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Ciliari e la ricerca di ordine nel caos: il viaggio del nuovo disco "Ex" - Intervista

Con Ex, Ciliari firma il suo lavoro più personale e compiuto fino ad oggi, un disco che mette ordine nel caos senza pretendere di risolverlo. Undici tracce che attraversano crescita, fragilità e memoria con una lucidità nuova, frutto di un tempo che l’artista ha imparato a prendersi e non più a rincorrere.


"Nel tempo ho imparato a godermi i momenti, ad ascoltarmi e anche a capire come dire certe cose"

Ciliari Ex intervista

Nel dialogo con lui emerge un percorso fatto di discese, risalite e grandi domande: la prima chitarra che cambia tutto, gli attacchi di panico trasformati in urgenza di parlarne, la paura di perdere la spinta dei vent’anni, la scelta di chiudere il disco con un brano dedicato a sé stesso.



Ciao Ciliari e complimenti per il tuo disco appena uscito dal nome “Ex”. Lo racconti come un disco maturo. Qual è la cosa più immatura che hai lasciato andare per arrivare a scriverlo?

Ciao a te e a tutt*. Forse la cosa più immatura che ho dovuto abbandonare è la fretta di fare le cose, o almeno ci ho provato. Nel tempo ho imparato a godermi i momenti, ad ascoltarmi e anche a capire come dire certe cose. Non so se ci sono riuscito, ma sono davvero soddisfatto di questo disco.


“Ex” è un titolo che può essere una persona, un ricordo, un periodo della vita. Qual è stata la prima immagine che ti è venuta in mente quando hai deciso che questo sarebbe stato il nome del disco?

Ho pensato a tutto quello che ho vissuto fino ad ora, che è passato e che rimane solo nei ricordi, quindi ex.


Hai detto che “Ex” è un viaggio in 11 tracce. Se dovessi scegliere una sola tappa di questo viaggio che ti ha cambiato davvero, quale sarebbe?

A sei anni, quando mi hanno regalato la mia prima chitarra. È cambiato tutto e non ho ancora capito se in meglio, ma fino a qui tutto bene.


“Attacchi di panico” è un titolo diretto. Quanto è stato difficile trasformare qualcosa di così fragile in musica senza edulcorarlo e in generale da dove nasce questa canzone?

Questa canzone l'ho scritta di getto, nel traffico, tra un semaforo rosso e un altro. Stavo esplodendo davvero. E quando qualcosa la senti davvero ed è sincera, non devi avere paura. Un attacco di panico è qualcosa che non puoi controllare, e questa canzone è nata proprio così.


“Cosa c’è che non va” chiude il disco. È una domanda che fai a te stesso o al mondo?

È una domanda che mi pongo spesso quando cerco di capire cosa sto combinando in questa vita. Questa canzone è un po' il sunto di tutto il disco, ed è la canzone che mi sono dedicato. È un po' il mio easter egg nel disco, perchè è alla fine, la traccia 11, a chiusura, ma è uno dei brani a cui tengo di più. Ormai è difficile arrivare ad ascoltare un disco fino alla fine e quindi l'ho messa lì, per i temerari.


Hai parlato di “avere per sempre vent’anni, anche dopo altri venti”. Qual è la parte dei tuoi vent’anni che vuoi proteggere a tutti i costi?

Non vorrei mai smettere di avere la voglia di fare le cose e di credere in quello che faccio. È la mia paura più grande.


Se dovessi spiegare “Ex” a chi ti ha conosciuto solo con “Giornata di merda”, cosa gli diresti?

Gli direi che la giornata non è migliorata, che la bolletta per la luce in fondo al tunnel non è ancora stata pagata, ma gli direi anche di ascoltare il disco. Capirebbe.


Per salutarci ti propongo un piccolo gioco di immaginazione: In un universo parallelo, Ex non è un album ma un luogo. Che posto è, e chi ci vive?

È una grande festa nella mia testa. C'è un po' di bordello, ma la musica è buona e siete tutti invitati. Ovviamente c'è anche l'open bar.



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