• Michela Ginestri

Gregorio Sanchez ci racconta la sua musica, tra fantasia e realtà - Intervista

A pochi giorni dall'uscita del suo ultimo singolo "Dall'altra parte del mondo", che vi abbiamo già raccontato, abbiamo scambiato qualche parola con uno degli artisti più particolari e introspettivi di casa Garrincha: Gregorio Sanchez.

Ci ha parlato della sua musica, della solitudine, di mancati equilibri e di come si arriva dall'altra parte del mondo. Buona lettura!



Ciao Gregorio! Iniziamo al contrario, con una domanda che generalmente si fa per ultima in un’intervista: quali progetti hai in vista per il futuro prossimo?

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Nelle tue canzoni unisci momenti di quotidianità, oggetti e sensazioni con viaggi, elementi naturali, treni, astronavi e sogni. È un equilibrio cercato? In generale, dove e come nascono le tue canzoni?

Si può dire che l’equilibrio non esiste? è più o meno evitare una caduta cercando di cadere dal lato opposto e viceversa, in continuazione. Qual’era la domanda?

Nel tuo ultimo singolo “Dall’altra parte del mondo” dichiari: “So solo scrivere canzoni tristi”. Leggendo di te sappiamo che ascolti dai Bon Iver ai Kings of Convenience, ma anche molto cantautorato, italiano e non. Qual è la musica “vera” per te?

Riguardo a Bon Iver e ai KoC sì, li ho ascoltati ma non so se siano proprio la mia influenza principale. Sicuramente sono delle punte d’iceberg di correnti che ascolto moltissimo ma sotto c’è molto di più, da Frank Ocean a Nick Drake a Sufjan Stevens. Non so se capisco cosa intendi per musica vera, mi verrebbe da dire che è quella che nasce prima del suo pubblico…capito in che senso?

Che poi, come ci si arriva dall’altra parte del mondo?

Basta aspettare 12 ore

C’è un sentimento a cui sei particolarmente legato o che ritieni essere più forte e ricorrente nella tua vita?

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In Vulcani, tuo terzo singolo, canti “Mi sembra di essere normale”, ma quindi la normalità esiste?

Forse no però esiste il sentirsi inadeguati alla normalità, che può essere molto scomodo.

Una figura ricorrente nelle tue canzoni è quella della casa, una casa che inizialmente gioca con noi a nascondino (“Domani torni a casa e non la trovi più”), la stessa che poi vogliamo cambiare in San Giuliano (“Cercasi stanza con vicini molesti”) per cambiare aria. Come si fa a trovare il proprio posto nel mondo?

Mi piace molto stare in camera a suonare, che è una fortuna. Avere qualcosa che rende bella la solitudine è una soluzione a tanti problemi è anche vero però che te ne crea molti altri.. è il concetto di equilibrio di cui si parlava prima credo.


E come è difficile comunicare”, musicalmente c’è qualche cantautore al momento che secondo te ci riesce bene?

Il primo che mi viene in mente è Lucio Corsi, ha fatto un disco davvero leggero e intelligente. Lo ascolto mentre cucino e ogni tanto si accende una lampadina, è una bella sensazione.

Prima di salutarci, sappiamo che in autunno è in uscita con Garrincha il tuo primo disco dal titolo “Dall’altra parte del mondo”, ce lo descrivi in anteprima con un solo aggettivo?

Artigianale




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