"Pet Sounds" dei Beach Boys - Il Sabato del Vinile

Durante gli anni '60 sono stati pubblicati diversi album che hanno segnato la storia della musica internazionale e che, tutt'ora, nonostante siano passati più di cinquant'anni, continuano ad influenzare le nuove generazioni di artisti e musicisti. Tra i più influenti album pubblicati durante questo decennio di rivolte giovanili, Peace & Love e contestazioni sociali, bisogna ricordare, solo per citarne alcuni, "Led Zeppelin I", dei Led Zeppelin, "The Doors" dei Doors, "Highway 61 Revisited Again" di Bob Dylan, "A Love Supreme" di John Coltrane, "In The Court Of The Crimson King (An Observation By King Crimson)" dei King Crimson, "Are You Experienced" dei The Jimi Hendrix Experience, "Tommy" degli Who, "The Velvet Underground & Nico" dei Velvet Underground e "Revolver" e "Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band" dei Beatles.


Oggi per "Il Sabato del Vinile" vi parlerò di uno dei dischi più innovativi dell'epoca realizzato da uno dei gruppi statunitensi più popolari del decennio che però, fino a quel momento, si era distinto solo grazie a canzoni pop, dal sound surf-rock. Il disco in questione è "Pet Sounds", undicesimo album in studio dei Beach Boys, pubblicato nel maggio del 1966 dalla Capitol Records.

Le fasi iniziali di questa pietra miliare per la storia della musica internazionale risalgono alla fine del 1964 e agli inizi del 1965 quando Brian Wilson, fondatore e compositore principale dei Beach Boys, prese l'inaspettata decisione, per via di alcuni attacchi di panico, di non seguire più la band in tour per concentrarsi solamente sulla composizione e produzione delle canzoni e degli album in studio. Fino a quel momento, la fama del gruppo statunitense, composta all'epoca da Mike Love, Al Jardine, Carl Wilson, Dennis Wilson e Brian Wilson era dovuta a canzoni dal sound surf rock, come "Surfin' U.S.A.", "I Get Around" e "California Girls", che, però, erano caratterizzate dalla presenza di melodie vocali elaborate ma orecchiabili.

Già nei lavori pubblicati nel corso del 1965, ossia "The Beach Boys Today!", "Summer Days (and Summer Nights!!)" e "Beach Boys' Party!", Brian Wilson, che nel corso di quei mesi aveva per la prima volta provato l'LSD, iniziò a sperimentare e ad introdurre pian piano nei brani del gruppo sia elementi sonori ambigui e nuovi, come sezioni orchestrali memori della produzione di Phil Spector, che tematiche più personali ed autobiografie differenti rispetto ai temi, spiaggia, surf e ragazze, tipici della precedente produzione del gruppo; anche se, sempre durante quest'anno, Brian iniziò anche a lavorare sul brano "Sloop John B", una canzone tradizionale e folk, suggeritagli da Al Jardine, la quale presentava, nelle prime demo, già gli elementi innovativi che sbocciarono in seguito in "Pet Sounds".

"Let me go home Why don't they let me go home This is the worst trip I've ever been on" (da "Sloop John B)

Un momento chiave per la realizzazione di quest'album fu il dicembre del 1965, periodo in cui Brian Wilson ascoltò per la prima volta "Rubber Soul" dei Beatles, un disco che colpì il leader dei Beach Boys nel profondo per via della suo omogeneità e delle sonorità orecchiabili ma allo stesso tempo innovative e che lo convinse a realizzare un album che avrebbe potuto eguagliare e superare il lavoro dei Fab Four. A cavallo tra la fine del 1965 e gli inizi del 1966, mentre i restanti Beach Boys erano impegnati in una tournée in Giappone e Hawaii, Brian Wilson entrò in studio di registrazione con l'idea di realizzare "il più grande album rock mai realizzato" e per fare questo chiamò in suo aiuto sia Tony Asher, un giovane paroliere co-autore di otto brani di "Pet Sounds", che un'enorme e varia orchestra composta dai migliori turnisti presenti a Los Angeles in quel periodo. Durante questa prima fase di registrazione, che coprì i primi mesi del 1966, Brian Wilson mise a punto la sua tecnica di registrazione, molto simile al celebre "Wall of Sound" di Phil Spector, la quale, in parole molto povere, consisteva nel registrare, su un registratore ampex ad 8 tracce, per prima cosa la base orchestrale del brano, aggiungendo poi in seguito le tracce vocali.

Una volta tornati dal tour in estremo oriente i restanti Beach Boys rimasero spiazzati e sconvolti dalle demo registrate da Brian poiché si discostavano radicalmente dalle sonorità dei dischi precedenti, presentando al loro interno degli elementi ambigui e, per la musica pop dell'epoca, strani, come il clavicembalo, il triangolo, l'abbaiare dei cani, il suono dei campanelli della bicicletta, il Theremin ed altro. Nonostante alcune forti resistenze, su tutte quella di Mike Love, Brian persuase il gruppo ad aiutarlo nel perfezionare le demo e a incidere le parti vocali che servivano per completare il disco, anche se continuarono i continui litigi tra i componenti della band e Brian per via dell'ambizione alla perfezione assoluta a cui il leader dei Beach Boys aspirava, la quale, oltre a portare alla sorprendente esclusione di "Good Vibrations" dalla tracklist definitiva dell'album poiché ritenuta ancora non pronta, fece sì che le sessioni di registrazioni delle voci durassero tutto il mese di marzo, fino ai primi di aprile del 1966.

In poche parole, più che un vero e proprio lavoro dei Beach Boys quest'album fu frutto della geniale ma, allo stesso tempo, psicologicamente fragile mente di Brian Wilson; in queste righe ho cercato di fare un breve ma preciso riassunto di tutto ciò che accadde durante le fasi di creazione e registrazione di "Pet Sounds", ma per approfondire l'argomento e conoscere meglio la storia sia dietro a questa pietra miliare, che alla vicenda artistica e personale di Brian Wilson, vi consiglio di guardare "Love & Mercy", in italiano "Tutto per la musica", film del 2015 diretto da Bill Pohlad che racconta in maniera abbastanza veritiera la nascita di quest'album e la complicata vita del genio Brian Wilson.

La foto di copertina di "Pet Sounds" venne scattata nel febbraio del 1966 allo zoo di San Diego e rappresenta il gruppo, tra cui anche Brian Johnston il sostituto di Brian Wilson dal vivo che in seguito entrò in pianta stabile nella band, che dà da mangiare a delle caprette; da questa immagine ha tratto ispirazione Calcutta per la copertina del suo terzo album in studio "Evergreen", nella quale il cantautore di latina è raffigurata vicino ad un bosco davanti ad un gregge di pecore. Le origini del titolo di quest'album non sono ben note però, secondo Brian Wilson, l'idea per il nome gli venne dopo un litigio che ebbe con Mike Love, il quale, dopo aver ascoltato le prime demo registrate da Wilson disse "Who's gonna hear this shit? The ears of a dog?", mentre, secondo lo stesso Love, il titolo sarebbe frutto di una affermazione che lui fece sia dopo aver sentito alcuni versi di animali presenti nelle demo di Wilson, sia dopo aver finito la sessione fotografica allo zoo per la copertina.

"Wouldn't it be nice if we could wake up In the morning when the day is new And after having spent the day together Hold each other close the whole night through" (da "Wouldn't It Be Nice")

Una volta pubblicato, "Pet Sounds" fu acclamato sia dal pubblico, sia dalla critica musicale, che da altri musicisti, tra cui Elton John e Bob Dylan, come un vero e proprio capolavoro e un punto di svolta per la storia della musica pop per via delle sue innovative tecniche di registrazione e delle sue sonorità varie e complesse ma allo stesso tempo immediate e molto orecchiabili. Ad esempio, Paul McCartney, membro dei famigerati, per Wilson, Beatles, ritiene questo disco come uno dei migliori lavori della storia della musica e considera "God Only Knows" la sua canzone preferita, mentre George Martin, storico produttore dei Fab Four, disse che senza "Pet Sounds", i quattro di Liverpool non avrebbero mai realizzato il loro capolavoro, "Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band", disco del 1967 con cui i Beatles volevano eguagliare "Pet Sounds", che, però, una volta pubblicato fece traballare l'autostima del leader dei Beach Boys, il quale ebbe un crollo che lo portò a bloccare i lavori di "SMILE", disco a cui stava lavorando in quel periodo, dopo aver ascoltato in radio "Strawberry Fields Forever", brano non presente in "Sgt. Pepper's" ma frutto delle sessioni di registrazioni legate a quel disco.

Lato A

Questo capolavoro si apre con "Wouldn't It Be Nice", una delle canzoni più note dell'intera discografia dei Beach Boys; da un punto di vista musicale, questo è il brano più vicino alle vecchie sonorità surf rock del gruppo ma, nonostante ciò, prima di essere inciso e di soddisfare Brian Wilson venne provato 21 volte dall'orchestra. Il testo, scritto da Wilson, Tony Asher e, in minima parte, Mike Love, parla dei pensieri che, prima o poi, passano nella mente di qualsiasi ragazzino o adolescente, ossia il desiderio di essere grandi, andare via di casa, sposarsi e vivere per sempre al fianco della persona amata. Personalmente, io ho scoperto questa canzone dopo aver visto il film del 2004 "50 volte il primo bacio" e fin dal primo ascolto mi ha colpito per la sua melodia e la sua orecchiabilità, però, solo dopo averne letto il testo ne sono rimasto folgorato, perché in esso ho rivisto tutti i sogni ad occhi aperti che spesso facevo d'adolescente, contornati, inoltre, da un magnifico strato di puro ed incosciente romanticismo, che ben si addice al mio animo.

La seconda traccia di questo lato è "You Still Believe in Me", brano dall'aria malinconica e nostalgica caratterizzato dal suono del clavicembalo e dalla presenza, sul finire, del suono di un campanello da bicicletta; all'inizio questo brano, scritto da Brian Wilson insieme a Tony Asher, doveva intitolarsi "In My Childhood" e rievocare i nostalgici momenti dell'infanzia ma, alla fine, questo pezzo, secondo me, racconta la storia di una coppia, in cui il ragazzo, che secondo la società dovrebbe essere il cardine della relazione, è in realtà l'elemento fragile che fa di tutto per essere di più rispetto a quello che è, però, nonostante i continui fallimento, la sua ragazza continua a tornare e a credere in lui.

"I try hard to be strong But sometimes I fail myself And after all I've promised you So faithfully You still believe in me" (da "You Still Believe in Me")

Il disco prosegue con "That's Not Me", brano caratterizzato da un sound minimale dominato dall'organo ; questa canzone venne scritta da Asher e Wilson in un periodo in cui il leader dei Beach Boys, per via di un uso massiccio di droghe psichedeliche, optò per una scrittura più autobiografica ed introspettiva. Il testo di questo pezzo racconta la vicende di un ragazzo il quale, ad un certo punto, si rende conto di non essere se stesso e di vivere una vita non sua, e per questo motivo decide di abbandonare tutto ciò che "non" era, per diventare ciò che veramente si sentiva di essere.

"I soon found out that my lonely life wasn't so pretty I'm glad I went now I'm that much more sure that we're ready" (da "That's Not Me)

Il quarto brano di questa facciata è "Don't Talk (Put Your Head on My Shoulder)", una lenta ma complessa ballata dalle atmosfere amorose e malinconiche, considerata dallo stesso Brian Wilson come "una delle canzoni più dolci che abbia mai cantato". La dolcezza di questo brano, oltre ad essere presente nell'ingenua voce di Wilson, si sente perfettamente nel testo, il quale descrive quelle emozioni e quei sentimenti che due persone possono provare anche senza parlare, ma stando solo insieme mentre compiono alcuni piccoli ed innocenti gesti comuni come il guardarsi negli occhi, il tenersi per mano o l'appoggiare la propria testa sulla spalla dell'altro.

"There are words we both could say But don't talk, put your head on my shoulder Come close, close your eyes and be still Don't talk, take my hand and let me hear your heart beat" (da "Don't Talk (Put Your Head on My Shoulder)")

La quinta traccia del lato A è "I'm Waiting For The Day", brano scritto da Mike Love ma musicato, come il resto dell'album, da Brian Wilson, il quale, però lo considerava come il pezzo meno soddisfacente dell'intero "Pet Sounds", poiché egli non riuscì ad esprimersi vocalmente al meglio. Nonostante l'aria movimentata e le belle ed orecchiabili armonie vocali questo brano parla di un ragazzo che, dopo che è stata lasciata, decide di consolare e stare al fianco della ragazza che ha sempre amato fino a quando non arriverà il giorno in cui lei potrà amare di nuovo; una volta arrivato quel momento, però, il ragazzo sembra non avere il coraggio di dichiararsi, e la lascia andare tra le braccia di un altro.

"I guess I'm saying you're the only one I'm waiting for the day when you can love again You didn't think that I could sit around and let him work You didn't think that I could sit around and let (watch) him take you" (da "I'm Waiting For The Day")

La penultima canzone di questa facciata è la strumentale "Let's Go Away For a While", brano realizzato da Brian Wilson come intermezzo di pausa e relax per l'orecchio dell'ascoltatore.


Il Lato A si chiude con una delle prime canzoni che ho scoperto dei Beach Boys "Sloop John B", brano derivante da una canzone folk tradizionale suggerita a Brian Wilson da Al Jardine. Da un punto di vista testuale, Wilson fece delle piccole modifiche al testo in modo tale da rendere tutta la storia, che racconta di un pessimo viaggio in barca a vela, un po' più psichedelica. Io ho sentito la prima volta questo pezzo guardando il film del 2007 "Full of it", noto in Italia con il pessimo titolo "14 anni vergine", però sono stato rapito da questo brano, caratterizzato da una dolce, complessa ma orecchiabile melodia, dopo aver trovato, per pochi spicci, ad un mercatino dell'usato il suo 45 giri originale dell'epoca.


Lato B

Questo lato si apre con "God Only Knows", il migliore brano di "Pet Sounds" caratterizzato sia da una struttura melodica, per la quale ci sono volute 20 take, che da una armonizzazione vocale, marchio di fabbrica della produzione dei Beach Boys, innovative per la musica pop dell'epoca. In questo pezzo, l'innamorato all'inizio esprime tutto il suo amore verso la sua amata e in seguito continua a dire che solo Dio sa cosa lui sarebbe senza di lei, perché l'innamorato non riesce minimamente ad immaginarsi una vita senza la donna amata al suo fianco. Questa è senza dubbio una delle migliori canzoni d'amore mai scritte perché parla del vero amore, quel sentimento che si prova solo poche volte nella vita, che ti riempie di una gioia immensa e non ti fa mai pensare ad un futuro senza la persona amata nella propria vita; "God Only Knows" nel corso dei decenni è stata coverizzata da diversi artisti di fama internazionale come David Bowie, Elton John e molti altri ancora, inoltre, questo brano è apparso in molti film più o meno celebri come "Scooby Doo!" e "Love Actually".

La seconda traccia di questa facciata è "I Know There's a Answer", brano inizialmente intitolato "Hand on to Your Ego", scritto da Brian Wilson e Terry Sachen, road manager del gruppo, il quale, però, venne in seguito modificato da Wilson, sotto le pressioni dei restanti membri del gruppo, per via dei troppi ed espliciti riferimenti alla droga psichedelica LSD. Il testo della canzone finale è opera di Mike Love e nonostante alcuni riferimenti ai trip psichedelici, in generale, il brano invita le persone a vivere la propria vita seguendo ciò che sono, poiché solo noi stessi possiamo trovare la risposta alla domanda chi siamo?, ma per fare ciò non dobbiamo basarci solo sugli altri o farci influenzare dalla società, perché in realtà solo noi sappiamo e possiamo trovare la risposta a tale domanda.

"They come on like they're peaceful But inside they're so uptight They trip through their day And waste all their thoughts at night" (da "I Know There's a Answer")

Questo lato prosegue con la malinconica e agrodolce "Here Today", brano caratterizzato al suo interno da un intermezzo musicale dall'aria barocca. Il testo di questo brano, scritto da Tony Asher, ha come soggetto l'amore, non descritto, però, come solo felicità, gioia e spensieratezza, ma inteso come un sentimento instabile e provvisorio, che quando c'è fa provare una sensazione di gioia indescrivibile, ma quando finisce rattrista il cuore e fa provare un dolore immenso. La concezione dell'amore presente in questo testo mi ricorda molto la stessa visione di questo sentimento presente nella magnifica e commovente canzone di Fabrizio De André, "Amore Che Vieni, Amore Che Vai", presente nel disco "Volume 3", del 1968, nella quale, seppur con altre sonorità, si parla della natura instabile ed improvvisa dell'amore.

"Keep in mind love is here today And it's gone tomorrow It's here and gone so fast" (da "Here Today")

La quarta traccia di questo lato è "I Just Wasn't Made for These Times", il brano più autobiografico scritto da Brian Wilson presente in "Pet Sounds", caratterizzato, dal punto di vista sonoro, da un assolo di Theremin, uno strumento innovativo per la musica pop dell'epoca. Inizialmente questa canzone, scritta da Wilson insieme a Tony Asher, doveva parlare della perdita dell'incoscienza fanciullesca, ma alla fine essa non è altro che la richiesta di aiuto della geniale mente di Brian Wilson, il quale, sentendosi troppo avanti rispetto agli altri e ai tempi in cui viveva, spesso si sentiva triste ed insoddisfatto. Per l'argomento trattato e la sua innovativa struttura musicale, questo pezzo nel 1996 venne stampato come singolo su 45 giri dalla celebre etichetta Sub Pop.

"Every time I get the inspiration To go change things around No one wants to help me look for places Where newthings might be found" (da "I Just Wasn't Made for These Times")

La penultima canzone di questo lato è la strumentale ed omonima "Pet Sounds", brano caratterizzato dalla presenza di elementi ambigui, come il rumore di due lattine di Coca-Cola suonate dal batterista, che nella mente di Brian Wilson doveva essere una specie di colonna sonora alla James Bond.


L'ultimo brano che chiude questo lato e di conseguenza questo capolavoro è "Caroline, No", malinconica canzone, scritta da Wilson e Asher, che parla degli amori non corrisposti o finiti, caratterizzata da strumenti come il flauto e il clavicembalo. In origine questo brano venne pubblicato, senza i ritocchi sonori finali, da Brian Wilson come singolo da solista, ma non ottenne il successo sperato e perciò venne riutilizzata e reincisa per "Pet Sounds", anche perché era la canzone preferita dal leader del gruppo. Dopo la dissolvenza finale dei flauti è presente una sorta di traccia fantasma, senza titolo, in cui si sente il rumore di un treno in corsa seguito dall'abbaiare di alcuni cani, tra cui quelli di Banana e Louie, i cani di Brian.

"Who took that look away I remember how you used to say You'd never change, but that's not true Oh, Caroline you" (da "Caroline, No")

"Pet Sounds" venne pubblicato per la prima volta in formato vinilico, sia stereo che mono, il 16 maggio del 1966 e nonostante l'importanza musicale che rivestì non ottenne lo stesso successo musicale dei precedenti dischi dei Beach Boys. Le prime stampe dell'epoca di non facile reperibilità, tra cui questa in mio possesso, sono caratterizzate dal numero di catalogo T 2458 e presentano la classica etichetta Capitol nera circondata da una striscia arcobaleno. Nel corso degli anni "Pet Sounds" è stato ristampato sia in vinile, sia in cd, che in musicassetta e nel 2016, in occasione del 50° anniversario della sua pubblicazione, il disco è stato ristampato un'ennesima volta sia in formato 33 giri, che in formato cd.


E voi conoscevate questo capolavoro dei Beach Boys?