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Scenari fumosi e contorni sfocati. Il sound dei Macadamia non ha "Limine" - Intervista

I Macadamia sono un trio che fa del dream rock psichedelico il loro biglietto da visita. Prendendo spunto da artisti come Tame Impala e Alice Phoebe Lou, hanno deciso di correre il rischio di portare un sound tipicamente estero, anche qui in Italia. Numeri alla mano, l'azzardo gli sta dando ragione: più di 11.000 ascolti mensili per Alessandra, Andrea ed Emanuele, che grazie al loro primo album "Limine", si stanno togliendo tante soddisfazioni.


"Occhi tristi ricci nel vento. Baci le mie pene, rubi le mie sere. Primavera mostri nel petto, dagli abissi sempre rinascerai. Hey mon amour, lasciami sola un attimo. O nella mia testa, rimarrà solo un briciolo di me"

Attraverso brani come "Pollock", "Frutta fresca" e "Hey mon amour", il disco scorre con dignitosa coerenza, per un genere che è una felice novità all'interno del mercato discografico italiano. Si percepisce nitida e azzeccata l'unione tra un sound estero di altri tempi e una scrittura ispirata dal grande cantautorato italiano. I brani parlano delle difficoltà che viviamo tutti i giorni: dalla lotta per uscire da un periodo complicato, al capire la complessità di un sentimento come l'amore. La scommessa si estende anche nella durata delle tracce, in controtendenza con usi e costumi recenti, data la nostra soglia d'ascolto in costante diminuzione.


I Macadamia suonano e cantano con la stessa naturalezza con cui hanno prodotto il loro primo album, privo delle linee guida musicali che il mercato molto spesso ci impone. Lo si può notare dal titolo e dalla copertina del progetto, dove ogni "Limine" scompare per dar vita ad un caleidoscopio di sperimentazioni. Da un percorso nato per sbaglio, hanno giocato la partita scommettendo sul cavallo vincente. Loro stessi.


"Ricordi quell'alba, castelli di sabbia. Ballavamo e facevamo le tre. Nudi in mezzo al mare, mi chiedevi "cos'è?". E mi va e non mi va, di stare soli io e te. E mi va e non mi va, qui a casa è buio alle tre. E mi va e non mi va, ho sempre perso con te. Tu bruciavi al sole ed io bruciavo per te"


Come nasce la vostra passione per la musica, e chi ha scelto il nome “Macadamia”?

(Alessandra) Il percorso è nato per sbaglio, nel senso che Andrea ed Emanuele, dopo essersi conosciuti su un forum per musicisti, avevano voglia di iniziare un progetto insieme. L’anno successivo sono entrata io. I nostri ascolti si concentrano molto sul sound dreamy e psichedelico, come per esempio Tame Impala e Phoebe Bridgers. Abbiamo deciso di portare questo sound in Italia.

(Andrea) è stata una scommessa, abbiamo pensato di portare questo stile musicale, soffermandoci anche su una scrittura più cantautoriale. Cerchiamo di dare importanza al sound tanto quanto al testo.


Il vostro sound è molto interessante, non capita molto spesso di trovarsi davanti al dream rock, soprattutto in Italia. Ma credo che la scommessa sia stata vinta. E anche le playlist di Spotify se ne stanno accorgendo..

(Alessandra) Sì, grazie al nostro album “Limine” siamo entrati in varie playlist, come “Rock Italia”, "Fresh Finds Italia”, "New Music Friday" e "Caleido". Sta andando molto bene fortunatamente. C’è stata anche una bella risposta estera, e ci siamo resi conto di come la musica italiana possa girare bene anche al di fuori dell’Italia.

(Emanuele) Per noi è stato un feedback clamoroso, sinceramente non ce l’aspettavamo. Ci siamo resi conto di aver scommesso bene.


Avete intenzione di scrivere qualcosa in inglese in futuro?

(Alessandra) All’inizio avevamo buttato giù qualche testo in inglese. Poi però abbiamo deciso di scrivere in italiano, dato che siamo innamoratissimi del cantautorato nostrano. Avevamo l’esigenza di mettere al mondo testi più impegnati, e abbiamo pensato che l’italiano potesse essere il mezzo migliore per arrivare.


“Pollock” è il vostro primo singolo, uscito ormai un anno fa. Secondo me è il pezzo più forte dell’album. Me ne parlate?

(Andrea) Per quanto riguarda questo pezzo, ho tirato giù una demo senza voce, all’inizio. Poi Emanuele e Alessandra hanno cominciato a cantarci sopra. Alla fine, dopo averci lavorato tanto, l’abbiamo completata. Molto spesso ci si adagia su un bel sound, lasciando indietro il testo. Noi invece abbiamo cercato di dare la stessa importanza ad entrambe le fasi.


Il ritornello di questa canzone è super interessante “Mi va e non mi va di stare soli io e te”, Come nasce il vostro processo di scrittura?

(Alessandra) Durante il processo creativo ci dividiamo un po’ i compiti. In questo album ci sono delle produzioni che sono nate da Emanuele, e altre che sono nate da Andrea. Sono loro due che lavorano perlopiù sull’arrangiamento sonoro e la melodia. Io invece scrivo le bozze di testo mentre sono in giro sulla metro o in altri posti, e poi arrivo in studio per farle leggere a loro. E da lì parte tutto. Poi ovviamente capita che ci scambiamo i compiti.

(Emanuele) La cosa importante in questi casi è non affezionarsi troppo a quello che si scrive, perché tanto poi verrà stravolto nel corso del lavoro. Per esempio la canzone “Prendi fiato”, prima si chiamava “Quando c’è lei”, e poi “Cieli bianchi”. All’inizio era molto diversa da quella che puoi sentire oggi.


Pollock è contenuta nel vostro primo album, “Limine” che, come abbiamo già detto. Sta riscuotendo molto successo. Com'è nato questo progetto? Il titolo è molto interessante.

(Emanuele) Il titolo è stata una mia idea. è partito tutto dall’anno precedente, quando stavamo dando le dritte al grafico per la copertina, Andrea aveva detto che gli piacevano molto gli spazi liminali, cioè quelle immagini dove i tratti non sono marcati e non si capisce quale sia lo sfondo e quale sia l’argomento principale. A me la parola “Liminale” è rimasta impressa, e mi sono chiesto se esistesse anche l’aggettivo “Limine”. Sono andato su Google, ho scoperto che esisteva, e l’ho proposto!

(Andrea) Volevamo qualcosa che rappresentasse un confine incerto, dove non si sa cosa c’è dopo. Avevamo in mente di inserire una sorta di porta, e poi il nostro grafico ha fatto il resto.

(Alessandra) Per noi tutto questo rappresenta un nuovo percorso, abbiamo superato un limine, non sappiamo dove questo ci porterà perchè, come dicevamo, è una scommessa. Abbiamo attraversato una porta, e la copertina racchiude tutto questo. L’album alla fine si è chiuso da sola, avevamo i nostri pezzi e si è presentata subito l’etichetta dicendoci “Vogliamo farlo questo album?”


Citate tanti nomi in questo album. Non solo Pollock in “Pollock”. Nel ritornello di “Frutta fresca” c’è Alice. Poi c’è la canzone “Anna”. E alla fine del disco “Adele”. C’è un motivo in particolare, o è casuale?

(Alessandra) Nelle nostre canzoni parliamo sempre di storie vere. Per quanto riguarda Pollock, stavamo pensando ad un nome riconducibile ad una donna che piange in una vasca, con tutto il trucco colato. E Andrea ad un certo punto ha detto “Ragazzi, ma Pollock?” e ci siamo ispirati alle sue tecniche pittoriche. “Anna” invece, è mia sorella, quindi è stato facile ahaha. “Adele” invece è in memoria di questa mia cara amica che è venuta a mancare qualche anno fa. Mentre “Frutta fresca” parla di depressione giovanile, e il nome “Alice” che ad un certo punto appare nel testo, vuole essere la rappresentazione dei giovani oggi. In quel punto cerchiamo di rassicurare Alice, di dirle di non guardare di sotto, che la vita è fatta anche di fallimenti, ma che in qualche modo ci si può rialzare dalle brutte cadute, e andare avanti. Per tutti questi motivi, ci sono tanti nomi all’interno delle nostre canzoni.


“Anna” è un altro pezzo molto interessante, soprattutto a livello di sound. Ho notato che ci sono diversi cambiamenti di ritmo. Com’è nato questo pezzo e come l’avete preparato in studio?

(Andrea) “Anna” è nata in saletta da un giro di chitarra iniziale. Per quanto riguarda il cambio nella seconda parte, l’abbiamo cercato tanto, provando alcune soluzioni. E poi abbiamo tenuto questo che senti, ispirandoci ai Radiohead, a quel sound lì.

(Alessandra) Il testo invece l’ho scritto pensando ad una crisi emotiva che mia sorella aveva avuto in quel periodo, ed è nato in maniera spontanea.


Nel vostro disco le tracce durano molto rispetto allo standard di oggi, dove una canzone dura in media 3 minuti. La soglia dell’attenzione degli ascoltatori è drasticamente diminuita, non vi spaventa questo fatto?

(Andrea) Sinceramente no. Il disco è uscito così in maniera naturale. Tutto quello che c’è all’interno di una produzione, è funzionale al brano. Può capitare che sui pezzi più catchy, come “Mon amour” e “Pollock” uno decida di diminuire un po’ la lunghezza per favorire una parte della canzone, piuttosto che un’altra. Ma sicuramente non l’abbiamo fatto per paura di far durare troppo il disco.

(Alessandra) L’unica canzone su cui abbiamo avuto il dubbio è stata proprio "Pollock". L’etichetta ci aveva consigliato di farla durare di meno, ma noi comunque gli abbiamo inviato la versione integrale. E poi è successo che ci hanno riscritto dicendo che gli era piaciuta tantissimo, e l’abbiamo tenuta così.


Il vostro è un sound molto specifico, che secondo me vi rende una band assolutamente riconoscibile all’interno del mercato discografico italiano. Avete intenzione di esplorare altri universi in futuro, o rimarrete fedeli a questo sound?

(Andrea) Come è successo per tutti gli altri aspetti del nostro progetto, anche in questo caso accadrà tutto in maniera naturale. Ci sono dei brani “diversi” a cui stiamo lavorando. È una cosa naturale perché va di pari passo con la nostra crescita, a forza di lavorare insieme si comincia a sentire una certa maturità. Nonostante il concept rimarrà soprattutto quello, sicuramente ci saranno dei cambiamenti.

(Emanuele) Mi sento di aggiungere che per il prossimo disco oseremo di più. “Limine” è stato il nostro primo disco, una vera e propria scommessa. Nonostante ciò, abbiamo puntato su quello in cui ci sentivamo più sicuri. Nel prossimo progetto cercheremo di prenderci il lusso di sperimentare anche altre direzioni.

(Alessandra) Quello che è certo è che anche il prossimo progetto durerà una fracca!


Dove potremo venirvi a sentire live, e che tipo di show avete in mente?

(Alessandra) Abbiamo appena trovato il booking, ci stiamo lavorando! Tendenzialmente le prime serate saranno a Milano, Bologna e ovviamente Roma. Per quanto riguarda come impostare lo show, è già tutto pronto. Ci abbiamo lavorato tanto. Ci saranno delle parti in sequenza, perché all’interno di questo disco c’è talmente tanta roba che avremmo dovuto chiamare non so quanti musicisti. Perciò all’inizio gireremo solamente in tre in tour.

(Emanuele) Alcuni live li faremo in tre e alcuni in cinque, in base alle situazioni poi porteremo anche bassista e tastierista.


Con chi vi piacerebbe collaborare in futuro?

(Andrea) Il sogno della vita sarebbe Jonny Greenwood, il chitarrista dei Radiohead. Oppure Kevin Parker.

(Alessandra) Di italiano invece ci piacerebbe collaborare con i Verdena, con Giorgio poi, con Calcutta. Di emergenti invece Daniela Pes.

(Emanuele) A me piacerebbe molto sperimentare una produzione con T Vernìce, che si sta facendo conoscere ultimamente.



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