• Anna Signorelli

Facciamo a pezzi "Ciao for now" con Jesse the Faccio e Nico LaOnda - Intervista

Galeotto fu l’articolo e chi lo scrisse, ovvero CSI Magazine: è stata proprio l’associazione tra i due suggerita dalla webzine, infatti, a far scoccare la scintilla tra Jesse the Faccio e Nico LaOnda, due artisti veneti con in comune, sicuramente, una smodata passione per il sound tipico degli anni 90. Dalla loro collaborazione – a distanza, perché Jesse vive a Padova mentre Nico si è spostato a New York – nasce “Ciao for now”, un pezzo che rispecchia il background musicale e culturale di entrambi, e che porta come titolo la chiusa di un SMS inviato al vecchio datore di lavoro di Nico per licenziarsi.

Dopo essermi fatta raccontare il processo creativo che ha portato alla nascita di questo singolo, abbiamo giocato a farlo a pezzi, per scoprire qualcosa in più su Jesse e Nico.


Ciao ragazzi! So che “Ciao for now” è nata grazie ad un articolo in cui associavano i vostri nomi. Qual è secondo voi la cosa che vi accomuna maggiormente come artisti? Ci sono state difficoltà di qualche tipo durante la vostra collaborazione?

JTF: Penso la spontaneità di come ci approcciamo alla musica, come le cose (sia nel sound che nei testi) vengano “di getto”. Nessuna difficoltà, anzi, fin troppo facile (ride)!

NLO: Zero difficoltà. Siamo molto rilassati entrambi. Ecco proprio la cosa che ci accomuna di più aldilà dei generi e delle etichette: l’attitudine.

“Ciao for now” è una canzone che parla per immagini, a volte anche difficili da comprendere per chi non conosce la storia che ci sta dietro. Voi vi siete raccontati a vicenda le rispettive storie di vita che avete inserito nel pezzo?

JTF: Il testo del pezzo è scritto interamente da me, a parte per l’intermezzo parlato, che contestualizza il tutto e giustifica l’abuso di sound anni ‘90. Non c’è una vera propria storia credo, ognuno può trovarcisi dentro un po’ come vuole. Sicuramente c’è una relazione, sicuro parla di dipendenze (mi è appena venuto in mente).

NLO: Ha fatto tutto Jesse, io ho dato una cornice nella parte parlata per incentrare di più il pezzo nel suo contesto 90s. Poi ho curato le grafiche con Francesco Lampredi, che ha capito subito l’immaginario e ha fatto un lavorone, a mio parere.

Ora facciamo a pezzi “Ciao for now” insieme:

“Fuori è limpido dov’è il livido?”: come vi siete procurati il vostro livido più assurdo?

JTF: Eh, i lividi più assurdi son sicuramente quelli che non ti ricordi, che scopri poi, a caso. O forse qualche morso.

NLO: A parte qualche incidente in macchina, all’alba, mentre dormivo distrutto sul retro, mi viene in mente da bambino quando pensavo di saltare un rovo di rose con la mia bmx ma le rose hanno vinto e mi hanno trascinato dentro. Ho una cicatrice sulla ‘caviglia’ (a proposito di canzoni di Jesse).

“Tanto non ti si crederà”: l’ultima bugia che avete raccontato?

JTF: Non si dice! Comunque, sinceramente, una bugia degna del suo nome mi sa che è da tanto tanto. Dicevo più cazzate una volta.

NLO: Sono uno che dice le cose in faccia anche se a volte, spesso, fanno male. Le bugie non fanno parte di me. Ai tempi della scuola invece…

“Piazza Cinque Giornate sei fatta investire dalle strisce”: la vostra zona di Milano preferita?

JTF: Non saprei, non ho mai vissuto a Milano l’ho vissuta molto per concerti miei e non fin dalla adolescenza, e la considero una città molto interessante. Zona migliore non lo so, dove trovo i miei amici di lì o dove mi sento un po’ in un altro paese, penso che ce ne siano svariate di zone così. Il brano l’ho scritto di getto tornato da Milano appunto, un annetto fa mi pare. in Piazza Cinque Giornate avevano aperto Five Guys, suonava okay, quindi perfetto.

NLO: Navigli? Anche se ricordo tante serate memorabili all’Idroscalo.

“Erano appena uscite le Reebok Pump”: qual è stato il capo d’abbigliamento iconico della vostra infanzia, quelle per cui avete fatto i capricci con i vostri genitori, che avete messo fino allo sfinimento?

JTF: Le Bull Boys, le scarpe con le luci.

NLO: Converse All Star di sicuro. La canotta originale di MJ. Ma ricordo anche le estati da bambino con le espadrilles. E poi le scarpette da calcio e il pallone. Inseparabili.

“MTV faceva gli unplugged”: cos’è che non vi perdevate mai nella programmazione di MTV?

JTF: Di sicuro TRL, anche se era già il 2000 penso, ma ero comunque piccino.

NLO: Mi perdevo tutto perché adoravo stare in giro a fare balotta con gli amici. Una volta un amico in gita venne invitato a salire negli studi di TRL con Giorgia (per cui aveva una crush bella e buona) e Maccarini. Registrammo la puntata per prenderlo per il culo. Se devo fare dei nomi dico Victoria Cabello e Carlo Pastore, i loro programmi erano curati e presentati bene.

Riprendo il verso precedente; oltre a quello storico dei Nirvana, consigliateci un altro unplugged.

JTF: Miley Cyrus, arriva Madonna ad un certo punto.

NLO: Per rimanere in tema dico quello degli Alice In Chains.

Ciao for now” era scritto nel messaggio con cui Nico si è licenziato da un lavoro che non sopportava più. Qual è stato invece il lavoro (escludendo quello di musicista) che vi ricordate con più affetto, e perché?

JTF: Non saprei, in libreria mi piaceva molto: era estate, tanta gente, si stava bene. Il lavoro che nel bene e nel male ricordo di più è sicuramente l’autogrill. Sick.

NLO: Oooh. Ne ho fatti tanti, dalle stagioni in zuccherificio al supermercato, dal muratore nell’azienda di papà al pub negli anni a Londra. Lo zuccherificio era stupendo perché nella mia compagnia di amici ci lavoravamo tutti, nei tre mesi durante la pausa dell’università. Uno zuccherificio con macchinari del 1973. Essendo sempre stato un appassionato di strumenti e macchine vintage mi intrippavo a smanettare con quelle leve e quadranti. E poi davvero tutti i miei amici c’erano dentro: facevamo i turni di notte e alla fine direttamente a spiaggiarci al mare. Eravamo divisi in gruppi e si usciva sempre con quelli con gli orari simili. Si lavorava ma si prendeva bene… e a parte qualche risparmio che serviva per gli studi, eravamo ragazzini con del cash flow da spendere in cazzate (ride). Con la mia prima estate da muratore invece mi sono comprato la Telecaster, la mia prima chitarra elettrica. Ho anche un milione di storie di quando gestivo Zuni in centro a Ferrara ma quelle le teniamo per la prossima volta!


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