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Il telescopio emozionale dei Riva - Intervista

di Michela Ginestri e Ludovica Petrilli


"Ho fatto un po' di cose" è il nuovo EP dei Riva, uscito lo scorso 4 giugno per Futura Dischi. Il trio napoletano torna sulla scena con un disco introspettivo e nuovo rispetto ai loro precedenti lavori. Ritmiche R&B rallentate e accenni di musica elettronica fanno da background a 7 brani dal sapore malinconico, di riflessioni a tratti spensierate a tratti intime insaporite con elementi di vita vissuta del quotidiano e relazioni umane. Il risultato che ne deriva è la profonda consapevolezza di essere un piccolo numero, una parte unica ma piccola nella vastità dell'universo che ci circonda. I Riva hanno dirottato il loro telescopio emozionale verso distese infinite, musicali e non, che ci siamo fatti raccontare in quest'intervista.



Ciao ragazzi e benvenuti su IndieVision! Partiamo con l’esplorare la storia della nascita del vostro gruppo, so che ognuno di voi viene da un’esperienza e da un mondo artistico diverso e che avete trovato un punto fisso nel vostro progetto dal nome Riva. Non un vero e proprio gruppo per definizione, con ruoli ben precisi e divisi, ma vi distinguete spaziando molto tra i ruoli da musicisti nel gruppo passando da batteria a voce o chitarra a seconda dell’esigenza del momento. Da dove nascono i Riva e come mai la scelta di questo “approccio libero” nella vostra musica?

Ciao a voi. L’approccio libero nasce dal fatto che ognuno di noi suona più di uno strumento (non per forza benissimo); questo ci aiuta molto nella fase creativa perché per certi versi riusciamo ad avere un’idea condivisa più completa dell’arrangiamento.


“Ho fatto un po’ di cose” è il titolo del vostro nuovo disco. Com’è nato? Qual è il processo creativo alla base delle vostre canzoni?

Le nostre canzoni non nascono mai tutte nello stesso modo: a volte esiste già un’idea di testo o di melodia; altre volte lavoriamo alla canzone dopo aver avuto l’idea di arrangiamento o ispirati da un suono che ci piace. Altre volte ancora, come sta succedendo nell’ultimo periodo, pensiamo a una storia, una scena, come se fosse un film, e sopra ci costruiamo tutto.


In "Magnetica" si parla di quell'attrazione che proviamo nei confronti di persone negative che ci portano ad una autodistruzione. Secondo voi perché si va alla ricerca di questi rapporti?

Forse perché siamo tutti alla ricerca di conferme. Anche da parte di chi ci fa inconsapevolmente del male.


"Se un giorno poi ti perdi, chi viene a cercarti?”. In Confusione parlate di solitudine, della ricerca di un mondo proprio e di intimità. Vi siete dati una risposta a questa domanda? Dove andate quando avete voglia di scappare?

Rimaniamo a casa, la casa è per definizione il posto in cui “DEVI essere accolto”. E la frase che hai citato è proprio figlia di questa riflessione: qualsiasi cosa accada, certe persone - mi viene da pensare anche a una madre, un padre, un amico e un vecchio amore - saranno sempre “casa”.


In Distese infinite e spazi immensi cantate “Mi va di stare solo e camminare, mi aiuto davvero, faccio sul serio”, in che modo ci si aiuta davvero?

Ci si aiuta, sembra banale, dedicando tempo a sé stessi, facendo tutto quello che ci rende contenti.


Perché avete deciso di concludere l'ascolto dell'album con Vid_2021057_outro?

È il nome di un file video che è sul cellulare di Stefano, poi lo pubblichiamo.


Riprendendo una frase di "Hit Manie" presente nel vostro primo Ep "Buona Fortuna così": "Non è facile sai parlare al futuro". Cosa succederà in futuro dopo l'uscita di questo album?

Dopo questo lavoro vogliamo finire il disco al quale stiamo lavorando, ma abbiamo anche voglia di suonare dal vivo, sempre che la situazione lo permetta. Il futuro però, come idea, per quanto mi riguarda non è mai rassicurante, le cose belle e le cose brutte sono dietro l’angolo.