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Fudasca torna a fare centro con "Ci avrei scommesso" feat. Giuse the Lizia e Willie Peyote

FUDASCA, pseudonimo artistico di Simone Eleuteri, è un giovane e talentuoso songwriter e producer romano, che ha pubblicato venerdì 10 novembre 2023 il nuovo singolo "Ci avrei scommesso" in collaborazione con Giuse The Lizia e Willie Peyote.

"Ci Avrei Scommesso" è un brano intimo e malinconico, che segue la linea stilistica lo-fi che ormai caratterizza FUDASCA come artista con l’aggiunta dello stile del cantautore-rapper siciliano Giuse The Lizia e del ritmo del paroliere, cantautore e rapper Willie Peyote. Un featuring prezioso che ha arricchito nuovamente la lunga lista di importanti collaborazioni collezionata dal giovane producer. FUDASCA, infatti, vanta sia collab italiane con Massimo Pericolo, Psicologi, Tredici Pietro e in generale la nuova generazione rap e street-pop; sia internazionali come Cavetown, Jay B, Powfu, Rxseboy, Sody e molti altri che lo hanno reso l’unico artista italiano così collegato alla scena della Corea del Sud, dove si è esibito ad ottobre 2023.

Ciao Simone, benvenuto su IndieVision! È appena uscita la tua ultima collaborazione con Giuse The Lizia, cantautore della nuova scena indipendente italiana e Willie Peyote, paroliere già formato e con una sua importante storia artistica. Da dove nasce questo incontro e come ti sei trovato a lavorare insieme a loro?

Ciao ragazzi! Mi sono trovato subito benissimo a lavorare con Giuse e Willie perché al di là del lato artistico ci siamo ritrovati anche sul piano umano e c’è stata subito una bella intesa.

Il pezzo è nato da una mia vecchia demo che avevo sul pc e che ad una certa ho deciso di mandare a Giuse pensando che fosse giusta per lui; infatti, gli è piaciuta e ha deciso di collaborare. La seconda parte era più sull’hip hop come stile e quindi ho cercato qualcuno che si contrapponesse alla vena romantica di Giuse, e abbiamo capito che la persona perfetta fosse Willie Peyote.


Se “Lentiggini” era ispirata a Roma e “Ci puoi scomettere” a Bologna quale sarà la prossima tappa del giro d'Italia di Fudasca?

La prossima tappa probabilmente sarà Venezia o Firenze, anche se in realtà Venezia è quella che mi piacerebbe di più. La mia musica va molto a immagini, le canzoni non sono dedicate alle città ma le prendo come ispirazione per creare dei mood e delle sensazioni precise.


Tu sei di Roma ma in "Ci avrei scommesso", grazie alla penna di Giuse, sembra di essere sotto i portici di Bologna. Che legame hai con la città emiliana? Secondo te c'è un legame che unisce Roma-Bologna, quali somiglianze o differenze vedi tra le due città?

Visto che sono di Roma ho più modo di trovare connessioni e raccontarla meglio nella mia musica. Giuse invece è più legato a Bologna dato che studia lì, io ci sono stato un po' di volte e la cosa che mi ha colpito di più è la sua convivialità e dinamicità, è sicuramente un punto di incontro per i giovani.

Vedendola da un altro punto di vista però, come tutte le grandi città, ci sono quei momenti in cui se ti guardi intorno vedi molta gente da sola immersa nei propri pensieri. Ed è qui che si nota maggiormente contrasto tra il divertimento in compagnia e le turbe giovanili. Mentre Roma è molto romanzata, Bologna la vedo come punto di incontro giovanile ma che ha anche un suo lato malinconico e solitario dovuto ai problemi dei giovani.


In uno dei tuoi ultimi post su Instagram hai scritto che "Ci avrei scommesso" racchiude 3 sottobrani con 3 mood diversi, cosa intendi con questo?

"Ci avrei scommesso" racchiude 3 sottobrani perché l'intro è la parte jazzy, poi c’è la parte funk che è il ritornello e poi quella hip hop di Willie. Questa evoluzione di generi rispecchia un po’ la storia della musica, ogni genere ha influenzato in qualche modo il successivo nel corso del tempo.

Inoltre, Giuse è molto Jazz e Groovy mentre Willie è molto Hip Hop, quindi mettere tutte queste parti insieme mi ha anche aiutato nella produzione per far esprimere al meglio i due artisti con le loro personali caratteristiche musicali.


"Ci avrei scommesso" è ispirata anche al cinema, quale è il tuo rapporto personale o professionale con il cinema e come influenza la tua musica?

Professionale magari, mi piace molto il doppiaggio e il cinema, soprattutto il cinema della Dolce Vita degli anni '60 con Fellini, Sordi e De Sica. Per i pezzi italiani prendo molto spunto da quegli anni come immagine, con il Neorealismo è più facile raccontare la vita comune delle persone e come tutto scorre nonostante i problemi. In generale sull’Italia prendo molto spunto dalla narrativa del film "I vitelloni" in cui i giovani fanno fatica a trovar lavoro, la propria strada o la voglia di uscire dalla periferia. Pur essendo degli anni '50 quel film riporta molte tematiche attuali come la voglia di andare via ma l’impossibilità o la paura di farlo per non allontanarsi dalle proprie radici e dalla propria famiglia o sicurezza. Nella mia musica cerco sempre di mettere un pizzico di quella noia di provincia e la voglia di scappare via che c’è in quel film.


Hai iniziato la tua carriera come cantautore o producer? Quali sono i pro e i contro di fare entrambe le cose come lavoro, come ti organizzi?

Bella questa domanda! In realtà io ho iniziato cantando sulla musica che producevo e spesso chi fa il produttore testa così le proprie basi. Cantavo io perché nessuno voleva cantarci sopra e ho così facendo nel tempo sono migliorato sia a scrivere che nella produzione. Mi piace anche scrivere testi e top line (melodie della voce) però il lato negativo è che essendo produttore vengo etichettato come solo come tale e, se non hai un bel curriculum di songwriting, è difficile mettere bocca alle top line o al testo di altri. Con artisti internazionali spesso ci riesco, mentre in Italia ci sono regole più precise da rispettare e questo rende più difficile intervenire in qualche modo.

Scrivere e cantare è molto dura, trovo molti pro nella produzione e sento veramente di potermi esprimere come voglio a livello strumentale, cosa che non riesco a fare completamente solo cantando. La produzione è un linguaggio universale che mi ha permesso di incontrare molti artisti internazionali, cosa che non sarei riuscito a fare magari solo come cantautore.


Anche in questo brano si sente molto forte la linea stilistica Lo-Fi che ti caratterizza fortemente, come mai ha scelto di seguire questo sound?

Ho riconosciuto nel Lo-Fi una componente umana che negli altri generi ho fatto fatica a trovare. Il Mix e il mastering non sono perfetti, la chitarra e gli altri suoni hanno delle imperfezioni e queste vanno in contrapposizione con la velocità moderna e la perfezione assoluta che si ricerca spesso di questi tempi. Trovo molto bello cercare di cogliere queste singole imperfezioni e trasformarle in musica. In Italia il Lo-Fi è rimasto un genere un po’ passivo che la gente mette come sottofondo mentre studia o lavora, ma io cerco comunque di comunicare qualcosa alle persone e credo che questo genere abbia molto potenziale.


Da producer, come trovi la giusta linea e lo stile da seguire con i pezzi dei vari artisti con cui collabori? Hai sempre delle “regole” precise o dipende molto dal tipo di collaborazione?

Sono molto in fissa con i Beat e Drip come fa Drake ma anche con il fare più canzoni in una canzone sola. Quando faccio i beat lo faccio in funzione di chi canta, cerco di cucirlo addosso all’artista che canta lo swift (cambio di beat). Cerco di farlo non in modo asettico ma personale, scrivendo molto più ad immagini che a tecnicismi e cercando di creare una determinata immagine e di costruirci sotto un tappeto musicale che vada bene per l’artista, la trovo molto umana come cosa.


Come ti sei avvicinato così tanto alla Corea del Sud e al K-POP tanto da riuscire ad esibirti lì ad Ottobre 2023?

Il mio avvicinamento alla Corea è stato casuale ma non del tutto, nel 2020 ho fatto uscire l’ album "I’m a mess and i make music" con molti artisti americani ma comunque con un’influenza di filosofie orientali come quella del “Wabi-sabi” (accettazione della transitorietà e dell'imperfezione delle cose) o del “Kintsugi” (l’arte di esaltare le ferite, ricostruire una tazza riempiendo le crepe con l’oro) e poi anche la copertina richiamava un po’ il mondo orientale. Grazie a questo concept l’album è andato molto bene in Oriente e, soprattutto un pezzo in particolare, è addirittura andato virale in Corea e da quel momento hanno iniziato a contattarmi diversi artisti del K-POP. Lì è piaciuto molto quel sound diverso. Ero già appassionato di filosofia orientale ma non pensavo addirittura che la mia musica sarebbe arrivata in Oriente in questo modo.


Che differenze hai trovato fino ad ora tra artisti italiani e internazionali con cui hai collaborato in termini di ricerca di stile e sound con la produzione?

In realtà dipende molto più dalle persone piuttosto che dalla nazionalità, ma principalmente ho visto che all’estero e in generale nel K-Pop si fa meno caso alla formula e alle regole, mentre in Italia sono più predominanti soprattutto nel pop. In Italia anche quando ci si trova bene a collaborare c’è sempre l’occhio alla forma e si cerca di seguire una certa linea. Questa non è una cosa né positiva né negativa, è semplicemente un approccio diverso, qui in Italia è bello che sia così ma sarebbe figo a volte non farsi troppe domande e uscire un po’ dagli schemi.


L’ultima domanda che solitamente faccio è una mia curiosità personale, hai qualche aneddoto divertente o curioso da raccontare che riguarda la registrazione di “Ci avrei scommesso”?

In realtà si, ho qualche aneddoto curioso.

Il primo è che Giuse ha registrato la strofa tre/quattro volte perché ogni volta che ci vedevamo per andare avanti a lui non piaceva più quella registrata in precedenza perché suonava vecchia e quindi l’ha voluta rifare tutte quelle volte.

Un altro aneddoto carino è che la strofa di Willie originariamente era in tonalità minore e tutta uguale e lui è stato super carino a proporre, senza imporsi, di fare una cosa più up e più allegra con una progressione di accordi. Mi ha colpito un sacco il fatto che non si sia imposto e che si sia anche scusato tantissimo di aver proposto quell’alternativa. Questo è stato davvero notevole a livello umano, è stato bello lavorare in questo modo.

L’ultimo aneddoto è che dopo aver finito di registrare “Lentiggini” con Alfa e Pietro abbiamo registrato e messo su Soundcloud un pezzo meme che parla delle scommesse sui cavalli e che ha con un doggo (uno shiba) in copertina.

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