"Neppure la pioggia ha mani così piccole": l'intenso debut EP di Scirocco - Intervista

È “Neppure la pioggia ha mani così piccole” il titolo del debut EP di Luca D’Agostino, in arte Scirocco, uscito lo scorso 25 febbraio per Futura Dischi. Usato anche per la titletrack, è ispirato al verso di una poesia citata nel film di Woody Allen “Hannah e le sue sorelle” (1986).


Siamo davanti a un negozio di libri, a Manhattan: “Non scordarti la poesia a pagina 112! Mi ha fatto pensare a te,” dice teneramente Micheal Caine, nel ruolo di Elliot, a Barbara Hershey, nel film Lee, alla quale ha appena regalato una raccolta di E. E. Cummings. Nella scena successiva, sentiamo Lee leggere tra sé questa bellissima poesia, “Là dove non sono mai stato, piacevolmente oltre” (se non l’avete mai letta, vi consiglio di farlo. La trovate qui).

Lo trovo un titolo particolarmente azzeccato perché, seppure possa sembrare ermetico, difficilmente decifrabile, riassume perfettamente il contenuto e lo stile cantautorale del primo lavoro in studio di questo giovane artista: “Neppure la pioggia ha mani così piccole”, infatti, è una raccolta di sette brani che si costruisce su un continuo interscambio tra umano e non umano, tra microscopico e titanico, perfetto e imperfetto. In questo EP gli individui possono essere luoghi, e viaggiano di dimensione in dimensione; si perdono tra specchi rotti, tra storie d’amore e di guerra, tra felpe del liceo e odore di liquirizia, tra lacrime simili a pioggia, cercando di trovare la felicità che si nasconde nella fitta trama creata da queste infinite connessioni.


Di questo primo lavoro, di film, ispirazione, poesia e voglia di rivalsa abbiamo parlato insieme a Scirocco, nell’intervista qui sotto.



Ciao Luca! Benvenuto su IndieVision. Iniziamo parlando di te: chi è Scirocco, come nasce, come arriva a pubblicare il suo primo EP, “Neppure la pioggia ha mani così piccole”.

Ciao! Scirocco nasce quando Luca si ritrova senza prospettiva e ha bisogno di materiale per esistere. Tutto passa per le colonne sonore, il pianoforte, Yann Tiersen, i viaggi in macchina con Brunori, la prima etichetta e poi Futura, il tutto solo parzialmente ordinato cronologicamente.


Il titolo di questo lavoro – e di una delle canzoni - è ispirato ad una frase contenuta nella poesia di E. E. Cummings “Là dove non sono mai stato, piacevolmente oltre”. Raccontaci perché l’hai scelto.

Ho scoperto questo componimento - da cui è tratto il titolo dell’album e la titletrack - grazie a Woody Allen, e ce l’ho dentro da un po’. C’è un film, che si chiama “Hannah e le sue sorelle”, e c’è una scena in particolare in questo film in cui il protagonista, in libreria con la donna per cui comincia a provare qualcosa, si ritrova fra le mani questo libro, questa poesia, e le dice che lo fa pensare a lei. Mi piaceva pensare alle connessioni, infinite e comunque finibili, fra l’umano e il non umano, in una dimensione altra, intermedia, fra libri e pensiero, pioggia e mani: questo ha reso possibile – e inevitabile – il collegamento.


Che cosa speri trasmetta questo EP a chi lo ascolta?

La voglia della rivalsa, che è la stessa che mi tiene per le orecchie da un po’ di tempo.


Mi ha molto colpito la testualità del tuo lavoro; l’importanza delle parole, dei lyrics dei tuoi brani. Spiegaci come il nasce il testo di una tua canzone.

Nella maggior parte dei casi si tratta di un processo d’istinto, una necessità. Difatti lavoro molto meglio sotto l’impulso della pressione. Altre volte, invece, è frutto di mosaici collezionati nel tempo.


Descrivici ogni pezzo contenuto nell’EP con una frase.

Bella difficile, eh?

1. “Uno specchio nuovo è comunque usato”: neppure il perfetto è perfetto. 2. “Litigare”: cartelle di rimorsi e vite da zanzare. 3. “Temporale”: il macrocosmo che incontra il micromondo. 4. “Doppia Piazza”: la divisione emotiva, l’indecisione, la voglia di e la paura per. 5. “Liquirizia”: la rivalsa è uno stato d’animo. 6. “Per non scomparire”: la musica è l’antidoto all’evanescenza. 7. “Neppure la pioggia ha mani così piccole”: le connessioni fra il presente e il potenziale.


Un tema centrale nel tuo lavoro è il rapporto tra l’umano e ciò che lo circonda. Occhi come temporali, persone che sono luoghi lontani… l’individuo prende le sembianze del mondo, come in “Temporale” (feat. Corei), brano che riassume alla perfezione il tipo di atmosfera che hai creato. È una cifra poetica propria di questo EP, oppure del tuo modo di scrivere in generale?

Fa parte della cifra di questo specifico messaggio. Si tratta, forse, solo di una conseguenza della percezione dell’isolamento, dell’abbandono, sentimenti che tutti percepiamo nostri, e l’antidoto alla solitaria singolarità è la pluralità, l’estensione dell’individualità.


Anche quello della provincia è un tema ricorrente. La troviamo in “Temporale” (“Ma sapevi di vita, di vodka e di provincia”) e “Liquirizia” (“Di silenzi e di provincia” […] “E con l’anima in protesta/che vorrebbe andare via”). È un richiamo alla tua adolescenza?

Sì, ed è un richiamo anche a quella percezione di abbandono di cui prima. La provincia, la periferia sono, oltre che condizioni fisiche, anche metafora della solitudine.


In “Neppure la pioggia ha mani così piccole”, la titletrack, scrivi: “Che a volte la felicità è soltanto un dettaglio/Si perde nei bordi e non lascia il segno”. Concludo allora facendoti questa domanda: cos’è la felicità per te? È davvero un dettaglio che non dobbiamo lasciarci sfuggire?

Il punto non è, secondo me, coglierla. Per me non è qualcosa che fugge, è qualcosa che si nasconde. Il punto non è rincorrerla, il punto è trovarla.