• Enrica Barbieri

Niccolò Fabi: il racconto della nostra società con Tradizione e tradimento - Recensione


Niccolò Fabi ritorna sulla scena con il suo nuovo album "Tradizione e tradimento", a distanza di tre anni e mezzo da “Una somma di piccole cose”, disco fondamentale per sua carriera, dove il cantautore, in forma acustica, ci racconta tutti i possibili meccanismi intimi e le sfaccettature dell’animo di ogni essere umano. Con questa nuova fatica in studio, invece, Niccolò si è voluto mettere in gioco, creando un “lavoro quasi più freddo e meno sentimentale” - come ci ha raccontato nella conferenza stampa - inserendo l’uso di sorgenti sonore elettroniche e dei disturbi digitali. Tradizione e tradimento, la title track che chiude il disco, ci mostra due lati opposti della stessa medaglia: da un lato troviamo la tradizione, ossia qualcosa che ci fa sentire sicuri e ancorati alle nostre convinzioni, dall'altro il tradimento, il quale rappresenta un cammino rischio da percorrere per raggiungere una nuova identità, per metterci alla prova di fronte a nuove scoperte.


Interessante la scelta della copertina del disco, ovvero una fotografia nitida alla base di un vecchio faro, che lo stesso Niccolò ha realizzato in uno dei suoi viaggi in Mozambico. Far notare un dettaglio e fornire un punto di vista particolare su una determinata questione è l’esempio perfetto di ciò che dovrebbe essere il ruolo dell’artista: riuscire a scoprire qualcosa che è sempre stato sotto i nostri occhi ma così vicino a noi che quasi non riusciamo a coglierlo. Le 9 tracce realizzano insieme un viaggio poetico e sonoro, dove l'analogico si unisce al digitale, l’acustico con l’elettronico, andando anche in questo caso a rimarcare il dualismo creato nel titolo. Se in Una somma di piccole cose il protagonista poteva essere l’Io, con le sue fragilità, in questo caso il punto di vista viene spostato verso un generico Noi, mediante il quale l’autore prova a descrivere il punto di vista di un ipotetico altro - come nel singolo Io sono l’altro - considerando delle situazioni quotidiane che ci mettono in difficoltà, dove il problema non ricade solo su ciò che è diverso da noi, ma anche su ciò che è uguale a noi.


Allo stesso modo in Migrazioni si affronta un concetto universale degli esseri viventi: si assiste, attraverso uno stormo, ad un viaggio che da millenni le specie viventi compiono per andare alla ricerca della propria sopravvivenza; un riferimento alla questione dei cambiamenti climatici inserita in un contesto più ampio.

In questa società, forse troppo frenetica, che tende ad isolare le persone, Fabi ci ricorda che forse il coraggio di affrontare la realtà da soli non lo troveremo mai - parafrasando il pezzo In blu - e che quindi abbiamo la necessità di riconoscere l’importanza che gli altri hanno nella nostra vita, perché ci tendono la mano e ci aprono delle nuove porte nella nostra realtà. Una penna quando scrive / quando scopre quello che è nascosto sono i versi di Scotta, la traccia che apre il disco e che ci descrive il compito della musica. Niccolò ci racconta di averla scritta in un tempo molto breve perché sono quei gesti che si consumano in un attimo, quando in poco tempo ti accorgi di aver realizzato qualcosa di profondo e valido.

Questo nuovo approccio alla musica ha comportato anche dei momenti di incertezza, durante i quali il cantautore romano ha dovuto rivedere il suo progetto, inizialmente strumentale, per ritrovare un punto di equilibrio, come accaduto per le sessioni di Amori con le ali, dove la parte strumentale prevale grazie all’uso dell’arpeggiatore e allo spazio dato all’elettronica, merito dell’amica Costanza Francavilla.


Allo stesso modo anche la canzone Prima della tempesta - come ci spiega l’autore - “è stata scritta in questa prima fase di sperimentazione, dove il focus era raccontare in maniera apocalittica la storia di una profezia che un uomo può fare, osservando la realtà contemporanea”. “Le armi che ho per farmi ascoltare sono le parole, i racconti, le emozioni, cercando di stimolare la sensibilità delle persone verso una umanità molto più grande, verso una dimensione di ascolto attento, di arginamento della disillusione”. Le sue parole rappresentano una lezione di gentilezza, umiltà, da parte di una persona dotata di grande sensibilità, che riesce ad arrivare all’animo di ognuno di noi quando canta. Versi come Può sembrare ma la vita non è finita, nel brano A prescindere da me - così ricco di speranza e dolore allo stesso tempo - o come I giorni in cui capirsi è complicato ci spingono a fuggire dalla iniziale disillusione che spesso proviamo e a imbarcarci un un percorso che ci conduca alla finale sensazione di riuscire a non perdersi del tutto, come nella traccia I giorni dello smarrimento.


Niccolò Fabi si chiede quale sia la strada per tornare nella scena musicale. Con questo disco penso che possa aver trovato la via migliore per presentarsi di nuovo al pubblico, che ha conquistato piano piano con il tempo e che gli ha dato fiducia e gli è stato accanto tutti questi anni. Grazie a questo sostegno, il cantautore romano ha intenzione di creare nei concerti uno spettacolo dove la sorpresa e la rassicurazione si alternino nella giusta maniera, e in cui il pubblico venga stimolato anche a qualcosa di diverso, che assomigli di più ad una performance artistica. Non possiamo fare altro che credere in lui, uno dei pochi cantautori che ci emozionano ancora, abituato a sussurrare piano in disparte, a non mettersi al centro della scena, dove si tende, invece, a gridare e a non ragionare.

  • telegram
  • Black Icon Spotify
  • Black Icon YouTube

RIMANI SEMPRE AGGIORNATO

© IndieVision.it