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YOTA DAMORE, ce lo disegni un cuore? - Intervista

di Denise Ticozzi





Come disegnare un cuore, istruzioni per l'uso by Yota Damore. Una passione sfrenata per il cinema, molti pensieri scritti nero su bianco, tanto amore da far "Innamorire" e un producer (nello specifico servirebbe Jack Sapienza), condite il tutto e voilà ( <3 ).







In occasione dell'uscita del suo nuovo singolo "Iceberg", abbiamo intervistato Yota Damore; buona lettura!


1- Ciao Yota Damore, inutile essere curiosi circa il tuo nome d'arte; sappiamo che centrano per metà i fumetti e per metà ancora non ci è chiaro cosa... Ci racconti bene che storia c'è dietro?

Il personaggio da cui prendo in prestito il nome è uno dei protagonisti di “Video Girl Ai”, opera di Katsura dei primi anni 90.

Il cognome invece ha un retroscena più complesso. Quando si scrive una canzone d’amore spesso vengono commessi degli errori. Per quello che “Damore" è giusto scriverlo sbagliato.


2- Sappiamo anche che sei di Torino, ultimamente tanti artisti del nuovo panorama musicale vengono proprio da lì, tu come ti collochi all'interno di questo mondo musicale dove la concorrenza è tanta e bisogna stare al passo coi tempi?

Sono felicissimo che Torino rappresenti un punto fondamentale nella mappa della scena musicale.

Conosco molte di queste persone e sono estremamente felice per loro, soprattutto perché conosco bene il loro punto di partenza. All’interno di questo panorama musicale mi sento come una goccia nell’oceano. Sono consapevole di essere uno dei tanti, ma al tempo stesso mi considero fra i pochi che cercano di non inquinare la musica con canzoni di plastica.


3 - Come nasce la tua collaborazione con Jack Sapienza, producer dei tuoi ultimi singoli; com'è scaglionato il processo produttivo?

È una storia che ha dell’assurdo.

Dopo un lungo periodo distanti, mi ritrovo a bere qualcosa con Roberto Chetti (con cui ho condiviso i miei primi palchi agli esordi). Mi racconta dello studio che condivide con i ragazzi in RKH e mi ci accompagna la sera stessa. Conosco tutti dando il peggio di me, complice il vino, ma soprattutto, un periodo in cui tenevo la mia penna in ostaggio. Fra questi conosco anche il buon Giacomino “astemio” Sapienza. Una settimana dopo avevamo già lavorato, scritto, prodotto e registrato il nostro primo pezzo insieme.


4 - Nei tuoi testi parli molto del rapporto con le persone, e quindi inevitabilmente dell'amore che tra l'altro finisce il più delle volte a far "Innamorire" (titolo di una tua canzone). Cosa vuoi trasmettere a chi ti ascolta? Qual è (in riferimento ad inna-MORIRE) il tuo antidoto all'amore?

Recentemente ho ricevuto un messaggio che un po’ riassume ciò che vorrei essere per chi mi ascolta. Questo ragazzo mi racconta che ascolta le mie canzoni quando guida in auto, cantandole urlando per sfogarsi, immaginandosi che io sia con lui a sostenerlo nel suo sfogo. Io vorrei essere esattamente questo per chi mi segue. In equilibrio fra l’unione ed il distacco. "Innamorire" è un po’ la bandiera ed il riassunto di questa mia filosofia. Con l’amore che gioca il ruolo sia del veleno che dell’antidoto.


5 - Citi molto anche il cinema; le tue canzoni potrebbero essere la regia perfetta per molti film, quanto è importante per te il cinema?

Il cinema è parte integrante della mia vita, come lo sono i libri e qualsiasi mezzo in grado di raccontare una storia. I film sono l’espressione totale dei medium comunicativi per me. Ispirazione, confronto e luogo in cui i miei pensieri sembrano bambini che si rincorrono fra testa e cuore.


6 - E se  "la vita è un film al cinema" - che film vorresti essere?

"Lost in translation” nella vita, "A Ghost Story” nella solitudine, “I’m here” nell'amore.


7 - Come al cinema l'importanza dei dialoghi, i tuoi testi sono molto ricercati, si pensi a "Désolé" e a tutte le citazioni contenute all'interno. Mi dici qual è il brano che senti più tuo, il più personale?

“Tristi estivi” è una lettera agrodolce e molto personale, nonostante sia il mio brano, in apparenza, più scanzonato.


8 - Concentriamoci ora sul tuo ultimo singolo "Iceberg": usi una metafora più che attuale ma nel tuo caso il ghiaccio non si scioglie; come nasce il brano? Un aggettivo che lo definisce al meglio?

"Iceberg" è “conflittuale”. È un brano che prima di essere pubblicato ha avuto 5 versioni differenti. La strumentale e l’arrangiamento sono stati rivisitati completamente. Della prima stesura conserva, a livello di testo, solo una mezza strofa.

Il processo creativo è stato lungo e travagliato. Io e Jack insieme riusciamo ad essere due macchine autodistruttive, ma dopo aver scartato un po’ di brani non potevamo permetterci di non essere soddisfatti anche di questo. Io mi sono ispirato molto alla figura di Adam Driver in “A Marriage Story” scrivendo. Ed alla fine "Iceberg" è esattamente quello che rappresenta. Un brano di tre minuti in superficie, con sotto una lunghissima gestazione di lavoro esclusivo.


9 - Da "L'ultima notte" ad oggi qual è il bilancio?

È aumentata la consapevolezza che per costruire un percorso duraturo c’è bisogno di piazzare un mattoncino alla volta.

Preferisco impiegare tutta la vita a scrivere cercando il pezzo giusto, piuttosto che trovarlo subito e non riuscire più a replicarmi. L’importante è rimanere coerenti, ma rinnovandosi.


10 - Progetti futuri? Uscirà un EP?

Sicuramente un EP, se non un album, è fra i miei desideri proibiti.

Parallelamente mi piacerebbe pubblicare anche una raccolta di poesie brevi e fotografie a pellicola.



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