• Anna Signorelli

La "Muzic Italien" di Rugo - Intervista



Rugo è lo pseudonimo di Francesco Ferrari, cantautore pisano che in realtà inizia la sua attività quattro anni fa, con un EP dal titolo “Panta rei”.

Tutto scorre, scorrono gli anni e dopo essersi preso una lunga pausa, inusuale fra i musicisti emergenti, torna Rugo con un nuovo singolo, “Nuvola”.

“Nuvola” nasce dalla situazione di emergenza iniziata a marzo, ma prende subito il largo, grazie anche alla scrittura particolare di Rugo, piena di simbolismi e metafore, alcune anche abbastanza criptiche: per questo ci siamo incuriositi e abbiamo voluto fargli qualche domanda in più sul suo mondo.

Ciao Rugo. Hai scelto un nome curioso, da cosa nasce?

Ciao! Rugo è il nome che avrei voluto dare da sempre alla mia tartaruga se mai ne avessi avuta una. Percepisco questo animale come cocciuto, lento ma determinato nei suoi movimenti, mi piace pensare che quello che faccio sia un po’ paragonabile a questo pensiero ed ecco che alla fine Rugo sono io.

Oggi ho due tartarughe che si chiamano Patty e Selma, due zie che con Rugo non ci incastrano poi tanto.

Il tuo primo EP, “Panta rei”, risale al 2016. È passato un bel po’ di tempo da allora, che hai fatto nel frattempo? Come si è evoluto il tuo modo di fare musica?

Si sono passati 4 anni in cui ho continuato a scrivere e fatto qualche live da solo ed in compagnia. Sono cambiate un po’ di cose da quell’ EP, soprattutto il mio approccio alla musica. I testi a mio avviso risultano più facilmente fruibili, parlo sempre di esperienze personali ma in un modo forse più comprensibile, anche se mi piace sempre nascondere all’interno qualche “easter egg”. Per quanto riguarda la parte musicale mi sono avvicinato al mondo dell’autoproduzione, andando alla ricerca della giusta forma espressiva, presto molta più attenzione ai dettagli, mi piace farlo ma penso sia un normale processo di crescita, nulla di più.

Definisci il tuo pop “Muzic Italien”, che penso sia un neologismo di tua invenzione. Ci spieghi cosa è?

Muzic Italien è un neologismo che è nato il giorno in cui, per la prima volta, mi hanno chiesto di definire la mia musica. Ho unito una parola dal suono tedesco ad una dal suono francese per dire che faccio Musica Italiana, perché alla fine di questo si tratta. Sono anche convinto che non per forza si debba sempre dare un nome alle cose, si perde tanto tempo a classificarle, quando la cosa migliore sarebbe usufruirne. Muzic Italien poi si è sviluppata, si è allargata, ha preso vita e viaggia quasi autonoma come “idea non definita”, spero presto di potervene parlare sotto un altro punto di vista ma fino a quel momento accontentatevi di non capire, come del resto faccio pure io.

Tornando a “Nuvola”: come dicevamo prima, è il primo pezzo che pubblichi dopo un’assenza di quattro anni. Cosa ti ha spinto a scegliere proprio questa canzone come nuovo punto di partenza?

Nuvola come ho detto sempre da quando è uscita, è un’urgenza. Io personalmente non la vedo come un nuovo punto di partenza, piuttosto come un momento di transizione, qualcosa che definisce meglio il Rugo di oggi, ma non è punto di arrivo. Era giusto abbandonarla sola, Nuvola, perché per quello è nata.

È un brano intimo e personale, e ascoltandolo mentre si guarda il video che hai girato tu stesso sembra quasi di avere una piccola finestra sulla tua quotidianità. Ti riesce facile condividere parti di te? Ti ha mai spaventato la reazione e il giudizio esterni?

Il brano è stato seguito, circa due settimane dopo, dal video, girato in casa, durante il periodo di quarantena, con il cellulare ed appoggi come scaffali e taglieri. Ho aspettato questo tempo per permettere a chi ascoltasse il brano di farsi un’idea personale riguardo a quello che poteva essere la propria Nuvola. Il video invece cerca di raccontare quello che è per me Nuvola: una singola visione di ciò che mi è mancato durante questa quarantena. Condividere parti di me non mi preoccupa, ma solo se riesco a farlo attraverso la musica, dietro la quale, in un certo senso, mi sento al sicuro da qualsiasi giudizio esterno. Il contatto diretto ed il confronto con le reazioni altrui fanno parte di questo mestiere, possono spaventare e lo sanno fare molto bene, ma fondamentalmente lo facciamo proprio per quelle reazioni lì.


A proposito del video di “Nuvola”, è homemade e selfmade: una decisione dettata dall’emergenza Covid-19 o una scelta che avresti fatto a prescindere?

Tutto quello che riguarda “Nuvola” ha avuto origine dalla situazione di emergenza. Questa emergenza si traduce in urgenza che si esprime attraverso il brano ed il video. Quindi no, a prescindere non avrei fatto nulla, senza quarantena non ci sarebbe stato il video perché non sarebbe nata neanche la canzone. Allo stesso tempo però, non si parla chiaramente di Coronavirus, perché quasi immediatamente il pensiero si è allargato a tutte le Nuvole che abbiamo incontrato fino ad oggi. Ognuno la sua.

Ascoltando la canzone, mi è sembrato qua e là di cogliere qualcosa alla Giorgio Poi, penso a “mescoli del latte a lunga conversazione”, un verso con un gioco di parole che potrebbe benissimo stare anche in uno dei suoi testi. È solo una mia impressione? Quali sono le tue influenze, gli artisti che stimi di più?

I giochi di parole sono sempre stati presenti, fin dalla nascita di Rugo. Ci sono dei testi dell’EP che potrebbero essere letti a mo’ di Settimana Enigmistica. Adesso questa voglia si è un po’ attenuata, vorrei essere capito, ma senza esagerare. Giorgio Poi penso sia l’unico che ultimamente sia riuscito a mantenere la mia attenzione su quello che è definito l’indie italiano. Da un po’ di tempo non riesco più ad ascoltare tutte le novità, forse anche perché abbiamo saturato gli ascolti con troppa roba tutta uguale. Oggi se ascolto qualcosa in modo non passivo metto su un disco di quelli trovati nella stalla di casa mia.

Quanto c’è del tuo nuovo progetto in “Nuvola”? È un assaggio di quello che ci farai ascoltare in futuro oppure hai in mente altre sonorità?

Come detto precedentemente Nuvola ha dentro di sé alcune sonorità che riporterò all’interno dell’album, ma è solo un piccolo trailer di quello che sarà.

Ho letto che negli anni hai composto diverse colonne sonore. Cosa ti ha arricchito maggiormente di quell’esperienza?

L’esperienza delle colonne sonore è stato qualcosa di improvviso e magicamente interessante. La canzone “Co(i)librì” , scelta dall’associazione culturale 120 g., come colonna sonora per il film “Tuscanyness” viveva già di vita propria all’interno dell’EP “Panta Rei”, mentre “Teseo” ed “Asfalto”, che sono rientrate all’interno del medio “Alba” prodotto da “The Hat Production”, esistevano, fino a quel momento, solamente in versione chitarra e voce. Sono state quindi “rivestite” per diventare supporto musicale a delle scene del film. Mi ricordo in particolare che per “Teseo” cercai di ricreare un ambiente subacqueo, attraverso suoni acquosi ed incarti di caramella.

Qual è il tuo disco della vita, quello che chiunque dovrebbe ascoltare secondo te?

Il mio disco della vita è il prossimo. Tutti dovrebbero ascoltarlo.

Cosa possiamo aspettarci da Rugo nei prossimi mesi?

Nei prossimi mesi ci saranno sicuramente delle novità. Sto registrando l’album al 360 Music Factory di Livorno, in co-produzione con Pachetti e Ciulla. Con Ciulla ho anche co-prodotto Nuvola. È possibile che prima dell’album esca un altro pezzo ma è anche possibile che non esca. In ogni caso ci vediamo presto!


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