• Enrica Barbieri

Marta Tenaglia ci racconta le sue prospettive di vita - Intervista


Prospettiva - Cartoline da casa mia è il podcast che Marta Tenaglia ha realizzato insieme a Costello's, la sua etichetta, durante il periodo del lockdown. Grazie a queste quattro puntate su Spotify ho conosciuto questa giovane artista, che ha scelto di utilizzare come presentazione della sua vita, della sua arte, delle sue passioni ed ideali 4 cover, che erano significative per un suo momento di introspezione e riflessione. Le canzoni, sono state scelte partendo da alcuni stati d'animo e riflessioni importanti, che in questo podcast vengono condivise con alcune ospiti.

Ci è sembrato interessante approfondire questo suo progetto e così abbiamo realizzato una chiacchierata con lei!


PROSPETTIVA è il tuo diario sonoro nato durante il lockdown. Ci racconti chi sei e com’è nata quest’idea?

Sono nata e cresciuta a Milano ma ho sempre avuto il cuore nel mar ligure, per la precisione in quel pezzettino tra Camogli e Genova; devo averlo perso lì appena uscita dalla pancia della mamma, altrimenti non si spiega questa nostalgia eterna per un luogo in cui non ho mai realmente vissuto. Questo per darvi già un’idea di come io sia sempre un po’ frammentata, sempre proiettata altrove, sempre in balia di qualche onda, il mio è proprio un imprinting antico. In questo senso il periodo di quarantena mi ha dato una bella padellata in faccia, mi ha costretto ad ancorarmi al presente perché in quel momento non era sostenibile né possibile proiettarsi altrove, né nello spazio né nel tempo. Dovevo mettere radici in quello che avevo in quel momento, che per me significa creare e comunicare, rielaborare, dare una forma, dare un punto di vista, una prospettiva appunto. Non do per forza un’accezione positiva a questo processo, per me creare è neutro. Trasformare un momento di grande emozione, di gioia o dolore che sia, per me è un’azione neutra nel senso di inevitabile, è il mio unico modo di digerire la vita. PROSPETTIVA è nata così, dalla necessità di mangiare e digerire un momento che con la testa non riuscivo a cogliere.

Come mai hai deciso di cambiare gli standard e di presentarti al pubblico con una premessa così particolare?

Non sentivo di avere degli standard in cui rientrare, ho ascoltato un bisogno che nasceva e mi sono confrontata con la mia squadra di Costello’s, abbiamo delineato il progetto insieme e cercato di incanalare la corrente in modo che potesse essere comunicata. Sinceramente non avevo l’intenzione di fare qualcosa di particolare, ma qualcosa di sincero che rispecchiasse quello che vivevo in quel momento.


Ci hai mostrato la tua prospettiva di vita, i temi sui quali bisognerebbe riflettere un po’ più spesso, dal racconto delle donne della tua famiglia, alla dimensione del tempo. Pensi che la musica e l’arte, in generale, dovrebbe farsi portatrice di valori così importanti?

Secondo me l’arte è fine a se stessa, si basta da sola e crea per creare, l’ho sempre vista più come una necessità che come un mezzo. Poi questo non esclude assolutamente che possa veicolare messaggi e valori di un certo tipo, però non credo sia un dovere o una responsabilità dell’arte e dell’artista. Per me l’arte per essere tale dev’essere nuda come una verità, ognun* custodisce la propria e può decidere di dargli forma anche fuori da sé; se riesci a essere trasparente con te stess* la tua arte rifletterà quello che sei, compresi i tuoi valori.


Hai condiviso la tua visione del mondo con tante donne in ogni tua puntata. Come sei entrata in contatto con loro? Da dove nasce la tua scelta di dar voce alle donne?

Conoscevo già qualcuna delle mie ospiti ma in gran parte le ho conosciute il giorno stesso delle registrazioni dei podcast, per lo meno di persona. Abbiamo selezionato delle persone con cui a istinto immaginavamo ci potesse essere connessione, disposte a farsi trasportare dalle altre e da se stesse. La scelta di chiamare solo donne è stata metà voluta metà no, è stata spontanea e forse più che altro dovuta al fatto che semplicemente c’era la curiosità di ascoltare il particolare punto di vista sul mondo che può avere un’ altra donna, senza necessariamente considerarlo migliore o peggiore rispetto a quello di un altro genere. Credo che essere donna, nel senso di sentirsi e autodefinirsi tale, comporti un particolare vissuto storico e sociale che poi plasma la propria visione del mondo, insieme a un’infinità di altre caratteristiche che compongono una persona.

Come ti sei avvicinata al mondo del femminismo?

Mi sono sempre sentita il cuore ardere davanti alla prepotenza, all’abuso di potere. Da piccola sentivo spesso il mio corpo e la mia mente di bambina come stretti dentro limiti che mi sembravano ingiusti, ero sempre arrabbiata e confusa e facevo fatica a districarmi tra tutte quelle sensazioni di costrizione e di voglia di liberazione. Crescendo, leggendo, ascoltando voci di donne (ma non solo) in cerca di un confronto su queste sensazioni mi sono inevitabilmente avvicinata alle filosofie femministe, che sono così tante che parlare di un solo femminismo è come dire tutto e niente, l’argomento meriterebbe uno spazio a parte. Sicuramente il momento più decisivo di questo percorso è stato quello dell’università, se non altro perché mi ha proposto una visione d’insieme che mi aiutasse ad orientarmi e ad approfondire. Credo che il punto di vista femminista (che per me è transfemminista e transizionale, oppure non è) dovrebbe avere molta più voce in capitolo nelle nostre società, in quanto teoria critica della realtà dovrebbe far parte in più modi dei programmi scolastici in primo luogo, tutti dovrebbero avere la possibilità di sapere almeno di cosa si stia parlando; invece ci sono ancora tantissimi stereotipi sul tema, c’è diffidenza a priori, tu provi a spiegare un concetto e ti senti ancora dire ‘’eh ma voi siete esagerate’’ oppure ‘’il femminismo è sessismo al contrario’’, provi a discuterne con tutta la tua buona volontà ma la stragrande maggioranza delle volte chi hai davanti non ha mai avuto manco una vaghissima intenzione di andare a documentarsi prima di dire di non essere d’accordo. Io invece penso che chiunque, qualunque pianta o animale o fiume o mare che sia vivrebbe meglio se ci fosse più disponibilità ad ascoltare con più attenzione le osservazioni che arrivano dal femminismo, il punto di vista di un gruppo che in qualche modo è oppresso (donne, persone transgender, persone con disabilità, persone di colore, persone grasse, minoranze religiose..) è inevitabilmente illuminante sugli abusi di potere che regolano le nostre società.


Hai realizzato 4 puntate con 4 cover di brani diverse. Come mai hai scelto brani così diversi tra di loro? Ognuno di questi come si lega, in qualche modo, al tema della puntata?

La verità è che ho scelto quei brani perché mi piacevano! Ciascuno mi ha colpito in un modo diverso, li ho sentiti e li volevo suonare, raccontavano qualcosa che avevo bisogno di ascoltare. Nelle puntate in podcast abbiamo poi lasciato che tra una chiacchiera e l’altra emergessero i ricordi e i pensieri che mi legano a quelle canzoni, ho semplicemente scelto un titolo per ogni puntata giusto per dare una direzione verso cui andare.

Nei quattro episodi di PROSPETTIVA, realizzi i tuoi racconti associando a delle persone o a dei concetti delle immagini ben precise. Com’è avvenuta la scrittura del discorso di questo tuo diario e come si realizza invece la scrittura delle tue canzoni?

Ho cercato di descrivere le immagini che mi fluttuavano in testa in quel momento, volevo cercare di dare un’idea il più precisa possibile di quelli che erano i colori, i profumi, i suoni, ho cercato di aprire una finestra sul mondo nella mia testa. Sostanzialmente è esattamente questo quello che provo a fare ogni volta che scrivo una canzone, prestare a chi ascolta i miei occhi e il mio cuore.


Cosa pensi della scena femminile italiana? Quali artiste segui e stimi?

Mi è un po’ difficile dire qualcosa sulla scena femminile musicale in Italia, esattamente come mi sarebbe difficile dire qualcosa in generale di quella maschile; se non altro posso dire che numericamente siamo poche, meno di quello che vorrei, come in tanti altri settori. Anche se cerco di seguire e di ascoltare un po’ tutta la scena musicale, per quanto riguarda l’Italia è stato prezioso per me scoprire cantautrici come per esempio Erica Mou e Serena Brancale, Levante, poi mi piace molto come nel tempo Francesca Michielin ha sviluppato il suo progetto, mi piace il magnetismo di Joan Thiele, sono una grande fan e grande amica di ELASI, mi diverte svarione un po’ tra le atmosfere orientali del progetto di Nava, ho scoperto da poco Sans Soucis e mi piace molto. Tra gli amori d’infanzia Giorgia, Elisa e Carmen Consoli.


Cosa dobbiamo aspettarci invece da Marta Tenaglia come cantante? Ci puoi anticipare qualcosa?

Autenticità, timidezza, cose fatte di pancia, salsedine e un pizzico di zarraggine. A brevissimo usciranno i miei primi singoli, allora capirete quello di cui sto parlando!





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