• Ludovica Petrilli

"Non vedo l'ora di fare un bel po' di casino" Intervista Boriani

In occasione della pubblicazione del suo ultimo singolo "La Pellegrini" uscito il 19 Giugno, grazie al lavoro congiunto delle discografiche Garrincha Dischi e Giungla Dischi, abbiamo deciso di fare quattro chiacchiere con il cantautore Boriani!





Ciao Boriani! Cosa ti ha portato a fare musica?

Se oggi faccio musica è perché da bambino non potevo farla. Cioè essendo il più piccolo tra tutti i miei cugini musicisti, non avevo accesso facile ai loro strumenti. Le mie mani sempre sporche e la mia poca accortezza non mi permettevano di trasmettere loro la fiducia necessaria. Ho iniziato quindi a covare il desiderio di suonare in quegli anni. Ho rubato con gli occhi, sfruttavo ogni pausa sigaretta, durante le loro prove, per mettere in pratica quello che gli vedevo fare. Di nascosto, per soli cinque minuti, passavo da uno strumento all’altro. La sensazione era di fare qualcosa di veramente bello nonostante non sapessi minimamente come farlo.

La tua avventura musicale è iniziata con la band "Durden and the catering" nel 2008. L'ep d'esordio della band,"Il nostro quadro", si contraddistingue per due grandi contributi intellettuali: Edoardo Leo e Marco Travaglio. Come è stato collaborare con loro?

E' stata una sorpresa! Mai avrei pensato di poter attirare l’attenzione di un giornalista come Travaglio. In quel disco c’’è una canzone intitolata “Res Publica”. è un pezzo a cui tengo moltissimo perché, avendo un passato da giornalista, ero riuscito a mettere in musica il mio piccolo attacco al potere e il supporto di Marco, con una nota di copertina, per me fu una potenza di fuoco non indifferente. Sempre allo stesso brano ha partecipato Edoardo Leo, registrando un’introduzione parlata, una parte teatrale insomma. Bomba! è stata una figata pubblicare il mio primo disco con partecipazioni di questo calibro.

Cosa ti ha portato ad affrontare una carriera da solista?

il progetto DATC mi aveva dato tanto e credo anche tutto. Dopo cinque anni però non riuscivo a dare e a ottenere più nulla da quella realtà. La band in verità aveva cessato di esistere quando nel 2012 mi convinsero a cambiare un paio di elementi del gruppo, persone con le quali avevo fondato il progetto, persone a me molto care. Non ho mai superato e metabolizzato quella decisione. quando non si ha molta esperienza, il più delle volte ci si fida delle persone sbagliate.

Insomma in seguito ebbi un breve periodo di incertezza quindi ho cercato la maniera di sentirmi nuovamente al sicuro, contando su di me, affinché potessi sbagliare da solo se proprio fosse dovuto succedere.

Becker è il tuo album d'esordio da solista uscito nel 2016. Il nome fa riferimento a un personaggio del cartone animato "Holly e Benji", Tom Becker. Perché questo omaggio?

Con questo disco volevo esprimere un senso di non appartenenza.

Un po’ come il personaggio Tom Becker, anche io ho girato parecchio e cambiato casa più volte. Sembra bello ma in realtà non lo è. Cambiare continuamente amici, scuola, città, quartiere, odori, strade, destabilizza e a lungo andare pesa come cosa. Con Becker ho cercato di darmi un posto, un orientamento, insomma ho cercato di ritrovarmi e di riconoscermi in qualcosa. penso di esserci riuscito!

In passato ti sei definito come "quello che canta le proprie canzoni".

Se un giorno vorrai cantare una canzone non tua a un live, quale sceglieresti?

Sì vero! In passato mi sono definito così perché per troppo tempo molte persone, nel mondo della musica, hanno appesantito il temine “cantautore”. A inizio 2010 se qualcuno di noi si presentava come tale la gente alzava gli occhi al cielo. Poi per fortuna è stata data nuova linfa al termine. Amo perculare chi prende le cose troppo sul serio, ecco perché mi definivo così. Per quanto riguarda quale canzone cantare, di altri autori, è difficile. Domanda tosta, non è facile rispondere perché me ne piacciono davvero tante. Ve lo dico alla fine dell’intervista così nel mentre che rispondo ad altro ci penso bene.

Da poco è uscito il tuo nuovo singolo "La Pellegrini".È evidente che il titolo sia un omaggio alla grandissima nuotatrice olimpionica. Com' è nata questa canzone?

E' nata in poco più di venti minuti. è uscita di getto, ma la cosa assurda è che l’ho scritta a disco chiuso, quando con Giungla Dischi e Garrincha Dischi avevamo già definito tutto il lavoro in studio. Era fine gennaio 2020 e stavo a Bologna per ultimare le voci su un paio di brani. Tra una pausa e l’altra mi sono messo a cantarla al piano e Hyppo di Garrincha, insieme al Carota dello Stato Sociale, mi hanno detto che l’avremmo dovuta inserire nella tracklist. Fu bello avere quel riscontro perché dava immediatezza al brano, visto che la musica ha tempi molto più lunghi di quanto si pensi. Cioè noi cantautori aspettiamo un botto prima di vedere pubblicata una nostra canzone, è difficile che ci troviamo a far ascoltare pezzi che raccontano una situazione che stiamo vivendo nell’immediato. è stata una bella sensazione far sapere a tutti come mi sentivo al momento della pubblicazione de “La Pellegrini”.

Possiamo definirla una canzone d'amore?

“... non è una canzone d’amore, ma avrebbe voluto esserla”. questa è la frase con cui l’ho presentata a tutti. esistono sentimenti che nonostante le tante buone intenzioni non riescono a crescere, a passare al livello successivo, lasciando ricordi non cicatrizzati del tutto. e infatti, come nei film, credo seguirà un sequel de “la Pellegrini”.

"Era bello però sentirsi sempre primi". Questa è una piccola citazione del singolo.

Ti sei mai sentito primo in qualcosa?

Sono sincero. No! Forse una o due volte mi sono sentito primo in qualcosa di bello. Forse eh! Ma nel fare cazzate, nel fare danni e nell’inguaiarmi sono il numero uno. In questo primeggio alla grande ma fare le cose giuste non fa per me. non sono mai stato un esempio, anche se vorrei esserlo. è un continuo provarci il mio e non escludo un giorno di riuscirci. Sentirmi primo, sentirmi un numero uno in qualcosa di positivo, di bello e universalmente riconosciuto è un bell’obiettivo, solo che la strada è lunga.

Non è da tutti avere come protagonista del proprio video Federica Pellegrini. Come hai reagito alla notizia?

Sia Garrincha che Giungla Dischi non mi avevano anticipato nulla. Un giorno mi sveglio, con molta calma, e mi trovo un follow strano su ig. Il nome era kikkafede88. lì per lì non ci ho fatto molto caso, poi però andando a vedere il profilo mi sono accorto che era l’account di Federica. Ho pensato “uau le è piaciuto il mio singolo” tutto qua. e invece ancora meglio! Ci scriviamo e dopo le belle parole che ha avuto per me, mi ha spoilerato che avrebbe partecipato al video. Io ho fatto finta di essere a conoscenza di tutto, ovvio! Non sapevo un granché, solo che Andrea Rapino di Giungla Dischi ci stava lavorando ma nulla più. Giustamente, prima di darmi certezza della partecipazione di Federica, le persone con cui lavoro hanno aspettato. Volevano esserne sicure per non alimentare false speranze. Poi alla fine della fiera tutto è andato come davvero non mi aspettavo e cioè alla grande.

Quali sono adesso i tuoi piani futuri?

Uno su tutti è quello di suonare il più possibile. Portare la mia musica in giro per lo stivale. Manco da parecchio sui palchi e non vedo l’ora di fare un bel po’ di casino. Ho dovuto lavorare e aspettare parecchio per arrivare a questo punto e adesso non sto più nella pelle. Aspetto l’uscita del disco come quando a scuola aspettavo i quadri di fine anno! Attendo con impazienza per poi godermi la mia estate e cioè il mio album.

*non mi sono scordato eh! sono tante le canzoni che amo, ma in questo preciso instante vorrei cantare “Vorrei” di Guccini che a dire il vero non conosco benissimo e non è nemmeno nelle mie corde come cantautore, ma comunque lo stimo tantissimo. Questo pezzo mi dà un forte senso di appartenenza, mi riporta alla terra, come quando leggo Pavese.

grazie IndieVision.

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