Enfant Sauvage all'esordio con "Petrichor", nuovo progetto solista di Guillaume Alric - Intervista

di Jacopo Greppi e Federica Viola


Ispirato dalle fotografie dell'infanzia e gli scenari della caratteristica Clamecy, sua città d'origine, Guillaume Alric, noto per il successo ottenuto con il duo elettronico The Blaze, si propone sulla scena con un inedito progetto solista adottando il nome di Enfant Sauvage.

L'album, in uscita il 19 novembre per Animal63/Believe, porta il nome di "Petrichor" ovvero "profumo della pioggia sulla terra asciutta", titolo mai più azzeccato per un progetto artistico di questo tipo. La particolarità dell'album, infatti, gira attorno a sonorità evocative ed intense, con una riscoperta del genere dub di fine anni '80 che aveva caratterizzato gli inizi dell'artista.


Nei brani le voci sono lontane e poco marcate, avvolte da una melodia eterea e sognante che ci accompagna perfettamente anche nella visione dei cortometraggi diretti da Guillaume, una vera e propria trilogia di video racconti che ci catapultano nella Clamecy del giovane artista, un piccolo centro nel cuore della Borgogna.


Sfruttando l'intimità delle immagini da lui scattate ai tempi della sua adolescenza, è facile immergersi nello scenario francese che riprende il suo passato, con nostalgia, passione e la genuinità di quei tempi ormai lontani.


Colpiti da questo nuovo progetto, ed in particolar modo dalla peculiare decisione di voler far emergere con pari importanza tanto le canzoni quanto i corrispettivi video ufficiali (pratica poco curata negli ultimi anni, o comunque svolta con una funzione di gran lunga marginale rispetto all'intento di Guillaume), abbiamo deciso di fargli qualche domanda per scoprire qualcosa di più su Petrichor e l'essenza di Enfant Sauvage.



Ciao Guillaume! Benvenuto su IndieVision. Il 19 novembre uscirà il tuo album di esordio da solista, "Petrichor". Com'è nato questo nuovo progetto artistico e perché hai scelto proprio il nome "Enfant Sauvage"?

Ho avuto l'idea di fare un fotolibro con le immagini che avevo scattato ai tempi nel luogo da cui provengo, dei miei amici, di come ammazzavamo il tempo in una piccola cittadina di campagna ai tempi pre-internet. Poi alla fine ho pensato che fosse qualcosa di più di un semplice libro. È così è nato Enfant Sauvage, attraverso clip e musica. Ho pensato che il nome si adattasse bene alla mia fonte di ispirazione. Enfant, un bambino, per il lato più dolce. Sauvage (selvaggio) per il lato libero e indomito.

Sappiamo che "Silent Love", "Time To Fall" e "Force Field" creano una trilogia che narra il giovane amore tra due persone. Le canzoni, unite agli spettacolari video che accompagnano la narrazione, creano un immaginario molto originale, lontano dai tempi di oggi, innocente. Da dove viene l'ispirazione?

Ho tratto ispirazione direttamente dalla mia vita. Da storie che io o i miei amici abbiamo vissuto e, per la maggior parte di loro, che abbiamo anche vissuto insieme.


Dopo aver visto i tuoi videoclip mi sembrava di aver vissuto in prima persona quello che stavano vivendo i tuoi personaggi, come se fossi loro amico. Poi ho letto la sezione dei commenti del tuo canale e ho scoperto di non essere l'unico a pensarla così. Quali tecniche utilizzi per realizzare questa sensazione?

Sono molto felice che tu abbia potuto sperimentarlo, perché è quello che sto cercando, che lo spettatore possa identificarsi con i miei personaggi. Penso che derivi dal fatto che i miei protagonisti e le loro storie siano abbastanza universali. Spesso dimentichiamo che molte persone sono cresciute in campagna, perché i media spesso si concentrano sugli abitanti delle città; nella vita di provincia ci sono luoghi comuni abbastanza unificanti. Un modo di vivere e di organizzarsi da giovani che riconoscereste solo se l'avete vissuto voi stessi. E quando vieni da lì, vedere che non sei solo, è già di per sé una felicità.



Ho notato che fai un uso frequente di sequenze a rallentatore nei tuoi videoclip. Le immagini che scorrono lente vogliono essere una metafora visiva di un tempo passato in cui la vita scorreva più lentamente e più intensamente?

Sì, potrebbe essere, è anche il variare l'intensità emotiva dell'immagine in modo che si adatti il più perfettamente possibile alla musica e al sentimento che voglio descrivere. Ma mi piace molto questa idea simbolica. Rallentare l'immagine per simboleggiare un tempo in cui il tempo passava più lentamente.


Purtroppo negli ultimi anni i video ufficiali dei brani vengono visti sempre meno rispetto ai singoli ascolti effettuati dal singolo brano su piattaforme come Spotify. Potremmo dire però che le tue canzoni siano "complete" solo quando l'ascolto si unisce alla visione dei cortometraggi che produci. Lo trovi un limite o una nuova sfida, un modo di distinguerti facendo qualcosa di nuovo e diverso, che pone la musica sullo stesso piano di ricerca e produzione visiva?

Sì, penso che il nostro tempo, che tra l'altro è una cosa fantastica, non sia mai stato così ricco di produzione musicale o visiva. Internet è una fonte infinita di nuove informazioni. Penso che sia interessante perché richiede di essere originale e meticoloso. Almeno da parte mia, cerco di portare il mio pubblico a prendersi il tempo di vivere qualcosa di diverso, di toccarlo con immagini sincere, insieme a una musica onesta. Non so se riesco a farlo, ma ci ho messo tutta la mia energia.

André Bazin, fondatore dei Cahiers du Cinema, ha spiegato nei suoi studi che il cinema ha il potere di dare un "senso ontologico della realtà" attraverso le immagini. Secondo lui, riflettere sul cinema e sulle immagini significa catturare un "riflesso del mondo", che altrimenti sarebbe troppo caotico per essere analizzato da solo. Sei d'accordo con questa visione e se sì, come può il progetto "Petrichor" inserirsi effettivamente nel panorama musicale attuale?

Le immagini a volte hanno questa forza di catturare emozioni specifiche, di estrarle dalla realtà e di rimandarcela più forte in modo che catturino tutta la nostra attenzione. È anche l'essenza dell'arte in generale, direi. Possiamo quindi prenderci il tempo per capirli. Che sia dal punto di vista dello spettatore se si identifica con un'opera o da quello dell'artista, in una dimensione catartica. Con Petrichor, ad esempio, penso che una parte di me avesse bisogno di mettere da parte certe emozioni del passato per capire meglio l'adulto che ero. E forse questa storia d'amore tra due giovani dall'anima ferita toccherà ad altri. Forse è così che questo progetto si inserisce nel nostro tempo. Perché parte da un'esperienza personale, che può risuonare in modo universale. Almeno lo spero.



In brani come "Louve", "Tale Complete" e "Solitude", c'è uno straordinario crescendo di suoni e strumenti che è ancora più forte e avvolgente rispetto agli altri brani. Questi suoni ambientali ed elettronici si fondono perfettamente, coinvolgendo l'ascoltatore fino all'ultima nota. A volte provo questa sensazione simile ascoltando canzoni dei famosi M83 o AaRON, tuoi connazionali. Ci sono artisti che ti hanno influenzato durante la crescita e lo sviluppo del tuo percorso artistico?

Sì, ce ne sono molti, sarebbe troppo lungo per citarli tutti ma per dirne alcuni, Moderat, Bicep, Jamie XX, Ben Bohmer, Lee Scratch Perry, Skinshape, Patrick Watson... emozioni e viaggio introspettivo.

Quello che mi ha colpito e che mi è piaciuto di più delle tue canzoni sono i frequenti cambi di intensità. Ad esempio, mi viene da pensare alla canzone di apertura "58500", che prende il nome dal cap code della tua città natale, Clamecy. Che ruolo hanno avuto i tuoi luoghi di origine nella nascita del progetto Enfant Sauvage e, di conseguenza, in "Petrichor"?

Come ho detto all'inizio, la prima idea è stata quella di realizzare un fotolibro delle mie origini. La mia città natale è quindi completamente legata alla nascita dell'Enfant Sauvage. Come il titolo "Petrichor" che è il nome che diamo a questo particolare profumo della terra dopo la pioggia. Simbolicamente è il profumo di un evento passato. Come l'odore di un ricordo che ci ritorna.