Il ROBOT festival, una rete sonora per decentralizzare il potere - Live Report

La scorsa settimana si è tenuta la tredicesima edizione del ROBOT festival a Bologna, ritornato in formula piena per dilettare tutti gli amanti della musica elettronica di qualità e delle arti performative. E' stato tra gli eventi più attesi di questo 2022 e anche noi abbiamo voluto esserci per viverne la particolare atmosfera.

Il tema portante dell’edizione di quest’anno è stato la “decentralizzazione” così come spiegato nel manifesto dagli autori Matteo Tambussi e Oliver Dawson:


“Nella musica è riposta la speranza di una nuova rivoluzione culturale e un uso accorto e costruttivo della rete ci può permettere di sognare un futuro tecnologico più umano e che forse collegandoci fra di noi, facendo rete e decentralizzando il potere, potremo finalmente recuperare la nostra identità".

Il festival, quindi, si è articolato attorno a luoghi diversi della città, in una molteplicità di ambienti, all’interno dei quali la musica è rimasta il punto centrale e focale, che è riuscita a penetrare in tutti gli spazi.

Il primo giorno è stato mercoledì 5 ottobre con la preview presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, dove nell’Aula Magna studenti e studentesse del corso di Musica elettronica del conservatorio G.B. Martini hanno dato vita ad una performance interattiva con le proiezioni video realizzate da allievi e allieve del corso di Computer Graphic dell’Accademia: un’apertura, quindi, che ha dato spazio alle giovani promesse della musica e delle arti performative.


Il 6 ottobre ci siamo spostati nel centralissimo palazzo medievale Re Enzo, dove sono andati in scena ricerca e sperimentazione nella collaborazione tra l’inglese James Ginzburg e Riccardo La Foresta, per proseguire con l’innovazione dell’artista Tullia Benedicta accompagnata all’arte multimediale della fiorentina Bianca Peruzzi; e così a seguire il collettivo Salò con la loro performance a cavallo tra teatro e musica sperimentale, l’artista americana molto nota nella scena club berlinese Lyra Pramuk, la scoperta della Hyperdub (Kode9 per intenderci!) Loraine James.

Siamo arrivati così al weekend, con le due serate di festival che hanno accolto la maggior parte di nomi noti della line up, grandi esponenti della scena elettronica attuale e di sempre.

La location è cambiata nuovamente per approdare al DumBO, uno spazio di rigenerazione

urbana di quasi 40mila metri quadrati poco distante dal centro e dalla stazione centrale di Bologna, composto da capannoni adornati di murales che hanno dato quasi l’illusione di trovarti nel distretto di Friedrichshain a Berlino piuttosto che nel capoluogo emiliano. Entrati nel capannone principale ad accoglierci ci sono state sonorità apocalittiche del compositore australiano Ben Frost, con il suo minimalismo accostato a suoni post-industriali di una potenza devastante, a tratti assordante.


A seguire abbiamo ascoltato Caterina Barbieri, una conferma nostrana dell’elettronica di classe, osannata dai critici e il cui nome è ormai presente nei palinsesti di tutti i festival più importanti del settore. Dopo un ascolto di grandissima qualità, la voglia di ballare che permeava la maggioranza del pubblico presente è stata ampiamente ripagata dal duo inglese Giant Swan, con un live e un sound di grandissima potenza, quasi destabilizzante, che ha risvegliato gli animi di tutti gli amanti della techno industrial. Il finale è stato consegnato dai fratelli tedeschi Zenker Brothersinsieme nelle mani di Skee Mask, a parer mio uno degli interpreti di punta della scena elettronica attuale, con un set pazzesco che spazia dalla techno all’ambient fino a sonorità breakbeat e dub che riportano direttamente alla fine degli anni Novanta/Duemila.

Per la serata di sabato 8, l’ospite di punta è stato il veterano del dancefloor Laurent Garnier, famoso per i suoi set nei quali musica techno e house sono state mixate in maniera perfetta. Lo hanno preceduto in ordine di esibizione Pantha Du Prince, che ha regalato un live con performance audio e video, una sorta di “viaggio”, un’esperienza ipnotica e intensa che mi ha letteralmente travolta verso luoghi onirici, e la regina Miss Kittin insieme a The Hacker, con la loro electroclash erede diretta del synth-pop anni 80 che ha fatto intravedere tra il pubblico qualche nostalgico del passato con look ancora tipicamente new-wave.


Prima di tornare a casa facciamo un salto al TPO, centro sociale storico di Bologna e nucleo culturalmente pulsante, un “contenuto sociale aperto, diffuso e partecipato”. Lì troviamo ad accoglierci, oltre ai sorrisi e alla cordialità degli attivisti del luogo, il producer italiano TVSI, ormai da anni londinese di adozione, trasferitosi nella capitale britannica per approfondire la sua arte e la sua creatività, insieme a Object Blue, astro nascente del clubbing, nata a Tokyo ma ormai anche lei residente a Londra, ci hanno regalato un dj-set che dalla techno è passato alla drum and bassche esaltando così gli spiriti di tutti i presenti e riportandomi alla memoria ricordi di serate ormai lontane.

Dopo due anni di pandemia, il ROBOT si conferma con questa edizione un’eccellenza nel panorama dei festival italiani ed europei, con una line up da far invidia ai maggiori festival di elettronica d’Europa, mentre Bologna dal canto suo ci ha accolto come solo lei sa fare, dimostrando sempre di essere una delle città più inclusive e culturalmente attive di questa nazione.