• Michela Ginestri

"Il tuo nuovo tipo", il primo album di Skoob: l'evoluzione di una storia in 22 minuti


Quanto tempo ci vuole per raccontare una storia d'amore con tutti i suoi ricordi e delusioni? 22 minuti e 35 secondi.

Esce oggi "Il tuo nuovo tipo", il primo album da solista di Andrea Scuderi, in arte Skoob, prodotto da Twenty aka TwoZero, Alessandro Furlan e Polezsky e distribuito da Artist First.


« "ll Tuo Nuovo Tipo" è una raccolta di foto dell'anno passato, un concept album che racconta, brano dopo brano, la fine della mia ultima storia. È un disco breve, da ascoltare in un unico respiro, magari quel venerdì sera in cui tutti escono ma tu resti a casa, un po' triste.»

Il disco, scritto tra settembre 2019 e gennaio 2020, arriva dopo una prima metà d’anno ricca di pubblicazioni. Da marzo a luglio l’artista ha, infatti, pubblicato ben quattro brani: “Venerdì Sera”, “Festivalbar”, “De André” e “Porta Romana”, tutti presenti nel disco.

« È una raccolta di foto di come è finita la mia ultima storia. Diciamo che il titolo dell’album è un grande spoiler.»

Ma guardiamolo più da vicino. Se dai quattro singoli che lo hanno anticipato pensavate di aver capito già cosa aspettarvi dall'album, cambierete idea già dai primi secondi. L'album si apre infatti con "Non amarmi più", un intro chitarra e voce dai toni caldi, intimo e profondo lasciato volutamente a metà che ben introduce il mood dell'intero progetto. Forse una delle sorprese che più mi ha colpita del disco: short but intense, e si inizia.

"Possiamo litigare e se poi vuoi tu...Non amarmi più"

Secondo brano in scaletta è "Festivalbar", e ci ritroviamo subito in una piovosa domenica di fine settembre a ricordare l'inizio dell'estate. Un brano malinconico a metà tra il pop, il rap e il cantautorato, il cui sound più acceso e movimentato crea un'antitesi con il senso di nostalgia generato; una particolare cornice, metafora di una malinconica storia d'amore. Arriva poi il turno di "Venerdì Sera" , il primo brano che ci aveva introdotti ai girasoli di Skoob che trasforma il senso di nostalgia di Festivalbar in tristezza più rassegnata, senza nascondere però un filo di risentimento. Neanche il tempo di essere tristi che arriva "De Andrè", una vera e propria provocazione in musica. Un punto di stacco, un brano di sfogo in cui la figura di De Andrè diventa simbolo di un ricordo ancora doloroso che non è più il caso di tenersi dentro.

Arriva poi il momento di "Neanche Noi", secondo inedito presente nell'album, forse il brano più intimo in cui l'autore si mette in gioco e racconta di sè e delle sue percezioni emotive. Di nuovo ci ritroviamo nello stesso mood di "Non amarmi più" grazie alla combinazione acustica chitarra e voce, che ben accompagna i temi intimi del brano, ("Ma ora che te ne vai, gli altri cosa diranno? Che in noi due non abbiamo creduto neanche noi").

Segue poi "Porta Romana", ultimo dei singoli che hanno preceduto l'album. Un racconto pieno di immagini; dalla metro ad un compleanno, da un film a un profumo accomunate sempre da un sentimento di malinconia. Settima traccia dell'album, nonchè title track del disco è "Il tuo Nuovo Tipo". Sound elettronico e colorato che, pur non abbandonando il senso di nostalgia presente nell'intero disco, (d'altronde parliamo della fine di una storia d'amore, dai), regala un nuovo punto di vista all'ascoltatore, raccontandone il presente con dei motti molto pungenti, ("Il tuo nuovo tipo sa che il suo amore non conta? Ma non è sua la colpa, il problema sei tu"). Ultimo brano prima della seconda versione de "Il tuo nuovo tipo" è "Due Cretini", la fine della storia e anche la fine morale del disco. «Abbiamo pianto, abbiamo riso, ci siamo urlati in faccia proprio come due bambini... due bambini che non giocheranno più.», così lo stesso Skoob racconta l'epilogo della storia.

"Siamo solo due cretini, che non giocheranno più"

Dopo la fine di una storia d'amore ci sono vari sentimenti più o meno comuni che si attraversano: prima malinconia, poi tristezza, e magari anche rabbia. L'album le descrive tutte, nel dettaglio, da un punto di vista intimo e particolareggiato. I sentimenti iniziali di tristezza e delusione che accompagnano i primi brani si trasformano fino ad arrivare ad un epilogo, una sorta di morale finale della storia. Per questo si può ben definire un vero concept album, strutturato alternando momenti acustici e più articolati e restituendo un prodotto finale vario e omogeneo. Una storia ben raccontata in soli 22 minuti. Buon ascolto!


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