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"Penisola" di Bartolini è una lettera d'amore a se stessi

di Nicola Lorusso

"E pensa se nascevo inglese, ma sto in provincia e almeno vedo il mare" (cit. "Follow")

Esce oggi per Carosello Records "PENISOLA", il brillante debut album di Bartolini, nato in riva al mare.


Se il primo e già promettente EP "BRT Vol.1" aveva lasciato intuire suo il potenziale esplosivo, questo album sancisce definitivamente l'importante ruolo che Bartolini ricoprirà nella musica pop italiana nei prossimi tempi.


Non uso a sproposito il termine pop perché, se nella accezione popolare questo sia in genere lontano dall'essere un complimento, nel caso di Bartolini assume un valore meritorio per me molto importante: ci dimostra finalmente che l'introspezione nella musica può coesistere col pop, con basi catchy e ritornelli da hit (tra tutti, quello sicuramente rimastomi più impresso è "Se non mi ammazzo è solo per mia madre").

"Sei stato mio fratello per niente" (cit. "Sanguisuga")

Delle 11 tracce che compongono "PENISOLA" non ce n'è stata una sola che mi abbia fatto storcere minimamente il naso: da quelle più graffianti e impegnate, come "Penisola" o "Millenials", a quelle più spensierate (perlomeno nell'arrangiamento), come "Roma", che comunque non lasciano delusi in quanto alla qualità della prosa. La sorprendente qualità della scrittura di Bartolini è tra le più brillanti e genuine in circolazione: mai banale, senza fronzoli o luoghi comuni - anche quando parla di amore, vita e altri cliché per definizione -, semplice e diretta, per certi versi mi ha addirittura ricordato i primi scritti di Calvino in quanto a scorrevolezza e insieme incisività. Ci son delle strofe, alcune delle quali qui sparse per la pagina, che mi hanno lasciato semplicemente di stucco per la potenza espressiva concentrata in così poche parole.

"Il tuo migliore amico era un profilo falso" (cit. "Profilo Falso")

Completa un quadro che per me potrebbe essere già perfetto, un sound avvolgente e ricercato, sulle onde della new wave britpop con synth, fiati e svariati altri elementi mutuati dal rock più nebbioso ed evanescente di Beach Fossils e Wild Nothing. Non mancano anche eccezioni sonore in pezzi come "Roma", splendidamente recitata in chitarra acustica e voce, o "Penisola", arpeggiato in modo sublime su una spensierata chitarra elettrica.


Questo album è la prova che il pop non è più quel genere vuoto e buono solo da passare in radio. Può diventare qualcosa di più, un biglietto da visita piuttosto invitante verso un'ottica musicale più complessa e ricercata di quanto si immagini.


Per inciso, chiudere l'album con il parallelismo America - Calafrica è stato il tocco di genio che avrei dovuto aspettarmi.



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