• Melania Rosati

WAKO: la sua visione urban tra musica e fotografia - Intervista

Era novembre 2019, quando durante una serata al Circolo Ohibò di Milano, mi ritrovo in una cerchia di amici a scambiare qualche battuta con Walter Coppola in arte Wako. Si presenta, mi dice che si occupa di musica e di lì a poco sono sul suo profilo instagram "sonowako" per seguirlo e approfondire il suo mondo. Durante questi mesi, sul web e attraverso il suo account, ho scoperto un po' di notizie interessanti del suo “portafoglio artistico”. Wako, classe 97, è un artista che si sta facendo strada nella scena musicale urban milanese, ma le sue origini sono del sud. Nato e cresciuto nella periferia campana si trasferisce a Milano con il suo carico di creatività ed è in questa città che trova diverse occasioni di collaborazioni artistiche che mettono a fuoco tutto il suo estro. Inizia, infatti, a scrivere per alcuni cantanti della panorama pop e, contestualmente, coltiva in modo professionale anche la sua passione per la fotografia scattando foto, per noti artisti e brand, visibili sul profilo instagram "visioneprospettica". Le sue canzoni e i sui versi nascono di getto,  parlano di situazioni e storie che appartengono a realtà vissute e a coloro che fanno parte del suo giro. Lo scorso 25 maggio, Wako ha festeggiato il compleanno ed anche l’uscita del suo terzo singolo intitolato “Santa Madonna” , un pezzo che spacca nelle casse quando arriva lo special, da lui scritto e autoprodotto. Ho deciso di intervistarlo e farvelo conoscere, anche se forse qualcuno di voi avrà già sentito parlare di lui, infatti Wako è stato uno dei bambini prodigio in una delle edizioni del noto programma televisivo “Io canto”, ma da quella esperienza diverse cose sono cambiate ed oggi ce le racconta in questa intervista.

Ciao Walter, inizierei subito con una tua presentazione al pubblico di Indievision e lascio a te campo libero per descriverti.

Ciao raga, sono Wako. Un artista indipendente che fa pop urban. Mi piace creare in generale, infatti oltre a cantare scrivo anche per altri artisti e scatto foto, il tutto collegato dalla mia visione.

Ho scovato in giro per il web un po' di notizie su di te ed ho scoperto che ti sei avvicinato da piccolo alla musica, iniziando molto presto a confrontarti con realtà impegnative. Ci parli di come è cominciato il tuo percorso nel mondo della musica e quali sono state le tue prime esperienze ?

Diciamo che la musica mi ha sempre circondato da quando sono nato, essendo figlio d’arte: mio padre è tecnico del suono e mio fratello batterista. Ho fatto la mia prima esperienza in tv a 16 anni su Canale 5, con “Io Canto”. Ho tanti bei ricordi di quel periodo, mi sentivo a casa sia con il team di lavoro che su quel palco. E' stato “figo” lavorare con persone di un certo spessore artistico, partendo dalla regia fino ad arrivare ai musicisti.

Dopo le prime esperienze musicali hai lascito la tua terra, un piccolo paese nella provincia di Salerno, per trasferirti nella caotica Milano, la tanto ambita città delle opportunità. Come ti ha accolto questa città e quali cambiamenti ha apportato nel tuo percorso artistico ?

Beh, Milano mi ha cambiato tanto. Ha fatto maturare sia la mia visione artistica che quella personale. Sicuramente ho iniziato a cucinare in maniera decente (ride). A parte questo, la città mi ha allargato gli orizzonti e mi ha fatto far cose che mai avrei pensato di fare. Lavorare a progetti “fighi” con artisti molto forti e scrivere cose un po’ fuori dagli schemi. Ma Milano mi ha anche tolto tanto, soprattutto la vicinanza fisica della mia famiglia che però mi supporta sempre nelle mie scelte anche se da lontano.

Ma parliamo del tuo nuovo singolo, “Santa Madonna”. Cosa ti ha ispirato a scrivere un pezzo con un titolo che suscita così tanta curiosità? È un omaggio all’icona statunitense del pop mondiale oppure c’è della “spiritualità”, una sorta di invocazione della Madonna in questi tempi moderni?

In realtà “Santa Madonna” l’ho scritta a dicembre in Campania, quasi senza pensarci. Ero preso male devo dire. Quella sera volevo andare a ballare, ma non potevo, così mi son scritto una canzone dove potevo scatenarmi (ride). La traccia è stata prodotta da Haru e Juck, le voci sono state editate da Alessia Labate e infine il tutto è stato mixato da Simone Privitera. La madonna mi ha sempre affascinato, proprio come figura spirituale. Sono cresciuto al sud è lì abbiamo mille tradizioni e festeggiamenti che raffigurano lei e altri santi in generale. Per questo motivo mi ha inevitabilmente influenzato, soprattutto a livello di visione fotografica.

Noi siamo giovani buttati dentro, nelle canzoni scritte sul momento”, è la prima parte dell’inciso di “Santa Madonna”. Ma chi sono i giovani che rappresenti nelle tue canzoni e come identifichi o consideri la generazione nata e cresciuta in questi ultimi vent’anni ?

Santa Madonna” parla proprio di noi giovani o di chi si sente giovane dentro (ride). E’ una cosa che mi accomuna a tutti quelli che mi circondano. Mi piace descrivere i giovani in questa maniera, pieni di energia e pronti a dare valore alle piccole cose. La nuova generazione è il futuro, mi piace questa libertà artistica e qualsiasi altra libertà di espressione. Parlo dell’arte, ma mi riferisco anche al modo di amare qualcosa o qualcuno. E' molto più forte. E’ “figo” anche rendersi conto di come le influenze etniche cambino il modo di vedere e sentire le cose. E meno male!

Santa Madonna” è il tuo terzo singolo, al quale precedono “Dubai” e “Non sei più qui”. Cosa ci attende dopo quest’ultima uscita e quando prevedi la pubblicazione di un Ep?

Sto lavorando ad altre mille tracce in realtà. Questo periodo di lockdown mi è servito tanto per lavorare di più su me stesso. Cosa ci sarà dopo questa ultima uscita? Forse scoprirete un ulteriore parte di me che spero vi piaccia, magari con un feat, chissà.

Date le tue origini campane, quanto la musica della tua terra ti ha influenzato e se mai hai pensato di “matchare” al tuo stile underground versi in lingua napoletana?

NO SPOILER! (ride). Sto lavorando anche su quello, mi piace fondere l’underground di Milano con le mie origini.

Oltre alla musica, ti occupi anche di fotografia, che tu stesso definisci una coniugazione della visione di Wako e Walter. Ma come nasce quest’altra passione e quali sono le rispettive visioni di Wako e Walter che si differenziano tra loro ma che poi si uniscono ?

Wako è il cantante urban, Walter è la mia parte fotografica, chiamata anche “Visione Prospettica”. Le differenzio perché sono due lati di me che lavorano in modo diverso ma che hanno un filo conduttore: l' urban. Il mio modo di scrivere le canzoni è molto fotografico, infatti voglio che durante l'ascolto del testo le persone visualizzino un'immagine personale e ben precisa. Allo stesso modo quando scatto voglio che gli altri possano rivedersi in quella foto. Preferisco ricreare situazioni reali piuttosto che rendere tutto troppo finto e posato. Anche per questo mi sono avvicinato ad artisti musicali tramite il mondo della fotografia. Mi piace lavorare con le loro personalità definite, far emergere le loro caratteristiche e rappresentarle in uno scatto.


A cura di Melania Rosati

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