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Piqued Jacks dai tour in camper all'Eurovision: le occasioni d'oro non nascono per caso - Intervista

San Marino non è mai stata così rock: dopo la vittoria al contest, i Piqued Jacks saliranno sul palco del contest musicale più celebre d'Europa alla Liverpool Arena il prossimo 11 maggio. Siamo da sempre abituati a vederli cambiare, sperimentare, buttarsi (anche letteralmente giù da un aereo per presentare il loro album Synchronizer) e credere nella forza della musica e della dimensione live che portano su piccoli palchi nei pub sperduti di tutto il mondo a festival americani ben più noti. La fiducia nel proprio lavoro e la voglia di rivincita dopo un periodo difficile e limitante per il mondo artistico li portano ad una nuova sfida: l'Eurovision, dove porteranno il brano "Like an animal".


In occasione della loro partecipazione all'Eurovision Song Contest 2023, abbiamo avuto il piacere di fare quattro chiacchiere con Tommaso (nome d'arte Holy-Hargot), batterista dei Piqued Jacks. Tommaso ci ha parlato della nascita del gruppo, della storia dietro al pezzo che canteranno e suoneranno, della sua visione della musica e quanto sia importante per lui e gli altri membri poter partecipare all'Eurovision.



Ciao Tommaso, benvenuto su IndieVision! Te e gli altri membri dei Piqued Jacks come state vivendo queste settimane post vittoria di Una Voce per San Marino e pre-Eurovision?

Ciao Edoardo, grazie mille! Guarda, devo essere sincero, la stiamo vivendo a pieno, se si può dire, perché è un’esperienza totalmente nuova per noi, vabbè, è un po' nuovo per tutti quelli che sono all’Eurovision, a parte per chi ha già partecipato. Per noi in particolar modo perché, devo dire, che venivamo da totalmente altri ambienti. Qui ci siamo trovati in Tv, davanti a delle telecamere, a scambiarci pareri con altre band, altri progetti, progetti totalmente diversi e quindi è una super esperienza, anche difficile da descrivere, onestamente. Abbiamo fatto sette tappe, i preshow dell’Eurovision, in giro per l’Europa e in ognuna conoscevamo qualcuno o entravamo più in relazione con qualcuno; quindi, è stata veramente una bella esperienza ed infatti non vediamo l’ora di andare a Liverpool perché ne abbiamo bisogno.


Visto che mi hai detto che è indescrivibile, tre parole per descriverla, le prime che ti vengono in mente.

Stancante in positivo, emozionante ed unica come cosa. Ora io, in special modo, ti parlo dei pre party, perché quelli abbiamo fatto. Però è veramente una grande emozione perché c’è un’organizzazione eccezionale dietro che ti lascia di stucco, è una cosa veramente organizzata bene. Addirittura, ne parlavamo ieri, da Varsavia a Tel Aviv l’organizzazione Eu ha affittato un aereo privato per portare tutto lo staff, la delegate dell’Eurovision, anziché farci prendere un volo classico, visto che eravamo una quarantina di persone. Quindi è stata un’esperienza anche quella, perché giustamente eravamo tutte persone che si conoscevano già, avevamo già fatto dei pre party insieme e quindi è stata una festa in aereo, una cosa molto bella, devo ammetterlo.


Quindi, avete già conosciuto degli artisti che parteciperanno all’Eurovision, giusto?

Sì, sì assolutamente, la maggior parte a parte quelli che non si sono presentati ai Pre-party, tipo Marco Mengoni (ride, ndr).


Con gli altri artisti italiani, ossia Mengoni e la rappresentante della Norvegia italo-norvegese Alessandra, avete avuto contatti?

Allora con Mengoni no, purtroppo, anzi stiamo facendo appelli a qualsiasi persona, perché noi lo stimiamo, mia sorella e mia madre sono fissate, ma noi lo apprezziamo come artista e cantante, anche se non c’entra assolutamente niente con noi, a livello musicale. Speravamo di trovarlo in un pre party, però è in un momento totalmente pieno di impegni che forse per lui l’Eurovision è una cosa in più, cioè viene da un doppio Sanremo vinto, ci è già stato dieci anni fa all’Eurovision. Speriamo di poterlo conoscere e di incontrarlo presto.

Per quanto riguarda Alessandra, siamo diventati molti amici, ci divertiamo un sacco perché è una delle poche che parla italiano, cioè parla benissimo italiano, è norvegese, cresciuta laggiù, ma nata in Liguria. Lei è una ragazza super simpatica, fantastica; io la prendo sempre in giro perché avevo capito che avesse il padre italiano ma sì, capisse l’italiano ma non lo parlasse in maniera top, ed invece questa parla in maniera assurda, molto meglio di me e quindi, tutte le volte che la vedo, gli dico: “Alessandra ma quindi anche te sei italiana?” e mi manda a quel paese, ma per il resto scherziamo molto, facciamo le partite a calcio balilla insieme. A parte gli scherzi, Alessandra è molto brava e speriamo di conoscerla anche meglio, anche perché questa cosa di fare gruppo insieme agli altri concorrenti, secondo me, è veramente bella e umana come cosa, ti fa passare la gara nei migliori dei modi.


Come vi siete trovati con gli altri musicisti che provengono da tutta Europa, di culture differenti?

È stata una cosa assolutamente bella, anche perché ognuno ha una propria caratteristica. Ad esempio ci sono quelli che sono un po' più freddi, i nordici, quelli che sono un po' più aperti, quelli dell’est e ovest, Spagna e Portogallo, e poi ci siamo noi che si rappresentiamo San Marino, ma siamo italiani e stiamo portando la nostra italianità e la gente se ne sta accorgendo. Si capisce che siamo italiani per come facciamo festa, cerchiamo di divertirci, scherzare ed ironizzare.

Essere lì per la musica, è un qualcosa di più grande; giustamente sono tutte persone che vivono o cercano di vivere di questo e quindi trovarsi lì tutti insieme significa che qualcuno ha creduto in te e quindi è ancora più motivante come cosa. Anzi diciamo che, questa cosa che hai detto tu (ossia, conoscere gli altri artisti, entrare in relazione con loro), il livello è molto alto, ma non voglio dire che entri in questa competizione sportiva, perché, appunto, se volevamo competere in questa maniera uno andava a giocare a calcio o a qualcos’altro, ma ti da modo di crearti energie, prendere la carica. Stimolante, perché ci sono artisti molto bravi e di livello che fanno degli show pazzeschi, magari, rispetto a noi che, comunque, siamo una classica rock band che andiamo e saltiamo, mentre artisti pop hanno una coreografia, una struttura, dei balletti e quindi queste cose qua sono utili per gente come noi, che veniamo da tutt’altri ambienti, per prendere ispirazione.



Parteciperete all’Eurovision per San Marino con il brano “Like an animal”. Com’è nata questa canzone e perché avete deciso di partecipare ad “Una voce per San Marino”?

Guarda, ti parto dalla seconda che è più breve; è stata una cosa un po' buttata lì, sai quando uno è a fare un riunione. Al chitarrista, Marco, gli venne in mente questa cosa e disse “ragazzi, sapete che c’è questo concorso, Una Voce per San Marino, a cui l’anno scorso ha partecipato Achille Lauro, che canta in italiano e sarebbe interessante parteciparvi, magari ci accettano, perché abbiamo un pezzo inglese, potrebbe essere un’occasione anche per cantare anche all’estero”. Tutti dubbiosi, vari "mah, boh, vabbè, c’è andato Achille Lauro, cosa c’entriamo noi?" Non siamo una band da concorso, più da festival e quindi sta cosa ci faceva un po' il naso. Però, veniamo da degli anni pandemici che ci hanno veramente tolto tanto, ad esempio noi avevamo un tour organizzato in America, da New York alla California, e ci sono saltate tutte le date. Quindi partecipare ad una voce per San Marino è stato un po' un’occasione per rimontare in sella; abbiamo pensato: “vabbè, dai cerchiamo di fare tutto quello che ci potrebbe dare una ricarica”. Così abbiamo deciso di iscriverci, più di 1000, poi 600, poi 300, poi 60 e poi 20 finalisti e noi siamo rientrati in quei 20 e già quello per noi era incredibile, onestamente. Poi andando avanti abbiamo vinto, incredibilmente. Quindi è stata così (la decisione di partecipare) molto naturale come cosa, anche un po' inaspettata, devo essere onesto; cioè, tutti crediamo nel progetto e sappiamo le qualità che portiamo sul palco, però tra credere nel progetto ed aspettarsi il primo posto in una Voce per San Marino e per andare a rappresentare lo Stato di San Marino all’Eurovision è un bel distacco.

Invece, per quanto riguarda la prima domanda “Like an animal” è nata, se te lo dico non ci credi nemmeno, poco dopo la pandemia, quasi a fine. Noi avevamo questo riff buttato lì e pian piano, con molta calma, abbiamo buttato giù una struttura al pezzo, Andre ci ha scritto sopra e questo pezzo, in effetti, da subito ci ha dato delle emozione, cioè dicevamo “Madonna questo deve essere un singolo. Deve uscire come un singolo. In effetti, ha qualcosa in più degli altri, etc…” Alla fine si è presentata quest’occasione e ci hanno accettato, appunto, ad Una Voce per San Marino, ci hanno selezionato e a quel punto dovevamo dare un pezzo inedito e questo era quello più avviato, più avanti e abbiamo deciso, abbiamo detto “va bene ragazzi, se veramente lo sentiamo rock, facciamoci il cavolo che ci pare” anche perché, immaginavamo, che la maggior parte delle persone avrebbe portato roba più leggera ed infatti così è stato; eravamo quelli un po' più rockettari e questa cosa ha funzionato, il pezzo è piaciuto ed ora ci stiamo divertendo un bel po'.


Dopo la vittoria sanmarinese e la qualificazione all’Eurovision, il vostro nome è salito alla ribalta nazionale; però, la vostra carriera è iniziata nel 2006. Quindi, vorresti raccontarci, soprattutto per il pubblico che vi ha iniziato a conoscere quest’anno, chi sono i Piqued Jacks, come sono nati e perché avete scelto questo nome?

Ti rispondo volentieri anche se sono quello entrato leggermente dopo nel gruppo. I ragazzi fondatori sono Francesco e Andrea Lazzaretti, ovvero bassista e cantante; loro stavano nella solita via, nella solita strada, erano vicini di casa e quindi sono cresciuti insieme e alla fine si sono ritrovati in una stanza con una chitarrina e un microfono e hanno iniziato a giocare su questa cosa qua, non prendendola troppo sul serio. Erano ancora ragazzi adolescenti, età del liceo e quindi stiamo parlando ancora di una roba a scopo ludico. Poi negli anni dopo, successivamente, hanno iniziato a creare il primo album, sono andati a stare in America e dopo che sono tornati dall’America il batterista li ha lasciati e sono entrato io, si parla del 2016. Questa formazione che sta andando agli Eurovision è attiva dal 2019, un anno prima del covid; siamo partiti con un tour, con Marco che viene dalla Puglia e che anche lui si è unito alla band, e niente, in poche parole è nata un po' così per caso. Devo dire che questa formazione è dal 2019 attiva e si sente, cioè devo dire onestamente siamo molto freschi, anche a livello umano, tra di noi, anche se ci conosciamo da degli anni, cioè dal 2016 ad oggi sono passati 7 anni, che non sono, non sono pochi. C’è da dire, anche, che siamo rimasti nell’anonimato per diversi anni perché eravamo in un circuito molto, molto underground. Avevamo scelto di cantare in inglese e, come puoi sapere, per l’Italia è una difficoltà e quindi, d’altronde, è anche una difficoltà entrare nel mercato europeo venendo da una piccola provincia italiana, in maniera indipendente, soprattutto. Insomma, ci siamo fatti una grandissima gavetta e, devo dire, tutt’ora la stiamo facendo, però è una cosa che ci ha formato a livello caratteriale, sul palco, nei tour, nel modo in cui ci poniamo con le persone, ci relazioniamo alla gente e questa cosa ci rende onore, perché a volte sono proprio quelle esperienze lì che formano. Noi ne abbiamo passate tante, tante insieme, anche sul fattore della pandemia; avevamo appena firmato il contratto e dopo due settimane hanno dichiarato pandemia mondiale e poi ne sono successe di cotte e di crude e quindi questa occasione, l'Eurovision, per noi è l’incoronamento dei sacrifici che abbiamo fatto negli ultimi 4 o 5 anni. Non so se è, come dici te, che iniziamo ad essere conosciuti anche in Italia, però spero tanto che, anche l’Italia, si accorgerà di noi.


Penso che si avvicinerà ai Piqued tanto pubblico, soprattutto giovane, perché sono italiani, parteciperanno all’Eurovision e per via del loro stile rock che, in questo momento, sta tornando di moda, anche grazie al caso Maneskin

Dico la verità, quando successe il fatto dei Maneskin siamo stati i primi ad essere veramente contenti perché abbiamo detto: “finalmente, cavolo, una band che suona degli strumenti che ritorna nelle prime pagine, sulla cresta dell’onda, mettendo anche da parte il rap, giustamente in voga in questi anni”. È bene, anche, aver un orecchio a 365 gradi, non ascoltare solo quello che ti porta il mercato; quindi, siamo stati contenti per questi ragazzi che sono riusciti a salire così in alto e abbiamo detto: “speriamo che sia anche una cosa che torna un po' di conto alle band come noi”. Con gli anni, abbiamo capito questa cosa ha reso conto solo a loro, giustamente, sotto diversi punti di vista, però, come hai detto tu (ossia, il fatto che l’esplosione Maneskin stia facendo da traino a progetti rock di qualità), pian piano stiamo iniziando a capire che forse, sono riusciti a riportare un po' in voga questo genere. Appunto, anche a noi la gente ci apprezza più di tre anni fa, magari se tre anni fa eravamo in un contesto come l’Eurovision ci apprezzavano anche là, ma questo non te lo so dire. Sicuramente i Maneskin hanno aiutato, dobbiamo rendergliene atto a questi ragazzi.


Diciamo che i Maneskin hanno aperto uno spiraglio nel mercato italiano, dove tante band possono infilarsi o possono farsi apprezzare

Assolutamente, poi c’è da dire che il mercato italiano è molto chiuso sotto un certo punto di vista, ma si sta aprendo anche un sacco e questa è una cosa positiva, secondo me, per il nostro mercato che è sempre stato un po' bigotto, sotto un certo punto di vista, sempre cantautorato, pop, molto mainstream. Ora, invece, stanno dando un sacco di spago anche a queste altre realtà più underground, che sia il punk, che sia veramente tante cosa che stanno nascendo e che, secondo me, sono veramente interessanti.


Forse il mercato si sta anche aprendo perché, i giovani d’oggi davanti ad un mercato bigotto, vogliono provare anche a sperimentare, ascoltare altro rispetto al pop; c’è sempre una maggioranza che si butta sul pop quella da classifica, ma altri hanno una visione altrove, cioè guardano tutto il panorama, cercando di vedere tutto quello che possono vedere

Assolutamente, infatti anche molto miei amici sono tanto ricercatori di alcune cose, però poi se vai a vedere la maggior parte, la grande percentuale dell’ascoltatore medio, è quello a cui non frega niente di andare a cercare, è proprio quello che apre Spotify e mette la prima playlist a caso che gli capita e non sa neanche chi sta ascoltando. L’italiano quindi, spesso, almeno negli anni precedenti, è stato molto così, ora invece gli ascoltatori iniziano anche ad appassionarsi dei progetti, vedo che ci sono grandi fan base dietro a grandi artisti o artisti che stanno iniziando a diventare grandi. Parlando dei Pinguini; noi veniamo da delle province di Pistoia e, nel 2018, vennero i Pinguini a suonare in questo paesino di Borgo a Buggiano di 4mila persone e suonavano davanti a 50 persone. Quest’anno, con gli altri membri della band, ci siamo guardati in faccio e abbiamo detto: “minchia ragazzi, fanno San Siro i Pinguini”, tanta roba, sono riusciti a portare la loro musica, anche senza commercializzarsi troppo, per me erano molto simili anche prima, in alto. La band ultimamente stanno spopolando perché, non so se ti ricordi, prima erano rimasti i Modà, i Negramaro e Le Vibrazioni, sono state per vent’anni queste e ancora prima i Litfiba, Afterhours, ossia le band del pop si contavano sulle dita di una mano. Ora, forse, si sta smuovendo qualcosa anche in Italia, come dimostrano i Pinguini, i quali si sono creati una grande fan base anche grazie alla trasparenza e sincerità che hanno nel loro far musica; sono degli imprenditori totali, tanto di cappello. Anche se non gli ascoltiamo, così come i Maneskin che non sono proprio il nostro stile, apprezziamo quel che fanno, siamo contenti. Ti dico questa cosa dei Maneskin perché spesso ci paragonano a loro, ultimamente agli Eurivision; una band dall’Italia, che rappresenta San Marino chi sono allora, i Maneskin? e queste cosa qua. O se no, per quanto riguarda i vestiti, ora abbiamo uno stilista che ci sta dietro e purtroppo le mode son quelle, capito che ti voglio dire, e quindi quando ci vedono con qualcosa di trasparente ci dicono: “ah sembrate i Maneskin”. A noi, sotto un certo punto di vista, non è che ci da fastidio, però tutte le volte essere paragonati a un’altra band che c’entra poco con noi, se non perché siamo italiani e facciamo musica in inglese, perché a livello stilistico e musicale siamo molto distanti. Forse loro, sotto un certo punto di vista, sono anche un po' più rock, devo ammettere che a volte sono più rock, noi rimaniamo sul pop-rock, alternative e quindi niente, ultimamente ce la stanno un po' appioppando questa cosa qui: “vi credete i nuovi Maneskin?” no, cioè ci abbiamo anche quindici anni più dei Maneskin, loro sono ventenni freschi, noi stiamo andando sulla trentina, io sto andando per i 27 e non ho più vent’anni, purtroppo, vorrei tornarci volentieri.


In vista dell’Eurovision avete fatto delle date in giro per l’Europa; per voi, quant’è importante la dimensione live? Di tutte queste esperienze fatte, sia queste pre Eurovision, sia quelle degli anni passati, cosa vi portate dietro? Inoltre, quest’estate, in Italia, avremmo occasione di sentirvi suonare dal vivo?

Allora, ti rispondo partendo dall’ultima e spero proprio di sì, c’è già in ballo qualcosa ma ancora non posso dire cosa perché non è del tutto confermato e poi bisogna capire come va l’Eurovision, anche se già ci stiamo mettendo testa. Per quanto riguarda il live, come ti dicevo, essendo una rock band, il live è fondamentale e infatti, quando venne la pandemia, noi personalmente ne abbiamo risentito moltissimo. In primis, oltre al livello economico, a livello morale anche perché un dj, no scusa, un rapper può benissimo continuare la sua carriera sulle piattaforme digitali che lavorano molto bene, secondo me, questi generi qui. Mentre, una rock band, sentendola su Spotify non ti rende come vedendola ad un concerto e infatti, questa roba, l’abbiamo anche scoperta partecipando a questi pre party in questo periodo perché, venendo da San Marino, che è un micro stato, ed essendo la band più sconosciuta di tutto l’Eurovision, i commenti iniziali, a prescindere, erano un po' negativi. Facendo questi Eurovision pre party la gente ci ha riscritto, ogni volta che facciamo un live nuovi la gente ci scrive il giorno dopo dicendoci: “ragazzi non so perché c’era tutto quest’odio all’inizio, ora che vi ascolto siete fantastici, ho tutti i pezzi salvati” cioè, caz…, vengono a vederci live e cambiano opinione. Quindi il Live è il nostro punto di forza, cioè ti puoi appassionare quanto ti pare su Spotify ad una nostra canzone, ma se ci vieni a vedere live capisci il senso del progetto, capisci che siamo gente che si è fatta dieci anni senza prendere un euro, suonando davanti a due persone, andando fino in America ma sempre con sorriso a trentadue denti. Magari arrivavamo ed eravamo scazzati perché c’erano due persone, però continuavamo a farlo, suonavamo come se fossimo all’Eurovision. Ti racconto un piccolo aneddoto; eravamo in Canada a Toronto nel 2019 all’indie week; abbiamo fatto questa settimana bellissima e arriviamo all’ultima sera, l’ultima data del tour. Entriamo in questo club abbastanza piccolo, 200/300 persone, pieno zeppo, perché c’era un cantante canadese che partecipava all’indie week; finisce lui, tocca a noi e il pubblico va tutto via, cioè prima che noi si monta sul palco il pubblico sparisce e rimane il barista, la nostra manager e un ragazzo che beveva una birra. Iniziamo a suonare e dopo cinque minuti arriva un signore, un po' zoppicante con il bastone, e si mette a sedere sull’ultimo tavolino; noi, come in ogni occasione, stavamo suonando alla stessa maniera, dando tutto noi stessi, e il bassista gli è andato direttamente a suonare, ballare sul banco, come se non ci fosse un domani per farlo prendere bene, perché, pensavamo, siamo in Canada, ci son due persone che ci guardano, tra cui la nostra manager, e quindi divertiamoci, facciamo finta di essere in cameretta. Alla fine del concerto questo signore si è alzato, ci è venuto incontro e si è presentato dicendoci di essere David, uno degli organizzatori del Summerfest di Milwaukee, Wisconsin, e ci ha detto: "vi voglio a suonare prima dei Pretty Reckless, quest’anno al mio festival". Il Summerfest già lo conoscevamo, è uno dei più grandi festival degli Stati Uniti, ha venti palchi, è una roba immensa e quindi, dopo la pandemia, siamo finiti a suonare lì. Magari un’altra band si sarebbe presa a male, forse non sarebbe neanche montata sul palco, noi invece con quella naturalezza con cui siamo andati, scialli, abbiamo ottenuto questa offerta di andare a suonare in America, in un festival grande e non in un pub o club marcio con solo due persone. Quindi queste sono tutte cose che se qualcuno le fa con quella mentalità, alla fine qualcuno ti nota, o almeno questa era la nostra visione positiva.


Per voi, quindi, l’esperienza dal vivo è essenziale per la vostra musica, fate vivere le vostre canzoni al 110 per cento rispetto alle piattaforme.

Assolutamente sì, anzi avremmo voluto essere nati negli anni ’50 per suonare nei ’70 o ’80, in modo che si ascolti solo la musica, si venga a vedere i live. In questo periodo c’è molto disperdimento tra le piattaforme, youtube, le interviste (l’intervistatore spera non stia parlando di questa), etc… c’è un mondo molto grande che a stargli dietro a tutto è difficile, se non hai una fanbase molto alta e assolutamente per noi il live è la prima cosa. Infatti speriamo, siamo contenti dell’Eurovision in sé per sé, ma non vediamo l’ora di fare i nostri concerti, di ritornare live a pieno anche in Italia, speriamo appunto, speriamo che qualcuno si accorga di noi in Italia e si facciano anche un po' di bei concerti nel nostro paese anche perché io, in particolar modo ne parlavo ieri sera con un mio amico, non ho visto un cavolo di posto in Italia, ho girato più all’estero che in Italia e quindi con la scusa Eurovision, chiamateci, please (ride, ndr)


Una domanda che faccio sempre agli artisti riguarda il loro primo approccio alla musica, quindi vorrei chiederti, qual è il tuo primo ricordo legato alla musica? Qual è stata la scintilla che ti ha spinto a diventare un musicista?

Guarda ti dico che, sulla seconda, è difficile risponderti perché è partita talmente presto, un po' grazie a mio padre che dai quindici ai diciotto anni ha suonato la batteria e poi è partito per Londra e l’ha accantonata. Questa batteria, però, se l’è sempre portata dietro per le case, montandola come soprammobile, anche quando nacqui io e verso i due o tre anni, era in salotto questa batteria, io andavo lì a percuoterla, batterla come fa un bambino. Il problema è che io ci andavo tutti i giorni e questa cosa è durata per due anni senza che qualcuno me lo dicesse. Poi, pensandoci nell’inconscio, mio papà che faceva tutt’altro nella vita, tornava a casa dal lavoro e accendeva lo stereo, il vinile, comprava sempre dvd dei concerti. Quindi io sono cresciuto in questo ambiente e quindi di specchio mi ci sono catapultato dentro; a cinque anni, andando alla batteria tutti i giorni, i miei decisero di portarmi da un maestro, per capire se davvero mi piaceva suonarla, e da lì non ho più smesso, ho ventisette anni a luglio e non ho smesso, anzi forse è stata l’unica cosa mai mollata nella mia vita, nonostante non l’ho mai fatto di lavoro, appunto, fino ad un paio di anni fa, fino al primo contratto, i primi tour più concentrati, ecco. Questo è stato il mio primo approccio, è assurda questa cosa, cioè io non la vedo per niente assurda, mentre altri, quelli della mia band, mi prendono in giro; io continuo a studiare, ho iniziato a cinque anni e continuo a studiare, in questo periodo, purtroppo, no perché non ho tempo materiale. Anzi vorrei salutarlo, Roberto Gualdi, batterista di Dalla e della Pfm è stato, e quando posso vado a fare una lezione a Milano da lui; l’ho sentito un paio di giorni fa ed è sempre un bene tenersi in allenamento e, come si dice, aggiornati.


Lui, il tuo maestro, ti ha dato qualche consiglio in occasione dell’Eurovision?

Il consiglio è un po' quello più comune; purtroppo non ci siamo potuti vedere di persona, per il tempo e la distanza, lui sta a Novara io vicino a Firenze, però giustamente il consiglio che mi ha voluto dare è quello di godersi questo momento e pensare solo a questo e tutto il resto viene dopo. Godersi il momento è la regola del giorni; infatti, mia mamma è disperata perché quando parto per questi tour io lascio il telefono in hotel e mi godo la giornata dalla mattina alla sera, sono l’ultimo che si sveglia, onestamente, ma anche l’ultimo ad andare a letto.


Parlando dell’esperienza, torno sempre alla vostra partecipazione all’Eurovision di Liverpool, città abbastanza importante per la storia della musica, colpi di tosse Beatles; secondo te quanto potrà essere utile per la vostra futura carriera musicale, per la vostra vita personale, un’esperienza simile?

Super fondamentale. Per noi è l’occasione per portare questo progetto allo scalino successivo. Siamo una band super underground che viene dai tour in camper, dal dormire in terra a Londra, dagli amici o cose simili. Entrare in un mercato estero da una piccola provincia, come siamo noi, è veramente difficile e quindi questa occasione è un incoronamento, possiamo dire: “Okay, per la prima volta possiamo portare la nostra musica in quasi mondovisione”. Ho saputo che quest’anno sarà connessa anche l’America, già l’anno scorso hanno fatto quasi 280 milioni di connessi e quindi se c’è anche l’America speriamo che ce ne siano altrettanti. Al di là di come vada, il nostro obiettivo è quello di farsi notare da qualcuno dell’ambiente, poi anche dai fan, però abbiamo il bisogno di alzare la qualità del team, nonostante abbiamo un super team, che ringrazio perché tutti i giorni si svena per noi. Per passare ad un livello successivo, uno deve avere anche a che fare con situazioni nuove, più grosse.


Quindi, per voi l’Eurovision è quel famoso treno che passa una volta nella vita?

Bravissimo! per qualcuno è passato anche due volte, però uno deve sfruttare il momento quando gli capita e non pensare che gli possa capitare una simile chance. È proprio un’occasione per noi per portare la nostra musica al di fuori dei nostri canali, in mondovisione o eurovisione, come vogliamo dire.


Chiudo l’intervista facendovi un grandissimo in bocca al lupo dalla redazione di IndieVision, faremo il tifo per voi. Infine, volevo chiederti, se avete pensato a delle sorprese per far sì che il pubblico si possa, ancor di più, scatenare sulle note di “Like an animal”?

Guarda, faccio ancora fatica a risponderti perché è ancora tutto bordeline. Come ti dicevo, stiamo lavorando alla coreografia con questo fortissimo coreografo greco e siamo in preparazione di diverse cose, diverse sorprese. Però, onestamente, cercheremo di essere noi stessi, quel che siamo stati in quel club in Canada davanti a quel signore con la stampella.


Volete portare la mentalità che avevate in quel club sul palco dell’Eu, forse la cosa migliore poiché così sarete voi stessi e non un’altra persona.

Assolutamente, assolutamente, hai capito benissimo; già ora la gente ci vede con un vestito diverso, solo perché abbiamo uno stilista e non abbiamo più la maglietta di Asos che mandavamo indietro per non pagare. Non vogliamo dare il segno di essere una band costruita, anche perché ci siamo da quindici anni, e quindi non c’è niente di costruito, se non l’aiuto di persone professionali che sanno fare il loro mestiere come lo stilista, il coreografo. Tra l’altro ti dico una cosa, sotto un certo punto di vista guardavamo anche dei live del pre pandemia, 2019 primi 2020, e siamo gli stessi, capito cosa ti voglio dire, anzi delle volte diciamo: “minchia, siamo sempre troppo noi, ma che è sta cosa, non si riesce a smuoversi da lì”. È anche difficile, secondo noi, costruirci perché siamo così formati da noi che se arriva qualcuno che ci dice delle cose, come fare, ci si storce un po' il naso, anche se loro fanno il loro lavoro. Noi abbiamo sempre lavorato con produttori discretamente grossi, mentre “Like an animal” è stato il primo pezzo che abbiamo registrato da noi, nel nostro studio capanna con le schede audio, i microfoni affittati e non c’è la bocca di nessuno. Questa è anche una dimostrazione che siamo arrivati ad una certa, abbiamo imparato tanto da questi anni di lavoro e ci siamo fatti molto le ossa; questa è anche una base buona per l’Eu perché non siamo spaventati o ansiosi, ma anzi non vediamo l’ora di spaccare tutto. La cosa ganza, bella è che noi a Liverpool ci siamo già passati durante il tour in camper del 2019; fai conto che avevamo da mangiare solo le patatine, che mangiavamo tra un soundcheck e una prova. Nel 2020, poi, ci siamo tornati in un Sound City, a me mancava il rullante della batteria, era una situazione disagiatissima. Quindi tornare a Liverpool essere agli Eurovision a rappresentare uno stato è un salto per noi e anche un po' una rivincita sotto un certo punto di vista: è una vera storia.



Concludo l’intervista facendo un fortissimo e grandissimo in bocca al lupo ai Piqued Jacks perché, come anche questa piacevole chiacchierata ha dimostrato, si meritano questa occasione e di stare sul palco di Liverpool. Festival, concerti italiani di quest’estate, ancora non sappiamo dove poterli ascoltare ma non ci faremo scappare l'occasione e non dovreste nemmeno voi! L'appuntamento è per l'11 maggio sul palco della Liverpool Arena per la semifinale dell'Eurovision Song Contest 2023, in diretta su Rai 2 e San Marino RTV. Stay tuned!



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