"Immensità" di Andrea Laszlo De Simone - Il Sabato del Vinile

Nel 2019 la scena musicale italiana è stata quasi interamente dominata da artisti provenienti dall'ambiente rap, trap o hip hop, come Tha Supreme, Marracash, Mahmood e Achille Lauro. Per quello che riguarda la scena musicale indipendente, il 2019 ha visto sia l'affermazione definitiva sul panorama mainstream italiano, grazie alla loro partecipazione a Sanremo, degli Ex-Otago, degli Zen Circus, di Motta e di Levante, sia la pubblicazione di ottimi album che hanno portato ad importanti riconferme, come quelle di Giorgio Poi con "Smog", i Canova con "Vivi Per Sempre" e Dimartino con "Afrodite", che alcuni esordi che hanno riscosso un immediato successo come quello di Franco 126 da solista, quello del supergruppo I Hate My Village, formato da Fabio Rondanini - Calibro 35 e Afterhours -, Adriano Viterbini - Bud Spencer Blues Explosion -, Marco Fasolo - Jennifer Gentle - e Alberto Ferrari - Verdena -, quello di Fulminacci e soprattutto quello del misterioso fenomeno Liberato.


Oggi per "Il Sabato del Vinile" vi parlerò di un album uscito sul finire del 2019 caratterizzato da sonorità orchestrali, cantautorali e per certi versi classiche che fanno di questo lavoro un vero e proprio capolavoro contemporaneo italiano. Il disco in questione è "Immensità" terzo album in studio del cantautore torinese Andrea Laszlo De Simone, pubblicato l'8 novembre del 2019 dall'etichetta indipendente 42 Records.

Per chi non lo conoscesse, Andrea Laszlo De Simone è uno dei musicisti più interessanti sull'attuale panorama musicale italiano per via sia del suo sound, una sorta di miscela tra il cantautorato, il progressive italiano degli anni '70 e sonorità più moderne ed elettroniche vicine a quelle di gruppi come Radiohead o Portishead, sia dei suoi testi spontanei, profondi, diretti e a volte un po' enigmatici.


Da un punto di vista artistico Laszlo, oltre ad aver ricoperto alcune mansioni nel mondo cinematografico, esordì nel mondo della musica come batterista nei Nadàr Solo, gruppo rock capitanato da suo fratello Matteo De Simone, e in seguito fondò, insieme ad Anthony Sasso, un gruppo rock dalle sfumature punk e psichedeliche, gli Anthony Laszlo, con cui incise un album omonimo nel 2015, prodotto da DADE 77, salito alla ribalta nell'ultimo anno per via della traccia "FDT", brano che presenta delle forti somiglianze con "Zitti e Buoni", pezzo con cui i Maneskin hanno vinto l'ultimo Sanremo.

Di pari passo con queste esperienze musicali, il cantautore torinese iniziò anche una propria carriera come solista pubblicando ed autoproducendosi nel 2012 il suo sperimentale disco d'esordio "Ecce Homo", titolo derivante da un'opera del filosofo tedesco Nietzsche. Nel 2017, Laszlo decise di dedicarsi totalmente sulla propria carriera da solista e aiutato dalla 42 Records e dal fonico Giuseppe Lo Bue, pubblicò il suo secondo album in studio "Uomo Donna", il quale, per via del suo sound innovativo rispetto alla scena musicale italiana, riscosse un ottimo successo sia di critica, che di pubblico arrivando, persino, ad ottenere una discreta notorietà anche al di fuori dei confini italiani.

Inizialmente come seguito di "Uomo Donna", Laszlo aveva intenzione di pubblicare due dischi, "Figlio" e "Padre", connessi tra di loro e con i due lavori precedenti, però, alla fine, decise di cambiare totalmente progetto dopo aver scoperto di star aspettando un secondo figlio, poiché per il cantautore torinese la musica, a differenza della propria famiglia, non è una priorità nella vita, infatti spesso ha detto che preferisce non farsi chiamare musicista. Questa dolce scoperta, da un punto di vista musicale, ha portato il cantautore a produrre e a scrivere "Immensità (Il sogno, la realtà, lo spazio, il tempo)", una suite musicale d'altri tempi lunga 25 minuti, incentrata sul tema della circolarità del tempo, dell'esistenza e sull'atteggiamento che l'uomo tiene di fronte alla realtà. Secondo Laszlo ogni persona, nel corso della propria vita, nasce e muore di continuo e tutti questi cambiamenti, adattamenti passano sempre attraverso 4 fasi: il Sogno, la fase dell'entusiasmo; la Realtà, la fase della difficoltà; lo Spazio, la fase dello smarrimento; il Tempo, l'ultima fase, quella dell'accettazione della condizione umana e della rinascita, la quale a sua volta innesca da capo questo circolo.

A differenza dei lavori precedenti questo disco è un'opera, sotto diversi punti, molto più complessa ed elaborata di quanto possa sembrare; ad esempio, da un punto di vista tecnico, Laszlo, dopo aver realizzato e arrangiato l'intero album in solitudine, ha deciso di collaborare a stretto contatto con altri musicisti, tra cui un quartetto d'archi, per ri-arrangiare alcune parti in modo tale da renderle più vive, reali ed armoniose. Questo disco, da un punto di vista strutturale, è composto da nove tracce suddivise in quattro capitolo -il sogno, la realtà, lo spazio, il tempo-; infatti, oltre ai quattro brani veri e propri che formano la base di quest'opera, "Immensità", "La nostra fine", "Mistero" e "Conchiglie", la suite è composta da cinque parti strumentali, ossia un preludio, tre interludi e una conclusione e tutta questa articolata struttura fa si che i quattro brani non possano essere analizzati nelle loro singolarità, poiché la loro bellezza e il loro senso si può cogliere solo se si ascolta il disco nella sua armoniosa totalità.

Questa suite è anche caratterizzata da uno stretto rapporto tra musica ed immagini, infatti questo disco fa da la colonna sonora ad un omonimo mediometraggio, ideato dal cantautore stesso, nato quasi per caso a Parigi quando, dopo aver registrato e ripreso suonare un quartetto d'archi, il cantautore decise di continuare a girare riprendendo così un momento di vita quotidiano, ossia il tragitto studio - metropolitana percorso dalla violoncellista; da questa prime riprese poi si sviluppò la realizzazione di questo improvvisato, profondo e per certi versi surreale mediometraggio, che vede tra i protagonisti l'attore Sergio Rubino, già presente nel video di "Vieni a salvarmi", brano estratto da "Uomo Donna".

La semplice copertina di quest'album è composta da una fotografia dello spazio, la quale coglie perfettamente l'immensa sconfinatezza musicale di questo lavoro, che, a sua volta è rafforzata dai brevi, intensi e poetici testi che permettono ad ogni ascoltatore di far suo questa suite e di rivedere dentro ad essa fasi, momenti ed emozioni della propria vita.


La Suite

Quest'opera si apre con "Preludio: Il Sogno", una parte orchestrale in crescendo che trasporta l'ascoltatore, nota dopo nota, all'interno del "Capitolo I", il quale presenta il primo brano di quest'opera "Immensità". Questo pezzo, dall'armonia dolce e delicata, da un punto di vista testuale tratta con entusiasmo il tema portante dell'intera suite, ossia quello della circolarità del tempo, dicendo che "tutta la realtà è immensità", ossia tutto ciò che ogni giorno facciamo o pensiamo non è altro che immensità; il cantautore, con queste parole, vuole sottolineare che ogni volta che un giorno finisce, inizia una nuova immensità, ossia, in parole povere, ogni azione che facciamo nasce, cresce e muore nel momento in cui smettiamo di farla e perciò ogni giorno della nostra vita non è altro che una nuova immensità fatta di momenti, azioni e pensieri diversi rispetto a quelli dei giorni passati o a quelli dei giorni futuri. A questo brano sono legate due curiosità: la prima è che questo pezzo ricosse un così ampio successo in Francia, come d'altronde l'intera suite, che divenne la canzone più suonata del 2020 dalla prestigiosa radio nazionale francese France Inter; mentre la seconda è che questo brano è stato scelto come colonna sonora per la prima pubblicità di Ita Airways, compagnia aerea nata dopo il fallimento della storica Alitalia.

"Compiere sempre scelte di cuore Chiedere scusa per un errore Anche questa è immensità Tutta la realtà è immensità" (da "Immensità")

Finita la prima traccia inizia subito "Interludio Primo: La Realtà", unico intermezzo composto da una parte orchestrale, incentrata su un costante fischiettio, e da una parte cantata che introduce il "Capitolo II", il quale si basa sulla traccia "La nostra fine", brano musicalmente incisivo e allo stesso tempo delicato; Laszlo, in questo pezzo, esamina la scoperta da parte dell'individuo delle diverse difficoltà, amorose, personali o familiari, che la vita gli riserva, le quali lo fanno dubitare di aver il pieno controllo sulla propria vita e che non sono altro che una piccola parte della più profonda ed oscura difficoltà che spetta all'essere umano, ossia la fine, la morte, alla quale ogni persona difficilmente potrà arrivare preparata e che, razionalmente, spaventa per via del non-senso di cui è impregnata.

"Cos'è successo lo sai La vita sceglie per noi Possiam parlarne se vuoi, sì ma La notte è giunta per noi" (da "La nostra fine")

Una volta finito questo brano, e di conseguenza questo capitolo, segue "Interludio Secondo: Lo Spazio", parte interamente orchestrale basata su alcuni accordi di basso, di pianoforte e su un crescendo di archi che ci trasporta all'interno del "Capitolo III"; questo interludio, nella versione fisica del disco, chiude il Lato A del vinile. Una volta terminato il secondo interludio inizia "Mistero", il brano sui cui si incentra il terzo capitolo della suite che è caratterizzato, come le altre, da una splendida sezione orchestrale che, però, si sposa alla perfezione con un crescente tappeto di synth. Da un punto di vista testuale "Mistero", è la canzone più ermetica della suite però, essendo legata al capitolo dello spazio, ossia alla fase dello smarrimento, questo brano potrebbe parlare del senso di smarrimento che l'essere umano, in più momenti della propria vita, potrebbe provare di fronte ad alcune situazioni, alcuni eventi o alcuni soggetti, come lo spazio infinito, il quale trasmette una forte sensazione di mistero per via della sua natura ignota ed inesplorata e allo stesso tempo fa sentire gli individui piccoli rispetto all'immensità dell'universo.

"È come una trappola al cuore E intanto scioglievi nel corpo Dolcezza negata" (da "Mistero")

Segue questa traccia, l'ultimo interludio della suite "Interludio Terzo: Il Tempo", brano completamente orchestrale che si basa solo su tre elementi, un giro di pianoforte, il suono di un flauto e un ripetitivo fischiettio, e che si conclude, negli ultimi secondi, con il rumore del mare e della pioggia che fa entrare l'ascoltatore all'interno del "Capitolo IV" e che è legato all'ultimo pezzo cantato di questa suite, nonché il mio preferito, "Conchiglie", brano caratterizzato da un crescente arpeggio di chitarra, al quale, secondo dopo secondo, si aggiungono altri elementi, sia orchestrali che non, come il ticchettio di un orologio, che portano alla magnifica melodia, quasi paradisiaca, finale. Testualmente "Conchiglie" incarna perfettamente la fase del tempo, ossia quella in cui l'essere umano capisce e accetta la condizione umana ed inizia la sua rigenerazione; infatti, il breve ma intenso testo di questo brano paragona la vita degli esseri umani alle "conchiglie sparse sulla sabbia", poiché durante il corso della sua vita l'individuo spesso cerca di sfuggire dalle difficoltà nascondendosi, a volte, in se stesso, ma nonostante questi tentativi esso subirà la violenza della vita, ossia dovrà sempre affrontare le difficoltà dell'esistenza e non avrà mai la possibilità di "tornare a quando il mare era calmo", ossia tornare indietro, poiché il passato è immodificabile, ma allo stesso tempo modifica il corso della vita di ogni individuo, poiché l'essere umano è il frutto della azioni che ha fatto, fa e farà in futuro. A chiusura della suite, e quindi del Lato B del vinile è posta la parte orchestrale "Conclusione", caratterizzata da un crescendo musicale tutto basato su una batteria impostata a mo' di marcia militare.

"Vedrai, non serve a niente Rintanarti in te stesso Siamo solo conchiglie Sparse sulla sabbia" (da "Conchiglie")

"Immensità" è stato pubblicato esclusivamente in formato vinilico, il mezzo più adatta per godere appieno dell'intera suite musicale, dalla 42 Records, per il mercato italiano, e dalle etichette Ekleroshock e Hamburger Records per il mercato estero. Per quello che riguarda l'edizione italiana, caratterizzata dal codice 42-053s, quest'album venne stampato in due versioni: una normale in vinile nero, caratterizzata da un cartoncino rosso con su il titolo del disco e il nome dell'artista, un inserto con indicata la divisione della suite e gli artisti che hanno partecipato all'opera e da un biglietto da visita con un codice per scaricare la versione digitale l'album. L'altra versione, invece, è un'edizione limitata in vinile trasparente pubblicata in solo 200 copie numerate a mano, la mia è la 077, la quale, però, presenta gli stessi inserti delle versione normale.