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Match: la musica come strada per crescere e raccontarsi - Intervista

Match è un giovane artista torinese, scrive canzoni e suona la chitarra da quando aveva dieci anni e ha una visione della musica ben orientata. Non ama le etichette, ed è convinto che crescere, anche artisticamente, voglia dire cambiare. Il cambiamento è dunque un tema importante per la scrittura di Match, e ogni sfida si trasforma in una storia da condividere. E' uscito da poco il suo primo ep "Cose da grandi", che parla di crescita personale e di quel passaggio verso l'autonomia e l'affermazione di chi siamo e di chi vogliamo essere. Di cambiamenti e sound anni '80, abbiamo parlato con Matteo di cosa significhi fare musica e di quanto sia importante cercare i significati delle parole.


"Renderci conto dei nostri limiti è il primo passo per fare cose da grandi"


Ciao Match e benvenuto su IndieVision! E’ appena uscito il tuo primo ep “Cose da grandi” che ci lascia entrare nel tuo mondo artistico per la prima volta. Raccontaci come nasce e da dove viene la tua voglia di esprimerti attraverso la musica.

Ciao IndieVision! La musica ha sempre avuto un ruolo significativo nella mia vita. Influenzato dagli ascolti dei miei fratelli maggiori ho ascoltato molta musica di diverso genere fin da bambino. All’età di dieci anni ho preso in mano per la prima volta una chitarra, cantando cover di quei brani che tanto ascoltavo e amavo. Scrivere canzoni è stato un gesto naturale, con una chitarra in mano ho sentito fin da subito il bisogno di dire la mia, sentivo di avere qualcosa da raccontare e a mio modo provavo a farlo. Lavorare a musica e testi mi permette di rendere tangibili e concrete le emozioni che provo, da quel momento in poi non ho più smesso. “Cose da grandi” è la mia prima raccolta di canzoni, un concept EP di 4 brani a cui sono molto legato. Questo progetto nasce dal mio desiderio di raccontare un tema centrale della mia infanzia e del mio attuale percorso di vita: il tema della crescita. Mi sono reso conto dopo alcuni anni di scrittura che in molte delle canzoni che scrivevo trattavo spontaneamente questo tema, e così ho deciso di riassumere al meglio questa esigenza con queste 4 canzoni che raccontano una storia molto personale.


Le tue prime esperienze live avvengono per strada, cantando per le vie del centro e facendo busking per la città di Torino. Cosa ti ha insegnato e cosa ti porti dietro da quel periodo?

Suonare e cantare canzoni agli amici e alla mia famiglia non mi bastava più. Avevo bisogno di uscire e farmi sentire dalle persone che non mi conoscevano, e la strada per me era il posto migliore per farlo. Non è stato semplice all'inizio, la strada sa essere spietata per chi sta ancora imparando, e l’indifferenza è stato il primo ostacolo da affrontare. Nonostante questo ho continuato per qualche anno, con l’obiettivo di migliorare e potermi guadagnare uno ad uno gli sguardi o i sorrisi delle persone che mi ascoltavano. All’inizio portavo per lo più cover di altri artisti, ore e ore a cantare quelle canzoni che avevo imparato, cercando di trasmettere a chi passava le stesse emozioni che provavo io.


Nell'ep parli della crescita come un atto di coraggio e della necessità di accogliere i cambiamenti. Qual è il messaggio principale che desideri trasmettere?

Questo EP porta con sé un tema che a me sta molto a cuore, ovvero quello della crescita. Queste canzoni sono il modo che ho per raccontare il mio percorso, e anche per coinvolgere tutte quelle persone in cammino verso la scoperta di se stessi, che forse si sono posti i miei stessi quesiti. In questo lavoro non ci sono risposte, mi sento tutt’ora in cammino e in piena ricerca. Crescere può essere difficile perché significa anche accettare i cambiamenti, e l'unico messaggio che sento di trasmettere agli altri è che la propria fragilità in tutto questo è un bene prezioso, anche se a volte ci porta ad avere paura, a soffrire. Renderci conto dei nostri limiti è il primo passo per fare cose da grandi.


Secondo te quand’è che si diventa grandi o, meglio, quando si cresce davvero?

Non so quale sia il momento in cui si diventa grandi per davvero. Mi spaventano un po’ le cose che finiscono, mi piace pensare al processo di crescita come una continua scoperta di sé. Da piccolo ho sempre proiettato l’età adulta ad un dato anagrafico: essere grandi per me significava avere tante esperienze alle spalle. Ad oggi penso che non basti.


In 'Cose da grandi', esplori il tema della maturità e dell'accettazione dei cambiamenti. C’è qualche esperienza personale che ha ispirato questa narrazione?

Ci sono esperienze personali che sono state più significative di altre, e in queste canzoni ho cercato di riassumere le emozioni di me bambino e di quello attuale. Da un lato essere il più piccolo della mia famiglia ha dato una bella scossa alla mia voglia di crescere e scoprire di più sul mondo dei grandi. Dall'altra parte invece oggi mi racconto da giovane adulto quale sono, con tutte le mie paure e insicurezze, che spero tanto possano diventare un motivo ulteriore per continuare a conoscermi.


Tutte le tue canzoni hanno un’estetica elettronica anni ’80, che in alcuni momenti lascia spazio ad un solo strumento acustico come chitarra o pianoforte. Come trovi questo equilibrio in studio?

Ci tengo a dire che in queste canzoni non sono da solo, e che a questo progetto ho avuto il piacere e l’onore di collaborare insieme a musicisti che stimo molto. Insieme al mio amico e musicista Davide Pilati abbiamo lavorato alle scrittura e alla pre produzione di tutti i brani, e grazie alla collaborazione con 'Lab10 Studio’ ho avuto la possibilità di lavorare con Andrea De Carlo e Filippo Cornaglia, musicisti con molta esperienza in più di me, da cui ho imparato molto sul lavoro di produzione. Insieme abbiamo ricercato una sonorità che legasse tutti i brani, e all'interno delle canzoni ci siamo lasciati ispirare da un sound anni ’80, in cui però non venisse meno la mia passione per gli strumenti acustici come chitarra e pianoforte, che in queste canzoni si ritagliano uno spazio tutto loro. Senza queste persone non avrei dato vita ad un lavoro che mi rende così orgoglioso: lavorare con loro è stato un tassello importante per il mio percorso di crescita umano e professionale, e sono molto grato della cura che hanno messo in tutti i dettagli.


Hai detto che non esistono risposte nel tuo EP, solo nuove domande da porsi per continuare a crescere. Quali sono alcune delle domande che ti sei posto mentre lavoravi a questo progetto?

Le domande sono state molte, e la principale che tutt’ora mi pongo dopo la scrittura dell’EP è: conto di trovare sempre di più la mia direzione artistica. Presto ci sarà occasione di portare i miei brani sul palco, non vedo l’ora di cantare le canzoni dell’EP e non solo, con lo stesso entusiasmo di quando agli inizi suonavo per le vie del centro.



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