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IOSONOUNCANE si ripresenta al mondo con "IRA" - Recensione

Appena ho saputo della possibilità di ascoltare "IRA" (per la rinata Numero1 e Trovarobato) il giorno prima dell'uscita ufficiale, non ho aspettato di realizzare cosa ciò volesse dire e mi ci sono immediatamente prenotato. L'ho capito solo dopo che quello sarebbe stato il mio primo appuntamento non solo con un album maestoso, ma anche con un evento pubblico dopo diverso tempo. All'Apollo Club di Milano c'era pienone (relativamente parlando) e c'era da immaginarselo, tuttavia, malgrado il numero di presenti, il religioso silenzio durante l'ascolto è stato scalfito solo da qualche espressione di estasi e accenni di applauso. Io, dentro, stavo fiorendo e ardendo contemporaneamente.


Se i due singoli precedenti (non inseriti nell'album) avrebbero dovuto farmi intuire la direzione che avrebbe preso l'autore col suo nuovo album, li ho completamente fraintesi, complice il mio amore per la parola e la voglia di risentirlo cantare e raccontare l'attualità in modo irriverente e geniale come in "Die" e "La macarena su Roma". Ci sono pochissimi autori in grado di scrivere in modo tanto dadaista quanto pungente come IOSONOUNCANE e non mi sarebbe dispiaciuto quindi tornare a gustarmi il suo stravagante senso della parola e il modo in cui avrebbe trovato un modo di raccontare questi strani tempi, ma a questo giro sarà il suo stravagante senso dell'armonia a prendersi la scena. Il suo debutto da compositore lascia infatti a primo ascolto spiazzati, salvo poi spiegare le vele della nostra immaginazione non appena accettiamo di salire a bordo e lasciarci contagiare dal suo tepore musicale, fiduciosi che da una mente brillante come la sua non potrebbe venir fuori nulla di meno iconico. Così è stato.


"Quelli come te lo sappiamo Stanno al mondo solo perché c'è spazio Mani strappate all'enalotto le tue" (da "Il corpo del reato")

Ordinato e disordinato contemporaneamente, il nuovo lavoro di IOSONOUNCANE ti catapulta in una dimensione estemporanea. Sonorità tribali e viscerali rincorrono presagi di elettronica e ambient che si combattono a suon di colpi di scena. Ogni brano è fortemente identitario, vive una vita sua personale e racconta una storia formidabile. L'autore ha deciso quindi di cambiare registro e stupire chi si aspettava da lui una qualche linearità o prevedibilità di stile: niente di più lontano dalla realtà. "IRA" segue un percorso tutto suo come ogni precedente album del cantautore sardo aveva fatto a suo tempo, ognuno in modo diverso; della sua realizzazione è stato inoltre realizzato un videodocumentario di cui vi lasciamo il trailer.



L'ensemble, che esegue l'ora e quarantanove dei diciassette brani, è stata sapientemente curata da Iosonouncane in ogni dettaglio e sfaccettature sonora, e ciò ci lascia immaginare quanto in live l'ascolto di "IRA" sarà una delle esperienze più immersive e surreali cui ci capiterà di assistere, ne sono sicuro. Quasi due ore di trionfo di "IRA" portano a concepire la dimensione taumaturgica del silenzio lirico intorno al quale il progetto gravita: la sporadica presenza delle parole diviene un modo di urlare al mondo di ascoltarsi e di non capire, di lasciarsi andare a un aspetto del suono che raramente assaporiamo fino in fondo, distratti come siamo dalla musica usata per intrattenimento o blando sottofondo in ogni tipo di contesto, dai binari della metropolitana a rumorosi negozi di abbigliamento. IRA è un album da ascoltare anche più attentamente di un disco parlato perché ciò che dice si legge soprattutto tra le note di partitura.



Un esperimento che porta IOSONOUNCANE a cambiare ancora rotta e avventurarsi in acque finora inesplorate sia per lui che per la scena italiana. Le parole, evidentemente, sarebbero state di troppo in un lavoro simile e difatti sono state ridotte allo stretto necessario. Usate come mero pretesto armonico e spogliate di qualsiasi significato, il loro significante impiegato invece solo a non farci sentire completamente soli ai primi ascolti. Restano invece le sperimentazioni sonore già da tempo pilastro della sua identità musicale, magari passate in sordina proprio perchè immerse in un mare di storie e liriche memorabili.


Pare quindi immergersi in un sogno dal sapore cinematografico, perso tra gli spazi immensi di un universo lontano e affascinante. Dalla flemma di soldati rampanti all'inquietudine più Kubrickiana, una complessa serie di sentimenti ti scava dentro e ti disorienta, ti pervade fino a non poter far altro che godertela come un sogno lucido che a tratti rasenta un incubo. A partire dal profetico titolo, "IRA", ho interpretato questo album come la voce sorda con cui tentiamo invano di scacciare un incubo persistente - avete presente quella sensazione, no? Ecco, un tentativo ben riuscito di esorcizzare rabbia, ira, disillusione accumulati specialmente in un anno immobile come quello appena trascorso. "Questo Paese ha bisogno di silenzio", cantava un gruppo bolognese, e forse IOSONOUNCANE sta assecondando questo bisogno.