Supernino presenta "Supercinema" - Intervista

Supernino, alias Davide Sgro, classe '94, l'ho conosciuto in una delle tante feste che rendevano Milano la città che siamo abituati ad immaginarci quando la sentiamo nominare. Ora, senza feste, aperitivi, concerti, sushi e cocaina (cit.), Milano è diventata davvero, come diceva qualcuno, una Bari senza mare. Tornando al discorso: in quella festa era saltato fuori quasi casualmente che il progetto musicale Supernino fosse roba sua e alla mia esclamazione "ma Supernino sei tu?!" mi ricordo che fu quasi sorpreso di rispondere "si!".


Ne è passato di tempo dal suo curioso e frizzante esordio, "Eday EP", pubblicato per ROL produzioni: oggi presenta al mondo "Supercinema" (Sony) e vanta qualche soddisfazione in più rispetto a quei tempi andati. Non ha perso la sua ironia e la sua leggerezza, ormai un marchio di fabbrica, ma ha cambiato registro musicale e anche prospettive di vita. Per scoprire meglio questo suo primo album gli abbiamo fatto qualche domanda.


Supercinema di Supernino: ti piace fare le cose in grande? dicci di più del titolo del tuo nuovo album.

Ahah, e spero di poter fare cose ancora più super per il prossimo disco! Il nome Supercinema racchiude in una parola praticamente tutto quello che è il disco e in generale il progetto Supernino: il disco intanto si compone di brani molto diversi tra loro come genere (anche se resta il filo comune dei testi e delle tematiche), me lo sono immaginato come un cinema multisala in cui puoi trovare dal film horror al film di animazione Disney. Poi le storie che racconto le trovo simili ai film, sono sempre “tratte da una storia vera” ma allo stesso tempo tanto romanzate. E infine Supercinema è il nome del cinema che frequentavo da ragazzino a Venaria Reale, la cittadina dove sono cresciuto in provincia di Torino.


Un nuovo album di questi tempi è un modo temerario per rompere il silenzio assordante che assilla i palchi da più di un anno ormai?


Più che questo penso sia l’unico modo per tentare di restare in vita, artisticamente parlando. In tantissimi, me compreso, durante il primo lockdown hanno bloccato le uscite nella speranza che la musica live potesse ripartire in autunno, poi sappiamo com’è andata… Non c’erano molte alternative: o continuare a far prendere la muffa ai tuoi brani, oppure, visto che tanto di concerti se ne parlerà forse nel 2022, pubblicare quanto fatto consapevole di non poterlo suonare in tour nel breve termine. Penso sia la cosa più sensata da fare in questo momento piuttosto che l’annichilimento, purtroppo.


Da "Eday EP" come sono cambiate la tua musica e la tua vita?


La mia vita è triste tanto quanto prima ahah. Però devo dire che sono cambiate tante cose: non sono più un universitario squattrinato ma lavoro, anche in un bel settore, quello dell’intelligenza artificiale, e soprattutto mi sono preso un po’ di soddisfazioni a livello musicale che attendevo da tempo. Spero ovviamente di poter continuare su questa strada, anche se la vita continuerà ad essere triste.


Willie Peyote in "sto" si incastra perfettamente nel tuo stile: dal pubblico di quale artista ti piacerebbe essere ascoltato / apprezzato?


Sono contento che si senta questa cosa, lui stesso ha ammesso di aver sperimentato un cantato un po’ diverso rispetto a quello a cui ci ha abituati. Non mi permetterei mai di fare lo schizzinoso sul pubblico e non mi interessa davvero nulla di essere apprezzato più dai bambini o dai boomer o chicchessia. Se un artista ha un pubblico deve solo essergli riconoscente secondo me, punto. Premesso ciò, il pubblico di Willie per me spacca, sono persone che tendenzialmente ascoltano musica seria da tempo e soprattutto amano divertirsi ai concerti. Quindi sì, apprezzerei tanto avere un pubblico come il suo!


Ansia, bollette da pagare, lavori da mantenere: la musica è per te anche un modo di evadere alla banalità della quotidianità?


Assolutamente sì. È essenzialmente questo, non è uno sfogo o un modo per liberarmi da particolari pesi psicologici come potrebbe esserlo per tanti altri artisti, per me è divertimento, è dare senso a questa vita noiosa. Per questo faccio di tutto affinché la musica occupi sempre più tempo nelle mie giornate, credo che altrimenti la routine mi ucciderebbe.


L'amore per le donne ti ha portato a scrivere gran parte delle tracce: com'è amare oggi, coi social vari a deviarci i gusti e i metodi di approccio?


Secondo me non è tanto l’amore per le donne ma l’amore per il piacere in generale il vero protagonista del disco. Ricerca del piacere che a volte diventa ricerca della felicità, anche se tutti sappiamo come spesso queste due cose finiscano per non coincidere. E sui social il problema è proprio questo qui, l’obiettivo non è mai amare qualcuno ma cercare di essere amati da più persone possibili per raggiungere una sorta di felicità spirituale e l’approccio per raggiungere questo obiettivo è quanto più di sbagliato possa esserci, ovvero odiare e distruggere l’altro. A parte questo comunque seguitemi sui social dai, mi chiamo @superninomusic.


Quali sono gli ultimi 3 album che hai salvato/ascoltato su spotify?


Gli ultimi tre dischi che ho salvato sono "What Could Possibly Go Wrong" di Dominic Fike, che è spettacolare, "Ugly is Beautiful" di Oliver Tree e ovviamente il mio, "Supercinema", per stimolare un po’ l’algoritmo di Spotify che se no... eh!