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Crescita costante fatta d'amore e psiche: Angela Iris sa come credere nella sua musica - Intervista

Il percorso di Angela Iris ha seguito esattamente quello di un fiore, arrivando pian piano a sbocciare. Una crescita costante, cominciata in tenera età studiando pianoforte e chitarra, passando attraverso la scoperta dei grandi cantautori per merito del papà, e alla forza di andare oltre i giudizi di chi non ti prende sul serio: grazie a se stessa.


La giovane cantautrice milanese ha cominciato a pubblicare verso la fine del 2019, facendosi subito notare grazie ad timbro vocale ben riconoscibile e ad un ritmo RnB che le scorre fitto nel sangue. Dopo "Un bel guaio", EP che strizza l'occhio ad un pop più scanzonato, nel 2022 l'uscita di "Psiche", un album che tratta i disagi fisici e mentali che tutti ci siamo ritrovati a vivere durante la pandemia. Lo fa con una delicatezza tale da farci subito immedesimare in quel dissidio interiore che alle volte prende quando si ha paura di non essere all'altezza. Qui esce fuori la vera cifra stilistica di Angela Ieriti: un Urban RnB che nasce e cresce attraverso le varie tracce del suo primo disco, passando per la dedica al fidanzato in "Occhi nocciola", e la difficoltà che a volte si sente anche solo nel respirare, come in "Acquario". Un'istantanea sulle fragilità di una giovane donna, un'autoanalisi che fa della musica di qualità un vero e proprio scacciapensieri.


Sono il pesce nell'acquario, vorrei andare nell'oceano. In realtà sono più agile di quel che sembro, in realtà ho sbattuto le pinne controvento. Sono l'ultima ruota del carro, e ne ho abbastanza, ora voglio rispetto. Non solo da te, anche da me, anche da te, anche da me, anche io da me.

La caratteristica più interessante di Angela è la schiettezza che trasuda dai suoi testi. Non ha paura di esporsi chiedendosi come mai sbaglia sempre, ammettendo di soffrire per amore, o per la paura di non essere all'altezza. Le collaborazioni con Jurijgami e Machweo per singoli come "Bordeaux" o "Stati d'incoscienza", hanno mantenuto l'elevato livello di sound che era stato già garantito da Plastica durante la composizione di "Psiche".


"Non ho sofferto mai così tanto, butto righe a caso sul foglio. Così mi spezzo, non mi riprenderò. Ho fatto cose di cui mi pento"

Il nuovo singolo si intitola "Koala", un brano che parla di amori complicati, di cui ha ammesso di essere una grande esperta, durante la nostra chiacchierata.

Una crescita costante fatta d'amore e psiche, Angela Iris è una giovane artista da tenere d'occhio.


"Non ci abbandoniamo perchè, sta vita non è vita senza te. Come devi fare con una come me, lasciarmi andare è la soluzione. Invece stanotte noi dormiamo insieme, canzoni tristi a ripetizione"


Come nasce la tua passione per la musica e come mai inserire “Iris” dopo il tuo nome?

Studio piano fin da piccolina, e ho imparato a suonare la chitarra da autodidatta. Poi, quando ho deciso di portare la mia musica in giro, verso i 18/19 anni, ho notato che il mio nome e cognome, Angela Ieriti, non rimaneva in mente alle persone. Forse perché il cognome non è facilissimo da pronunciare. Perciò ho pensato di trovare qualcosa che mi rappresentasse appieno. Volevo fossero due nomi, e soprattutto qualcosa che fosse simile a “Ieriti”. e da lì siamo arrivati a “Iris” grazie anche all’aiuto di Davide, il mio manager, e della mia casa discografica di quel periodo. Tra l’altro, è un fiore che mi piace particolarmente. Il mio progetto è partito più seriamente da quel momento.


Il tuo primo EP si intitola “Un bel guaio”, e risale al 2020. Di cosa parla?

“Un bel guaio” si avvicina molto a come concepivo la musica in quel periodo, cioè piano e voce, e chitarra e voce. Il lavoro risale a prima della pandemia. Io e Nati, produttore di Phaser Studio, abbiamo deciso di seguire il filone che c’era in quel periodo, di artisti come, per esempio, Gazzelle e Calcutta. E poi la mia più grande fonte di ispirazione è sempre stata Levante, la seguo fin dai suoi primi lavori. Come ti dicevo, abbiamo chiuso queste 5 tracce, che hanno dato vita all’EP, e la più rappresentativa per me è sicuramente “Orecchio”. È una canzone che porto ancora nei miei live, riproposta in chiave più RnB, in linea con il genere al quale mi sono avvicinata con i progetti successivi. L’EP parla della mia vita in quel periodo, quando frequentavo l’università. Per esempio, “Fuori nevica” parla dell’unico giorno dell’anno in cui nevicava e io non potevo uscire di casa, e rimandavo i miei piani al giorno dopo. E parla anche del mio avere la testa fra le nuvole, una cosa che è sempre rimasta nel tempo.


Dopo questo primo lavoro ti sei allontanata dal pop, arrivando ad un urban RnB. Ed esce fuori “Psiche”, il tuo primo album. Forse anche merito delle produzioni di Plastica, che si prestano molto a questo genere. Com’è andata?

Dopo la pubblicazione di “Un bel guaio” e qualche data live, c’è stata la pandemia che ha cambiato le carte in tavola. Ci siamo ritrovati tutti a non poter uscire di casa, e noi artisti a non poterci esibire. Quindi, sono subentrate le varie ansie del caso, e così ho cominciato a scrivere “Psiche”, che parla di questo ma anche di depressione e della lontananza dalla persona amata. Avevo bisogno di cambiare e dare una scossa al mio progetto, così ho iniziato a lavorare al disco con Plastica, che è un’amica e una produttrice bravissima. Lei ha dato un’impronta stilistica molto forte al disco.


In questo album si percepisce la tua lotta interiore di quel periodo. In particolare, mi ha colpito molto “Acquario”, dove secondo me nelle prime frasi è riassunto tutto il senso del disco: “Sono il pesce nell’acquario, vorrei andare nell’oceano, in realtà sono più agile di quel che sembro, in realtà ho sbattuto le pinne controvento”. Quanto è stato importante per te, durante un periodo come la pandemia, esprimere in musica quello che faticavi a descrivere a parole?

Per me la musica è importante perché aiuta a superare i traumi e a comprenderli. Scrivere canzoni ti fa capire tutto questo. “Acquario” l’ho scritta in un periodo in cui tutti continuavano a giudicarmi per quello che facevo, cioè la musicista. Oltre a fare questo, infatti, avevo ed ho tutt’ora un altro lavoro. E soprattutto in quel periodo, in cui c’era la pandemia e non si poteva suonare dal vivo, io, vivendo da sola, avevo bisogno di fare di più. Mi sentivo molto giudicata sia dai miei colleghi di lavoro che da quelli del mondo della musica. Non solo come musicista, ma anche in quanto donna. Purtroppo, esiste ancora un forte gap in questo senso. Però ad un certo punto ho deciso di smettere di farmi bloccare dai giudizi, per poter cominciare a sentirmi me stessa veramente.


Sono contento che tu sia riuscita ad uscire da questa condizione, sei un’artista molto brava e sensibile, e questa sensibilità devi renderla un punto di forza, non una debolezza. La mia canzone preferita di “Psiche” è “Occhi nocciola”. Forse è una di quelle meno ascoltate su Spotify ma, secondo me, è la più bella del disco. Come è nata?

Ti ringrazio per le tue parole! Per quanto riguarda “Occhi nocciola”, è anche una delle mie preferite. Ultimamente ho cominciato a suonarla insieme a “Orecchio”, in una sorta di mashup. Sono entrambe canzoni d’amore un po’ malinconiche, e hanno un sound molto affine. “Occhi nocciola” l’ho scritta a Rimini. Ero in acqua, e mi è venuto in mente il ritornello “Rimani con me, forever”, e poi da lì è nato tutto. È dedicata al mio ragazzo. Gliene combino di ogni, e quindi gli ho dedicato questa canzone, anche in maniera ironica.


Ti ho conosciuto con “Stati di incoscienza”, il primo singolo uscito dopo “Psiche”. Mi ricordo che mi colpì in particolare l’unione di diversi stili, la base sotto che ricorda la musica latina, e addirittura una strofa hip hop! Com’è nato questo pezzo?

-“Stati di incoscienza” è stata prodotta da Jurijgami, produttore di Piuma dischi, l’etichetta che mi segue da “Psiche”. L’ho scritta in maniera molto veloce, in un periodo in cui avevo bisogno di produrre brani alla svelta, dato che mi stavo proponendo anche come autrice. Anche quel brano è nato durante il periodo della pandemia. Infatti, parla di questi stati di incoscienza che possono prendere in un momento del genere, sia fisicamente che mentalmente. E bada bene, ho avuto il covid ben 3 volte! Avevo però anche la necessità di rendere la canzone più movimentata. Ci siamo lasciati trasportare, ed è venuta fuori così, con una base un po’ reggaeton. Per la parte rap, invece, devo dire che sono stata ispirata molto da mio fratello, che fa trap, si chiama “Flacko” ed è molto bravo. Scriviamo canzoni insieme, e presto potrebbe uscire qualcosa, chi lo sa.


L’ondata emotiva più forte però, secondo me esce fuori con “Bordeaux”. Mi sembra come uno “Psiche” concentrato in quasi 3 minuti! Mi ha incuriosito molto soprattutto quel pezzo iniziale in inglese, che ritorna anche nel ritornello, sei sempre tu?

È molto bella la storia di questa canzone. In quel periodo ho avuto la possibilità di andare allo studio Lepark, a Milano, a lavorare con Machweo e Riccardo Montanari, due super produttori. Tutto questo è stato possibile grazie a Rockit, che selezionava degli artisti da mandare in studio a lavorare 2/3 ore ad un pezzo. Io avevo “Bordeaux” piano a voce, l’ho presentata, e sono stata scelta per questa esperienza. Quella parte in inglese che senti sia all’inizio che durante il ritornello, è un sample preso da Machweo. Dopo questa esperienza, ho concluso questa traccia insieme a Jurijgami.


Quali sono gli ascolti con cui sei cresciuta e con chi ti piacerebbe collaborare in futuro?

Sono cresciuta con i cantautori più importanti, grazie anche a mio papà che mi ha introdotto a quegli ascolti. Tanta Laura Pausini, Elisa, ma le mie preferite di sempre sono Giorgia e Irene Grandi. A parte loro, mi piacerebbe collaborare con Levante che, come ti ho detto, mi ha ispirato fin dall’inizio della sua carriera. Se devo pensare ad artisti che fanno un genere affine al mio, invece, mi piacerebbe fare qualcosa con Joan Thiele. È da un po’ che non pubblica qualcosa, non vedo l’ora di ascoltare la sua nuova musica.


Il tuo ultimo singolo si intitola “Koala”. Ed è una canzone d’amore, dove forse esci un po’ da te stessa, e dove ti contraddici anche, dicendo prima che questo qualcuno deve starti lontano, ma poi alla fine sei proprio tu stessa che non riesci a stargli lontana…

In questa canzone si parla di amore complicato. E io ne sono molto esperta, è una cosa che dico sempre. Perciò, nelle mie ultime canzoni ho deciso di trattare approfonditamente questo tema. Ci sono due frasi che, secondo me, rappresentano appieno “Koala”, e cioè “Come devi fare con una come me, lasciarmi andare è la soluzione, invece stanotte noi dormiamo insieme, canzoni tristi a ripetizione”. Vorremmo tanto dividerci, ma alla fine rimaniamo insieme, poi cosa succederà dopo si vedrà. L’altra invece è “Sta vita non è vita senza te”. Come a dire “Ho provato di tutto, ma comunque rimaniamo sempre insieme”. è un amore molto complicato, ma forse è proprio per quello che è bello.


Questa cosa non ti fa paura? Avere un tipo in cui non riesci a staccarti da quella persona, quasi fosse qualcosa di indispensabile?

È una cosa che mi fa molta paura, ne parlo anche in “Calma”. E cioè del fatto che prima tendevo molto di più a chiudermi in me stessa e a non chiedere aiuto. Non raccontavo quello che mi succedeva. Adesso invece cerco di farlo. Secondo me l’importante è trovare il giusto equilibrio in questo. È banale da dire, ma è proprio così.


Hai parlato di equilibri, che è anche il titolo della canzone che hai pubblicato con Johara a marzo. Com'è nata questa collaborazione?

Johara è bravissima e per me è diventata come una sorella. Ci siamo conosciute su Instagram. Abbiamo cominciato ad ascoltare ognuna le canzoni dell’altra. Poi ad un certo punto ho scritto una canzone, ma non l’avevo ancora finita, così ho pensato a lei e le ho proposto di scriverla insieme. è veramente una grande artista, ci sentiamo molto spesso e quando mi chiama passiamo al telefono almeno due ore!


Dove potremo venirti a vedere suonare?

Ci stiamo organizzando per bene, sento che la mia dimensione è proprio quella del live. Più avanti ci sarà una data importante a Milano, poi ne parlerò. Mi piacerebbe molto venire a Roma. Tra l’altro, recentemente ho partecipato all’open mica di Spaghetti Unplugged all’Alcazar. Non amo molto il calcio, ma il mio fidanzato è un grande tifoso della Roma, perciò, l’ho accompagnato in quella splendida città a vedere la partita insieme ad altri amici. Avevo già partecipato ad un evento di Spaghetti a Milano, perciò, dato che ero a Roma, ho deciso di partecipare anche lì. È stata una bella esperienza.



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