"A Song For The Lovers" di Richard Ashcroft e la strana connessione con i Joy Division

Richard Ashcroft è sempre stato un personaggio profondamente divisivo, o per meglio dire, la perfetta sintesi del collaudato binomio genio/sregolatezza. Acclamato come uno dei più grandi cantautori della sua generazione, criticato per qualche dichiarazione di troppo e per i ben noti problemi con le sostanze stupefacenti che ne hanno contornato buona parte della carriera. Ma al di là di ciò, è innegabile che il talento di Wigan abbia scritto alcune delle canzoni più memorabili della storia della musica mondiale, – quelle sì – capaci di mettere d’accordo praticamente chiunque, da qualsiasi parte del globo.



Nel 1997, infatti, quando è ancora membro attivo dei Verve, pubblica insieme ad essi il celebrato "Urban Hymns" che – trascinato verso il successo internazionale dalle indimenticabili note di "Bitter Sweet Symphony" – si trasformerà in un capitolo più che encomiabile all'interno della sua carriera. Un capitolo da cui sarà molto difficile discostarsi negli anni a venire e che graverà soprattutto sui progetti immediatamente successivi. Ma i Verve, d’altro canto, non sono mai stati famosi per la loro unità di fondo: numerosi, infatti, furono i litigi nel corso degli anni '90 che portarono a seppur temporanei – e più o meno violenti – scioglimenti. E in seguito al rilascio di "Urban Hymns" avrebbe cominciato a tirare una brutta aria fra i britannici, in particolare fra Ashcroft e il chitarrista Nick McCabe, nel più classico dei contrasti fra le due teste calde per eccellenza del gruppo. Una discordanza di troppo che, ahimé, metterà decisamente la parola fine all'esistenza della band (almeno fino al 2007/2008, con reunion e pubblicazione di "Forth", loro quarto ed ultimo album in studio).


Ashcroft, quindi, dall'inizio del 1999 può cominciare a ragionare in qualità di cantante solista, libero di fare qualsiasi cosa – in ambito artistico – gli passi per la testa, affidandosi semplicemente alla propria ispirazione, all'aiuto del suo nuovo manager e al sostegno della moglie Kate Radley, ex tastierista degli Spiritualized. Il cantautore, dunque, – deciso ad intraprendere una carriera in solitaria – ad aprile del 2000 lancia il primo singolo – estratto dall'album di debutto "Alone With Everybody" , intitolato "A Song For The Lovers", congiuntamente alle b-sides "(Could Be) A Country Thing, City Thing, Blues Thing" e "Precious Stone". Il brano si trasforma subito in un successo in cui complice fu la particolarità dell'arrangiamento che riuscì a combinare abilmente un intelligente uso degli archi con le parole dell'ex Verve, dando vita ad un'atmosfera sonora del tutto unica nel suo genere. Furono questi, infatti, gli elementi che spinsero il singolo – simile ad un ultimo, appassionato giro di valzer tra due amanti – ad entrare nella primavera del nuovo millennio all'interno della Top Ten del Regno Unito, strappando ampi consensi da parte di pubblico e critica, e riscuotendo un discreto successo anche fuori dall'Europa. Non meno eccezionale fu il videoclip corrispondente – di stile narrativo –, che senz’altro si distinse in termini di originalità: il video, infatti, fu girato da Jonathan Glazer in tempo reale e con un insolito esperimento legato alla diegesi (un concetto narratologico, sviluppato da Gérard Genette, che nel cinema – riferito al sonoro – è utilizzato per definire il suono avvertito dai personaggi della narrazione), che all'epoca era praticamente a metà strada tra lo sperimentalismo puro e la più che totale rivoluzione in ambito audio-visivo direttamente applicate al mondo della musica che va in classifica.


Ma, allora, qual è la connessione che coesiste fra "A Song For The Lovers" e i Joy Division?

Ebbene, è Ashcroft stesso a rivelarlo in un'intervista concessa ai microfoni di Radio X – una famosa emittente radiofonica inglese – in cui racconta:


"Mi trovavo in un hotel piuttosto scadente a Londra e ricordo che ai tempi c'erano ancora alcune di quelle spalliere del letto con radio integrata. Insomma, all'epoca avevo una storia d'amore che è andata male. Ricordo che quella sera accesi la radio e le note di 'Love Will Tear Us Apart' [brano dei Joy Division] uscirono quasi come per magia. In ogni caso, qualcosa in qualche modo innescò quel 'DJ play a song for the lovers', perché il timing di questa melodia [quella di 'A Song For The Lovers'] e quello di 'Love Will Tear Us Apart' – che nel frattempo continuava a suonare dalla spalliera – sembravano perfetti."

Ashcroft, inoltre, aggiunse che in un secondo momento decise di estendere quella frase, quel pensiero – ripetuti più volte e più volte in fase di scrittura –, per fare in modo che si trasformassero nella canzone che tutt'oggi conosciamo. Il cantante, dunque, era alla ricerca di un brano ad alto tasso emotivo che fosse capace di descrivere – ispirato dalla propria situazione sentimentale – quella sensazione di trepidazione, di ansia e di eccitazione nel contempo, legata a quel genere di relazioni amorose che siano degne di questo nome. Concludendo – senza fronzoli e con assoluta consapevolezza – con un secco e ashcroftiano: "there was nothing else out like that song". Ovvero: "non c'era nient'altro là fuori che fosse paragonabile a quella canzone."