"Nella musica c’è molta più matematica di quanto crediamo": Intervista a Chiamamifaro

di Gabriele Dimarco


Angelica Gori è il nome che si nasconde dietro Chiamamifaro, viene da Bergamo ed è uscito da qualche mese il suo primo progetto discografico, l’EP “Macchie”, che vanta numerosi ascolti e la collaborazione con Riccardo Zanotti dei Pinguini Tattici Nucleari.

Un EP che le ha permesso di avvicinarla a sonorità più pop facendole definire e mantenere uno stile di composizione unico e davvero molto interessante.

Con la scrittura Angelica riesce infatti a parlarci dall’amore alla vita quotidiana con gli occhi puri di una ragazza di vent’anni con una visione già molto avanti della vita. Di recente Chiamamifaro è stata scelta da Spotify per la playlist “RADAR Italia” e con l’occasione abbiamo fatto qualche chiacchiera con lei.


"Il nome scelto è chiamamifaro, perché la luce del faro è un posto sicuro, illumina sempre qualcosa o qualcuno. È una luce singola che non lascia solo nessuno, neanche un due. E per Angelica, il faro è il luogo in cui ha capito che la musica puó essere la sua strada".



Ciao Angelica e benvenuta su IndieVision! Per sciogliere il ghiaccio voglio farti i complimenti per il tuo recente ep “Macchie”, entrato anche nella playlist editoriale di Spotify “Radar Italia”. Sei molto giovane, pensi che la fase di gavetta sia terminata o senti che ci sia ancora tanto da imparare? Ciao ragazzi. Grazie mille per il benvenuto e per i complimenti! Io penso che la gavetta non finisca mai, specialmente ora che ho vent’anni e mi sento di dover imparare ancora talmente tante cose che se ci penso mi gira la testa. Sto studiando tanto proprio per questo, per potermi dare degli strumenti in più per fare bene il mio lavoro.

I tuoi testi si contraddistinguono per il loro linguaggio amichevole, sembra spesso un dialogo con la voce interiore di ognuno di noi in cui immedesimarsi. Trasformi tutti i tuoi pensieri in musica o alcuni rimangono dentro di te? Come nascono le tue canzoni? Certo, tanti pensieri rimangono ancora nella mia testa, perché ognuno di loro ha un tempo per essere metabolizzato e messo dentro qualche canzone. Ora che ci penso infatti ci sono due tipi di canzoni che scrivo: quelle per me, dove scrivo di getto cose non metabolizzate (e infatti hanno poco senso per gli altri che le ascoltano) e poi ci sono le canzoni che pubblico e che ascoltate, che necessariamente parlano di cose assimilate ed elaborate.

Credo infatti fortemente che una canzone, per essere comprensibile al pubblico debba essere comprensibile, prima di tutto, a me.

La tua voce ha una delicatezza unica e lascia trasparire la passione per la musica sin da bambina. Raccontaci, da dove deriva la vocazione per l'arte? La passione per la musica nasce in famiglia. Infatti fin da bambina si è respirata musica ovunque a casa mia. A partire dai miei genitori che dopo aver messo me e i miei fratelli a letto scendevano in soggiorno e si ascoltavano i loro dischi preferiti o suonavano la chitarra. Ma penso arrivi soprattutto da mio zio, musicista e motociclista, che da sempre dopo ogni pranzo o cena di famiglia tira fuori la sua chitarra e fa cantare tutti. C’è pure una band di famiglia, all’interno della quale suonano diversi miei cugini e mia sorella (io di tanto in tanto faccio la corista).


La musica è da sempre stata sinonimo di compagnia e socialità ma con la pandemia quest’accezione ha cambiato significato guadagnando più valore. Mi dici un brano che ti ricorda quel periodo? Vi dico quasi sicuramente Fango di Jovanotti. È una canzone che io e la mia famiglia, durante la prima quarantena cantavamo sempre sul terrazzo di casa. Io suonavo la chitarra e loro cantavano. E non vi so dire bene perché ma in qualche modo cantare “io lo so che non sono solo anche quando sono solo” davanti alla mia città, Bergamo, che era completamente zittita e spenta dalla pandemia, te lo faceva credere un pochino.

Sei di Bergamo e non a caso hai collaborato nell’EP “Macchie”, uscito lo scorso giugno, con Riccardo Zanotti (frontman dei Pinguini Tattici Nucleari). Com’è stato ritrovarti in studio con lui? Il consiglio più prezioso che ti ha dato? Lavorare con Riccardo è una scuola in tutti i sensi. È stata la prima persona a farmi vedere come si lavora in studio in maniera professionale e non più amatoriale. È un ingegnere e un creativo allo stesso tempo e mi ha insegnato che nella musica c’è molta più matematica di quanto crediamo.


Con un EP alle spalle cosa ci si può aspettare da chiamamifaro per i prossimi mesi? Direi che ci si deve aspettare della nuova musica, alla quale ho lavorato durante tutta quest’estate e che uscirà molto molto presto. Sono iper gasata.