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Una farfalla pronta a prendere il volo. Saintess è la fede nella libertà di vivere - Intervista

La musica non è solamente un mezzo per esprimere il proprio talento e per arrivare alle altre persone, ma spesso è anche il mezzo più importante che ha un artista per scavare dentro di sé ed uscire da un momento buio.


"Ho solo voglia di vivere"

Questo è l'insegnamento più grande che Sofia, in arte Saintess, ha ricevuto da se stessa. La giovanissima cantautrice vicentina ha scritto e pubblicato vari singoli che l'hanno aiutata a conoscersi meglio, a morire e rinascere diverse volte, proprio come una farfalla, uno dei simboli a cui è più legata. Come leggerete nell'intervista, il suo nome d'arte ha poco a che fare con la religione, ma più con una fede verso la voglia di vivere, di crescere e scoprirsi pian piano. Grazie al trasferimento in una nuova città come Milano e alla collaborazione con il collettivo di produttori 47Milano, sta riuscendo pian piano a trovare il suo posto nel mondo e a capire che a prescindere da tutto ciò che la circonda, lei sa bastarsi.


"Ho sempre sperato che qualcuno mi salvasse. Nessuno è arrivato, e ci ho pensato io"


Com’è nata la passione per la musica?

La musica mi appartiene da sempre. Sono nata in una famiglia di musicisti. Fin da quando ero bambina ho sempre amato cantare le canzoni di altri. Tutto è cambiato quando a 16 ho conosciuto dei ragazzi a Vicenza che avevano uno studio chiamato Mona Lisa, da cui sono nati artisti della scena vicentina abbastanza importanti. L’ho sempre frequentato per svago, quando un giorno mi sono buttata in un freestyle italo-spagnolo e un mio amico mi ha obbligato a fare una session. Quello è stato il momento cruciale per me, mi sono detta “nella mia vita devo fare musica”. E da lì non mi sono più fermata. Dopo qualche anno mi sono trasferita a Milano e ho cominciato a lavorare con un collettivo milanese.


Come mai hai scelto il nome “Saintess”?

Questo nome ha un significato molto importante con me, come ogni cosa che faccio. “Saintess” significa “santa” in inglese, è il femminile di “Saint”. Questo significato non allude a qualcosa di religioso, ma a qualcosa di spirituale. Con la musica cerco di trasmettere un messaggio, e sono convinta che essa sia di per sé un qualcosa di spirituale.


Questa tua forte spiritualità si nota anche tramite l’espressione di un’estetica interessante. Quali sono gli artisti a cui ti ispiri?

Io ascolto di tutto, amo la musica e mi appassiono facilmente a nuovi artisti. Se proprio devo fare dei nomi, sicuramente Alicia Keys e Whitney Houston. Sono appassionata di musica RnB fin da piccola. In Italia, invece, un artista che amo molto è Venerus, che ha delle sfumature Rnb. Da lui di sicuro qualcosa ho preso!


Sei nata “musicalmente” grazie ad un freestyle italo-spagnolo. Quindi hai cantato anche in spagnolo, e ti sei trovata a fare rap!

Lo spagnolo è una parte fondamentale di me, ho avuto la fortuna di vivere la Spagna come l’Italia. È una parte di me. A casa mia parliamo tutti in spagnolo e ogni anno vado 3 mesi in Spagna. A breve arriverà anche qualcosa in quella lingua. Per quanto riguarda il rap, all’inizio facevo un genere molto simile, più “parlato.” Sono mega fan di Gemitaiz perché ho accompagnato mio fratello ai suoi concerti varie volte. Però, sono anche legata al cantautorato italiano, dato che lo ascoltavo da piccola assieme a papà.


Le basi delle tue canzoni sono molto fresche e calzanti. Sono frutto di un lavoro che hai fatto da sola, o insieme al collettivo milanese di cui mi parlavi?

Si, è frutto del lavoro iniziato con un collettivo chiamato 47Milano. Le basi degli ultimi tre singoli le ha fatte Alessandro Carnevali, che è sia produttore che dj. Siamo entrati subito in sintonia, cercando di mantenere una chiave Rnb ma più ritmata. Sono molto contenta dell’atmosfera che si viene a creare nei miei pezzi.


Entriamo insieme all'interno della tua musica: “Per ore” è un brano uscito durante il 2022, uno dei tuoi primi lavori.

Si,“Per ore” è il primo singolo che ho fatto uscire con i 47Milano. Mi sono trasferita a Milano a novembre 2021, non è stato facile, perché non mi sono mai sentita veramente “a casa” da nessuna parte in Italia. Nonostante ciò, arrivando a Milano ho cominciato a scoprire chi è veramente Saintess, e mi sono resa conto che il trasferimento non era stato solo l’atto fisico dello spostamento, ma proprio una voglia di conoscere meglio me stessa. E questa è una cosa che c’è sempre stata.


In “Per ore” dici “Mi dico se non sbagli, poi non ti conosci”. C’è stato uno sbaglio in particolare che hai fatto, che ti ha portato a capire meglio come sei fatta, o ad imparare qualcosa?

Lo sbaglio più grande che ho fatto è stato quello di non amare me stessa e di non essere in grado di farlo. Accettare questo sbaglio mi ha cambiato la vita. Solo recentemente ho imparato l’importanza di accettarsi, di perdonarsi e di darsi del tempo. E proprio da questa nuova consapevolezza è nato “Vivere”, il mio ultimo singolo. Quando impari ad amarti e ad accettarti hai trovato il segreto per stare bene sia con te che con il mondo intero.


Nel caso degli artisti, imparare ad accettarsi arriva anche grazie alla scrittura, che può servire per esprimere qualcosa di difficile da esternare. Proprio riguardo questo, come nasce il tuo processo di scrittura?

Il mio processo di scrittura ha avuto un’evoluzione nel corso del tempo. Inizialmente, ritrovandomi in studio davanti ad un microfono, la mia musica usciva come acqua da un rubinetto. Avevo la forte esigenza di buttare tutto fuori. Con il tempo ho capito che questa è una cosa positiva, ma adesso invece, tendo ad osservare quello che mi circonda, a lasciarmi ispirare. E da lì, scrivo in maniera più ragionata. Poi c’è anche tutto il lavoro a casa dove mi trovo a rielaborare dei pensieri disordinati per tradurli in musica.



“Brava” è il mio singolo preferito. Credo sia il pezzo più forte che hai composto fino ad ora. Il testo è molto interessante, all’inizio parli di come tu abbia dovuto fare tutto da sola nella vita, ma poi speri di incontrare gli occhi di qualcuno, che in qualche modo possa salvarti…

Brava” è nato a casa, l’ho scritto in pochi minuti. È nato grazie ad un type beat di XXX, appena l’ho trovato è stato amore a prima vista. E la canzone è uscita di getto. Ti ringrazio per il tuo giudizio, è anche il mio pezzo preferito! Ha una naturalità diversa rispetto agli altri singoli. L’ho scritto in un modo, e l’ho registrato in quello stesso modo, senza modifiche. C’è stato una sensazione ben precisa che mi ha portato a scrivere questo pezzo: ero in casa mia a Vicenza, guardavo fuori dalla finestra, e ad un certo punto ho pensato: “Adesso qualcuno verrà a salvarmi”. È una cosa che ho sempre sperato tanto, che qualcuno venisse a dirmi “puoi uscire dalla tua fase buia, qui c’è la luce”. Ovviamente nessuno è mai entrato dalla finestra per salvarmi. La cosa importante è che mi sono resa conto che posso salvarmi da sola, e infatti la canzone dice “Sono brava a stare con il mio dolore”. Sono in grado di capirlo e accettarlo. “Brava” è la testimonianza della mia salvezza, di questa resilienza che sono riuscita ad acquisire piano piano. Gli occhi del qualcuno di cui parlo in realtà sono sempre i miei. Spero che quello che scrivo arrivi al cuore delle persone e li faccia riflettere.


Sia nella la copertina di “Brava” che in quella di “Vivere”, il tuo ultimo singolo, sono molto simili. Innanzitutto, tu ti vedi più chiaramente rispetto alle copertine dei pezzi più vecchi, e c'è sempre un rimando alle farfalle, elementi che ritornano anche nel tuo modo di vestire. Qual è il significato?

Come dicevo prima, ogni cosa che faccio ha un significato preciso. Ogni immagine, ogni simbolo che indosso o pubblico sui social, ha un significato. Per esempio, la farfalla l’ho scelta come segno di rinascita, di metamorfosi. E non a caso in “Vivere” dico “ho solo voglia di vivere”. La metamorfosi riguarda il mio cambiamento continuo e la nuova strada che la mia musica sta prendendo. Inoltre, tutti i visual, i reel e le copertine, le ho create io stessa, proprio perché do molta importanza ad ogni dettaglio.


“Vivere” è il tuo ultimo singolo, uscito il 27 settembre scorso. Il ritornello, l’hai detto anche tu, dice: “Ho solo voglia di vivere”. Ti fa paura vivere, metterti in gioco, oppure è una cosa che fai senza timori?

Lo faccio senza timori, non ho assolutamente paura. La vita per me è sempre stata un dono, ma anche una condanna. Dipende tutto da come la prendi. In passato ho preso solo il lato oscuro della vita. Quando ho capito l’importanza di accettarsi, di rinascere, di cambiare e fare cose nuove, lì ho trovato la mia libertà. La farfalla è pronta a prendere il volo, e io il volo l’ho già preso.


Con chi ti piacerebbe collaborare in futuro?

Mi piacerebbe collaborare con Margherita Principi, siamo nella stessa etichetta e credo sia veramente brava. E poi vorrei tanto fare qualcosa con Frah Quintale, so tutto il suo repertorio a memoria. All’estero, invece, mi piacerebbe lavorare con Pablo Pablo, un artista emergente che canta in spagnolo. Fa della musica assurda, sarebbe bellissimo lavorare insieme.


Dopo il tuo ultimo singolo, cos'altro dobbiamo aspettarci?

Prossimamente usciranno altri pezzi. Stiamo programmando con calma tutte le uscite. Di sicuro ci sarà anche qualcosa in spagnolo. E non vedo l’ora di comporre il mio album, ma prima ho bisogno di pubblicare altri singoli.


Dove potremo venire ad ascoltarti?

Per ora non c’è ancora niente in programma, ma stiamo iniziando a muoverci. Non vedo l’ora, sono super emozionata per quello che ne verrà fuori.



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