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"Ceramiche Guida", il ritorno del cantautorato intimista e disincantato di Avarello - Intervista

Dopo essere uscito, solo in formato fisico ad inizio maggio, lo scorso 31 maggio è uscito anche in digitale "Ceramiche Guida", il secondo album in studio del cantautore Avarello.


A distanza di tre anni dall'ottimo esordio "Mentre ballo mi annoio", il cantautore siciliano ritorna sulla scena con un album composta da nove tracce che danno voce al disagio di una generazione, a suo malgrado, cresciuta in una società frammentata, veloce e performativa, dove la difficoltà principale è fermarsi e guardarsi dentro.



In occasione di questa pubblicazione, noi di Indievision, abbiamo avuto il piacere di scambiare due parole con Avarello e di parlare della sua scelta di pubblicare prima in formato fisico e poi in digitale questo album, della sua visione della musica e di indagare a fondo la nascita di qualche canzone di "Ceramiche Guida".


Ciao Giuseppe, benvenuto su IndieVision! Come stai? Che emozioni stai provando in queste settimane post pubblicazione, in formato digitale, di "Ceramiche Guida", il tuo secondo album in studio?

Ciao a voi! Sono contento, porto in giro questo album in live da un po' in realtà, è un periodo di trasformazione e cambiamento, avevo qualcosa dentro e adesso è fuori, fuori di me. Sto già pensando alle cose nuove che verranno!

 

Nella domanda precedente, ho specificato "formato digitale", poiché "Ceramiche Guida" è uscito, in origine, ad inizio maggio solo in Cd. La scelta di pubblicare il tuo lavoro prima in formato fisico e poi anche in formato digitale (come hanno fatto artisti del calibro di Marco Castello ed Erland Oye & La Comitiva, solo per citarne alcuni), deriva dalla tua volontà di porre l'attenzione sul danno economico che la distribuzione tramite piattaforme streaming causa agli artisti.

Volevo chiederti, qual è il tuo primo ricordo legato alla musica in formato fisico (vinile / cd / musicassetta)? Secondo te, perché gli artisti, anche quelli meno mainstream, dovrebbero ritornare a pubblicare i loro lavori in versione fisica?

Uno dei miei primi CD è stato "Blackbird" degli Alter Bridge, ricordo inoltre pomeriggi ad ascoltare "Exodus" di Bob Marley. Non so sei gli artisti dovrebbero ritornare a pubblicare in maniera fisica, è difficile e non ho una risposta, ma mi è sembrato un buon modo per dare valore al lavoro svolto, e per permettere a chi mi ascolta, mi vede live e mi segue sui social di potermi supportare con un contributo reale, dato che di questi tempi di concerti se ne fanno sempre meno e le piattaforme non pagano nulla.


Inoltre, nel comunicato stampa parli anche di un problema di mentalità per gli artisti relativo alla distribuzione solo in streaming. Secondo te, quali problematiche comporta la distribuzione e fruizione digitale della musica sia da parte degli artisti, che degli ascoltatori?

La questione non è se sia meglio lo streaming o il fisico, ma che dai servizi streaming non ci si guadagna nulla, quindi credo che il tutto debba essere ripensato. Io mi chiedo, se per ascoltare l'album di un artista in streaming dovessi pagare 22€ per sbloccarlo, e una volta comprato fosse mio permettendomi di ascoltarlo tutte le volte che voglio, ci penserei bene su dove mettere i miei soldi. Magari l'ascoltatore non sarebbe più influenzato dalle radio o dall'algoritmo e ci penserebbe due volte.

 

Ascoltando le tue canzoni, sia quelle nuove, sia quelle facenti parte del tuo bellissimo esordio "Mentre ballo mi annoio", si sente molto il tuo legame con la tradizione cantautorale italiana passata (De Gregori e Guccini) e presente (Colapesce, Baustelle e via dicendo). Volevo chiederti, in una società come quella dei giorni nostri, come mai nel mondo musicale si trovano sempre meno cantautori? In "Preghiere", il brano che chiude il tuo secondo album, parli di come essere un cantautore e scrivere canzoni possa aiutare a combattere i propri fantasmi interiori. Che effetto ti fa vedere come, spesso, nelle tue canzoni, molte persone riescano facilmente ad identificarsi?

La musica è lo specchio della società ed il fatto che ci siano pochi cantautori riflette un'era dove le parole sono prive di anima, quindi magari si preferisce una musica che richiami semplicemente i 5 sensi, che sia essenziale, al punto da non dire quasi nulla. Non ne parlo per forza in maniera negativa, cerco solo di vederci un significato: ad esempio, sta spopolando la musica elettronica, fatta di parole semplici su ritmi quasi tribali, arcaici, e suoni che richiamano la natura. Io scrivo probabilmente per parlare con il mio subconscio, perché è terapeutico. Nelle canzoni trovo risposte alle mie domande, come se la mia persona in quel momento capisse perfettamente di che cosa soffre. Ma l'eco delle giornate che si ripetono non danno spazio all'essenza e si finisce per perdersi. Quando mi accorgo che altre persone si ritrovano in questi brani, ho sempre un momento dove non mi rendo proprio conto, mi commuove, mi fa sentire meno fuori di testa. Ma dura veramente poco, faccio fatica ad apprezzare tutto ciò, a sentirmi completamente grato. Penso sempre al passo successivo. Ma ci sto lavorando.



Il concept che si cela dietro "Ceramiche Guida" è quell'assunto metaforico secondo cui "gli esseri umani sono artigiani di sé stessi, forgiatori di forme fragili come ceramiche, che celano un vuoto da riempire" con diverse attività e mansioni ma che, però, "alla lunga si rivelano limitanti e fonte di frustrazione esistenziale". In una società come quella odierna, dove le fragilità personali sono spesso viste come un elemento negativo, come mai hai pensato di paragonare gli essere umani a delle ceramiche, manufatti meravigliosi ma fragilissimi?

Questo titolo prende spunto da una visione che ho avuto, una piazza piena di gente, il tempo si ferma, e restano tutti bloccati come fossero statue, i colori si attenuano come fossero fatti di ceramica appunto. Mi avvicinavo per vedere questi esseri più da vicino e, quasi zoomando sui loro volti e sulle loro mani, notavo i dettagli, piccole crepe, le loro storie, sottili rughe, pezzi di anima chiusi dentro un corpo sistemato e abbellito a dovere che col tempo si è seccato ed è difficile dargli nuova forma. Sì, era un flash del genere (rido).

 

I singoli che hanno anticipato l'album "Acufene" e "Camomille" sembrano dar voce al disagio delle generazioni più giovani, rinchiuse in una gabbia dove conta solo la performance e non si riesce più a comunicare con gli altri o a fermarsi, guardarsi dentro ed indietro e andare alla ricerca dell'autenticità della vita. Come mai hai scelto queste canzoni come apripista di "Ceramiche Guida"? Se dovessi descriverle con un'immagine, quale sarebbe?

È stata quasi immediata la scelta, mi sembravano perfette per dare l’idea con "Acufene" di un'esistenza quasi ovattata, di quando finisci una festa e senti ancora il fischio dell'impianto che ti ha stordito, e con "Camomille" del desiderio di voler vivere appieno e andare avanti. In "Acufene" mi immagino di nuotare sott'acqua, in "Camomille" mi immagino a guardare dal finestrino di un treno.

 

"Liquido" e "IV Novembre" sembrano descrivere a pieno il tuo camaleontico stile musicale capace di passare, con facilità ed autenticità, da ballad più delicate ed essenziali a brani più ritmati e complessi. Quant'è importante per te trovare il giusto vestito sonoro alle tue liriche? Nel tuo processo creativo ti capita più facilmente ideare prima il testo e poi la melodia o viceversa?

Nel mio processo creativo funziona un po' come mi viene, può arrivare prima il testo e poi la melodia o viceversa. Per il momento ad esempio il mio processo creativo si è licenziato. Il vestito giusto per me è importante, ma in futuro mi prometto di dargli ancora più importanza. In questo album mi ha dato una mano spettacolare Cesco aiutandomi veramente tanto a vestire il tutto.

 

Potrò sembrare scontato, ma il mio brano preferito di "Ceramiche Guida" è "Piccole crepe", pezzo che vede la partecipazione di Nostromo. Oltre alle atmosfere cantautorali che, fin dal primo ascolto, mi hanno evocato artisti come Brunori Sas, Gino Paoli e Dente, e alla perfetta fusione tra le vostre due voci, mi ha colpito molto il testo in cui parlate del fatto che, per andare avanti e crescere, si deve per forza imparare a combattere le proprie paure ed essere capaci di perdonare. Com'è nata questa canzone e questo duetto? La musica può essere una sorta di "terapia" che può insegnare a perdonare e ad affrontare i propri demoni?

Per me la musica è assolutamente terapia, scrivere e creare aiuta a parlare con la parte di te che senti poco o che non hai il coraggio di affrontare. Io e Nostromo ci siamo conosciuti a Bologna qualche anno fa, abbiamo stretto una bellissima amicizia. "Piccole crepe" è nata da un momento di sconforto e di sensi di colpa belli pesanti, che condivido con il signor Nostromo, perciò è stato molto facile e spontaneo completare il brano in un pomeriggio.

 

Dopo la pubblicazione del tuo secondo lavoro, avremo l'occasione di ascoltare le tue canzoni dal vivo nel corso di quest'estate? Quant'è importante per te e la tua musica la dimensione live?

Quest'estate ho qualche data in Sicilia e non vedo l'ora. Pubblicherò le date certe sul mio profilo social avarellosonoio. Non vedo l'ora, la dimensione del live è quella che più mi piace.

Grazie per l'intervista picciotti belli.

Vi mando un abbraccio.



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