I migliori album del 2020 per IndieVision

Il 2020 che si appresta a terminare è stato un anno singolare, a tratti sfiancante e sicuramente non facile da sopportare. Tuttavia, nel corso di questi mesi difficili, sono fioriti album splendidi, che ci hanno fatto commuovere, fremere, riflettere e crescere.


Lo stallo dell'industria nella prima parte dell'anno ha velocemente lasciato il passo, a partire dalla fine dell'estate, ad un ritmo serratissimo di pubblicazioni. Da amanti della musica, ciò ci ha fatto certamente piacere. Con la fine dell'anno, poi, si avvicina anche quel periodo di bilanci e sintesi.


Proprio per riassumere questo 2020 musicale, abbiamo preparato per voi la nostra personalissima classifica dei migliori lavori discografici pubblicati dal 1 gennaio 2020 ad oggi. Ogni membro della redazione che avrete ormai imparato a conoscere è stato chiamato a scegliere il migliore album per tre distinte categorie:

  • Miglior album italiano;

  • Miglior esordio italiano;

  • Miglior album internazionale.

Eccovi, senza troppi sforzi, il meglio di questo 2020: tra gloriosi ritorni e insperate scoperte, ne abbiamo sentite delle belle.

Le scelte di @eccenico


Miglior album italiano: "I mortali" (42 Records) di Colapesce, Dimartino.


Il cantautorato in Italia è in splendida forma. Quello siciliano, forse, ha raggiunto livelli stellari. Quando quel 5 giugno (che sembra ora lontanissimo), in coincidenza con la fine del primo durissimo lockdown totale, ho finalmente potuto mettere piede fuori casa, l'ho fatto con "I mortali" (42 Records) in cuffia. Non avrei potuto essere più felice: stavo andando a trovare il mio amore, che ormai non vedevo da troppi mesi, ascoltando una delle dichiarazioni d'amore più sincere che la Sicilia abbia mai sfornato, a firma Colapesce e Dimartino. Un album davvero splendido, di cui mi sono innamorato di più ad ogni ascolto. Quei pochi dubbi che avevo evidenziato in recensione sono poi scomparsi con ascolti più attenti e consapevoli. Il vino buono, si sa, invecchiando non può che migliorare.


Miglior esordio italiano: "Merce Funebre" (42 Records) di Tutti Fenomeni.


Quando a gennaio la pandemia era solo un confuso eco in quarta pagina sui principali quotidiani italiani, ecco che faceva finalmente capolino nella scena un cantautore tra i più acuti che avessi mai ascoltato, finora vissuto musicalmente principalmente pubblicando su Youtube: Tutti Fenomeni. Dalla pubblicazione dei suoi primi video dalla abbagliante regia cinematografica, infatti, non ho avuto dubbi che fosse nata in Italia una delle più intelligenti e brillanti personalità da un po' di tempo a questa parte. L' arrivo su Spotify di "Merce funebre" ha consacrato definitivamente questo sentore in qualcosa di più strutturato (e comodo da ascoltare). Tutti Fenomeni ha dimostrato a tutti di saper bilanciare sapientemente riflessioni ontologiche, satira caustica e la più strafottente attitudine di chi sa quello che fa e dice. Dopo ogni traccia mi è partito spontaneo un applauso ed ho capito finalmente cosa provano gli italiani in volo ogni volta che l'aereo tocca terra.


Miglior album internazionale: The Ascension (Asthmatic Kitty) di Sufjan Stevens.


Sufjan Stevens è tornato a settembre con un lavoro meno immediato dei precedenti ma con quello spirito avanguardista che lo ha da sempre contaddistinto. "The Ascension" non è facile da ascoltare per chi si era troppo accoccolato sulle melodie dolci e catchy dei suoi precedenti lavori, ma sa ragalare a chi lo ascolta con la dovuta attenzione gli stessi brividi di brani che un tempo ci avevano fatto commuovere come "Carrie and Lowell" e sognare come "Chicago". Uno stile criptico e viscerale a ritmi sincopati ed elettronici hanno definito nuovi standard in termini di qualità di produzione musicale e di scrittura. Di poeti che sappiano sfoderare la stessa versatilità ed ecletticità a questo mondo ne abbiamo pochissimi.


PS: a dirla tutta, non è l'unico album rilasciato da Sufjan quest'anno. A marzo, infatti, ha rilasciato anche "Aporia", in collaborazione con Lowell Brams che però non ha lasciato in me il segno come "The Ascension", sarà per le contaminazioni esterne.

Le scelte di @Michela Ginestri


Miglior album italiano: "Cip!" (Universal Music) di Brunori SAS.


“C'è un universo solo che unisce il cielo e il mare”. I dischi di Brunori sono una promessa d’amore, un vero atto di gentilezza nei confronti dell’uomo. “Cip!” è un album catartico, che descrive sensibilmente l’essere umano e le sue relazioni da ogni punto di vista. C’è l’ottimismo malinconico nelle sue canzoni più riflessive e un velato pessimismo in quelle più spensierate; un dualismo armonico tra bene e male in reciproca complementarità, sia nella vita che di conseguenza anche nelle canzoni, da sempre molto caro al cantautore. Cip! per me non è un disco ma un manuale di vita, in cui Dario, pagina dopo pagina, ci racconta amichevolmente le relazioni umane, dal sesso all'amore, da quando siamo piccoli a quando cresciamo, ci racconta di un mondo che gira comunque anche senza di noi, perché siamo speciali ma non così unici. Il risultato è un disco da ascoltare in quei momenti in cui perdiamo la fiducia in ciò che ci circonda o quando ci sentiamo chiusi tra le nostre incertezze, ma anche quando vogliamo capirne un po’ di più della vita. Tra tutte le tracce, se dovessi sceglierei “Il mondo si divide” e “Capita così”, anche perché sono molto legata ad una sua “cover” di una persona davvero speciale. Uscito lo scorso gennaio, inconsapevolmente, in un anno leggermente drammatico per il mondo in cui ci siamo resi conto della nostra precaria fragilità, Cip!, in punta di piedi, ci ricorda quanto nonostante tutto sia bello stare al mondo.


Miglior esordio italiano: "Apnea" (SugarMusic) di Bais.


"Godiamoci la fine del mondo, mi hai steso il cuore a testa in giù." Ho ascoltato Bais per puro caso una mattina, partito con il suo sound particolare in riproduzione casuale su Spotify e mi ha colpita sin da subito, cosa che ultimamente avviene sempre più raramente. Un disco di sperimentazione non casuale, con cui l'autore ci dipinge un'atmosfera dolce, singolare ed elegante, portandoci davvero in apnea e lasciandoci dimenticare del resto. Bais, in sole cinque tracce, ci porta in un mondo intimistico, profondo e a tratti nascosto di noi, quel punto interiore che non sempre riusciamo e vogliamo nascondere. Nell'ep si alternano elementi di vari generi, dal jazz al pop, per finire in un RnB contemporaneo dal sapore internazionale di cui vi avevo parlato a pochi giorni dall'uscita. Apnea va ascoltato tutto d'un fiato, come il titolo suggerisce, per goderne a pieno le diverse sfumature e singole caratteristiche di ogni brano. Tra tutte una menzione d'onore per "In Limousine", la prima che ho ascoltato e anche la traccia più peculiare e sperimentale tra tutte. Un ep d'esordio del tutto innovativo e non banalmente diverso.


Miglior album internazionale: "Foolish Loving Spaces" (Virgin EMI Records) dei Blossoms.


"Home is, home is where I'll be. When you're standing beside me". "Foolish Loving Spaces" è il terzo album dei Blossoms, band di Stockport (Manchester) formatosi nel 2013. “L’album è una pura celebrazione dell’amore in tutte le sue forme splendide e sconcertanti”, ha raccontato il gruppo all'uscita del disco, ed ecco perchè è il mio album dell'anno. Quindici brani (nell'ultima versione uscita lo scorso 4 dicembre), che, con la calda voce di Tom Ogden,

vi accompagneranno nelle varie sfumature dei sentimenti umani, tra brani più carichi e altri più riflessivi. Tra tutte le tracce forse sceglierei "Oh no! (I think i'm in love)", per la mia inguaribile vena romantica.


Le scelte di @Marco Anghileri


Miglior album italiano: “Venti” (La Tempesta Dischi) di Giorgio Canali & Rossofuoco.


Riporre tantissima fiducia in un album non ancora uscito è un’arma a doppio taglio, perché l’ascolto poi potrebbe rivelarsi peggiore delle aspettative. Il mio disco preferito del 2020 è arrivato tardissimo, il 4 dicembre, ma l’attesa si è rivelata meritata: “Venti” di Giorgio Canali & Rossofuoco ha superato ogni previsione. Le venti canzoni (non a caso il titolo), per un totale di 80 minuti, rarità che merita un applauso di questi tempi, sono state registrate a distanza dai quattro musicisti, da Bassano del Grappa alla Sardegna, da Bologna a Miami. Tra un omaggio alla canzone d’autore e l’altro (Giorgio ne ha inserito almeno uno in ogni brano), si ha l’impressione di muoversi nel tempo (“Eravamo Noi” ne è l’esempio più lampante), ma anche tra i generi musicali, e così troviamo, oltre ai classici pezzi in pieno stile Rossofuoco (“Morire perché”, “Dodici”, “Proiettili d’argento”), ballate struggenti (“Wounded Knee”, “Requiem per i Gatti Neri”), un “Meteo in cinque quarti”, un paio di drunken songs (“Tre Grammi e qualcosa per Litro”, “Vodka per lo Spirito Santo”) e gioielli di generi inaspettati (“Raptus”, “Rotolacampo”), il tutto sempre col comune denominatore che unisce tutti i lavori di Canali: neanche una parola fuori posto, neanche una parola a caso, testi incredibili.


Miglior esordio italiano: “Le Gabbie dei Tori” di Prevosti.


Mattia Prevosti è un giovane cantautore di Varese. Il suo disco d’esordio “Le Gabbie dei Tori” è una boccata d’aria incredibile: chitarra, voce e poco altro, una maturità sotto ogni punto di vista che può tranquillamente far impallidire artisti con alle spalle svariati anni di carriera. Contenente 10 tracce più una bellissima rivisitazione italiana di “Shelter From The Storm” di Bob Dylan, è stato prodotto da Giorgio Canali, che, si sa, ci vede lunghissimo quando si tratta di lanciare giovani talenti (vedi Le Luci Della Centrale Elettrica e Verdena, per citarne due): gli auguro il meglio, ricordando che “resta di nicchia tutto ciò che è migliore, e, se così non fosse, mi farebbe cagare”.


Miglior album internazionale: “The New Abnormal” (RCA/Cult) di The Strokes.


Con “The New Abnormal” gli Strokes interrompono la loro “pausa” dalle pubblicazioni durata ben 7 anni (“Comedown Machine” risale addirittura al 2013), ho consumato il precedente e posso dire tranquillamente di aver fatto lo stesso da aprile ad oggi con questo. Siamo di fronte ad un disco di quelli a cui il quintetto americano ci ha largamente abituato, un album essenziale, dove le chitarre sono incastrate tra di loro con precisione maniacale, la sezione ritmica precisa e non invadente le unisce alla voce che, sia per la scelta delle linee che per i suoni, si può vedere quasi come uno strumento volto ad accompagnarci ancora di più in questo viaggio. La giusta dose di synth abbellisce il tutto portando questo lavoro al primo posto nella mia classifica internazionale.

Le scelte di @Melania Rosati


Miglior album italiano: "Forever" (Ponderosa Music) di Francesco Bianconi.


Risulta sempre molto difficile trovare le giuste parole per descrivere in poche righe l’immensa bellezza che emana l’arte, quella fatta bene. Per questo mi limito a dire che tra i dischi che si configurano tra quelli che meritano di essere menzionati tra i migliori di questo anno c’è, senza alcun dubbio, FOREVER di Francesco Bianconi, leader dei Baustelle, che ci ha regalato il suo primo progetto da solista. Un lavoro il quale, come lo stesso afferma, si concentra sulla purezza e sulla canzone più che sulle sovrastrutture e le mode del momento. Ed infatti, la sensazione che si prova ascoltando questo disco è proprio quella di essere trasportati in una dimensione fuori dal tempo ove, tra archi e pianoforti, i testi delle canzoni di Bianconi non fanno mancare importanti momenti di riflessione. Forever è al pari di un lavoro universale, è pura filosofia, un vero capolavoro ed in quanto tale presenta importanti collaborazioni internazionali che aggiungono eccellenza a tutto il progetto.


Miglior esordio italiano: "Spazio" (Bomba Dischi) di Ariete.


Le generazioni cambiamo ma certi sentimenti che contornano l’adolescenza si circoscrivono quasi sempre allo stesso modo. Amori e insicurezze, mancanze e paranoie, quelle frasi tristi scritte nei diari che Ariete (Arianna Del Giaccio), utilizza per dar forma a canzoni che attraverso arrangiamenti minimal ed attuali sensazioni lo-fi catturano l’attenzione di un milione di ascoltatori su Spotify. Ariete è sicuramente una delle giovani rilevazioni di questo venti- venti che dopo una fugace partecipazione al programma X Factor debutta con il suo primo ep SPAZIO pubblicato da BombaDischi. La sua, non a caso, è la generazione X e la musica che la rappresenta anticipa il nuovo e prevalente filone del’indie italiano, quello emo – indie. In questo dicembre ha fatto seguito il suo secondo ep 18 ANNI che preannuncia una florida attività musicale per questa artista di cui certamente continueremo a parlare.


Miglior album internazionale: "Monument" (Play It Again Sam) di Keaton Henson.


Quando resto colpita da qualcosa di autentico, quasi alla stregua di un innamoramento, risulta essere sempre un evento di cui poterne parlarne senza mezzi termini. Immenso è per me Keaton Henson pittore, poeta e musicista londinese dall’animo complesso e profondo che in questo 2020 ha pubblicato MONUMENT un disco struggente, a tratti sussurrato, in cui questo artista mette a nudo i suoi sentimenti, riuscendo a trasmettere un forte tormento interiore contornato da una tenerezza disarmante. Monument è un disco intimo e delicato che si sviluppa attraverso un percorso di 11 brani i quali aprono il cuore sensibile di chiunque sappia avvicinarsi ad un artista come lui. Il mio cuore è esploso, ecco perché ve lo segnalo tra i migliori di quest' anno.

Le scelte di @Giulia Gallo


Miglior album italiano: "Machu Picchu" (Garrincha) degli España Circo Este


Libertà, spensieratezza, viaggio e rivoluzione: questi gli ingredienti del terzo album in studio degli España Circo Este, pubblicato il 6 novembre per Garrincha Dischi. Si tratta di un disco gioioso, colorato, che col suo sound coinvolgente ed originale (difficilmente inquadrabile, ma sospeso da qualche parte tra alternative rock e folk) è capace, nei testi, di alternare in maniera molto naturale uno sguardo speranzoso sul presente e una voglia di libertà e conoscenza sconfinate a più o meno velate critiche sociali e alla preoccupazione per il futuro. Uscito durante la seconda ondata di questa infinita pandemia, può essere uno strumento utile per pensare in positivo: ascoltare “Se la cantiamo ci passerà” per credere. Cioè, non solo quella, ascoltate tutto l’album. Buon umore garantito.


Miglior esordio italiano: "A luci spente" (Undamento) di See Maw.


Nuovissimo acquisto della scuderia di Undamento (Frah Quintale, Joan Thiele, Dutch Nazari), See Maw è un giovane cantautore milanese, classe ’96. Dopo aver pubblicato 2 EP, il 5 giugno ha debuttato con il suo primo album, fortemente identitario, dove la sua elettronica pulsante dipinge atmosfere notturne, talvolta più intime e raccolte, talvolta più da dancefloor che supportano una scrittura cantautorale (ricordando, a tratti, Cosmo), ma dove c’è comunque spazio per canzoni più indie-pop. “A luci spente” è sintomo di un genere che sta prendendo sempre più piede nell’underground italiano, in grado di far ballare ma anche di riflettere attraverso dei testi che, nella loro semplicità, sanno essere anche esistenziali. Tracce consigliate: “A luci spente” e “Con gli occhi chiusi”.


Miglior album internazionale: "Petals for armor" (Atlantic) di Hayley Williams.