"Il senso di questo caos": come comprendere il proprio disordine secondo Cecilia - Intervista

Anticipato dal singolo "di stanze caotiche", lo scorso 27 maggio è uscito per Epic Records Italy, Sony Music Italy "il senso di questo caos", il secondo ep di cecilia, una delle voci più interessanti dall'attuale panorama musicale italiano. In occasione dell'uscita di questo lavoro, prodotto da Marco Fasolo dei Jennifer Gentle ed Edoardo Castroni, abbiamo avuto il piacere di fare quattro chiacchiere con questa promettentissima cantante per parlare della genesi dei brani che compongono l'ep, della tournée che la sta portando in giro per l'Italia e che la vedrà aprire alcuni show di Carmen Consoli e Max Gazzè.



Ciao Cecilia, benvenuta su Indievision! Il 27 maggio è uscito il tuo ep, come hai vissuto, stai vivendo queste settimane?

Ciao :) la settimana prima dell’uscita è stata piuttosto complicata. Trattandosi di un progetto sonoramente diverso dall’ultima uscita "?" (febbraio 2020) sentivo sulle spalle il peso e la responsabilità di non dover deludere nessuno. Me per prima, credo. Dopo quel famoso 27/5 ho rimesso apposto e compreso dei pezzi di me che mi stavano sovraccaricando d’ansia. Oggi posso dirti di essere molto felice del lavoro uscito. Sono serena.


Leggendo la tua biografia su Spotify vengono citati come elementi chiave del tuo progetto la musica soul, i grandi classici italiani e gli ascolti internazionali. Quali sono gli artisti che ti hanno influenzato di più durante la tua formazione e, soprattutto, durante la realizzazione di questo disco?

Mi capita spesso di ripensare alla musica che negli anni mi ha influenzato e di conseguenza ispirato il mio percorso. La cosa che trovo più bella e completa è che per ogni periodo della mia vita c’è stato un momento intenso di un genere. I miei genitori sono sempre stati grandi appassionati di musica. A casa avevamo il giradischi, in sottofondo c’era quasi sempre musica brasiliana (Jobim, Astrud Gilberto, Joao Gilberto) jazz (Billie Holiday, Ella Fitzgerald, Frank Sinatra) o musica italiana (Battisti, Mina, Celentano). Inevitabilmente questa musica ha influenzato le mie orecchie e il mio gusto fin da piccola. La musica, soprattutto in età infantile, influenza molto il gusto e la sensibilità musicale. Per questo sarò sempre grata a loro per avermi influenzato con musica che ritengo estremamente valida. Durante il periodo delle medie mi sono spostata invece sul pop-punk seguendo artisti come Avril Lavigne (di cui sono ancora fan), Green Day, Blink 182. Alle superiori ho fatto un salto verso la scena indie-rock. Gli Arctic Monkeys sono stati e sono tuttora un credo. In prima superiore ho iniziato a studiare canto da un’insegnante jazz che mi ha aperto le porte della motown, gospel, jazz e da lì ho approfondito molto il linguaggio portandolo avanti per parecchi anni.



Il tuo ep si chiama "il senso di questo caos", titolo in cui i termini caos e senso formano una sorta di controsenso. Com’è nato questo titolo? Personalmente, te come riesci a dare un senso, un filo logico al tuo caos?

Dopo anni di confusione, paure, insicurezze, ho trovato il coraggio per affrontare - sia nella vita che nella musica - determinati tasti dolenti. Un follower tempo fa mi ha scritto “tanto vivremo ugualmente nel caos, è meglio affezionarcisi che andargli contro” e credo che ‘il senso’ di questo caos sia proprio questo: comprendere il proprio caos facendoci amicizia è il primo passo verso una risoluzione -se si può chiamare così- personale.


Dal punto di vista musicale, tutti i brani del disco, si aprono con un arrangiamento delicato che pian piano cresce fino ad esplodere in un bellissimo immaginario sonoro per poi ritornare e chiudersi in una maniera molto intima e personale che da un forte senso di circolarità alle tracce. Come mai questa particolare e intrigante scelta sonora?

Ho voluto giocare sulle dinamiche per dare voce a due stati emotivi della mia personalità: quella introspettiva-discorsiva e quella esplosiva-viscerale. La musica mi ha aiutato a mettere insieme varie parti e ad accettarle.


Del primo pezzo "di stanze caotiche" mi hanno colpito i versi "vedo solo un punto fermo, non ricordo mai / che unendo i punti poi vedrò un disegno", perché a me molte volte capita di focalizzarmi solo su un singolo avvenimento e non sul disegno generale. Secondo te, perché spesso ci si concentra solo su alcuni punti e difficilmente sul contesto generale?

Non sei la prima persona a citarmi questa frase. è rimasta impressa a molti, nonostante l’abbia scritta proprio di getto. Anch’io tendo a focalizzarmi sul singolo punto, ignorando il disegno… credo sia un insegnamento di questa epoca. Viviamo in una società che ci obbliga a coltivare e cogliere immediatamente i frutti, senza aspettare le reali tempistiche di maturazione. Dobbiamo stare al passo, produrre anche quando non siamo ispirati. Scrivere, tanto per dire di aver scritto una canzone, anche se nella canzone non dici niente. “Il pubblico si dimenticherà di te”, vero. Questo processo non è soltanto frustrante, è estremamente tossico. Sto cercando di muovermi ascoltandomi, in tutto e per tutto. Contro tendenza? assolutamente sì. Mi porterà poco lontano? forse sì, non lo so. Ma almeno potrò dire di aver seguito il mio sentire. Unirò i punti, piano piano e vedrò che disegno avrò fatto, con cura, pazienza e dedizione.



Per via delle sue atmosfere malinconiche e per il suo testo diretto e tagliente “fumo e sassi” è senza dubbio il mio pezzo preferito dell'intero ep. Com'è nato questo brano?

"Fumo e sassi" è decisamente la canzone con l’aneddoto più stravagante di tutti. Il mio ragazzo ha una particolare dote per le parole. Da quando ci conosciamo storpia continuamente i miei testi, creando immaginari stupidi e trash -ma sensati. Io sono uno scarponcino estremamente permaloso e durante il lockdown, all’ennesima canzone storpiata, l’ho messo alla prova chiedendogli di scrivere una canzone insieme. Avevo in testa una melodia che piano piano ho definito. Una volta completata gliel’ho fatta ascoltare e gli ho chiesto di aiutarmi a scriverla. Da lì abbiamo ripercorso il nostro primo incontro e parola dopo parola è riuscito a creare l’immaginario della dissociazione, disturbo che condividevamo in quel periodo. "fumo e sassi" è nata così :)


"Schermo nero lucido galleggiavo tra i messaggi" (da "fumo e sassi")

"lacrime di piombo da tenere con le mani" è il brano che chiude il disco. Da dove deriva questo titolo molto evocativo e dall'aria quasi surreale? Cosa simboleggia per te una lacrima di piombo?

Lacrime di piombo è dedicata ad una delle persone più importanti della mia vita con cui nell’ultimo periodo c’è stato un distacco netto. La sensazione dell’abbandono si è trasformata in lacrime. Lacrime pesanti che si portano appresso il peso dei ricordi. "lacrime di piombo da tenere con le mani" è la mia frustrazione data dalle infinite porte in faccia.


"Spero non sia tardi per vederci già domani Quando in sottofondo ho dei ricordi ormai lontani" (da "lacrime di piombo da tenere con le mani")

Quest'estate, per fortuna, potrai portare questo Ep, e non solo, in tour in giro per l'Italia. Quant'è importante per te e per le tue canzoni ritornare a suonare dal vivo? Inoltre, guardando le date, ho visto che avrai l'occasione di aprire i concerti di due artisti italiani molto importanti come Max Gazzè e Carmen Consoli (quest’ultima a Mantova, la mia città), sei felice di avere queste possibilità?

E addirittura in trio! Il live per il mio progetto è più che fondamentale. Ho aspettato questo momento per tanto tempo e sono davvero soddisfatta della squadra che ho raggruppato: Giacomo Greco alla chitarra, basso e cori, Donato Emma alla batteria, Francesco Bove al mixer, io alla tastiera, chitarra e ovviamente voce. Per il momento i primi concerti sono stati davvero importanti emotivamente parlando. Sono davvero entusiasta di aprire il live di Carmen Consoli e di Max Gazzè. è davvero un onore per me. Spero di vedervi ad una delle date!

Il 2022, oltre a questi tre brani, regalerà altri tasselli, sotto forma di canzoni, che aiuteranno il pubblico a muoversi, dare un senso al caos di Cecilia e, a dire la verità, anche un po' al proprio caos interiore?

Decisamente sì. Stiamo lavorando alla seconda parte di questo progetto. La musica ha bisogno di tempo per essere fatta. Sono sicuramente old school sotto questo punto di vista 😊