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I GIALLORENZO ci raccontano il “MEGAPUGNO” di un nuovo strambo personaggio milanese

di Anna Signorelli


Quando apro Spotify per ascoltare “MEGAPUGNO” e partono le prime note della canzone, mi ritrovo istintivamente a seguire canticchiando la base. Appena me ne sono resa conto mi sono stupita e ho cercato di capire cosa mi ricordasse e, come un lampo, ecco l’illuminazione: i Negramaro.


Ebbene sì, per quanto possa suonare improbabile (e scommetto che i membri della band non sanno di cosa sto parlando) “MEGAPUGNO” ha una linea melodica molto simile a “Parlami d’amore”, la famossisima canzone dei Negramaro, ecco perché forse, a tanti di noi, risulterà così orecchiabile già dal primo ascolto.


È bene sottolineare, però, che a livello di testi i GIALLORENZO si distinguono parecchio dalla canzone già esistente.

“MEGAPUGNO” infatti nasce dopo aver assistito a un episodio di violenza da parte di un senzatetto ai danni della sua compagna di fronte agli occhi di due amici della band: anche dopo aver chiamato la polizia, l’uomo ha continuato ad aggirarsi per il quartiere con gli occhi iniettati di rabbia.


“La violenza che li spaventava è la stessa di cui siamo capaci tutti. Pure se la nascondiamo tra le lenzuola, nelle buone intenzioni e nelle canzoni d'amoreÈ la violenza del possesso, il ricatto emotivo, la frustrazione sessuale, la pretesa di risolversi da soli coi propri tentativi.”

Così i ragazzi della band spiegano le parole di questo nuovo singolo, uscito proprio oggi venerdì 20 marzo, brano che anticipa un EP di sette tracce in cui i GIALLORENZO continueranno a raccontarci nuovi lati di Milano attraverso i personaggi che la abitano.

In questa canzone, in particolare, l’episodio del senzatetto permette alla band di esplorare la tematica della violenza, della paura, e dei comportamenti talvolta animaleschi che scaturiscono dal buio di questi sentimenti.



Anche la tematica della mascolinità tossica, che i GIALLORENZO ci tengono a sottolineare, si vede molto bene, a mio parere, nei due versi iniziali (“ho pianto sul tuo fianco fino a farti una ferita / mi rotolo nel fango poi mi stringo alle tue lenzuola”): in tante storie di violenza (sia fisica che psicologica) ci viene raccontato di come sia facile manipolare ed essere manipolati - si riversano le proprie frustrazioni sull’altro, non curandosi di quanto questo comportamento possa ferire i sentimenti e l’amor proprio di chi subisce, anzi spesso mascherando questi atteggiamenti dietro la bugia del “troppo amore”. I livelli di manipolazione possono essere tanto pesanti da arrivare a vivere passivamente (“vivi e non ti accorgi di che vive la tua vita”).


Con questa attitudine che ricorda quella del grunge anni ’90, i GIALLORENZO scelgono di raccontare una tematica molto spesso taciuta, e lo fanno con l’autenticità che contraddistingue questo progetto sin dall’inizio.



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