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Generic Animal e Giovanni Truppi al Garden Stage dell'Umbria che Spacca - Live Report

Per chi non è una persona mattiniera, sono pochi i buoni motivi per alzarsi all’alba: partecipare al Garden Stage dell’Umbria che Spacca è uno di questi.



Pensato inizialmente per essere interamente ospitato presso l’Orto Medievale in collaborazione con l’Università degli Studi di Perugia e poi spostato, per due date su tre, nel chiostro del complesso di San Pietro causa pioggia, il Garden Stage ha visto esibirsi Generic Animal il 30 giugno, Giovanni Truppi il 1 luglio e i Melancholia il 2 luglio. Noi abbiamo partecipato alle prime due esibizioni, armatə di caffè, cornetto – gentilmente forniti dall’associazione Ponte Solidale - e macchinetta fotografica.


Ascoltare Generic Animal e Giovanni Truppi suonare alle sette e mezza di mattina è sia un bene che un male. È un bene perché – oltre, ovviamente, a essere due grandi artisti - il sonno non filtra bene tutte le parole; si perde qualche frase, qualche accordo, e ci si può illudere di riuscire a difendersi dall’emotività della loro performance. È anche un male, se di male si può parlare, perché in realtà il corpo, assonnato, registra ogni cosa, anche se non ci si accorge, e i due cantautori non hanno particolare familiarità con la superficialità e la vuota leggerezza. I pugni nello stomaco arrivano tutti, e così le carezze, comunque, e ti accompagnano per il resto della giornata.


Se Luca Galizia (Generic Animal) ha suonato tra piante, fiori e farfalle, sopra una cascata, con un cappellino con scritto awake (“sveglio”, NdA) in contrasto con i suoi occhi stanchi, Truppi era sotto i portici del chiostro del complesso di San Pietro. Entrambi accompagnati solo da una chitarra acustica – due minuscoli pad su quella di Truppi, per cercare di ricreare le atmosfere elettroniche del suo ultimo album, “Infinite possibilità per esseri finiti” -, Luca e Giovanni hanno ben pensato di spezzarci il cuore già all’alba, dolcemente e con ironia, come solo loro sanno fare.


Generic Animal ha cantato di sogni che diventano incubi (“Incubo”); di notti passate di traverso, a sbavare sul cuscino mentre qualcun altrə rimane svegliə a pensare (“Interludio”); di mancanze e città di provincia (“Fontanelle”); di voli a pochi soldi, aeroporti che diventano casa e di gattini che non si fanno prendere in braccio (“Lifevest”, “Aeroplani”, “Gattino”).


Tra una battuta amara sulle tasse da pagare e l’incredulità di avere davanti delle persone che si fossero alzate così presto per sentirlo esibirsi, il suo set è stato di tenero impatto. Lə più coraggiosə, quella mattina, hanno fatto anche una sessione di yoga e meditazione pre-concerto con Luna Di Lisio.



La scaletta di Giovanni Truppi, la mattina seguente, ha spaziato dai suoi primi album (“Il mondo è come te lo metti in testa” del 2012, “Giovanni Truppi” del 2015, “Solopiano” del 2017) fino al suo ultimo lavoro, “Infinite possibilità per esseri finiti”: pezzi divertenti come “I miei primi sei mesi da rockstar”; altri commoventi come “Amici nello spazio” e “La nostra ultima notte d’amore”; altri avventurosi da fare in solo e in acustico, come “Conversazione con marco sui destini dell’umanità” (“tieni presente Matrix? Tipo Matrix…”) o “Infinite possibilità”; altri energici, ma come schiaffi in faccia, come “Centocelle”, che nella sua frizzantezza è una fotografia dello schiavismo moderno. Dopo averci fatto trattenere a stento le lacrime con “Scomparire”, Truppi ha pensato bene di chiudere con “Ti ammazzo”, per scuoterci dal set appena visto, svegliarci un altro po’ e concludere tra le risate generali.



Entrambi i concerti sono stati seguiti da una visita al complesso di San Pietro, guidata dallə ragazzə del FAI Giovani.


Perciò sì, alzarsi presto non è facile. Ma se la motivazione è vedere esibizioni del genere, di due tra i cantautori più particolari e sinceri del panorama italiano, potremmo farlo anche tutte le mattine.


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