• Michela Ginestri

I Piqued Jacks prendono il volo con il nuovo album "Synchronizer" - Recensione

Lo scorso 19 Marzo è stato rilasciato “Synchronizer” (INRI), il terzo album dei Piqued Jacks, realizzato tra lo studio Esagono di Rubiera (RE) e l’Inghilterra a fianco di tre dei top producer della scena britannica: Julian Emery (Nothing But Thieves), Brett Shaw (Florence + The Machine) e Dan Weller (Enter Shikari).

Non si giudica un disco dalla copertina, ma a volte è proprio quella a farti scoprire un mondo. Proprio per le particolari e colorate grafiche dei loro singoli - create in collaborazione con l'artista brasiliano Lunàtico - sono stata attratta la prima volta da questa band toscana e, brano dopo brano, ho riconosciuto in loro sin da subito quel rock puro ed energico che in Italia stenta ad emergere in questi ultimi tempi.


La band nasce nel 2006 a Buggiano (PT) e nella loro composizione attuale è formata da E-King (voce, tastiere), littleladle (basso), Majic-o (chitarra) e HolyHargot (batteria). Dopo i primi due EP l’invito a Los Angeles dove lavorano al terzo, Just a Machine. Il primo LP arriva nel 2015 “Climb Like Ivy Does”, portato in tour per oltre 12 stati americani e 45 concerti fino a tornare in Italia per l'apertura agli Interpol. Il 2016 è l'anno del disco "Aerial Roots" mentre il 2018 quello del secondo Lp “The Living Past”, nato in una casa di campagna del ‘700 trasformata per l’occasione in studio di registrazione e dimora comune. Negli anni i Piqued Jacks hanno vinto “Miglior Live Band” di Marea, MusicaW e Global 12 Festival, e “The Freshmen” di mtvU.


Insomma una storia iniziata ormai da tempo, ma che si rinnova di anno in anno migliorando ad ogni passaggio. Una band fresca, nuova e trasversale tra Italia, Inghilterra e America con un accento universale, che va in diagonale anche tra i diversi generi, dimostrandolo a pieno con "Synchronizer", l'ultimo dei loro lavori, un disco pieno di influenze e stili diversi che tocca vene funky passando per ballad romantiche, piano, pop fino ad arrivare al rock più graffiante.


In modo molto particolare e decisamente fuori dal comune (nel rispetto di qualsiasi dpcm), i Piqued Jacks hanno organizzato una release party per il disco lanciandosi con un paracadute da più di 4000 metri dall'Aeroporto di Capannori (Lucca), prima di salire sul palco e presentare, seppur in streaming, il loro terzo disco. Una diretta decisamente entusiasmante e unica per un disco altrettanto particolare, di cui vi consiglio la visione, sia del lancio che del concerto (qui il link della diretta).

Synchronizer, come raccontano «è un disco registrato nell’estate 2020 e vissuto come unico credo dalla mattina alla sera per un mese intero, in un ritiro spirituale nel bel mezzo della campagna tra Modena e Reggio Emilia, quando il mondo sembrava essere tornato per un attimo alla normalità. [...] loro quattro, soli in mezzo ai campi, un giorno sopra le loro teste vedono un piccolo gruppo di quattro uccelli volteggiare. Come fosse un segno a voler dire loro che la strada era quella giusta».


"Synchronizer", così come il titolo suggerisce è il racconto di quell'atto di unione, sincronizzazione appunto, con diverse sfere che ci compongono, analizzando alcuni dei nostri rapporti fondamentali. Si parte con la contrapposizione tra tempo presente e storico di Golden Mine, passando per l'analisi dell'importanza della quotidianità in Every day Special, per il rapporto col passato e con i suoi fantasmi di Lonely Heart, Cozy hut fino ad arrivare al rapporto con la fiducia verso noi stessi e verso la persona amata di Mysterious Equations ed Elephant. Ogni canzone ha una propria storia e una propria anima e i Piqued Jacks riescono nel difficile compito di dare una connotazione unica ad un disco già di per sè decisamente molto vario, equilibrato e ben stratificato.


Golden Mine, traccia di apertura dalla vena alt-rock, rappresenta quella presa di coscienza tra tempo assoluto e tempo relativo. Siamo piccoli e viviamo per un tempo insignificante rispetto alla durata della storia, ma pieni di tante piccole responsabilità che insieme creano quel flusso di corrente chiamato vita. C'è la paura, a cui spesso capita di pensare, di morire senza lasciar nulla di significativo mista alla voglia di scavare a fondo dentro di noi e di esplorare il più possibile i vari tunnel della vita, quelle golden mine accessibili solo a chi le cerca davvero.

The more in depth you go the more you feed on the light (da "Golden Mine")

Quante volte, specie di questi tempi, capita di vivere giornate che sentiamo essere prive di significato? A me ultimamente fin troppo spesso, tra giornate vissute passivamente pensando al domani e momenti di noia non produttiva. “Every Day Special” è quel post-it attaccato al frigorifero che ci ricorda proprio questo: vivere come se ogni giorno fosse il più speciale tra tutti. Nietzsche affermava "Vivi ogni giorno della tua vita come se fosse l'ultimo, come se fosse il primo" mentre Pablo Neruda qualche tempo dopo avrebbe scritto "Vivi ogni giorno come se fosse ogni giorno. Né il primo né l’ultimo: l’unico", versione in cui personalmente mi ritrovo di più e che ben sintetizza l'anima di Every Day Special.


"Spin my boy" riprende l'invito di Golden Mine a vivere la propria vita a pieno ricercando in qualsiasi modo la propria strada. E' un padre che incita suo figlio ad esplorare e a diventare parte integrante di questo mondo, migliorandolo e migliorandosi. I Piqued Jacks inconsapevolmente sanno come farmi tornare in mente passato, presente e futuro. Ed ecco che mi ricordo una poesia di Martin Luther King che ho sulla mia libreria da circa 15 anni, che recita forse il leitmotiv della canzone: "Se non puoi essere il sole, sii una stella. Sii sempre il meglio di ciò che sei".

In an ocean of trees, be the water underneath (da "Spin my boy")

Qualcuno dirà che sono estremamente romantica, ma resta il fatto che "Mysterious Equations" ed "Elephant" si aggiudicano il posto di mie preferite dell'intero album. In entrambe parliamo d'amore, di fiducia e di complicità prima più lentamente poi con il ritmo più sostenuto del classico pop internazionale."Mysterious equations of love, where any reason is logical", noi matematici diremmo che con questa frase viene identificato l'amore come un mondo a sè stante, un campo privo di basi razionali ma logiche in cui il tutto e il niente risultano essere tali. Seppur in molti (tra cui tanti tatuatori) siano convinti che l'equazione di Dirac, anche conosciuta come equazione dell'amore, sia possibile, la vita di ogni giorno ci mette davanti ad una realtà ben diversa: l'amore non è un'equazione risolvibile, per fortuna. Si può applicare una logica personale ma non sarà mai del tutto tale. L'unico assioma alla base di questo campo chiamato amore è il bene, quello che diamo e dimostriamo all'altro e quello che conseguentemente riceviamo. In Mysterious Equations l'amore è una sentenza definitiva, l'unico avvocato che può salvarti in quel tribunale chiamato vita ("In court, she's the lawyer who can save you"). L'amore, quello vero, arriva sempre per caso che tu sia pronto, in attesa o voltato da un'altra parte e quando arriva, stravolge tutto senza toccare niente.

Love will burst your disbelief (da "Mysterious Equations")

Anche alle radici di "Elephant" troviamo l'importanza della fiducia e la filosofia dei piccoli gesti, delle piccole cose; "come un passo per entrare in acqua, fino a invecchiare l’uno accanto all’altro". Storie passate e delusioni prese sono le esperienze (direi quasi inevitabili) da cui imparare e migliorarsi, sono le ipotesi di base per vivere l'avventura successiva con molta più consapevolezza e voglia d'amore. Sono quelle che ci scalfiscono rendendoci statue migliori, sono quelle che, razionalmente, ci hanno fatto tagliare col passato e iniziare un nuovo futuro, d'altronde "quando una porta si chiude si apre un portone", come spesso ci viene detto. Passo dopo passo, quando l'amore supera certe fasi e si contorna di tanti piccoli gesti diventa una grande esperienza, il grande elefante dei Piqued Jacks con cui invecchiare insieme in uno stagno di fango.

Arriva poi il violino di Francesco “Fry” Moneti (Modena City Ramblers) a cambiare il ritmo ancora una volta in "Call My Name" e "Dancers in time". Se nella prima è il rapporto con noi stessi, con le nostre paure ed indecisioni a prevalere, nella seconda la band ci accompagna in un ipotetico viaggio nel tempo con una domanda: "Se potessimo viaggiare nel tempo, preferiremmo vivere due volte lo stesso giorno per cambiare le nostre scelte, o lo vivremmo una volta sola immaginando di essere tornati indietro apposta per apprezzarne la bellezza?"

If you could live the day twice, would you focus on the bright side? (da "Dancers in time")

Domanda per niente scontata e di cui non esiste una risposta giusta. Il tasto "Rewind" potrebbe far comodo in certe occasioni, ma che uomini saremmo senza errori? Tutti sbagliamo e tutti commettiamo errori più o meno gravi, così come evidenzia anche "Purgatory Law". In un viaggio il proprio compagno o la propria compagna è quello che fa la differenza, ("Nothing else matters, but the people you care for"). Viviamo in un mondo caratterizzato da errori, incertezze e spesso anche ingiustizie; dovremmo affrontarle come uno stormo in volo, insieme il più possibile.


"There's the owl and the hawk, up above in the high fronds. One is always on watch, the other on the prey hunt and you're feeling like an outcast". Con quest'immagine si apre "Fire Brigade", letteralmente "Vigili del fuoco", che noi tutti diventiamo nel tentativo di inseguire i nostri sogni spegnendo le fiamme che ardono contro la loro realizzazione, anche chiamati tormenti interiori. "Hello?", penultima traccia del disco e la più strumentale tra tutte è invece incentrata sul duro tema del progresso e sul nostro rapporto col pianeta. "Nessun limite alla galassia" ma quanti invece ne abbiamo imposti alla Terra? In che modo possiamo conciliare vita e progresso e soprattutto come mettere a tacere quel senso di colpa di far parte della "guilty race" (razza colpevole)?

"Obsessed with progress at any cost. We think of aliens, it's in our blood" (da "Hello?")

Chiude il disco "Lonely hearts, cozy hut" in cui tornano i temi dell'amore e del nostro rapporto col passato. Chiudere i fantasmi del passato in loro stessi è la chiave per godere a pieno del presente. Incomprensioni e problemi, in qualsiasi coppia, arriveranno sempre e guai se ciò non accadesse, in quanto di per sè l'amore non è facile, e probabilmente ne siamo così attratti anche per questo. La chiave però, è lasciarsi andare senza pensarci, godendosi ogni minuto.

You discover that you're in love when things are getting hard (da "Lonely hearts, cozy hut")

"Synchronizer" è davvero un disco che vale la pena ascoltare, a dimostrazione di come una band, scavando in se stessa, possa davvero tirar fuori il meglio di sè trattando temi per niente banali e scontati e tradurli in un rock travolgente pieno di suoni peculiari e venature diverse.

A volte dalla casualità nascono le migliori cose e, così com'è stato per me, anche i migliori ascolti.



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