Fudasca, imperatore del lo-fi - Intervista

Nella scena urban italiana da anni si vedono protagonisti diversi producer: da Don Joe a Charlie Charles passando da Colombre e Federico Nardelli. Tutti nomi che sono legati a generi musicali presenti nella scena italiana da diverso tempo. Negli ultimi anni si è iniziato a parlare sempre di pià di un nuovo sottogenere dell’urban: il lo-fi. In Italia lo hanno portato artisti come Tedua e Axos ma soprattutto producer come Kina o Fudasca.

Proprio quest’ultimo ha fatto del lo-fi un’arte sapendo unire autenticità ed imperfezione. Simone Eleuteri, in arte Fudasca, ha iniziato col lo-fi qualche anno fa, partendo dalla sua stanzetta a Roma, ma si è subito messo in mostra conquistando alcuni artisti del panorama internazionale tra cui Powfu, Snow, Rxseboy o ancora Jay B. Nel nostro Paese ha collaborato con gli Psicologi firmando la produzione di “Futuro” e con Massimo Pericolo per il remix di “make you mine” ed è tornato per un progetto inedito anticipato dal singolo “Lentiggini” (Epic/Sony Music Italy), un brano con un mood romantico e delicato, dove a cantare sul suo beat sono i giovani Alfa e Tredici Pietro, due artisti che provengono dall’hip-hop ma che hanno dimostrato più volte la loro versatilità. Per la presentazione di questo inedito lavoro abbiamo scambiato un paio di riflessioni sul lo-fi, e non solo, con Fudasca.



Ciao Fudasca, è un piacere poter scambiare qualche chiacchiera con te! Puoi essere considerato uno dei maggiori esponenti italiani del lo-fi, hai sempre collaborato con artisti internazionali ma è la prima volta che lo fai con artisti nostrani. Secondo te questo genere può sperare di trovare un futuro solido nel nostro Paese?

Ciao! Piacere assolutamente mio! Io spero di sì, mi impegno per portare l’essenza più pura del genere e dello stile di vita lofi. Come dico spesso, il problema principale del lofi in Italia è che viene visto come semplice genere di sottofondo, da playlist YouTube di 1 ora, in realtà il lofi è molto di più, è pieno di scelte armoniche e stilistiche che ormai non usa quasi più nessuno, compreso l’uso di strumenti analogici come registratori a nastro o giradischi.

Noti differenze quando ti trovi in studio con artisti stranieri rispetto a quando registri con cantanti italiani?

In realtà con gli artisti internazionali ho sempre collaborato a distanza. In generale posso dirti comunque che noto sicuramente un approccio diverso nel processo creativo, non che uno sia migliore dell’altro, mi affascinano entrambi, anche se devo dire che mi trovo meglio con un approccio internazionale, meno "burocratico".


Il tuo nuovo brano, “Lentiggini”, in featuring con Tredici Pietro e Alfa, introduce il tuo futuro progetto discografico. Da dove nasce questa collaborazione e come mai proprio Lentiggini per inaugurare questo nuovo percorso?

Lentiggini nasce perché ci siamo sentiti con Andrea (Alfa): lui aveva sentito un mio pezzo e voleva buttare giù qualcosa, anche a me la sua musica piaceva molto e quando mi ha girato la demo del ritornello ho pensato che era il pezzo giusto per dare quelle sonorità lofi che cercavo di dare in Italia. Per la strofa poi ho subito pensato a Pietro, con il quale mi ero già visto a Milano per un altro pezzo. Penso che Pietro abbia uno dei flow più lofi d’Italia, sebbene lui venga da un altro genere. Il pezzo poi è stato scelto come primo singolo perché è quello che racchiude le sonorità giuste per cominciare ad abituare l’orecchio delle persone alle sonorità lofi.


Tornando a qualche mese fa, nel remix di “Make you mine” (featuring con Powfu, Snow e Rxseboy) hai scelto di portare Massimo Pericolo. Come mai la scelta di questo artista?

Perché Massimo Pericolo ha la vena nostalgica e malinconica che il lofi richiede, e poi è stata una figata vedere Powfu e Pericolo nello stesso pezzo! Ha messo quel pizzico di sale al brano che altrimenti con un altro feat sarebbe diventato troppo sdolcinato.


Secondo la tua esperienza, che tipo di scrittura permette al lo-fi di raggiungere il suo pieno potenziale?

A livello di testo, il lofi è bello perché riesce a portare delle immagini chiare, senza troppi giri, belle o brutte che siano, mai troppo cruente come siamo abituati con altri generi. È il genere del/la ragazzo/a che è attento/a al dettaglio, a cui non piace il caos ma rimette in ordine quello interno. Le frasi spesso sono semplici ma di grande impatto. Anche a livello di produzione, c'è un mondo e uno studio dietro, nell’armonia e nelle scelte stilistiche che fanno da supporto a tutto il testo e alla voce e plasmano il pezzo per rendere quei flash che spesso vediamo solo nei film.


Tu come ti sei approcciato al lo-fi? Quando hai capito che poteva essere il tuo mondo musicale?

Molto presto, ho iniziato a 14 anni con l’edm, poi, ascoltando jazz, band storiche, i Tiny Desk e soprattutto il canale Majestic Casual, ho capito che per imprimere determinate emozioni e immagini non potevo fare a meno di seguire quella strada. Il lofi poi permette di fare scelte di produzione che pochi altri generi permettono.


A proposito del tuo prossimo disco, che cosa possiamo aspettarci dalle tue prossime pubblicazioni?

Un graduale snocciolamento del concetto stilistico e musicale di lofi :) non è un genere immediato come la trap o il reggaeton, ma ha molto più da dire.


Chiudo questa conversazione chiedendoti: Fudasca si cimenterà con altri generi nel futuro?

La cosa bella del lofi è proprio che è contaminato da cosi tanti generi che non è confinabile in quattro mura. Nei miei pezzi spesso cambio "genere" ma non per questo non sono lofi :)