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“Feel Something” il singolo dei Plastic Haze che annuncia l’uscita del loro primo album - Intervista

I Plastic Haze sono una band di Roma (nonostante i membri vengano anche da altre regioni d’Italia) che si sta facendo spazio nel panorama rock alternative emergente. Il loro bagaglio musicale è vasto, dal rock anni ’80 al più aggressivo metal moderno, fino alla musica jazz ed elettronica. Studiosi minuziosi di musica, oltre che appassionati, ogni loro canzone ha un’anima propria e riesce a differenziarsi dalle altre; non risultare mai ripetitivi pur mantenendo una propria identità riconoscibile è un super potere non da poco. Il loro approccio sul palco è quello di vere rockstar, ben assestati fra di loro, ogni pezzo si muove in una coreografia ad hoc. Sanno far saltare, pogare, emozionare e coinvolgere a dovere.

Nell’intervista ci hanno parlato del nuovo singolo “Feel Something”, uscito il 21 luglio e ci hanno raccontato del loro primo album “Realtà Distorte” in uscita programmata per la fine del mese di ottobre.


Iniziamo festeggiando: è in uscita il vostro nuovo singolo “Feel Something” che anticipa l’uscita del vostro primo album; com’è stato dar vita ad un intero album?

È stato un processo lungo che è partito ormai tre anni fa, quando eravamo tutti in lockdown. Abbiamo approfittato di quel periodo per buttar giù le nostre idee e poi quando avevamo una bozza di quasi tutti i brani ci siamo confrontati per svilupparli. Così abbiamo cercato di farli nostri sempre di più suonandoli live. Ad oggi ti dico che è passato talmente tanto tempo che il progetto sta assumendo già un’altra forma e quest’album è una fotografia di noi di qualche tempo fa, siamo già proiettati sul secondo lavoro in studio ma siamo al tempo stesso emozionati perché siamo curiosi di vedere l’impatto che il nostro primo album, “Realtà distorte”, avrà sul pubblico. L’album uscirà verso la fine di ottobre, in base ai nostri piani. Il giorno di Halloween in particolare è una data importante per noi perché è il giorno in cui siamo stati battezzati come band con il nostro primo live nel 2021.


Questa traccia è in inglese, l’album avrà sia canzoni in inglese che in italiano?

Abbiamo deciso di scrivere un album “misto” inglese e italiano perché è la scelta che ci rappresenta di più nella nostra totalità. La lingua non deve essere un limite nella musica ma uno strumento, si comunica anche semplicemente attraverso il suono delle parole e molti brani funzionavano meglio in inglese piuttosto che in italiano o viceversa. La lingua italiana è sicuramente un po’ più insidiosa e complicata da usare a livello ritmico, è necessario utilizzare molte più sillabe per esprimere un concetto di senso compiuto rispetto all’inglese ma sicuramente il suono dell’italiano all’interno del rock ha qualcosa di diverso, diciamo particolare.

“Feel Something” è nata in un periodo particolare delle vostre vite?

“Feel Something“, come molto brani del primo album, rispecchia il periodo della pandemia. Parla della necessità di dover esprimere le proprie emozioni, compresa la rabbia, che di solito viene stigmatizzata come sentimento negativo ma se, invece, viene espressa e utilizzata per comunicare le proprie sensazioni può salvare dei rapporti. Infatti, il ritornello della canzone recita “I need somebody to loathe” ho bisogno di qualcuno da odiare e non “Somebody to love” come molti potrebbero pensare influenzati dalle parole del buon vecchio Freddie. C’erano molte emozioni represse e molta voglia di uscire e comunicare dal vivo con le persone, eravamo tutti dei piccoli vasi di Pandora pronti per essere scoperchiati di nuovo.


Dal lato musica, cosa vi ha ispirato ed influenzato maggiormente per questa canzone?

È un brano che richiama sicuramente molte vibes del rock anni ’80 di cui alcuni di noi sono fan e li hanno nel proprio bagaglio sonoro. Poi c’è chi potrebbe sentirci anche il rock alternative, del blues e perfino del gospel nel finale.


Le tracce del nuovo album saranno musicalmente tutte diverse tra loro?

Nel primo disco abbiamo riversato molte idee diverse, è sicuramente un album che rappresenta anche la ricerca della nostra identità ma c’è comunque un chiaro filo conduttore che lega le tracce. Sostanzialmente ci sono 50 anni di storia del rock condensato in un’unica opera, le canzoni sono tutte molto energiche e le sonorità sempre belle “distorte”, a comunicare l’energia compressa che era lì pronta ad esplodere per tutto questo tempo. Nell’album ci sono varie sfumature della band che si possono trovare in riff aggressivi, melodie catchy, la ballad in cui mostriamo il nostro lato più romantico e perfino una traccia che strizza l’occhio al progressive.


Le tracce dell’album sono già pronte per la dimensione live o dovete ancora trovare un quadra per portarle dallo studio al palco?

Le tracce sono già state eseguite tutte dal vivo per cui chi ci ha seguito nei nostri concerti già le conosce. Ci siamo attrezzati affinché la resa live fosse più vicina possibile a quella del disco per cui spesso e volentieri facciamo uso di sequenze per qualche parte più elettronica o per ricreare alcune atmosfere che caratterizzano le intro di alcuni brani ma nulla di troppo complesso. Diciamo che per la maggior parte la nostra prima produzione è stata abbastanza “plug and play”.


Un uccellino ci ha detto che suonerete in un festival al mare questa estate…

Esatto! L’otto agosto suoneremo sul palco dell’Alma a Marina di Cerveteri, con una line up di tutto rispetto nel panorama rock alternative italiano. Ringraziamo i ragazzi di Core (IndieVision + Radio Godot) per averci invitato alla Core Night - Day 2 e non vediamo l’ora di salire su quel palco; daremo il massimo, come sempre.


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