• Michela Ginestri

Dietro le righe // Forse non è la felicità - Fast Animals and Slow Kids

---- Dietro le righe ---- #9 “Forse non è la felicità” - Fast Animals and Slow Kids

Tentando di esorcizzare questa domenica, oggi vi portiamo dietro le righe di “Forse non è la felicità", title track e traccia finale dell’album, forse tra le più conosciute e amate dei Fask, quella che ti fa venire i brividi durante i loro concerti e che in effetti può esser considerata la canzone-manifesto dell’album.


“Forse non è la felicità ciò che voglio, ma un percorso per raggiungerla”, questo il vincolo semantico attorno a cui ruota il brano. Spesso ognuno di noi tende a focalizzarsi su qualcosa che in realtà nemmeno c’è credendo sia la felicità, perdendo invece di vista le cose importanti, per poi ritrovarsi, magari di notte, a pensare a quello che ci manca davvero e a ragionare se veramente vogliamo perderlo così, per un attimo magari, (“Se il giorno è tenero, la notte mi consuma”).

“Si fa un gran parlare della felicità in questi tempi moderni, si pensa a come raggiungerla e a come preservarla una volta che la si ha tra le mani. Ecco questo è il nostro modo per dire che tutto ciò fondamentalmente non ci interessa. […] vogliamo semplicemente schierarci dalla parte di chi ha più a cuore il tragitto rispetto alla meta, vogliamo semplicemente cantare che forse la felicità non è così importante.”


Un brano intenso sin dai primi secondi, un crescendo musicale, un dualismo tra ottimismo e incertezza in cui cullarci. Perché si, alcune volte la felicità bisogna guadagnarsela, ma spesso i momenti di felicità di cui godiamo ci prendono di sorpresa, sono loro che trovano noi, e ti lasciano quel velo di incertezza che in fin dei conti fa quasi piacere. Qualunque sia la strada che si sceglie di intraprendere, i Fask ci indicano come percorrerla: prendendo ogni singolo momento, come andrà a finire poco importa se ci fa pensare che ne sia valsa la pena, se si vuole una cosa si fa di tutto per non perderla, come un alpinista interessato al sentiero e non alla vetta. (“Un alpinista che non vorrà quella vetta, Ma solo il rischio di cadere giù”).


Raramente la felicità è un percorso facile, anzi, nel momento in cui scegliamo la strada più semplice, vicina e scontata forse ci allontaniamo ancora di più. Quanto ci sia di reale alla fine non si può sapere da subito, ma non è questa la domanda a cui si deve rispondere secondo i Fask, ed è così che ci danno un motivo per difendere ciò che di bello ci separa dal raggiungimento di un obiettivo, di un sogno, da un sorriso, e aggiungendo un po’ di romanticismo, dalle labbra di qualcuno.

La felicità è il prima, è il dopo, è stare male e notare che non c’è più, è il tenere in considerazione anche il durante e per questo, parafrasando Apollinaire, ogni tanto è bene fare una pausa nella ricerca della felicità, ridimensionarla e riprogrammarla, eliminando le “scuse che preservano dal piacere”.


Ma allora, che il primo passo per essere felici sia proprio quello di non cercare la felicità?


Michela Ginestri



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