei miei fan ma anche per la mia, sono entusiasta!

Glovo sarebbe dovuta uscire per febbraio/ marzo ma il mood del mondo in quel periodo non mi sembrava in sintonia con la chitarra spensierata di Glovo.

Ora i pensieri sono tanti ma quella chitarra ci serve e Glovo doveva uscire.

Il brano parla di una storia d'amore che si trova in bilico e cerca in tutti i modi di mandare avanti un qualcosa che ormai non c'è più. Non trovi che anche il saper lasciarsi sia un atto d'amore?

Certo, lasciarsi andare è un gesto d’amore e di rispetto verso l’altro, sulla carta tutto molto bello ma la realtà a volte è diversa e piena di mille sfaccettature.

Glovo è questo... Le sfaccettature.

La prima frase della canzone è un omaggio a "La collina dei ciliegi" di Lucio Battisti. Perché questo omaggio ?

Non c’è un perché, è stata una cosa istintiva.

Pensavo alla paura che pervade la fine di un rapporto, la paura di lasciarsi andare, paura di essere liberi, di riscoprirsi e la voglia di essere “azzurri e lucenti”.

La collina dei ciliegi è libertà, poesia e soprattutto un continuo insegnamento e non c’erano parole più giuste di quelle che aveva già scritto Lucio.

"Hai già fatto tutte le cose che ti fanno sentire migliore", questa è una piccola citazione del brano uscito il 19 giugno "Ma tu". Cosa ti fa sentire migliore nella vita di tutti i giorni?

In parte si.

Ho suonato e cantato, ho risposto alle mail... La giornata è ancora lunga.

Per me è molto importante fare “le cose che ti fanno sentire migliore”, non si tratta di beneficenza o aiutare le vecchiette ad attraversare la strada (oppure si) ma di quello che ti fa stare bene.

Quando ho del tempo libero mi piace stare stravaccato sul divano ma so che se vado a correre mi sentirò “migliore”.

Sembra una cosa stupida ma la trovo quella piccola rivoluzione quotidiana che ognuno può fare ogni giorno per se stesso, per sentirsi meglio.

Molto importante per il tuo percorso musicale è stata la partecipazione ad X-Factor 13. Molti considerano il talent show come uno spettacolo patinato dove si premia più un buon interprete che un artista vero e proprio. Ma allo stesso tempo dà la possibilità a molti artisti di guadagnarsi la fama che si meritano. Cosa ti ha spinto a partecipare a questo programma?

Era la terza volta che provavo X-Factor e la milionesima volta che provavo la qualunque.

Ho rotto le scatole a tanta gente, mandano provini dei miei pezzi, suonando ovunque, partecipando a festival.

Ho bussato a tutte le porte possibili, X-factor nel 2019 mi ha fatto entrare.

Il talent è un’esperienza formativa, un lavoro immenso per qualche minuto su quel palco.

Quei pochi minuti sono il tuo momento e la gente cerca emozioni più di ogni altra cosa. Il programma è un contenitore di cose belle e brutte, vere e meno vere.

Io sono stato me stesso e mi sono divertito tanto.

Nel programma durante i bootcamp hai cantato una cover che ha portato alle lacrime Malika Ayane: "En e Xanax" di Samuele Bersani. Perché hai scelto quella canzone?

En e Xanax è uno dei pezzi del cuore, una bomba a mano che ti esplode nello stomaco.

X-factor è un programma prevalentemente di cover e passando in rassegna tante canzoni quella di Samuele Bersani è stata fin da subito una delle mie preferite.

Ci sono tante canzoni belle ma per ricantare un pezzo ci deve essere un legame viscerale con questo. En e Xanax era in pancia e l’ho cantata in maniera molto spontanea, solo così sei credibile con una canzone non tua.

Per curiosità, cosa ne pensi del suo nuovo lavoro discografico "Cinema Bersani"?

Sono stato un infiltrato nella conferenza stampa a Milano per l’uscita del tanto atteso album di Samuele. Quel giorno, oltre l’album, Bersani ha fatto un regalo a tutti presenti con le sue parole e la sua sensibilità.

“Cinema Samuele” ti prende e ti porta da un'altra parte perché Samuele apre il cuore e ti ci fa entrare. Ho tanto da imparare da artisti come lui.

“Il tuo ricordo” è qualcosa di sconvolgente.

Oltre a En e Xanax hai cantato molte cover durante i live. C'è un'esibizione che ti ha fatto emozionare particolarmente?

Mi ha emozionato cantare “Scomparire”, di Giovanni Truppi.

Mai avrei pensato di portare un pezzo del genere su quel palco e salirci “nudo”, voce e chitarra.

Anche la semifinale con Tiziano Ferro, duettare con lui… Ero praticamente una ragazzina al liceo con il diario della Smemoranda sotto braccio con il testo di sere nere accanto ai compiti di scienze.

Durante il tuo percorso nel talent è uscito l'inedito "Cornflakes", una canzone d'amore che ha la capacità di far immedesimare l'ascoltatore, grazie alla sua schiettezza e per i molti riferimenti alla quotidianità. Non a caso definisci il tuo genere come "Real pop". Quanto è importante per te raccontare la realtà nei tuoi brani?

Raccontare la realtà dei fatti è tutto. Scrivere canzoni è come fare foto, devi trovare la luce giusta e la prospettiva che più ti piace ma il soggetto siamo sempre noi, le nostre vite, le nostre case, le strade, i Cornflakes


Inizialmente eri un artista di strada. Cosa ti ha portato a scendere per strada ed esibirti davanti a un pubblico così vasto ed imprevedibile?

Facevo lavori che non mi piacevano, non ero felice.

Ho iniziato per gioco fino a che guadagnavo di più suonando per strada che facendo altro.

Sono stato quattro anni circa tra via del corso, San Lorenzo in Lucina e piazza del popolo.

La cosa strana di suonare per strada è che non viene nessuno a sentirti, sei tu che devi riuscire a far fermare la gente. Questo mi ha insegnato molto.

Quando suono penso sempre che quelle persone potrebbero continuare i loro giri per il centro, così cerco sempre di dare di più per farli rimanere li concentrati ad emozionarci insieme.

Dopo aver ripercorso al contrario alcuni episodi della tua carriera, quali saranno i tuoi prossimi progetti?

Navighiamo a vista con la situazione che stiamo vivendo.

Stiamo mettendo a punto l’album e i prossimi singoli sperando di suonare al più presto tutti stretti e assembrati.

Purtroppo questo virus ha tolto la cosa più bella e il fine del mio lavoro, il live, ma torneremo presto per piangere e ballare insieme.



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