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Dopo quattro anni di semi-clandestinità torna Lorde con il nuovo album "Solar Power" - recensione

di Maria Stocchi.


Lorde è tornata. Dopo quattro anni passati in semi-clandestinità, la giovane, mistica e perturbante regina del pop è riapparsa sulla scena con Solar Power. Un album molto diverso rispetto ai suoi primi due lavori in studio (Pure Heroine, 2013 e Melodrama, 2017), ma assolutamente coerente con il suo percorso artistico.


Ella Yelich-O'Connor, questo il suo nome di battesimo, aveva annunciato il suo ritorno con una lettera ai suoi fan il 20 maggio 2020. In essa parlava di quanto le mancassero e della volontà di ritornare presto a riabbracciarli e del fatto che finalmente i suoi capelli fossero di nuovo lunghi e forti – un simbolo tangibile della sua rafforzata spiritualità. Si paragonava ad una piantina delicata. Poi, annunciava il lavoro sul suo nuovo album, e poneva l’accento sul fatto che sì, si stava facendo aspettare. Ma questa attesa doveva essere vissuta come un’attività deliziosa, e non una punizione, poiché la qualità non ha alcuna fretta, anzi: le è nemica.



In Solar Power possiamo ritrovare, completa e raffinata, tutta la cura che l’artista neozelandese ha messo in quella lettera. È chiara nelle sue nuove sonorità: più essenziali rispetto ai suoi primi due lavori, meno stratificate. Beat dreamy e drum machines sono accompagnati da chitarre acustiche e linee di basso frizzanti e delicate. Le basi sono meno preponderanti rispetto ai lavori precedenti, come se volessero lasciare più spazio ai testi, che non perdono il loro caratteristico alone di esoterismo.


La cantante riflette su temi diversi, che si alternano e si rincorrono attraverso tutti e dodici i pezzi. Il primo brano, The Path, apre l’album con un monito. Ripercorre la sua storia, per poi specificare che chi spera di trovare la salvezza in lei e nella sua musica non è nel posto giusto, poiché gli artisti sono esseri umani. Sono fragili, proprio come chi li ascolta, e spesso tende ad elevarli a supereroi. È un pezzo coraggioso con il quale iniziare un disco; ne indirizza immediatamente l’energia e le intenzioni.


Questo sguardo intimista e personale viene ripreso in California e Stoned at the Nail Salon, dove Lorde riflette su passato e futuro, sulla sua adolescenza, su quanto la fama raggiunta da giovanissima abbia influito sulla sua vita. Su cosa si aspetta dal domani, sulle rivelazioni che ha incontrato crescendo.


Il singolo Solar Power ha in sé tutta la gioia, la spensieratezza e la rinnovata energia che porta l’arrivo dell’estate. Ai cori troviamo Clairo (con la quale Lorde condivide il produttore Jack Antonoff) e Phoebe Bridgers. Nonostante la solarità, il brano conserva un sottotono bizzarro e misterioso. L’immaginario è quello del culto: I’m kinda like a prettier Jesus, scherza Lorde.



Questo scenario viene coltivato e preso particolarmente di mira in Dominoes, più specifica, e in Mood Ring, più generale. Dominoes è buffa, breve e giocosa, del tutto contrapposta al testo, che è un insieme di stilettate indirizzate ad una persona ironicamente definita Mr. Start-Again. Uno di quei tipi che abbiamo incontrato tutti, almeno una volta nella vita. Di quelli che si reinventano continuamente, che cambiano pelle come i serpenti, rincorrendo il rinnovamento e l’illuminazione. Mood Ring amplifica questo concetto: la spasmodica ricerca di qualcosa di esterno che ci faccia stare bene, che ci connetta alla nostra spiritualità – quando invece non fa altro che allontanarci da essa.


"Ladies, begin your sun salutations Transcendental in your meditations (Love and light) You can burn sage and I'll cleanse the crystals We can get high, but only if the wind blows (Blows just right)" (da Mood Ring)

In Fallen Fruit e Leader of a New Regime, il focus si sposta sulla situazione ecologica e ambientale. Sul mondo in fiamme che ci è stato lasciato dai nostri genitori. Sulla necessità di camminare insieme, con "le tasche piene di semi", per poter ripensare radicalmente la nostra società. Il bridge di Fallen Fruit, un brano corale, è forse l’unica finestra che si affaccia, per un attimo, sullo stile passato di Lorde.


In altri pezzi, l’artista regala consigli, esperienze di vita e segreti ai più giovani. Non lo fa con il classico paternalismo degli adulti: lascia piuttosto che queste canzoni - in particolare di Secrets from a Girl (Who’s Seen it All) – siano dei doni sinceri e disinteressati. Proprio come quelli di una dolce sorella maggiore. Sa di non poterti insegnare nulla; ma questo non significa che non proverà a proteggerti.


"Everybody wants the best for you But you gotta want it for yourself, my love" (da "Secret from a Girl (Who's Seen it All)")

Solar Power si conclude con Oceanic Feeling. Il brano più lungo e più sperimentale dell’album. In questo pezzo, Lorde parla con suo fratello minore, si paragona a lui alla sua età, e intanto s’immagina come potrebbe essere una sua futura figlia e si chiede se le somiglierebbe. Conclude dicendo che lei, questa tanto decantata illuminazione non l’ha raggiunta, ma ha capito che, per stare bene, deve prendere le cose un anno alla volta. Deve respirare, trattarsi con delicatezza e con compassione.


Se prima potevamo identificare Lorde con la sua energia dark, ora ci troviamo tra le mani un album che, senza tradire la sua natura, si fa guidare dalla luce del sole. Un album che parte dal buio, poiché nasce da un lutto (la perdita dell’amatissimo cane Pearl, cantata in Big Star), ma che invece di lasciarsi mangiare vivo dal dolore lo trasforma, per cantare quanto la vita sia preziosa – nonostante tutto.

Solar Power è un disco creato con dedizione e lentezza. E con dedizione lentezza va ascoltato. Bisogna superare lo scoglio del "ma questa Lorde è così diversa!", far abituare l’orecchio alle sue nuove scelte e sonorità. Aprirsi alle parole che con così tanta onestà e delicatezza ci regala, per poterlo apprezzare davvero. Bentornata, Lorde, ci eri mancata.