Consonno, relitti degli anni '70 e sogni infranti - Top of the Shots

Era il 1962 quando il Conte Mario Bagno, un eccentrico imprenditore di Vercelli, ottenne il territorio di Consonno al prezzo di 22 500 000 lire (poco più di 11 000 euro). La frazione di Olginate (LC), che si trova a circa 630 metri sul mare, era ai tempi un piccolo borgo con poco più di 50 abitanti. Il progetto era dei più ambiziosi: costruire la Las Vegas italiana. Una sorta di "città dei balocchi" completa di balera, albergo di lusso, campi sportivi, un giardino zoologico ed il famosissimo minareto. Nel giro di poco Consonno divenne il "paese in cui non si invecchia mai", un'attrazione unica nella zona per i turisti ed i giovani.

L'obiettivo della rubrica "Top of the Shots", inaugurata oggi, è proprio quello di raccontare storie come quella di questa surreale località: la fotografia ha un potere evocativo quasi unico, e tramite essa ci possiamo collegare a storie, epoche, tematiche ed atmosfere che andranno ad intrecciarsi con la musica per produrre delle mini-playlist accomunate proprio da questo.


Quella di Consonno è una storia di un sogno che, spinto da un'ambizione quasi incosciente, ha portato nei territori olginatesi una realtà che mai ci si sarebbe aspettati di vedere lì. L'atmosfera che si respirava era simile a quella che qualche anno dopo il cantautore romano Sergio Caputo avrebbe raccontato nel pezzo "Un Sabato Italiano", title track del primo dei suoi album.

Siamo di fronte ad un pop moderno contaminato dal jazz, fuori dai tempi, esattamente come questo progetto.


Fin da subito fu però chiaro quali fossero i pericoli di voler volare troppo vicini al sole: i massicci interventi di demolizione e riedificazione del paese compromisero l'equilibrio idrogeologico già precario del territorio.


Nel 1966 ci fu la prima frana, che ostruì la strada edificata dal Conte (nonché unica via di accesso) per raggiungere il paese. I danni furono presto riparati e la città tornò attiva, tra serate all'insegna dell'eccesso e quel vivere un po' "esotico" tipico dei '60-'70. Dieci anni dopo, tuttavia, una seconda frana più grossa e distruttiva spazzò via definitivamente la strada, impossibilitando del tutto l'accesso alla località. La decadenza che la frazione iniziava a vivere si può ritrovare nel filone musicale che di lì a poco sarebbe diventato l'industrial, del quale uno dei massimi precursori fu "Metal Machine Music" di Lou Reed, uno dei più controversi e criticati album della storia, ma altrettanto importante per lo sviluppo di generi musicali futuri (i Sonic Youth, per esempio, raccontano di essersi fortemente ispirati ad esso).


Nel 1981 Mario Bagno fece un ennesimo tentativo di riqualifica e rilancio della sua personale città del peccato, con scarso successo: il gusto della novità era andato a scemare, ma soprattutto, i tempi erano cambiati. Consonno venne progressivamente abbandonata e divenne a tutti gli effetti una città fantasma. Da lì in poi addio sogni di gloria, solo un grande deserto, le strutture fatiscenti e l'atmosfera industrial al massimo della sua potenza evocativa, esattamente come questo brano dei Throbbling Gristle: "20 Jazz Funk Greats".

A distanza di anni, quel che ne resta sono le affascinanti rovine, che attirano fotografi e turisti e che ogni tanto riprendono vita con qualche rave party. A cavallo degli anni '90/2000, questi episodi diventarono più frequenti, portando così al progressivo abbandono della frazione e allo smantellamento della casa di riposo che era stata predisposta all'interno dell'Hotel Plaza. Le canzoni che avrebbero potuto rappresentare quest'ultima fase abitata di Consonno sarebbero potute essere molte, in rappresentanza di esse la splendida "Tour de France (Etape 1)" dei Kraftwerk.

Nel 2014 (spoiler: senza alcun esito) gli eredi di Marco Bagno, mancato una ventina d'anni prima, misero in vendita la proprietà a 12 milioni di euro. Risale allo stesso anno l'ultima canzone di questa prima puntata di Top of the Shots: i Vintage Violence, band, ironia della sorte, dei territori distanti pochi chilometri da Consonno, hanno pubblicato un album la cui title track "Senza paura delle rovine", nonché traccia finale, si conclude così:

"Senza paura delle rovine Dei miei sassi nelle vetrine Della tua voce al cellulare Delle corde da cambiare Per lasciarti questa musica volgare Per conservare la violenza primordiale"

Di relitti simili ne troviamo quasi in ogni città, testimoni di una serie di sogni infranti che nell'urbanistica contemporanea sembrano quasi alieni.

La prima playlist di Top of the Shots è dedicata proprio a questo: atmosfere, ambizioni e decadenza. Ci vediamo tra due settimane!


  1. "Un Sabato Italiano" - Sergio Caputo (1983)

  2. "Metal Machine Music, Pt.1" - Lou Reed (1975)

  3. "20 Jazz Funk Greats" - Throbbing Gristle (1979)

  4. "Tour de France (Etape 1)" - Kraftwerk (2003)

  5. "Senza paura delle rovine" - Vintage Violence (2014)


Foto di Jacopo Greppi, @can.opia su Instagram.