Peter White: "Ogni passo fatto mi ha portato dove sono ora"- Intervista

Pietro Bianchi, in arte Peter White, è un cantautore romano che mescolando pop e rap racconta esperienze e vissuti dove tutti possono provare sensazioni personali, attraverso la descrizione di un amore particolare e semplici episodi della vita quotidiana. Il singolo di maggior successo dell'artista è "Narghilè" che è stato certificato disco d'oro.

Il 24 aprile del 2019 esordisce con l'album di debutto "Primo appuntamento" e torna nel 2020 con il singolo "Poker" che vede la partecipazione del rapper Gemello.

In occasione dell'uscita del suo ultimo singolo "Rosé" per Sony Music Italy, abbiamo avuto l'occasione di fargli qualche domanda!


Peter! Vorrei iniziare con il farti i complimenti per il tuo nuovo singolo "Rosé", uscito il 20 novembre. Com'è nata questa canzone e perché questo titolo?

Ciao e grazie per i complimenti! Rosé nasce a novembre dell’anno scorso in un giorno di pioggia battente. Ricordo che, mentre suonavo il giro alla chitarra, le gocce ticchettavano sulla finestra quasi a dare il tempo. Quando ho finito di scrivere la prima strofa in maniera acustica, sono andato in studio dai miei produttori: Niagara e Polare. Insieme siamo riusciti a terminare questa canzone, io con il mio tocco acustico, Niagara con il suo stile da SYNTH anni 80 e Polare con la sua tendenza al gusto punk pop. Diversi colori iniziali, una sfumatura finale: rosé.


Non è la prima volta che utilizzi la metafora del vino nelle tue canzoni. Troviamo infatti un vino rosso anche in "Gondola", dal tuo primo disco, con una differenza. Mentre il rosso rappresentava la mancanza di qualcuno, il rosè è una dichiarazione d'amore. C'è un legame tra le due, oltre all'aroma di vino o è un caso?

É una bella osservazione. Credo che ogni canzone abbia la sua storia e la sua libera interpretazione.

Poi, ovviamente, tra brano e brano si può andare a ricercare un “Fil Rouge” che vada a collegare elementi. Io preferisco lasciarlo all’ascoltatore.


Nelle tue canzoni è spesso presente la figura dell'ombra, come in "Rosé", in "Ombre" e in "Appuntamento", per manifestare l'unione tra due persone che si amano. Per quale motivo utilizzi questa figura per rappresentare l’amore?

Trovo interessanti le ombre, specie quando entrano in contatto e si fondono in un’unica forma. Si dice che gli occhi siano lo specchio dell’anima, le ombre forse sono la cornice.


Un altro aspetto comune delle tue canzoni è l'amore. Quali sono gli aspetti positivi e negativi di questo sentimento per te?

È una domanda apparentemente semplice ma non c’è risposta più difficile, ho scritto un disco intero per provare a capirlo.

Come è andata a finire? Che sto continuando a scrivere.


"Scarpe piene dei miei passi fatti. Pochi giusti, tanti falsi, che ricordano i miei posti". Questo è un piccolo estratto della canzone "In finestra". Quali tra questi passi, sbagliati o giusti che siano, sono stati essenziali nella tua vita?

Tutti. Perché ogni passo fatto, falso e non, mi ha portato dove sono ora. Sicuramente conoscere le persone giuste che rendono il mio lavoro, ma soprattutto la mia vita, migliore.


"Narghilè" è stato certificato disco d'oro. Come hai reagito alla notizia?

Sono stato incredulo per circa due giorni. É una grandissima soddisfazione, arrivata come un fulmine a ciel sereno.

Mi è arrivato il “quadro” del disco d’oro una settimana fa. Devo ancora trovare il posto preciso dove appenderlo!


In Narghilè canti "Ma ricordi le notti sui tetti, i giorni sui letti tenendoci stretti, cantando ai concerti, le corse coi treni". Sono immagini molto vivide che rappresentano la quotidianità che per mesi ci è stata privata a causa del covid. Quali sono quelle piccole cose che hai dato sempre per scontato e che poi in questo periodo ne hai sentito la mancanza?

La lista è molto lunga, cito solo qualcosa per rendere l’idea: abbracciarsi, darsi la mano, stare stretti a un concerto o alla stazione prima di prendere un treno. Andare alle feste, essere in cinque in una macchina nelle serate dove corri da un posto all’altro.


Con il tempo ti sei sempre più allontanato dal rap. Cosa ti ha portato a rivoluzionare in modo così evidente il tuo sound?

É vero. Credo che con il tempo stia venendo fuori la mia vera natura. Sono ormai tre anni che studio canto e ho ripreso a suonare la chitarra con lezioni e il piano in maniera autodidatta. Diciamo che potremmo dividere così la mia carriera, il rap rappresenta il periodo della gavetta e della passione per un passatempo, da lì in avanti è diventato anche un mestiere.


Nella tua carriera hai duettato con Gemello, Clied e Saint Pablo. Con chi altro ti piacerebbe duettare?

Inizio dicendo che apprezzo molto il termine duetto al posto di featuring. Anche qui la lista è molto lunga. Non mi sbilancio sui nomi solo perché c’è già qualcosa in cantiere.


Quali saranno i tuoi progetti futuri?

Andare avanti nel mio mestiere. Studiare, lavorare, crescere.