Matteo Alieno ci racconta il suo primissimo disco "Astronave" tra universi e ballate romantiche

Avevamo conosciuto la prima volta Matteo Alieno lo scorso gennaio in un'intervista insieme agli altri artisti di casa Honiro, organizzata nella prima puntata dell'anno del nostro format radio in occasione dell'uscita dell'ep "DISCO 1", in cui il cantautore aveva preso parte sia da cantante che da produttore. Nei difficili mesi successivi lo abbiamo conosciuto meglio con i suoi singoli “Fantasia”, "Niente" e “La luce dentro di te”, brani con i quali Matteo Alieno inizia a mettersi a nudo e a guardarsi dentro con estrema sensibilità, fino ad arrivare al brano "La Paura", forse il più intimo e confidenziale tra tutti, che apre le porte al suo disco d'esordio "Astronave", uscito lo scorso 9 ottobre per Honiro Rookies.

Con la sua “Astronave", Matteo Alieno ci accompagna in un viaggio tra epoche e contaminazioni musicali, raccontandoci il suo universo interno con grande sensibilità, attraverso 11 luoghi di passaggio, sperimentando sempre sia musicalmente che vocalmente e portandoci una visione del mondo tutt'altro che aliena. A distanza di un mese dall'uscita del suo «primissimo disco», ci siamo fatti raccontare di questa fantastica astronave direttamente da lui.



Ciao Matteo e bentornato su IndieVision! Come ti senti a quasi un mese dall’uscita del tuo primissimo disco “Astronave”?

Ciao è un piacere essere qui innanzitutto. Sinceramente in questo momento mi sento bene, “atterrato” in un certo senso, certo, non trovo proprio la terra sotto i piedi perché il periodo è quello che è, ma cerco di godermi l’atterraggio.


Se potessi dire qualcosa al “piccolo” Matteo Alieno di qualche anno fa, quale sarebbe?

Sicuramente se potessi parlargli gli direi di non rinunciare mai alle sue passioni, perché proprio fin da piccolo i miei genitori mi hanno insegnato a seguirle e grazie a quest’educazione ora ho meno paura del mondo, dalla musica mi sento protetto.


“Gatto” è una ballata romantica chitarre e voce, semplice e intimistica. In altri brani c’è invece più sperimentazione musicale e anche più strumenti (dal basso al pianoforte, archi, flauti, synth e batterie). Come nascono le tue canzoni?

Quando scrivo le canzoni non ho delle regole ben precise, anzi, mi lascio trasportare da uno spunto che può venire da qualsiasi cosa che mi circonda, spesso mi trovo a scrivere testo e musica insieme su uno strumento, il più delle volte la chitarra e qualche volta il pianoforte, ma per scrivere non parto quasi mai dalla produzione... quella preferisco intenderla come un vestito che va cucito su misura per la canzone, che è un essere vivente nudo senza arrangiamento.


In “Fantasia”, è presente un assolo di chitarra ispirato a Live Forever degli Oasis. Quali sono le tue principali influenze? Ci sveli un tuo “guilty pleasure” in campo musicale?

Credo di amare la musica in generale, quando scopro qualcosa di figo mi lascio influenzare senza protezioni perché credo sia proprio il bello della musica questo. Sono cresciuto con il rock’n’roll britannico, dai Beatles a Bowie, fino agli Oasis o i Radiohead e con il cantautorato italiano, piango su Lucio Dalla, De Gregori, Bennato, Battiato, ma ovviamente ho ascoltato tanto altro e chissà quante altre cose scoprirò. Una mia passione segreta è il primo Achille Lauro, mi piace molto anche adesso, ma un progetto come Barabba Mixtape me lo sarò ascoltato un milione di volte quando ero al liceo.


«E dammi le mani, Che io senza, senza io non riesco a stare, e tieni le chiavi, che lì dentro non ci voglio entrare» Scappare dal “mondo dei grandi” non è semplice, ma a mio avviso non impossibile. Secondo te come si fa?

Per scappare dai grandi basta ragionare da bambino e il gioco è fatto. I grandi usano poco l’immaginazione e sono pieni di regole delle quali hanno dimenticato il senso, che spesso non c’è, mentre con l’immaginazione è tutto un gioco, ma con regole che si possono cambiare.


In “Buonanotte città” ci accompagni in una passeggiata notturna alla ricerca di un momento di spensieratezza, o meglio di riflessione, in una dimensione quasi caotica cittadina in cui «La gente si perde tra mille domande». In cosa trovi respiro dalla frenesia della città? Rispondi mai a qualcuna di quelle mille domande?

La frenesia della città un pochino mi manca ora che è tutto fermo, quel brano l’ho scritto due anni fa ed era tutto un altro mondo, tutta un’altra Italia e tutta un’altra Roma. A quei tempi mi ricordo che stare in studio mi estraniava dalla frenesia, sembrava di stare in un eterno parco giochi senza orari definiti ed era diventato il mio Habitat Naturale. Le mille domande ora sono cambiate, sono sul futuro, mille insicurezze che hanno tutti e a cui non c’è risposta, però forse il tempo risponderà insieme a noi piano piano, e torneranno le persone appiccicate, i concerti, il lavoro, gli abbracci, insomma, l’umanità.


Nel brano “La paura” scavi dentro di te tra paure, illusioni e ansie con molto coraggio. Nei giorni successivi all’uscita del singolo hai chiesto ai tuoi ascoltatori di raccontarti le loro più grandi paure, ed è stato curioso leggere le risposte, alcune condivisibili altre più personali, soprattutto perchè le nostre paure sono un argomento molto difficile da affrontare e spesso lo facciamo solo con persone di cui ci fidiamo davvero. Ti ha colpito vedere le persone aprirsi così tanto con te? Da dove nasce l’esigenza e il coraggio di scrivere questa canzone?

È stato molto bello condividere le paure con chi mi ha ascolta e ascoltare le loro, penso che aprirsi su un tema del genere sia l’antidoto stesso della paura. Quando ho scritto il brano ero in un momento in cui mi sentivo perso completamente, non sapevo chi ero, dove stavo andando e scrivere “La Paura” è stato come definire meglio la mia posizione in quel momento e cercare di uscire.


Al contrario, qual è il tuo sogno più grande al momento?

Il mio sogno più grande è sicuramente suonare, fare un concerto, conoscere chi mi segue e dialogarci, sentire il calore sulla pelle e far sentire il mio agli altri. Un giorno o l’altro succederà, non importa dove e come, e io non desidero altro.


Per concludere, se nella tua astronave ci fosse spazio solo per 3 canzoni, quali sarebbero?

Dunque, “Life On Mars?” Di David Bowie, “Futura” di Lucio Dalla e “Imagine” di John Lennon.


A presto, è stato un piacere!