Kings Of Convenience live al Teatro degli Arcimboldi di Milano

Un giorno uggioso di pioggia battente come solo Milano sa regalarne è stato la cornice in cui il primo novembre si sono esibiti i Kings of Convenience in uno show mattutino (alle ore 13) al teatro Arcimboldi di Milano, parte del tour italiano dedicato all'album "Peace Or Love".



Era da tempo che sognavo di sentirli live e provare a carpire tutto l'amore per la musica che Erlend ed Eirik imprimono nei loro dischi, che adoro alla follia. Il tono autorevole conferito dagli ampi spazi del teatro e l'acustica ariosa ed avvolgente conquistata semplicemente con delle chitarre acustiche, un contrabbasso ed un violino hanno funzionato perfettamente.



Lo spettacolo live non ha solo reso giustizia al loro nuovo album ma ha anche celebrato splendidamente i primi 20 anni di carriera del duo norvegese. Alternate da copiosi applausi si sono succedute tracce da tutto il repertorio, da "Toxic Girl" (da "Quiet is the new loud") a "Rumours" (dal già citato "Peace or Love"), tutte impreziosite dai virtuosismi di violino (come in "Boat Behind" nel video qui sopra), contrabbasso e chitarre.



Le delicatezza dei loro brani è sempre stato per me un personale toccasana indispensabile per sciogliere diversi nodi che nel corso del tempo hanno strozzato alcune giornate difficili, soprattutto quando il cielo grigio e pensieroso di Milano incombeva a frammentare pensieri già fragili e sciolti per loro natura.



Non è una novità infatti il valore terapeutico di certe canzoni ma ciò che invece chi non frequenta abitualmente concerti tende a sottovalutare è l'enorme valore aggiunto che un brano eseguito al momento, in carne ed ossa dal tuo artista preferito, può aggiungersi ad un'esperienza già suggestiva di suo. È stato il caso di "Misread", traccia ormai di dominio internazionale, inno di amori mai nati e rapporti d'amicizia spezzati, che è riuscita ad emozionarmi ancora una volta, come se non l'avessi mai ascoltata prima.



Curiosa ma apprezzatissima dal pubblico la scelta di chiudere il concerto con "Toxic Girl", alla quale è seguita una meritatissima e prolungata standing ovation che sono sicuro avrà restituito ai due giovanotti almeno una parte delle emozioni che son stati in grado di infondere nel pubblico durante l'ora e mezza di show. Sono uscito dalla sala convinto che i concerti mattutini siano la svolta: anziché andare solitamente a letto con in pancia l'ottima sensazione di fragore e calore data da un concerto, avere la possibilità di godersi ancora metà giornata con la testa tra le nuvole è, a mio parere, un plus di notevole valore.



Foto di Nicola Lorusso (che poi sarei io).